29 febbraio 2012

S.O.B. - Black Edwards

Parliamo di S.O.B.
Il film di Edwards è un po' quello che è stato Boris (sia la serie che il film) in italia, ovvero una presa per il culo della Hollywood degli anni '70.
Edwards agisce senza peli sulla lingua e mostra il peggio del peggio che l'industria cinematografica americana possa offrire. Sicuramente carica molto i personaggi fino a renderli delle mere macchiette, ma la sensazione che molto sia verosimile è forte.

S.O.B. è il film più autobiografico di Edwards e lo stesso regista gioca molto su questo fattore. Non a caso infatti la moglie Julie Andrews interpreta nel film Sally Miles, ovvero la moglie del regista Felix Farmer. Ma non finisce qui, perché nella finzione cinematografica è stata Sally Miles a interpretare Mary Poppins (ruolo che è stato sempre della Andrews, però nella realtà). Ma non finisce qui, perché in entrambi i film - cioè S.O.B. e quello girato al suo interno - Mary Poppins mostra le tette
Capito che casino?
Da vedere.


L'acronimo pare sia riferito al banale "Son of a Bitch", oppure "Standard Operational Bullshit" o ancora "Sexually Oriented Business". Scegliete voi.
Il film è anche tristemente noto per essere stato l'ultimo film interpretato da William Holden.

28 febbraio 2012

Repeaters - Carl Bessai

Avete presente Ricomincio da capo? Il film con Bill Murray dove si ritrova a rivivere il giorno della marmotta?
Ecco, Repeaters parte da quello spunto con tre ragazzi incastrati dentro un loop temporale. 

Quindi niente di originale, a parte che i tre protagonisti (due ragazzi e una ragazza) sono sono ex-tossici in rehab. La pellicola di Bessai si salva proprio grazie a questo piccolo spunto di originalità, alternandosi tra il thriller il dramma. Se una prima parte è sicuramente più accattivante con i tre che se ne fregano e fanno quello che gli pare (rapine, conti non saldati, piccole vendette fino a provare il suicidio), nella seconda parte fa capolino la componente drammatica. Qui mentre il più schizzato dei tre decide di andare oltre e provare l'omicidio, lo stupro e un'accanimento distruttivo e maniacale verso i suoi stessi amici, gli altri due cercano in qualche modo la redenzione e si buttano nell'amore.

Bessai, anche se non filma un capolavoro, se la cava piuttosto bene riuscendo nella già faticosa impresa di non tediare e soprattutto nel non cadere nel ridicolo. 
Un thriller senza troppe pretese che si lascia guardare e che per parità di prodotto mi viene da accostarlo a Brotherhood

27 febbraio 2012

Cose dell'altro mondo - Francesco Patierno

Cose dell'altro mondo è una commedia grottesca che affronta, con un piglio tragicomico, quella piaga sociale chiamata razzismo.

Patierno trae spunto per raccontare la sua storia da un film intitolato Un giorno senza messicani, e ne trasferisce le vicende nel nostro Veneto. Dove un bel dì dopo una bella tempesta e un accanimento del signorotto cittadino, tramite la sua rete televisiva, spariscono tutti gli immigrati. 
Ovviamente in una società, come quella veneta, dove gli immigrati sono componente importante (anche se forse ancora non del tutto accettati), la loro sparizione crea non solo scompiglio ma una vera e propria catastrofe. 
Ancora una volta dopo Signore e Signori di Germi a farne le spese è il popolo veneto, goliardicamente e forse ingenuamente mostrato prima razzista e poi nostalgico (per il solo fine economico?) quando gli immigrati spariscono. Certo che trattasi di un'opera di finzione e i giudizi non debbano assolutamente estendersi alla realtà totale delle cose, dove mi rifiuto di credere che l'intolleranza sia opera diffusa e praticata da tutto il popolo veneto.

Patierno comunque riesce a trasmettere un messaggio abbastanza forte, grazie anche alla leggerezza e ad un piccolo, ma accettabile, "politically incorrect". Interessanti i personaggi con Abatantuono nella parte del signorotto razzista ma innamorato della prostituta di colore, il poliziotto Mastandrea disilluso alle prese con la mamma senza badante e la ex che aspetta un figlio multietnico, e quest'ultima (Valentina Lodovini) che da portabandiera dell'integrazione al primo problema (cioè la scomparsa del compagno e padre del bimbo) torna tra le italiche braccia dell'ex.

Ovviamente le polemiche leghiste che hanno preceduto l'uscita del film, si aggiungono alle tante cazzate che i "signori" in verde continuano a far uscire dai loro "cervelli".

26 febbraio 2012

Oscar 2012

Quello che segue è un gioco inutile.
Nella lista vi sono indicate le mie vittorie (segnate in Rosso e che non saranno prese in considerazione dai membri dell'Academy) e quelli che, sempre secondo me, saranno invece i vincitori (segnati in Ocra). È probabile che i due oscar coincidano. 
Purtroppo non ho visto tutti i film in ballo (come Hugo Cabret o The Tree of Life) e alcune categorie riceveranno il premio random. 
Ripeto, tutto ciò è veramente inutile.

