31 gennaio 2012

Captain America: Il primo vendicatore - Joe Johnston

Lungo, troppo lungo!
Non si può. Due ore per un film tratto da un fumetto sono troppissimi, specialmente se in queste DUE ore le parti che mi piacerebbe vedere (cioè Captain America che fa il culo a TUTTI i nazisti) sono tipo di poca importanza e messe lì veloci e frammentati... come a dire "Ah già, fa pure queste cose!"
Ma che mi significa? A me non ne frega niente di quanto soffrisse quello sfigato di Steve Rogers prima del trattamento e di quanto fosse coraggioso(=cretino) a prendersi botte dietro i vicoli. Così come non me ne frega una ceppa di cazzo della storia d'amore o di Captain America che fa il ballerino e di come veniva preso per il culo (e pure giustamente) dai soldati. 
Per tutta questa parte sarebbero bastati 10 minuti oppure un bel riassuntone iniziale in stile Guerre Stellari. Ma no! Hanno deciso che i contenuti sono la cosa più importante et voilà... ecco servita un'ora e mezza di stronzate.
Che spreco!
Che poi avrei sorvolato tutta la blanda retorica militarista, la patria, l'onore, i giusti col cuore grande grande e la responsabilità del potere e bla bla. Erano tutte cose che mi aspettavo mettendo play a Captain America, ma se devo sorbirmi tutto questo con l'aggravante di Chris "zero espressione" Evans per niente (a parte sporadici combattimenti, coreografati pure male) allora non ci sto.
The Avangers lo vedo male, anzi no... malissimo!


E mi piaceva pure il costume... al contrario di molti!

30 gennaio 2012

L'assaut - Julien Leclercq

Action thriller francese che ricostruisce gli eventi del dirottamento del volo Air France 8969 avvenuto all'aeroporto di Algeri il 24 Dicembre 1994. 
La vicenda dopo una breve introduzione di Thierry - un agente del GIGN, i corpi speciali della Gendarmerie Nationale, che è quello che potremmo definire il protagonista del film (anche se un vero protagonista non c'è) - parte subito con gli eventi: il dirottamento, i negoziati, le manovre politiche e infine l'assalto. 
Il film è una lucida e asettica analisi di quello che accadde in quei 2 giorni di Dicembre tra Algeri, Marsiglia e Parigi. La scelta di Leclercq (già regista dell'interessante Chrysalis) di annullare o comunque di ridurre ai minimi termini i racconti collaterali, come vicende personali delle persone coinvolte ecc., segna la volontà di ricreare un vero e proprio docu-fiction. Nonostante questa "freddezza", anche accentuata da una desaturazione molto spinta dell'immagine (una scelta stilistica ormai modaiola in film polizieschi e d'azione), la pellicola riesce a caricare bene la tensione che ovviamente esploderà con l'assalto da parte GIGN
Resta a conti fatti un film molto interessante, veramente ben fatto e senza fronzoli.


Qui sotto le immagini reali dell'assalto, occhio però che lo stesso video lo troverete incorporato al film.

29 gennaio 2012

Liberi armati pericolosi - Romolo Guerrieri

Artigianale e solido poliziottesco anni '70!
Lo si include nel genere poliziottesco in realtà per fare prima, perché a Liberi armati pericolosi il termine poliziottesco sta molto stretto.
Dietro le redini di questo film c'è un regista di mestiere, Romolo Guerrieri, e uno sceneggiatore (nonché grande regista) che di nome faceva Fernando Di Leo, a sua volta ispirato (ma sarebbe più consono usare il verbo "saccheggiare") dallo scrittore Scerbanenco
Liberi armati pericolosi è un classico b-movie italiano anni '70, e in quanto tale ha un forte senso del ritmo ma si perde ogni tanto in qualche assurdità e in una morale forse troppo accentuata. Di Leo, come al solito, cerca di buttare dentro messaggi sociali. Lo fa senza una mira precisa scagliandosi un po' verso tutti, senza alcuna distinzione, e non lasciando intendere una vera e propria presa di posizione... dall'incapacità della polizia ai genitori che hanno creato questi mostri, dalla ragazza che si fa portavoce di un malcontento fino alle bestie ormai fuori controllo e senza speranza. 
Il finale tragico segna però il fallimento di tutti. Non ci sono ne eroi ne vinti!
Nel cast Tomas Milian ed Eleonora Giorgi sono visibilmente una spanna sopra tutti, mentre i tre giovani e spietati protagonisti, Stefano Patrizi, Max Delys e Benjamin Lev, giogioneggiano un po' troppo tendendo a caricaturare  i loro rispettivi personaggi.
Se è da vedere? Certo... a me, nonostante tutto, piace molto!


Il film segna il debutto (credo) di Diego Abatantuono.

28 gennaio 2012

Dal Tramonto all'Alba - Robert Rodriguez

La premiata ditta Tarantino-Rodriguez, dopo i successi raggiunti rispettivamente con Pulp Fiction e Desperado si buttano nell'horror, rispolverando una vecchia sceneggiatura che Quentin conservava nel cassetto del comò.

Dal Tramonto all'Alba è un fumettistico omaggio ai b-movie splatter degli anni settanta e per com'è strutturato i rimandi a Distretto 13 di Carpenter ci stanno tutti. In quanto concepito come b-movie non ci si stupisce di vedere in scena delle performance attoriali non di altissimo spessore (Tarantino non è proprio il massimo come attore!) o comunque volutamente esagerate, dei personaggi grotteschi, delle trovate assurde e alcuni escamotage narrativi tanto ridicoli quanto efficaci. Il cast è ovviamente di tutto rispetto con George Clooney, nel suo primo vero ruolo importante per il cinema, Harvey Keitel, Juliette Lewis e comparsate di Salma Hayek (ci dona una performance straordinaria capace di far secernere grosse quantità di saliva), Denny Trejo, Fred Williamson, John Saxon, Michael Parks e... reggetevi forte... TOM SAVINI!!!

