02 ottobre 2011

C'è chi dice no - Giambattista Avellino

Commediuola italica che cerca di elevarsi a qualcosa di più, vorrebbe essere come un porta bandiera ma, ahimè cari miei, non arriva proprio da nessuna parte. Gli intenti degli autori erano nobilissimi, ovvero cercare di fare un film sulla meritocrazia, ma vola troppo alto e paga lo scotto nel voler essere anche un film di massa, di botteghino, e quindi che non dia troppo fastidio. Manca di quello che nelle commedie di una volta si aveva le palle di fare, di essere cinici, sporchi e cattivi e dire le cose come stanno, senza guardare in faccia a nessuno. 
Sottotono pure il cast, che non sembra crederci poi tanto, con tre protagonisti (Argentero, Cortellesi e Ruffini) che tra loro sembrano cozzare, non hanno alcuno appiglio e nessuna complicità. Il film a volte arranca, ci sono parecchie forzature e alla lunga perde di interesse. Qualche trovata ci sta pure e alcuni scherzi che i 3 attuano sono anche carini ma non basta. Ok che si lesina su cinismo e cattiveria, ma se togli pure sulle risate... ma di che parliamo?

6 commenti:

  1. tritacarne. per questa roba ci vuole quello, il tritacarne.

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  2. ma manco ne vale la pena... ci vuole solo indifferenza. è roba fatta senza palle!

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  3. decisamente d'accordo.
    un film che critica la mediocrità dell'italia e lo in maniera assolutamente mediocre.
    non fa una piega.

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  4. è partito male già dal titolo, andando a pescare vasco rossi.

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  5. Eppure a me ha fatto ridere e rifletttere e l'ho trovato molto cinico e originale nel fare terminare una commedia italiana senza happy ending!

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  6. @marco: vedendolo da un altro punto di vista si può dire che è concreto :D

    @harmo: si infatti, ormai si può dire che i film che hanno come titolo canzoni di vasco sono... non belli (es. Albakiara)

    @perso: la parte "comica" l'ho trovata molto scialba e ripetitiva. mentre la parte "sociale" poco incisiva e decisamente pretestuosa. siamo molto ma molto lontani da quelle commedie/tragedie che un tempo si facevano in italia.

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