Miglior Film
The Artist **
Paradiso amaro 
Molto forte, incredibilmente vicino 
The Help 
Hugo Cabret 
Midnight in Paris 
L'arte di vincere 
War Horse 
The Tree of Life
Miglior regista 
Woody Allen, Midnight in Paris 
Michel Hazanavicius, The Artist **
Alexander Payne, Paradiso amaro 
Martin Scorsese, Hugo Cabret 
Terrence Malick, The Tree of Life
The Artist è il film dell'anno. Non c'è competizione!

Miglior attore protagonista 
George Clooney, Paradiso amaro *
Jean Dujardin, The Artist *
Gary Oldman, La talpa 
Brad Pitt, L'arte di vincere 
Demiàn Bichir, A Better Life
Io assegno l'oscar a Jean (in realtà fossi stato io a decidere glielo avrei dato già ai tempi dei due Oss e non ha caso si è aggiudicato anche il primo Spicci Awards). Molto probabile invece che il premio se lo prenda George.

Miglior attrice protagonista 
Viola Davis, The Help 
Rooney Mara, Millennium: Uomini che odiano le donne **
Meryl Streep, La lady di ferro 
Glenn Close, Albert Nobbs 
Michelle Williams, My Week With Marilyn
Non ho visto ancora le prove della Streep, della Close e di Michelle Williams. Ma la performance di Rooney Mara è totale. Potrebbe beccarsi anche l'oscar vero!

Miglior attore non protagonista 
Christopher Plummer, Beginners *
Kenneth Branagh, My Week With Marilyn 
Jonah Hill, L'arte di vincere *
Nick Nolte, Warrior 
Max Von Sydow, Molto forte, incredibilmente vicino
Assegno l'oscar a Hill perché è troppo in parte nel film. L'unico che ho visto in questa categoria è Nick Nolte (che ha già vinto il Golden Globe). Ma secondo me l'Academy seguirà la tendenza di tutte le altre manifestazioni e assegnerà la statuetta a Plummer.

Miglior attrice non protagonista 
Berenice Bejo, The Artist *
Melissa McCarthy, Le amiche della sposa 
Octavia Spencer, The Help *
Jessica Chastain, The Help 
Janet McTeer, Albert Nobbs
Per me la vincitrice è la Bejo, senza alcuna remora. L'Academy probabilmente lo assegnerà alla Spencer, ma in questo caso particolare io azzarderei anche un clamoroso ex aequo con la Chastain.

Miglior sceneggiatura originale 
Midnight in Paris - Woody Allen *
Una separazione - Asghar Farhadi 
The Artist - Michel Hazanavicius 
Le amiche della sposa - Annie Mumolo e Kristen Wiig 
Margin Call - J.C. Chandor *
Margin Call ha la brillante peculiarità di essere attualissimo e di farsi capire (siamo in ambiti di finanza). Ma forse il premio andrà al mio amato e ritrovato Woody per la sua classicità e il romanticismo.

Miglior sceneggiatura non originale 
Paradiso amaro - Alexander Payne, Nat Faxon e Jim Rash *
Hugo Cabret - John Logan 
La talpa - Bridget O'Connor e Peter Straughan 
Moneyball - Steven Zaillian e Aaron Sorkin *
Le idi di marzo - George Clooney e Grant Heslov
Io lo assegno a Moneyball per la sue epicità. Si, solo per questo motivo! Probabile che invece andrà a Paradiso Amaro per il suo essere spigliato e drammatico.

Miglior film di animazione 
Rango *
Il Gatto con gli stivali 
Kung Fu Panda 2 *
Chico & Rita 
A Cat in Paris
A Rango perché mi è piaciuto un casino ed è coraggioso per essere un film d'animazione (è stato vietato). Non so perché ma ho la sensazione che se lo beccherà Kung Fu Panda 2.

Miglior scenografia 
Hugo Cabret - Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo *
The Artist - Laurence Bennett e Robert Gould *
Harry Potter e i doni della Morte: Parte 2 - Stuart Craig e Stephenie McMillan 
War Horse - Rick Carter e Lee Sandales 
Midnight in Paris - Anne Seibel e Hélène Dubreuil
Io lo assegno a The Artist... sempre perché è un film grandioso. Probabile che invece vada a Hugo Cabret. Sapete, di solito i tecnici sono contentini per le mancate vittorie nelle categorie importanti. In questo caso potrebbe essere in ballo anche War Horse.

Miglior fotografia 
The Artist - Guillaume Schiffman 
Millennium: Uomini che odiano le donne - Jeff Cronenweth *
Hugo Cabret - Robert Richardson 
The Tree of Life - Emmanuel Lubezki *
War Horse - Janusz Kaminski
Il premio molto probabilmente andrà a The Tree of Life, sempre come consolazione. Io invece lo regalo, con tutto il cuore, a Millennium. Cronenweth è poi alla sua seconda nomination!

Migliori costumi 
Anonymous - Lisy Christl *
The Artist - Mark Bridges 
Hugo Cabret - Sandy Powell *
Jane Eyre - Michael O'Connor 
W.E. - Arianne Phillips
Categoria per me sempre difficile, perciò vado di pancia. Per me è Anonymous, li ho trovati abbastanza credibili. Probabile invece se lo aggiudichi Hugo Cabret. Ci fosse stato I Tre Moschettieri l'avrei assegnato ad occhi chiusi (sono anni che combatto per far tornare di moda quel tipo di vestiti).