La pellicola è divertimento allo stato puro e chi decide di stare al gioco non se ne pentirà.

27 gennaio 2012

L'arte di vincere, Moneyball - Bennett Miller

L'arte di vincere, tratto dal libro Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game di Michael Lewis (che tutti reputavano come non trasportabile sul grande schermo), narra l'epica storia di Billy Beane e del suo tentativo di cambiare il sistema.
La pellicola di Miller è senza ombra di dubbio una di quelle pellicole solide, una di quelle dove è impossibile non entrare in empatia con l'eroe che sfida tutti con le sue idee rivoluzionarie ma giuste. Poco importa che, invece dell'ambientazione cavalleresca e degli intrighi di corte, come sfondo ci sia il mondo del baseball professionistico e che come protagonista, invece dell'errante cavaliere, ci sia l'astuto General Manager degli Oakland Athletics. Il succo è sempre lo stesso, la battaglia è sempre epica e il fatto che la storia sia vera e recentissima lo rende ancora più appetibile perché rende il mito reale.
Ottima la performance di Brad Pitt, totalmente credibile e a suo agio nei panni del suo quasi coetaneo Billy Beane (nella realtà i due si portano poco più di un anno), così come è ottima la prestazione - tra il comico e il serioso - di Jonah Hill che interpreta Peter Brand, l'unico personaggio inventato (ma non troppo perché si basa sul reale Paul DePodesta, che non ha voluto avere niente a che fare col film).
Un po' in ombra i comprimari "di lusso" Philip Seymour Hoffman e Robin Wright.
Moneyball pur restando a tratti ostico, per via dei continui discorsi sulle statistiche, e forse troppo didascalico in certi frangenti è un film riuscito e da vedere.

26 gennaio 2012

Catch .44 - Aaron Harvey

Caro Aaron
la formuletta da cult-pre-confezionato che oggi ci proponi poteva funzionare negli anni '90 (quando si aveva fame di pulp), ma ora ne risulta semplicemente un film vecchio e dalle idee stantie.
Devi capire che non ci si stupisce più nel vedere logorroici criminali che raccontano barzellette e storielle, non basta più un montaggio con continui cambi di prospettive e flashback e flashforward, non basta più una soundtrack che cerca di rendere fighi dei pezzi che non lo sono (mi proponi un pezzo di Bruce Willis in un film con Bruce Willis? Ma quanto sei matto!), non bastano più tre fregnette (in realtà su questo punto ci possiamo pure mettere d'accordo!) con le pistole in mano, non basta avere Bruce Willis per due pose e fargli fare il piacione mezzo schizzato, così come non basta Forest Whitaker anche lui nella parte del mezzo schizzato. 
Sono cose vecchie che hanno già fatto Tarantino e tutti i suoi cloni circa vent'anni fa!
Non te ne puoi venire ora con la scusa che vent'anni fa avevi solo 10 anni, questa non è una giustificazione. Per carità, apprezzo gli intenti ma devi pur comprendere che a volte i soli intenti non bastano e che già molti, prima di te, sono caduti nel tranello. 
Fatti un esame di coscienza e pensaci su. Vedrai che ti renderai conto che quell'effimera stagione del post-moderno degli anni '90, dove il passato (il moderno) doveva essere riportato in vita e destrutturalizzato con ironia perché non lo si poteva abbattere e bla bla bla (mi fermo perché è un discorso troppo lungo)... È FINITO!!!

Caro Aaron mi dispiace, non è mia intenzione distruggerti il morale. Voglio anzi che tu prenda queste mie piccole e insignificanti considerazioni come monito per il futuro. 
Non ti chiami Quentin ti chiami Aaron... stacce!

Con affetto e trasporto
Frank

25 gennaio 2012

Headhunters - Morten Tyldum

Thriller norvegese dall'autore di best-seller Jo Nesbø*.

Il film, come dicevo è un thriller, che sui blocchi di partenza e fino a quasi un terzo del suo percorso è carino, si fa seguire con pacato interesse, anche se niente di che... cioè simile a tanti altri. Poi però tutto ad un tratto si evolve, diventa sempre più nero e una serie di due o tre WFT vengono rifilati così velocemente che ti ritrovi con la mandibola slogata. Il film comincia a pestare sull'acceleratore, il sangue letteralmente esplode e tu da che eri rilassato e spocchioso ti ritrovi con il busto tutto proteso in avanti e attentissimo a non perdere manco un piccolissimo particolare.

Tecnicamente non ci sarebbero particolarità registiche se non che Tyldum fa un lavoro pulito ed educato. Bravi gli attori, che si concedono veramente molto al film, ed in particolar modo il protagonista Aksel Hennie che aveva già incrociato il nostro cammino con Max Manus
La Norvegia non avrà una cinematografia economicamente forte e, quantitativamente parlando, significativa ma c'è da ammettere che quel pochissimo che riesce a sfondare i confini nazionali fin'ora non ha deluso. 

Ebbravi i norvegesi... che mi stanno pure un casino simpatici!


*Io posso solo dirvi che il romanzo da cui è tratto Headhunters è ancora inedito in Italia. Ad oggi ancora non ho letto nulla di Nesbø perciò se avete curiosità, perplessità o invettive circa la sua produzione letteraria (presumo solo per quella edita in Italia) rivolgetevi a Ford... lui è un fan!