Miglior montaggio 
The Artist - Anne-Sophie Bion and Michel Hazanavicius 
Paradiso amaro - Kevin Tent 
Millennium: Uomini che odiano le donne - Kirk Baxter and Angus Wall *
Hugo Cabret - Thelma Schoonmaker *
L'arte di vincere - Christopher Tellefsen
Stesso discorso fatto per la Fotografia. Anche se i due bravissimi montatori di Fincher hanno preso il premio alla scorsa edizione.

Miglior colonna sonora 
Le avventure di Tintin - John Williams 
The Artist - Ludovic Bource **
Hugo Cabret - Howard Shore 
La talpa - Alberto Iglesias 
War Horse - John Williams
È praticamente il 50% della riuscita del film!

Miglior montaggio sonoro 
Drive - Lon Bender e Victor Ray Ennis **
Millennium: Uomini che odiano le donne - Ren Klyce 
Hugo Cabret - Philip Stockton e Eugene Gearty 
Transformers: Dark of the Moon - Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl 
War Horse - Richard Hymns e Gary Rydstrom
Voglio proprio vedere se quelle bestie dell'Academy non assegnano un Oscar a Drive!

Miglior missaggio sonoro 
Millennium: Uomini che odiano le donne - David Parker, Michael Semanick, Ren Klyce e Bo Persson *
Hugo Cabret - Tom Fleischman and John Midgley 
L'arte di vincere - Deb Adair, Ron Bochar, Dave Giammarco e Ed Novick 
Transformers: Dark of the Moon - Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Peter J. Devlin 
War Horse - Gary Rydstrom, Andy Nelson, Tom Johnson e Stuart Wilson *
Io vado sempre per Millennium. Si è capito che la tecnica del film secondo me è stata sopraffina?

Migliori effetti visivi 
Harry Potter e i doni della morte: Parte 2 - Tim Burke, David Vickery, Greg Butler e John Richardson Hugo Cabret - Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman e Alex Henning 
Real Steel - Erik Nash, John Rosengrant, Dan Taylor e Swen Gillberg 
L'alba del pianeta delle scimmie - Joe Letteri, Dan Lemmon, R. Christopher White e Daniel Barrett **
Transformers: Dark of the Moon - Scott Farrar, Scott Benza, Matthew Butler e John Frazier
Il CGI del L'alba del pianeta delle scimmie è veramente incredibile. Mi auguro che l'Academy prenda il mio suggerimento e lo premi.



E ora, come promesso, i premi random. 
Non ci sono vere motivazioni negli Oscar assegnati, siamo ai livelli di lancio della monetina e simpatia. Dei film seguenti non ne ho visto manco uno e (a parte per il Miglior film straniero) darò solo il "mio" Oscar.


Miglior film straniero 
Una separazione (Iran) *
 Footnote (Israele) 
In Darkness (Polonia) 
Monsieur Lazhar (Canada) 
Bullhead (Belgio) *
Il mio Oscar va a... Bullhead, perché mi piace a prescindere e sarà una mia prossima visione (sembra uno di quei film girati apposta per me). Vincerà sicuramente Una Separazione. Ha ben 2 nomination e mi sembra cosa ovvia!

Miglior Documentario 
Hell and Back Again - Danfung Dennis e Mike Lerner
If a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front -Marshall Curry e Sam Cullman 
Paradise Lost 3: Purgatory - Joe Berlinger e Bruce Sinofsky 
Pina - Wim Wenders e Gian-Piero Ringel 
UndefeateD - TJ Martin, Dan Lindsay e Richard Middlemas
Miglior cortometraggio documentario 
The Barber of Birmingham: Foot Soldier of the Civil Rights Movement - Robin Fryday e Gail Dolgin
God Is the Bigger Elvis - Rebecca Cammisa e Julie Anderson 
Incident in New Baghdad - James Spione Saving Face - Daniel Junge e Sharmeen Obaid-Chinoy The Tsunami and the Cherry Blossom - Lucy Walker e Kira Carstensen
Miglior trucco 
Albert Nobbs - Martial Corneville, Lynn Johnston e Matthew W. Mungle 
Harry Potter e i doni della morte: Parte 2 - Nick Dudman, Amanda Knight e Lisa Tomblin 
La lady di ferro - Mark Coulier e J. Roy Helland
Miglior canzone 
"Man or Muppet" - I Muppets 
"Real in Rio" - Rio
Vince Man or Muppet perché la canta Jason Segel.

Miglior cortometraggio di animazione 
Dimanche/Sunday - Patrick Doyon 
The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore - William Joyce e Brandon Oldenburg 
La luna - Enrico Casarosa A Morning Stroll - Grant Orchard e Sue Goffe 
Wild Life - Amanda Forbis e Wendy Tilby

Senna - Asif Kapadia

Non sono mai stato un appassionato di Formula Uno e da ragazzino l'unica cosa che mi legava a questo sport era proprio Ayrton Senna. Ignoravo tutto e tutti, a parte il fatto che ci fossero le Ferrari e le McLaren e che a guidarne una ci fosse Senna.
All'epoca (parlo del periodo tra il 1990 e 1994) era già leggenda, tant'è che mio zio cercò di convertirmi regalandomi il modellino della sua monoposto. Io più che altro seguivo Senna in modo passivo, le sue imprese arrivavano distrattamente attraverso la tv o da chi ne parlava. Ma ricordo nitidamente quel fatidico Gran Premio di San Marino del 1994 e l'incidente che gli tolse la vita. Non so perché, ma quel gran premio lo guardai.

Il documentario di Kapadia racconta, in stile molto tradizionalista (con interviste e immagini di repertorio), di Senna. Dell'uomo, del pilota ma soprattutto del mito. Del suo straordinario talento, della sua dedizione verso uno sport e del suo rapporto con il rivale Prost. Più volte, attraverso le parole dello stesso Senna viene messo in ballo Dio (alla fine di una gara affermò anche di averlo visto), e la sensazione che ci fosse un piano prestabilito, quasi divino, dell'ascesa e della caduta del pilota brasiliano è forte. 
Sta di fatto che, sia a causa di un intervento divino o a causa di un più laico cedimento meccanico, quell'uscita di pista alla curva del Tamburello portò Senna nella schiera delle legende. 
Questo era Senna, forse il più grande pilota di tutti i tempi!

25 febbraio 2012

Millennium - Uomini che odiano le donne - David Fincher

Premetto tre cose:
1) Non ho letto i romanzi di Stieg Larsson.
2) Ho visto solo il primo film della trilogia svedese, trovandolo un po' fuffo.
3) L'ho visto solo perché è di Fincher.

La versione ammerregana è, come capita spesso quando gli  Yankee si cimentano in trasposizioni letterarie, molto didascalica e addirittura prolissa tendendo a spiegare e indugiare su ogni minimo dettaglio. Così che nessuno si perda ogni minimo passaggio e tutto sia chiaro e cristallino.
A differenza del primo film Svedese la pellicola di Fincher l'ho apprezzata molto di più. Lo dico senza indugi e giri di parole. 
Nonostante gli svolgimenti siano praticamente identici, ho accusato molto meno la visione seppure abbiano entrambi una lunghezza di oltre due ore. Merito della riuscita è data, oltre alla ormai ovvia capacità registica di Fincher, anche ad un montaggio coi fiocchi (i chirurghi sono Kirk Baxter e Angus Wall), ad una bella e accattivante fotografia di Jeff Cronenweth e alle ottime musiche di Trent Reznor e Atticus Ross. Azzeccata è stata anche la scelta dei due protagonisti, con Daniel Craig molto più credibile del collega Michael Nyqvist e Rooney Mara che non ci fa rimpiangere la già ottima Noomi Rapace (che mi era piaciuta nella parte di Lisbeth).
Uomini che odiano le donne quindi vince la sfida dimostrando che un instant remake non debba essere per forza un'inutile cazzata.


Piccole considerazioni finali:
Non comprendo il motivo per cui in originale abbiano deciso di chiamarlo The Girl with the Dragon Tattoo (che dovrebbe essere il titolo del secondo film). Ora sono curioso di vedere cosa si inventeranno per il sequel.
I titoli iniziali sono strepitosi.

24 febbraio 2012

E ora parliamo di Kevin - Lynne Ramsay

Un film certamente controverso questo We need to talk about Kevin (titolo originale).
La regista scozzese Lynne Ramsay affronta l'orrore quotidiano che ha colpito in svariate occasione la cronaca, ovvero le stragi a scuola, e decide di affrontarlo raccontando le vicende della madre del folle assassino. Attraverso sbalzi temporali vediamo la nascita e la crescita di Kevin, sociopatico sin da piccolo, e il post dramma che una madre distrutta deve affrontare, tra sensi di colpa e una società che la denigra, ritenendola in qualche modo responsabile. E sulle responsabilità della madre ruota quasi tutto il perno della pellicola. 
Quanta colpa può avere? Ha mai amato suo figlio?
Da quello che vediamo è difficile a dirsi. Certo Kevin è un ragazzino difficile, voltafaccia (è bravo e affettuoso con il padre) con una personalità glaciale. La madre si sforza nel tentativo di volergli bene e forse l'errore - se così si può chiamare - è proprio qui, nel doversi sforzare.
Una pellicola che comunque non lascia indifferenti, ottimamente diretta (quasi tutto è in sottrazione con la Ramsay che il più delle volte lascia intuire piuttosto che mostrare) e ottimamente interpretata da: Tilda Swinton, che sembra monocorde e invece è una scelta voluta dal suo personaggio (non vi fate ingannare); John C. Reilly, bravo ma comunque in un ruolo un po' in disparte; e i tre inquietanti Kevin interpretati da Ezra Miller, Jasper Newell e Rock Duer.

Drammaticamente bello.

23 febbraio 2012

Scuola di eroi - Daniel Petrie Jr.

Da ragazzino ho sognato spesso di essere uno degli alunni della scuola di Scuola di eroi!
Volevo anche io salvare i miei amici di collegio dal commando di narcotrafficanti colombiani che ci avrebbe preso in ostaggio. Purtroppo a scuola mia i narcotrafficanti colombiani non sono mai venuti e così i miei sogni di gloria sono andati in fumo. 
Grazie tante narcotrafficanti!