24 gennaio 2012

J. Edgar - Clint Eastwood

Biopic del grande Eastwood sull'ambigua figura di J. Edgar Hoover, creatore e storico direttore dell'FBI (ha guidato il Beaureu per quasi 50 anni).
Quella di Hoover è una figura molto effimera. Non si possono avere notizie certe e infatti quello che viene raccontato nel film sono appunto mezze verità, spesso anche esagerate. Unica "certezza" che abbiamo  è che spesso Edgar abbia usato mezzi non proprio ortodossi e che probabilmente abbia accresciuto la fama dei criminali a cui dava la caccia, rendendoli mitici, per poi poterli abbattere a suo piacimento e così accrescere la sua di fama insieme a quella dei G-Men.

L'opera di Eastwood è essa stessa appunto creata su mezze verità e la scelta di far raccontare la travagliata vicenda (e quasi 50 anni di storia americana) da Hoover stesso è una bella mossa - diciamo che è un modo per pararsi il culo. Purtroppo però la pellicola, e questo capita spesso con i biopic, per quanto sia formalmente eccellente, esteticamente ineccepibile è fin troppo lineare e stancante... manca quel guizzo da rendere la storia avvincente. Un po' forse come accadeva anche in Invictus, bello ma freddo e distaccato. E ci casca anche Di Caprio, che per quanto sia stato bravo e abile nella caratterizzazione di Hoover, oserei dire anche perfetto, non riesce a infondere al suo personaggio anima. È come se, pure lui, avesse eseguito il compitino a regola d'arte, senza riuscire concedersi quel minimo in più da far innalzare il suo personaggio.
Il tocco di Eastwood è ahimè  anonimo.

23 gennaio 2012

Abduction - John Singleton

Orripilante caduta per Singleton che torna al cinema a ben sei, e dico sei, anni dal grandissimo Four Brothers!
La pellicola è un teen-action che John cerca in ogni modo di rendere degno di essere visto... davvero ci prova un casino. Ma, con un intreccio narrativo che fa acqua da tutte le parti e la totale inespressività di Lautner, ogni speranza viene frantumata. 
Il tenebroso Taylor è ovvio che sia stato ingaggiato con il solo scopo di attirare in sala una miriade di sbrodol estasiate ragazzine (è il terzo dei figli sgravati da Twilight) e credo che lo sforzo produttivo e costruttivo del film sia finito alla firma del giovine. 
Questo spreco di poliestere non è altro che una serie di assurde scene dove il nostro eroe si trasforma in action man in men che non si dica, cioè uno di quei film dove dopo una lotta a mani nude fracassosissima (dalla quale il bamboccio ne esce indiscusso vincitore a discapito del bruttissimo gigante taglia-gole-iper-esperto-di-ogni-forma-di-combattimento-e-probabile-infanticida venuto dall'est europa) i due pretendenti si ritrovano al massimo con un rigolino di sangue che gli solca il lato della bocca! 

I comprimari di Lautner in questa indecenza sono pure di tutto rispetto (Maria Bello, Alfred Molina e Dermot Mulroney) e ben si vede l'afflizione sui loro volti ogni qual volta debbono, per copione o per altri motivi a me ignoti (e credo pure a loro), scambiare una parola con Taylor
Brutta roba John, davvero una brutta roba!


Ma cosa cazzo fa un Agente segreto freelance? Cioè, davvero esiste una figura professionale del genere? Ma stiamo scherzando?

22 gennaio 2012

Ricomincio da zero - Tim Allen

Ricomincio da zero (Crazy on the Outside) è una classica commedia per famiglie con Tim Allen... ed è pure diretto da Tim Allen!
La trama è per l'appunto molto classica, con tutti gli ingredienti messi al punto giusto per far passare la famigliola felice e riunita di fronte ad un film. È principalmente comico, ogni tanto è velatamente volgare, ma talmente velato che poi non lo è per niente. C'è quel pizzico di drammaticità che un attimo dovrebbe far pensare al pubblico che forse non c'è il lieto fine, ma alla fine non mancherà all'appello. È un film con Tim Allen, non vi aspettate chissà quali cose!
Il cast è la parte più interessante della pellicola e oltre a Tim Allen, vi sono Sigourney WeaverRay LiottaJ.K. Simmons (che di nome non vi dirà niente ma che avete visto tante volte), Julie Bowen (Claire di Modern Family) e una piccola apparizione di Kelsey Grammer.
Lo ripeto, è per famiglie!

21 gennaio 2012

L'arte di cavarsela - Gavin Wiesen

Questo è un appello a Eric Roberts (papà della protagonista Emma).
Caro Eric, perché non ascolti i miei consigli? Perché? Vuoi rovinare così la tua prole? Perché non gli fai prendere lezioni di Ju jitsu e le fai fare un bel film di arti marziali con la Asylum? Che vuoi che segua le orme della zietta? Ti ricordo che è diventata famosa interpretando una puttana! Orsù.

L'arte di cavarsela è un indie-movie e bla bla bla su di un ragazzino sociopatico (interpretato da Freddie "occhioni lucidi" Highmore, il bimbo di Neverlandche va al liceo e che non fa un cazzo dalla mattina alla sera. Incontra una ragazza, ci esce, lei piace a lui e lui piace a lei, ma lui continua a non fare nessuna mossa - pare sia artista e sensibile - e lei se ne va col suo unico amico. Lui si incazza. Poi succedono altre cose inutili e lui è triste e deve fare tutti i compiti che non ha fatto nell'arco dell'anno in sole tre settimane, se no non gli danno il diploma... mettendola beatamente nel culo a quelli che invece sono stati bravi e diligenti e che si vedono premiare uno che sfacciatamente non ha fatto niente per un  anno intero. Ma perché? A zappare, altro che diploma.
Solito underground-intellettuale-che-dopo-ti-metti-il-maglione-a-dolcevita-e-scrivi-poesie-wow! (cit.)

20 gennaio 2012

The Help - Tate Taylor

"Eat my Shit!" 
Dramma ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti, nel Mississipi, agli inizi degli anni '60 sulla segregazione razziale e i diritti civili.
Tate Taylor, alla sua seconda prova, è riuscito a colpire il segno. Ci riesce creando un film su dei temi forti, ostici e importanti ma con un piglio di leggerezza che fa si che si insinui molto facilmente nel cuore dello spettatore quasi di soppiatto. La formula messa in atto da Taylor funziona alla grande, c'è da dargliene atto: si ride (talvolta amaramente), ci si commuove, ci si indigna, si prova rabbia e poi si ride di nuovo e così a giro. 
Ma oltre a questa semplice formula Taylor ha dalla sua un cast femminile che definire straordinario è poco. Un cast capace in ensemble di veicolare sentimenti (buoni e cattivi) in maniera divina e credibile - difficile riuscire a creare un cast dove nessuna delle attrici risulti stonata rispetto alle altre. Queste donne sono:  Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard (stronzissima), Octavia Spencer, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Allison Janney, Cicely Tyson e Sissy Spacek.

Alcuni potrebbero additare Taylor di faciloneria e di aver creato ad hoc un film che commuove le masse così da beccarsi premi e riconoscimenti, ma anche se ciò fosse vero (ed in parte lo è) importa veramente poco. L'importante secondo me è che il  messaggio arrivi e se durante la diffusione del messaggio ci scappa una bella risata o una lacrima... tanto meglio.

19 gennaio 2012

Kill List - Ben Wheatley

Kill List è un horror/thriller/WTF!!!
Più volte mentre lo si guarda con tensione e attenzione, si ha lo stato emotivo del WTF.
Kill List è uno di quei film dove si tende ad esagerare, dove i cattivi non sono cattivi, dove quelli che devono essere ammazzati (uno a martellate!) ringraziano i loro carnefici, dove c'è una tipa che incide uno strano simbolo dietro un quadro e dove una si impicca mentre gli altri la applaudono. Un film che forse ci vuole dirci qualcosa ma, forse, quel qualcosa non possiamo cogliere o, forse ancora, Wheatley ha fatto un casino mentre lo scriveva. E poi c'è il WTF finale che ci lascia così, tesi e angosciati e pieni di domande e congetture che non avranno mai risposta... e sono sicuro che se mai ne dovessimo avere una sarà stronzissima!
Non saprei dire se sia bello o brutto ma sono certo che, nonostante dei lievi difettucci tecnici di montaggio o di sonoro (fatti un po' alla cazzo), il film è ammaliante e si lascia vedere - gran parte del merito va anche ai tre attori Neil Maskell, Michael Smiley e la bella MyAnna Buring, davvero bravi - anche se nel mentre si ha come il campanello d'allarme che non si andrà a parare da nessuna parte. Quel che è certo però, sempre da quello che ho capito io, è che si tratta di un viaggio senza ritorno verso l'inferno.
Non saprei dire se consigliarlo o meno, per quanto mi riguarda credo che me lo rivedrò!

18 gennaio 2012

Killing Zoe - Roger Avary

Killing Zoe segna il debutto dietro la macchina da presa di Roger Avary, che può essere letto come un omaggio ai b-movie gangsterecci degli anni '70.
Avary si discosta leggermente dall'ex amico Tarantino e, pur mantenendo parecchi punti in comune (la scena della barzelletta o la sadicità di Eric elementi presenti anche ne Le Iene), decide di optare per una narrazione divisa in due parti nette, puntando molto sul dualismo classico tra Bene contro Male - anche se dalla parte del Bene abbiamo comunque un rapinatore di banche. 
La parte iniziale rappresenta la discesa verso gli inferi da parte di Zed (Eric Stoltz), che iniziata la sua avventura con la puttana Zoe (una sorta di angelo, interpretato da Julie Delpy) passa attraverso la perdita della coscienza e l'accettazione di Eric (il bravissimo Jean-Hugues Anglade). Tutta questa prima parte è lenta, a tratti confusa, piena di ambiguità e di inganno e annebbiata dai "fumi" dell'eroina.
La seconda parte invece è pura azione, siamo all'inferno (con tanto di maschere carnevalesche), dentro il caos, e le uniche vie di uscita sono o la redenzione o la morte.
Personalmente considero Killing Zoe uno dei migliori debutti degli ultimi 20 anni, un film che ebbe all'epoca un impatto folgorante sulla mia persona macchiando indelebilmente la mia mente acerba (lo stesso accadde con Le Iene) e quindi in parte responsabile di tante cose.
Assolutamente da vedere!

17 gennaio 2012

Il Grande Sonno - Howard Hawks

Un grande classico del noir, sia letterario che cinematografico!
Tratto da un romanzo di Raymond Chandler, sceneggiato per il grande schermo da Faulkner, diretto da Howard Haks e interpretato da Humphrey Bogart e Lauren Bacall
Capito come?
Un mondo torbido e corrotto, sempre notturno, intrecci che si intrecciano sempre di più, ritmo serratissimo, pedine che cadono e pallottole che volano. Hawks gira alla perfezione e senza fronzoli risultando totalmente invisibile per dare totale spazio a storia e personaggi. Bogart è più in forma che mai e ci dona una delle migliori interpretazioni del detective Marlowe (personaggio impersonato da altri mostri sacri, mica dal peggior barista di Caracas!). Il Marlowe di Bogart è duro, affascinante, ironico, graffiante ma al tempo stesso pieno di debolezze, in una parola è umano. La Bacall oltre che brava è bellissima, una femme fatale di un altro mondo, e riesce a tenere testa a Bogart senza batter ciglio. Ogni tanto tocca prestare bene attenzione per non perdersi nella complessità della storia, ma fidatevi che ne vale la pena.
Un must... e chi non l'ha visto corra a vederlo. SUBITO!