Scuola di eroi fa parte del mio periodo di crescita combat. In quel frangente della mia vita, il mio training da piccolo rambo prese un'evoluzione. Strisciare per i salotto non mi bastava più, necessitavo di studio. E quale miglior studio se non quello di analizzare chi mi aveva preceduto? I film con piccoli eroi erano perfetti, variegati e davano un ampio raggio di azione. 
Oltre a Scuola di eroi "studiai" moltissimo il capostipite Alba Rossa (per combattere l'invasore comunista), Terminator 2 (per essere preparati contro i cyborg), Target (per conoscere appieno le tecniche della CIA), Wargames (per avere un'infarinatura informatica) e persino L'impero del sole (per apprendere l'umanità e la sofferenza). 
Tutti grandi film, senza dubbio, ma Toy Soldiers era il mio preferito. Aveva - e ho scoperto che ce l'ha ancora - un forte ascendente su di me, che mi portò a consumare letteralmente la VHS. Con la morte della VHS finirono i sogni di essere rapito dai narcotrafficanti colombiani. Fu un duro colpo realizzare che a loro del figlio del fornaio, dell'operaio o dell'impiegato al comune non fregava una beneamata mazza.




22 febbraio 2012

Nokas - Erik Skjoldbjærg

Nokas racconta della rapina avvenuta alla Nokas Cash Handling (una società che gestisce i bancomat) la mattina del 5 Aprile 2004. La rapina è nota per essere la più fruttuosa della storia della Norvegia.

La pellicola diretta da Skjoldbjærg ha un'impronta semi documentaristica (è girato quasi tutto con camera a spalla) ed è una ricostruzione analitica e chirurgica degli eventi. Come già visto nel francese L'Assaut (i due film sono praticamente contemporanei e strutturalmente simili) anche qui si è optato per una narrazione asciutta e asettica. Non vi è nessun racconto collaterale, non vi è un vero e proprio protagonista e c'è come una sensazione di distacco o se preferite di freddezza. 

Tralasciando la struttura e la tecnica del film, la cosa che mi ha più colpito è un fattore socio/antropologico. Mi ha dato una sensazione straniante notare i comportamenti paradossali delle forze dell'ordine, dei rapinatori o dei passanti capitati per caso nel bel mezzo della rapina. Per farmi capire, pensate a quello straniamento o quel senso di incredulità che si può provare vedendo un film ambientato in una realtà molto distante e molto più violenta dalla nostra, come ad esempio può essere quella della favelas brasiliane di Tropa de Elite. Lo si guarda pensando che sia "roba da non crederci". Ora provate a trasferire queste sensazioni nel contesto di un paese iper-civilizzato come può essere la Norvegia. Un paese dove una polizia non abituata si ritrova spaesata, dove i passanti non fanno tanto caso alla sparatoria (tanto da passarci in mezzo) e i rapinatori hanno un piano un po' all'acqua di rose. La "roba da non crederci" è dato dalla condotta assurda (e nella mia visione, al limite del grottesco) di tutte le pedine messe in campo. E giuro che mi son chiesto a più riprese "Ma non avete mai visto un film sulle rapine?"
Devo ammettere che ci sono rimasto parecchio di stucco e sono molto curioso di sapere come venga percepita la ricostruzione di questa vicenda da un norvegese... o come la percepiva prima della tragedia del luglio scorso.

Comunque Nokas e L'Assaut mostrano un certo cambiamento nei film "action" europei. Un cambiamento che solo il tempo potrà dirci se sia l'inizio di un qualcosa o solo due casi simili e isolati.

21 febbraio 2012

Planet Terror - Robert Rodriguez

Opera Rodrigueziana del dittico Grindhouse di Tarantino-Rodriguez!
Planet Terror è una genialata. 
Non solo perché è totalmente cool, ma perché il regista tutto fare del cinema (qui Rodriguez occupa quasi tutte le figurazioni tecniche) è riuscito ad elaborare un modo per propinare al grande pubblico le stesse boiate che per anni i detrattori hanno appellato come "cinema di bassissima lega", o altre espressioni simili. Il texano ci riesce mettendo in risalto proprio gli errori e i limiti di quei film che omaggia/rifà. E' fuori discussione che Rodriguez sia forse uno dei pochi capaci di rendere tale operazione una figata pazzesca (ha dimostrato chiaramente con Machete che Planet Terror non è stata una botta di fortuna), ma c'è da prendere atto che ci sta prendendo per il culo e che noi fan (sono un fedele seguace) non solo siamo ben felici ma ne vogliamo sempre di più... di prese per il culo!
Per parlare invece prettamente di Planet Terror - ricordo però che sono indegnamente e orgogliosamente di parte - condenso dicendo che: 1) vi è dentro tutto il meglio che si può avere da 10 film (reali e spesso noiosi) di serie z che omaggia, e 2) che (ripetendo quanto già avevo detto per Machete) si tratta per lo più di un bignami del cinema exploitation.
C'è anche TOM SAVINI!!!

20 febbraio 2012

Tower Heist - Brett Ratner

Tower Heist - Colpo ad alto livello è un heist-movie, cioè un film con rapina... e con in più un versante comico. Lo dico perché l'heist-movie può essere anche più action o thriller. Questo è comico. Ci tengo a precisare.

Il regista Brett Ratner, reduce della saga Rush Hour, sa come trattare la materia e sa anche come costruire un buon prodotto di intrattenimento. Poco importa quindi se ad un certo punto il film perda di credibilità esagerando un tantinello,  tanto superata la linea di confine lo spettatore, che ha ormai capito dove si andrà a parare, si mette placidamente l'anima in pace.
Ottima la scelta del cast, molto affiatato, simpatico e volenteroso di fare un buon lavoro. Vi sono: Ben Stiller, ancora una volta contenuto e ben lontano dalle demenzialità che l'hanno reso famoso; un ritrovato Eddie Murphy, che ha finalmente abbandonato la voragine dei family-movie, tutti uguali, nel quale era caduto; quella simpatica canaglia di Matthew Broderick, la cui scomparsa dal mainstream resta per me ancora un mistero; e i bravi Casey Affleck, Alan Alda, Téa Leoni, Michael Peña e Gabourey Sidibe.

Un film che non sarà un capolavoro, non resterà negli annali, ma che come visione distensiva e rilassata va benissimo.

19 febbraio 2012

Un Natale per due - Giambattista Avellino

Film di Natale di Sky!
È necessario tenere bene a mente questo "di Sky" per due motivi. Il primo è che si tratta di un film destinato ad una fruizione televisiva,  il secondo è che in Italia anche i film per il cinema hanno le stesse finalità. E quindi cosa cambia? 
Assolutamente nulla, se non che questo Un Natale per due ha una valenza più nobile perché non ha insozzato le sale cinematografiche e non ha ingannato il pubblico, che al cinema si aspetta un film degno di essere proiettato su grande schermo. A conclusione di questo preambolo aggiungo che, Un Natale per due, per quanto scontato, banale, telefonato e appena appena divertente, come prodotto televisivo è onesto e giusto.

Il film quindi è uguale uguale, per stile e contenuti, a tanti altri che fanno incetta di soldi al botteghino (tipo Immaturi e compagnia bella). Vuoto fino al midollo di qualsiasi messaggio, privo di qualsiasi originalità, velatamente volgare (deve comunque andare nel prime time) e ostentatamente ottimista. 
Però Un Natale per due è stato creato appositamente così e alla luce del sole, non come i suoi colleghi carbonari che promettono grande cinema e poi di nascosto tramano e ci propinano sempre la stessa roba sciapa. Un Natale per due nasce e muore per la tv, quindi ha tempi televisivi, fa ridere in modo televisivo e ha la qualità giusta di un prodotto televisivo. È pur sempre della tv italiana che stiamo parlando (non BBC o HBO) e siccome non mi resta che puntare su altri valori - quindi non spero di veder cambiare il cinema o televisione in Italia - io punto sull'onestà (cosa rarissima anche questa!). 
Bravo Un Natale per due, pur essendo quel che sei mi sei piaciuto.

18 febbraio 2012

Solo per vendetta - Roger Donaldson

Solo per vendetta è un film dalla doppia identità. Parte come il classico dei revenge movie per poi diventare un thriller complottista, ma in questa sua indecisione si perde clamorosamente, spaesato e incerto su che strada prendere.
Pur partendo da uno spunto abbastanza intrigante - quello del "ti ammazzo lo stupratore di tua moglie se tu dopo fai qualcosa per me" -  nella seconda parte cerca di inventarsi una serie di situazioni tra l'imbarazzante e l'assurdo nell'invano tentativo di raggiungere l'iperbole narrativa. 
Tutto però va a rotoli. Con una stancante frase rituale ripetuta all'infinito tanto da diventare ridicola, una regia molto televisiva (però quella brutta), Nic Cage conscio di star recintando in una cazzata e un montaggio che inserisce alcuni dei flashback più brutti e più inutili mai visti.
Questo è Solo per vendetta

Un film che noi italiani - che la sappiamo lunga - non solo non ci facciamo sfuggire ma, siccome siamo sboroni, andiamo ben oltre ad una semplice distribuzione. Ebbene si cari mie, perché noi ci prendiamo il merito di essere stati i primi (e credo anche gli unici) al mondo a lanciarlo in sala.

Stolti... siete solo degli stolti voi Americani che invece l'avete relegato al direct-to-video. 
Stolti siete e in quanto tali PERIRETE!

17 febbraio 2012

Paradiso amaro - Alexander Payne

Paradiso Amaro (The Descendants in originale) è un film di Alexander Payne.Che vuol dire questa cosa? Che se avete visto A proposito di Schmidt o Sideways potete capire su che lidi viaggiamo.

Trattasi di una pellicola che racconta eventi tragici con un piglio tenero e momenti sdrammatizzanti che portano al sorriso. Tutto sommato il film è ben fatto e la sua struttura è affine al classico cinema indipendente USA o meglio dire alla Sundance (insomma il film è cugino stretto di Little Miss Sunshine e compagnia bella).
La continua ricerca del buffo, del tenero o dello straniante potrebbe essere ostico e portare insoddisfazione nella visione se questo non viene accettato. Merito della sua riuscita, e quindi dell'accettazione di questi mezzi di facile emotività, sono in gran parte da attribuire agli attori e all'insolito paesaggio hawaiano (nella concezione di città e non di mera meta turistisca). 
George Clooney (cult la sua corsa per mezza città), le giovani figlie interpretate da Shailene Woodley e Amara Miller, e il semi-ritardato Sid (il personaggio che ho più apprezzato) interpretato da Nick Krause, sono più che in forma e molto presi dalla storia. 
In definitiva un film col compromesso, che se accettato (e son sicuro che molti lo faranno) vi regalerà un bel film se no... ciccia!

Sono CO2 Neutral

Aderire a questa iniziativa è di una semplicità imbarazzante.
È così facile che mi permette di fare pure il copia/incolla del post dove dico che ho aderito.
E poi ti fa sentire una persona migliore.