16 gennaio 2012

Anonymous - Roland Emmerich

Film dalle tematiche insolite per il teutonico Emmerich!
Fa un po' strano vedere un film su Shakespeare diretto da un regista che ha nel curriculum pellicole come Independence Day, Stargate, Il Patriota e il catastrofico 2012, non trovate?
Anonymous parte dalla teoria del principe di Tudor, una leggenda metropolitana che asserisce che in realtà William Shakespeare sia stato il prestanome di Edward de Vere, XVII Conte di Oxford e amante della Regina Elisabetta. Teoria veramente molto intrigante. 
Il film di Emmerich gioca bene le sue carte esagerando anche un tantinello - vi è un incesto molto improbabile - ma trattandosi di un film che non ha basi storiche accertate credo ci si possa passare anche sopra. Roland dirige molto bene (il mestiere, checché se ne dica, lo conosce bene), coadiuvato anche da belle scenografie e costumi riusciti. La sceneggiatura ogni tanto risente dei troppi intrighi di corte, della continua ricerca dello "scandalo" e dei look molto simili degli attori, che distolgono l'attenzione. 
Non ci troviamo di fronte ad un film storico e la bella intuizione iniziale di far cominciare la pellicola come fosse essa stessa una tragedia rappresentata a teatro, in qualche modo, ci fa sapere che siamo comunque dentro la finzione.
Poi è un film col Bardo puttaniere... che fate, ve lo perdete?

15 gennaio 2012

Gran bollito - Mauro Bolognini

Il film è ispirato dal terribile caso Cianciulli, la Saponificatrice di Correggio. Anche se a inizio pellicola si asserisce che il film sia stato tratto da imprecisati eventi accaduti un po' ovunque, i punti in comune tra la vicenda della Cianciulli e quelli del film sono molti: il numero delle vittime, la coincidenza del periodo storico, i numerosi aborti e figli morti prematuri che entrambe le protagoniste (quella reale e quella della finzione) hanno subito... potrebbero bastare. 
Bolognini mette su un curioso e riuscito film tra horror e grottesco, che non risparmia in sangue (mi riferisco alle decollazioni) e attimi di puro brivido. Come vittime sacrificali si è bizzarramente optato per attori uomini travestiti da donne. Scelta questa che, per quanto straniante, permetterà a Bolognini di giocare nel finale con un ribaltamento di prospettive facendo riapparire gli attori in vesti maschili e soprattutto di carnefici.
Sul livello registico si nota una visione della provincia malsana, già vista in Avati, e si sente in certi passaggi anche l'influenza di Fellini, specialmente nei personaggi travestiti. Belle le scenografie di Donati, soprattutto per quanto riguarda la casa di Lea e in particolar modo la cucina. Quest'ultima si sviluppa su due livelli (separati da tende), dove nel punto più alto vi è il tavolo di marmo che ha la funzione di patibolo. 
Dettaglio riuscito e inquietante. 
La sceneggiatura è opera di grandi veterani del nostro cinema, dal rosselliniano Sergio Amidei a Badaluccio di viscontiana memoria, da Vincenzoni autore di tanto b-movie fino a Monicelli. Le musiche sono opera di Jannacci con il motivetto "Vita vita" cantato da Mina
Nel cast abbiamo attori di prim'ordine. La protagonista porta il volto della grandissima Shelley Winters, attrice passata dalle mani di Kubrick, Polanski, Corman, Chuck Norris ed Ezio Greggio (non si è lasciata sfuggire nessuno!). A impersonare le vittime, travestiti da donne, abbiamo: Max von Sydow, Renato Pozzetto e Alberto Lionello. Nel resto del cast scorgiamo Laura Antonelli, Milena Vukotic (regala un bel nudo integrale), Adriana Asti e Liù Bosisio.
Un film forse troppo dimenticato che meriterebbe una riscoperta!

14 gennaio 2012

La talpa - Tomas Alfredson

Burocratico è il termine più consono per La Talpa.
Il film sembra un film d'altri tempi e a dirla tutta... che faccio? lo dico?... per me lo sembra pure troppo. 
È formale, dilatato, pacato e raffinato, con interminabili pause e altrettanti interminabili dialoghi circa gli intrighi (intrighi per lo più da ufficio, cioè noiosi). Per quanto generalmente non disprezzi i film "calmi" - in campo spionistico sono pure necessari dal momento che siamo circondati da film frenetici e fracassoni - in questo caso credo che si sia veramente esagerato, e qualche scena un po' più spigliata per alzare la tensione (e l'attenzione) avrebbe sicuramente giovato. Se poi si aggiunge che i continui sbalzi temporali che costellano la pellicola sono difficilissimi da seguire, con lo spettatore che perde  tempo a cercare di capire quando sia avvenuto l'evento che sta vedendo (si fa avanti e indietro di due o tre anni), potete ben comprendere che il filo del discorso e l'attenzione sono belli che andati.
Il parco attori è di pregiata fattura (Gary Oldman, Colin Firth,Tom Hardy, Mark Strong, John Hurt e Benedict Cumberbatch) ed è la cosa migliore da segnalare su questa pellicola.
La regia di Alfredson l'ho trovata invece molto stantia e poco incisiva e non ha in nessun modo supportato i lunghi momenti di stallo o di chiacchiere. 
Sì miei cari, perché qua si chiacchiera... come se non ci fosse un domani.
Burocratico.


Al posto di questo io consiglierei di recuperare Breach - L'infiltrato... fate voi.