Grazie ad un'iniziativa ambientalista promossa da DoveConviene.it posso finalmente annunciare che il mio blog è da oggi ad impatto zero!


L'iniziativa in questione si chiama "il mio blog è CO2 neutral" ed il suo funzionamento è molto semplice: il blogger dichiara la sua disponibilità ad abbattere l'impronta ecologica del proprio sito e DoveConviene.it, in collaborazione con iplantatree.org, provvederà a piantare un albero in zone soggette a processi di riforestazione.

L'effetto benefico di questa iniziativa è garantito. Ogni anno infatti un blog o un sito internet producono in media 3,6 kg di anidride carbonica, un albero invece è in grado di assorbirne ben 5 kg annui.

La partecipazione da parte dei blogger è totalmente gratuita ed il modo di aderire è semplice ed intuitivo.

DoveConviene è da sempre molto attento all'utilizzo consapevole della carta e alla tutela del nostro patrimonio boschivo. Grazie alla sua attività tutti i volantini pubblicitari delle principali catene commerciali di elettronica, sport, ipermercati come (piazza italia, conbipel, conforama, solo per citarne alcune) vengono digitalizzati e resi disponibili online, in maniera gratuita e consultabili sia su pc che su smartphones iPhone e Android, attraverso una comoda applicazione. Ecco alcuni esempi di volantini digitalizzati: 
Mediaworld -> http://www.doveconviene.it/volantino/mediaworld
Ikea -> http://www.doveconviene.it/volantino/ikea
Euronics -> http://www.doveconviene.it/volantino/euronics
DoveConviene vuole scoraggiare l'abuso di carta per fini pubblicitari e contribuisce a rendere più pulita la città. Per l'utente la comodità di poter accedere a tutte le offerte in qualunque momento, di poter rintracciare il punto vendita più vicino attraverso una pratica mappa e di poter conoscere rapidamente tutti gli orari di apertura, comprese le aperture domenicali.
Per chi vuole approfondire nel dettaglio sull'iniziativa vi invito a visitare http://www.iplantatree.org/project/7

16 febbraio 2012

Rambo - Ted Kotcheff


Intorno ai 6/7 anni per me la parola Cinema era l'equivalente di RamboNon sapevo chi fosse Sylvester Stallone, lui era solo Rambo, il fratello gemello di Rocky

Adoravo Rambo. Lo adoravo così tanto che da grande volevo fare "il rambo" di mestiere. Mi esercitavo a casa assaltando chiunque con coltello di plastica e fascia rossa in testa. Uccidevo spietati cattivi immaginari e strisciavo nella palude che si trovava tra il divano e la porta del balcone. Ricordo ancora le lacrime (poco rambesche) versate quando mia madre mi impedì di vestirmi da Rambo per carnevale. Diceva che non potevo andare a petto nudo per strada a febbraio. Diceva che avrei preso freddo. Quella folle di mia madre non mi capiva. Ma come poteva? Provai a spiegarle che se lo faceva Rambo ero obbligato a farlo pure io. Dovevo vestirmi così, era necessario, se no da grande non avrei mai potuto intraprendere quella carriera.
Ma non ci fu verso di farla ragionare, così dovetti ripiegare per un anonimo e banale cowboy.

Tutto ciò non ha nulla a che fare col film Rambo in sé. È solo un'inutile preambolo per farvi capire che io a parlare di Rambo, con cognizione di causa, "professionalità" e rigore, non sono e non sarò mai capace. Abbiamo un passato, io e Rambo, che non si può cancellare. Un film che da bimbo apprezzi perché è avventuroso, eroico e quant'altro, mentre da grande per il forte messaggio di denuncia che porta ecc. 
Ma non vado oltre, concludo solo dicendo che: 
Rambo è Rambo non ci sono cazzi. Prendere o lasciare!



Un messaggio per John Rambo:
Scusami Rambo se in questi anni ti ho un po' snobbato. 
Se ti ho messo in disparte per fare spazio ad altri eroi che sono giunti in seguito. Sappi che in questi anni di lontananza non ti ho dimenticato. 
Ti ho sempre portato con me. 
Tu sei e sarai sempre il primo, nonché l'unico che io abbia mai imitato (ok, confesso di aver imitato pure Karate Kid... ma solo un paio di volte e senza troppa convinzione, e poi solo per la mossa).
Scusa ancora.

Con sentito affetto,
Frank

p.s. - Salutami tuo fratello Rocky... che ci voglio bene pure a lui!

15 febbraio 2012

Sans laisser de traces - Grégoire Vigneron

Sans laisser de traces è un thriller dei nostri vicini francesi ed segna il debutto alla regia di Vigneron, sceneggiatore de Le avventure galanti del giovane Molière e de Il piccolo Nicolas.

Il film, nonostante abbia una storia impostata come si deve e soprattutto non preveda l'idiozia dello spettatore, ha purtroppo la pecca di non coinvolgere troppo. La direzione di Vigneron è convincente, la prova di Benoît Magimel è ottima e sfaccettata (fisicamente mi ha ricordato Sean Penn e un paio di volte il Dandi della serie Romanzo Criminale) e, non riuscendo a trovare il dove sia il problema, azzarderei l'ipotesi che l'intoppo sia dato dalla scarsa alchimia che tra Magimel e il suo collega François-Xavier Demaison, che stavolta risulta un po' spaesato e poco suo agio nella parte dell'amico-imbecille Chambon (ma è solo un'ipotesi, non sto andando a caccia di streghe).
Un film fatto bene, intelligente, intrigante ma comunque di scarso interesse...c'est la vie!

14 febbraio 2012

In amore niente regole - George Clooney

Con la sua terza prova, dopo Confessioni di una mente pericolosa e Good Night, and Good LuckClooney decide di abbassare i toni e di omaggiare la vecchia Hollywood di Cukor, Cary Grant e compagnia bella.
In amore niente regole a fine lavori risulta una garbata commedia, molto americana, in stile classico che tocca in egual misura sia il genere romantico che quello sportivo, omaggiando anche la nascita del Football Americano. L'abilità di Clooney e la sua versatilità, sia di fronte che dietro la macchina da presa, rendono la pellicola un più che discreto divertissement  che non dispiacerà certamente ai nostalgici... e visti gli scarsi risultati al botteghino devono essere davvero pochi.
Ottimo comunque il cast con Clooney, la sbarazzina Reneé Zellweger e lo spilungone (quello di The Office) John Krasinski
Film non paragonabile ai belli e impegnati Good Night, and Good Luck e il recente Le Idi di Marzo, ma comunque meritevole di una visione.
Ebbravo George!


Ovviamente l'orribile titolo italiano non ha nulla a che vedere con l'originale Leatherheads (Teste di cuoio), che si riferisce al caschetto di cuoio dei giocatori di Football dell'epoca.
Lo dico solo per saccenteria!

13 febbraio 2012

I tre moschettieri - Paul W.S. Anderson

Ho sempre seguito in modo quasi inconsapevole i film diretti da Paul W.S. Anderson.
Fino a I Tre Moschettieri, ho sempre visto i suoi film non perché fossero diretti da Paul (in genere scoprivo durante la visione che il regista era lui) ma perché ci sta Milla con abitino rosso che mena zombie, oppure perché ci sta Jason Statham che fa le gare con le macchine in prigione, o ancora perché si chiama Alien vs. Predator
Si, mi è bastato il semplice titolo!
I Tre Moschettieri invece l'ho visto perché è un film diretto da Paul W.S. Anderson... e perché si chiama I Tre Moschettieri (a me, non so per quale motivo, piacciono tutti i film tratti da I Tre Moschettieri... anche D'Artagnan di Hyams mi è piaciuto!), e perché ci stanno Mads Mikkelsen, Christoph Waltz e Milla che combatte col corpetto. 
Ma il motivo principale resta il tanto bistrattato Paul. Lo giuro!
Come avrete capito a me i film del regista di Newcastle piacciono e potete dire quello che vi pare, saranno i miei guilty pleasure se volete, ma con i suoi film mi sono sempre divertito alla grande.
Paul fin'ora mi ha dato quello che mi aspettavo, niente di più e niente di meno. Pure con questo nuovo trattamento del romanzo di Dumas ha fatto il suo sporco lavoro. L'ho trovato addirittura (con la consapevolezza che la fedeltà non è di casa... ci stanno le navi voltanti, che fedeltà si può pretendere?) molto rispettoso verso l'opera dello scrittore francese.
Anderson mischia tutto in modo quasi scientifico: bei combattimenti, un po' di humor, un po' di intrigo, tanta avventura, un pizzichino di steampunk, Milla col corpetto (e me l'aspettavo), costumi very cool e pure un po' di piratesco.
Un parco giochi cinematografico.

12 febbraio 2012

La Famiglia - Ettore Scola

Magnifico film di Scola che ripercorre la vita di Carlo, dal battesimo fino all'ottantesimo compleanno, della sua famiglia e della sua casa... con sfondo quasi un secolo di storia italiana.

Ambientato nella sua interezza all'interno della casa di Via Scipione l'Emiliano nel quartiere Prati di Roma (la via è fittizia ma verosimile) la pellicola è un ritratto poetico e pacato di una famiglia borghese, che vive, si evolve e muore tra i corridoi e le stanze dell'appartamento. La sceneggiatura firmata da Scola stesso con Scarpelli e Maccari sembra lavorare per sottrazione e, nonostante l'arco di tempo raccontato sia di circa 80 anni, riesce attraverso una serie di eventi simbolo a cogliere e restituirci una storia articolata, lunga e corale.
La regia di Scola è un perfetto esempio di equilibrio e di linearità, che permette lo scorrere del tempo con salti anche decennali senza disturbarne la visione (a tal proposito la quasi immutabile e dettagliatissima scenografia ne dà un senso di continuità maggiore).

Il cast è quello delle grandi occasioni. Nella parte di Carlo vi troviamo Andrea Occhipinti e Vittorio Gassman (sempre immenso!), Cecilia Dazzi e Stefania Sandrelli interpretano Beatrice, Massimo Dapporto e Carlo Dapporto sono chiamati a dare vita a Giulio, Jo Champa e Fanny Ardant invece interpretano Adriana. Si susseguono all'interno della casa anche: Ottavia Piccolo, Athina Cenci, Ricky Tognazzi, Philippe Noiret, Giuseppe Cederna, Sergio Castellitto e Renzo Palmer.

Da vedere.


Per tutto il film non sapremo mai qual è il cognome della famiglia.