13 gennaio 2012

Real Steel - Shawn Levy

Il tamarro, come accadeva per i giardini di Battisti, si veste di nuovi colori!
Si perché dietro la (quasi)fantascienza e l'ambientazione (quasi)futurista non abbiamo altro che un tradizionale tamarro-movie. Come dice anche il buon James - che è un militante del genere - i rimandi a pellicole come Over the Top, Rocky o Karate Kid (e si potrebbero aggiungere altri film a secchiate) sono palesi, e la storia, in fin dei conti, è sempre la stessa che partendo dal biblico Davide vs. Golia arriva a Real Steel
E Real Steel, proprio perché possiede nel suo DNA questo patrimonio genetico, non può non essere una figata. Non importa quindi che 2 millisecondi dopo aver spinto play hai capito come andrà a finire, che sia farcito di retorica e di facile sentimentalismo e (cito di nuovo James) che sia "inesorabilmente americano". Non importa per niente, perché tifare per Atom e i suoi player è cosa naturale e giusta, è così che funziona e non c'è alcun motivo per opporsi. 
Shawn Levy ha fatto quel che doveva fare e gli sarò grato per aver contribuito alla causa di rinnovamento. Hugh Jackman, come da copione per film del genere, è perfetto (così come era perfetto Stallone per Over the top). Fa ridere quando deve far ridere, fa commuovere a tempo debito e ha l'aria di uno che, se vuole, può essere un buon amico.
Welcome back Tamarro!!!


Era un film annunciato da tempo!

12 gennaio 2012

Colpi proibiti - Deran Sarafian

Colpi proibiti è forse il film di passaggio per Jean-Claude, dal cinema di arti marziali come Kickboxer o Senza esclusioni di colpi a quello più action di Senza Tregua e Accerchiato
Colpi proibiti è ad oggi uno dei film più "seri" della filmografia vandammiana esplorando anche ambientazioni più thiller e a tratti anche horror. Le scene di combattimento sono forse troppo poche e le ho trovate un po' deboli e troppo statiche, molto più vicine a Walker Texas Ranger che ai film asiatici o ad altri di Van Damme stesso. La regia di Sarafin è veramente ottima, di qualità e d'atmosfera, con almeno un paio di piani sequenza in soggettiva niente male. A livello di sceneggiatura voliamo sempre bassi, con personaggi stereotipati e tipici dell'ambiente carcerario che lanciano battute che vorrebbero essere d'effetto ma fanno ridere (e non sono del tutto dispiaciuto!). Ottimo il personaggio de L'uomo dei sogni che, come dice Keoma, si avvicina molto ai personaggi leggendari e fantastici dei film horror, un demone del male che proprio non si riesce ad abbattere.
Pur restando una pellicola minore nella vasta filmografia di JC è uno di quei film che meriterebbe un recupero, almeno per la sua unicità!


Il doppiaggio approssimativo della versione italiana spinge involontariamente (?) il film verso lidi più comici. Esemplari le chiacchiere di sfondo dei detenuti mandati in loop!

11 gennaio 2012

Undead or Alive: Mezzi vivi e mezzi morti - Glasgow Phillips

Undead or Alive è un western-zombie-demenziale!
Il debuttante (ex sceneggiatore per South Park) Glasgow Phillips cerca di mixare insieme tra loro generi apparentemente inconciliabili, almeno nella forma di triade visto che abbiamo già avuto esempi a due con: Shaun of the dead (che col senno di poi ha fatto più danni che altro) per  la categoria "commedia + zombie"; e Lo chiamavano Trinità per quella "commedia + western". Il risultato ottenuto da Phillips si può riassumere con: "un b-movie di sopportabile fattura, con una regia discreta". 
Ed è già tantissimo.
La sceneggiatura è forse il tallone di Achille più grosso del film che, pur non prendendosi mai troppo sul serio, rimane banale, superficiale e non riesce mai a catturare l'attenzione dello spettatore. Le battute poi rientrano a pieno titolo nella categoria freddure!
Altro punto debole sono anche le scenografie, che però risentono più che altro dei pochi mezzi economici messi a disposizione. Gli effetti speciali invece si salvano in corner essendo abbastanza sobri con la pessima CGI che viene (e faccio standing ovation!) molto limitata.
Un filmettino trascurabile che non si avvicina manco di striscio a Wrestlemaniac, che era già una cazzata!

10 gennaio 2012

30 Minutes or Less - Ruben Fleischer

Opera seconda di Fleischer dopo Benvenuti a Zombieland!
Il film è tratto marginalmente da un fatto di cronaca reale che però ha avuto risvolti veramente poco comici. 
La storia viaggia, e viaggia pure veloce (dura 83 minuti), ma non riesce mai a decollare e gli unici personaggi che si ha veramente voglia di seguire sono il due idioti interpretati da Danny McBride e Nick Swardson (quest'ultimo bazzica spesso nei film con Adam Sandler). 
Una pellicola che nonostante abbia qualche raro guizzo, una buona dose di azione e una premessa interessante, resta sempre il bilico, inciampando spesso nel punto che invece dovrebbe essere la sua forza, ovvero la commedia. Un po' in ombra Jesse Eisenberg nella parte del protagonista anche se forse le colpe non sono tutte sue ma di una blanda caratterizzazione in fase di scrittura, visto il veramente poco interesse che suscita il suo personaggio e la poca voglia di vederlo uscire vivo dalla faccenda da parte di chi guarda. 
Uno svolgimento che si concede spesso alla banalità (con un finale telefonato) pur sapendo che ciò che stiamo vedendo è effettivamente accaduto.
Piccola caduta per Fleisher aspettando il più serio Gangster Squad
McBride invece sempre più una conferma!

09 gennaio 2012

The Conspirator - Robert Redford

Robert Redford porta sullo schermo il processo ai membri della cospirazione che si concluse con la morte Abraham Lincoln. Il film segue la storia di Frederick Aiken, l'avvocato che prese il difficile incarico di difendere Mary Surratt (accusata, forse ingiustamente, di aver preso parte della cospirazione) e che per questo fu accusato di tradimento dall'opinione pubblica. Fedelissima ai fatti storici la pellicola di Redford si concentra molto sul senso di giustizia, infatti quello che per tutta la pellicola cerca di fare il suo protagonista (un bravissimo James McAvoy), più che salvare la Surratt, è di far avere alla donna un processo giusto e che non sia un semplice pretesto per dare all'America un capro espiatorio.
Il dramma legal-storico messo in piedi da Redford, pur essendo a tratti pomposo e freddo, si dimostra a conti fatti un film solido, storicamente accettabile, con un cast in ottima forma (Robin Wright, Tom Wilkinson, Justin Long, Evan Rachel Wood, Kevin Kline, Alexis Bledel, Colm Meaney e Norman Reedus) e una trama avvincente e interessante.
Un film formale e sontuoso, difficilmente attaccabile e assolutamente non revisionista. 

08 gennaio 2012

Mio caro assassino - Tonino Valerii

Discreto Spaghetti-Thriller diretto da Tonino Valerii, con protagonista l'icona del genere George Hilton!
Mio caro assassino è un giallo investigativo dove non mancano bei momenti sanguinolenti (cult la decapitazione iniziale o l'omicidio con la sega circolare) e di suspense. Ovviamente il grosso della pellicola è occupata dalle indagini, che devono sciogliere un intrigo ingarbugliatissimo e anche piuttosto difficile da seguire a causa dello spropositato numero di personaggi, tutti potenziali colpevoli e i cui nomi vengono dimenticati facilmente. 
Il finale in stile Poirot purtroppo non mi ha soddisfatto appieno e alcune forzature nell'ultima parte, messe (secondo me) solo per far sospettare un'altra decina di persone in più, si potevano evitare. Devo ammettere però che la trovata del dettaglio certosino ci sta veramente bene. 
Non dico altro poiché trattasi di un giallo e di conseguenza devo essere criptico!

Valerii gira di sano mestiere seguendo attentamente la lezione argentiana, le musiche di Morricone come al solito coadiuvano la visione dando la giusta atmosfera... una leggera sforbiciata alla pellicola, in certi frangenti, sarebbe stata la morte sua!

07 gennaio 2012

Killer Elite - Gary McKendry

La pellicola, è meglio che lo dica subito, NON è il remake di Killer Elite di Sam Peckinpah. È solo un omonimo. Ok? Perfetto!
Il film del debuttante Gary McKendry è un action che si tinge di spionaggio, ma la bilancia pende molto più sull'action, e la presenza del Re del momento Jason Statham dovrebbe tenere a bada gli scettici. 
La storia, che pare vera, è del tipo: "killer buono costretto suo malgrado a uccidere altri killer che in passato hanno fatto cose brutte brutte. Ma l'amico dei killer ammazzati non ci sta. Ta Daaan!" 
Niente di trascendentale, niente di originale, ma solo sano intrattenimento condito di mazzate e proiettili. L'ambientazione mondiale (si spostano un po' ovunque sul pianeta) nell'anno del signore 1980, da quel tocco vintage in più che non guasta... vedendolo mi è tornato alla mente quel filmone che è Munich, ma sto divagando.
Gary McKendry gira in modo asciutto e lineare, senza strafare e portando a casa il risultato con onestà. E solo per questo si becca la mia stima.
Nel cast oltre a Statham, che aumenta il dosaggio di botte dopo le scarsezze di Blitz e Professione Assassino, abbiamo: un Clive Owen coi baffi, nella parte del temerario amico dei killer da uccidere, e il robot che interpreta Robert De Niro che a sua volta fa le solite cose che fa Robert De Niro.
Gli amanti degli action son certo che apprezzeranno, gli altri... chissà!

06 gennaio 2012

The Reef - Andrew Traucki

The Reef è un mix di Open Water e il classico Lo Squalo (ormai qualsiasi film con gli squali deve qualcosa al film di Spielberg). Ma oltre ai riferimenti cinematografici può vantarsi del fatto di essersi ispirato a fatti realmente accaduti. 
Lo spettatore di un film come questo parte dal presupposto che 1) è di fronte a un film horror e 2) che si ha a che fare con uno squalo. Ma bisogna aspettare più di 30 minuti per veder arrivare una delle due cose,  e questo dalle mie parti significa che qualcosa non va! 
Vi assicuro che all'impaziente spettatore non frega una beneamata minchia dei trascorsi amorosi dei due protagonisti, vuole solo vedere gente mangiata viva dallo squalo. 
Traucki, che in precedenza ha diretto un film su un alligatore grossissimo (non l'ho visto), gira discretamente e fa quel che può viste le scarse possibilità di manovra (mare, 5 persone e squalo, questo è tutto il film) che si è dato (è anche autore della sceneggiatura) creando questa sua seconda opera. Come dicevo, nonostante ci metta troppo ad arrivare al punto, riesce comunque a creare un credibile stato di angoscia data dalla situazione. Note positive si registrano nella bella scena del ribaltamento della barca e nelle riuscite immagini subacquee che danno un senso di ovattamento e straniamento. Ma anche queste restano comunque cose già viste e straviste che non stupiscono più nessuno. 
Un normale horror acquatico con squalo, dove della sorte dei 5 personaggi non frega assolutamente niente a nessuno.

05 gennaio 2012

Avviso: Roma a mano armata. Guest Post su What You Love

Vorrei segnalare la pubblicazione sul sito http://www.whatyoulove.it/ di un mio piccolo post/omaggio come Guest Blogger a Roma attraverso un breve excursus nel poliziottesco degli anni '70 e in particolare dentro Roma a mano armata di Lenzi.
Credo sia tutto.
Questo il link: Roma a mano armata

La legge del mitra - Roger Corman

Eccellente gangster (b)movie diretto dal grande Corman!
La storia è quella del criminale George Kelly Barnes, conosciuto come Machine-Gun Kelly, attivo negli Stati Uniti durante l'era del proibizionismo e che passò gli ultimi 21 anni della sua vita tra le prigioni di Alcatraz (dove gli fu appioppato il nome di "Pop Gun Kelly") e Leavenworth dove vi morì nel 1954.
Corman nel mostrare il gangster non ne esalta in alcun modo il mito, ma anzi lo mostra come una mezza tacca, plagiato dalla compagna (voleva che Kelly detronizzasse Dillinger dal podio di nemico pubblico n° 1) con una cronica paura di morire e una forte superstizione... fattori che non aiutano la vita, sul filo di un rasoio, di un rapinatore di banche. 
Ottimo Charles Bronson (qui nel suo primo ruolo di rilievo) nell'interpretare mitragliatrice, un uomo a tratti spietato e sbruffone a tratti piagnucoloso, a conti fatti un insicuro.
Corman dirige senza fronzoli, in modo molto asciutto, e la sua presenza dietro la macchina da presa è totalmente anonima... ma non ci stupiamo poiché non è mai stato un virtuoso della regia.
Un bel film che, pur romanzando la storia (almeno così ho dedotto dalle mie poco approfondite ricerche sull'internet), viaggia veloce nei suoi 80 minuti e si lascia guardare volentieri.

04 gennaio 2012

Le Idi di Marzo - George Clooney

Quarta regia per George che trasporta dai palchi teatrali al grande schermo del cinema una pièce sulla politica.
La pellicola, pur restando molto ancorata al linguaggio politico, è veloce, ben ritmata e sopratutto fruibile anche da chi di politica, dei suoi meccanismi, delle sue proiezioni e dei suoi giochetti non capisce una mazza. Quindi non abbiate timore di avventurarvi presumendo che sia troppo ostico o troppo di nicchia. 
La vicenda più che degli stratagemmi politici parla degli uomini che stanno dietro questi stratagemmi. Mostra come questi benedetti stratagemmi (compromessi, estorsioni, ricatti, leccate di culo e quant'altro) siano gli ingranaggi di una macchina inarrestabile, che riescono a trasformare un giovane e speranzoso idealista in un vero e proprio mostro. Clooney, sotto questo punto di vista, lo si può considerare spietato nel mostrare persone che anche soffrendoci (ma ci credo veramente poco a questo aspetto) fanno delle cose che sono ben lontane da onore, patria, lealtà, onestà e integrità.
Goslin con quella sua faccia un po' così, ben rappresenta il giovane e rampante agnello che si trasforma in lupo famelico, educato dai bravi e veterani (questo vale sia per i personaggi che interpretano sia per le rispettive carriere cinematografiche) Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman - la controparte femminile, personaggi marginali in un mondo maschio-centrico, è rappresentata da Marisa Tomei e Evan Rachel Wood.
George (che si riserva il ruolo del candidato) dirige la baracca molto bene, dimostrando ancora una volta un ottimo gusto delle inquadrature e ottimi tempi cinematografici, confermando (ma non ne aveva alcun bisogno) di essere un regista più che valido e ben sopra la media.
Film interessante e solido!

03 gennaio 2012

La Ragazza che sapeva troppo - Mario Bava

Il primo giallo italiano, alla Hitchcock, è firmato dal maestro Mario Bava e,
già con questo primo film, viene codificato un intero genere che a partire da Argento avrà tanta fortuna negli anni '70. Ambienti inquietanti, la città notturna, ampio uso del sonoro, elementi fantastici e incipit deviante. Tutti elementi che troveremo a secchiate nella produzione giallistica italiana, a parte quella vena ironica (vedere scena finale) marchio del regista ligure. 
Bava, come dicevo, fa un "semplice" film alla Hitchcock. Infatti già dalla scelta del titolo si percepisce l'esplicito omaggio al collega inglese, ma non mancano anche riferimenti alla letteratura gialla e specialmente alla Agatha Christie della Serie Infernale... interessante notare come chi prende spunti dalla letteratura gialla sia oltre che il killer (appunto dalla Christie) anche la vittima (Nora Davis), appassionata di crime novel, che usa le sue conoscenze letterarie per difendersi. 
La maestria registica di Bava in questo film letteralmente esplode. Nelle vesti anche di "Direttore delle  luci" Bava crea un immaginario visivo del film che è quasi un personaggio a se stante, un bianco e nero così netto che sembra non ammettere grigi. 
Un grande cult.


Nel cast: Letícia Román, John Saxon e Valentina Cortese.
La canzone di testa è Furore di Celentano.

02 gennaio 2012

Chocolate - Prachya Pinkaew

Il fatto che la bella e letale Jeeja ancora non avesse fatto capolino su queste pagine scorrevoli è per me una cosa gravissima, alla quale è necessario porre rimedio. 
Lo faccio con il film (in totale fin'ora sono 3) che l'ha lanciata e che mi ha fatto gridare TI VOGLIO SPOSARE verso lo schermo... ancora non ho ricevuto risposta, manco un calcio in faccia!
Chocolate è uno dei migliori film di arti marziali uscito negli ultimi anni e Jeeja ne è l'anima oltre che la protagonista. La trama è, come ogni film marziale che si rispetti, una stronzata ma la qualità tecnica dei combattimenti merita davvero e la bravura della protagonista è strabordante anche agli occhi di chi generalmente non apprezza questo tipo di pellicole. Il regista Prachya Pinkaew poi non è certamente un novellino, avendo diretto e lanciato Tony Jaa (del quale Jeeja è la versione femminile) in Ong-Bak e nel successivo The Protector, e sa bene come muovere la macchina da presa nelle scene di lotta per dare più enfasi e spettacolarità (se avete dubbi vedete The Protector e riparliamo).
Se siete amanti del genere non potete non vedere Chocolate, se non lo siete buttateci lo stesso un occhio è una vera figata!


Non perdetevi i titoli di coda.