31 marzo 2012

Young Adult - Jason Reitman

Al suo terzo lungometraggio da sceneggiatrice (il secondo con Reitman) Diablo Cody sembra che abbia sparato tutte le sue cartucce e che le promesse fatte con Juno siano rimaste lì. 

La pellicola pur parlando in maniera anche abbastanza seriosa di maturazione, di prospettive di vita ecc. non mi ha per niente convinto. Pedante, ripetitiva, scontata e fintamente "politicamente scorretta" (come a voler dire "guardate quanto ci vado giù pesante... faccio mangiare il cane direttamente dalle scatolette. fuck you!").
Ho parlato fin'ora solo di Diablo e della sua sceneggiatura perché credo che, in fondo, sia il perno cardine su cui si poggiano i problemi di questo film. Tant'è che sul buon Reitman non ho molto di che lamentarmi. La sua regia é senz'altro standard ma resta comunque in linea con il film, e poi su di lui sono ancora abbastanza fiducioso perché fino a Young Adult non mi ha mai completamente deluso... e se ve lo state chiedendo la risposta è si, a me Tra le nuvole è piaciuto.
La Theron non l'ho mai considerata una grande attrice, sicuramente è fregnissima ma non è l'attriciona che ti fa svoltare il film. Al massimo è l'attrice che fa quello che deve, come in questo caso.
Insomma cara Diablo anche stavolta ti meriti una bella ramanzina.

È stato definito da qualche parte come una metafora del sogno americano infranto, ma per ora ad essere infrante sono solo le mie... be, l'avete capito. 
Se volete, la mia definizione (totalmente freeware) per Young Adults è: MAPPERFAVORE!!!

30 marzo 2012

Romanzo di una strage - Marco Tullio Giordana

Marco Tullio Giordana è probabilmente il regista più adatto per un film di cronaca come questo. Come già ha dimostrato in passato, ad esempio con I Cento Passi o La meglio gioventù, è uno ben attento e che si trova a suo agio nel narrare le sfocate vicende che hanno caratterizzato l'Italia dal dopoguerra a oggi.

Con un tema così grosso e importante, altamente ambiguo e, soprattutto, irrisolto c'era alto rischio di fare la catastrofe. La storia della Strage di Piazza Fontana, senza entrare nello specifico storico che non è di mia competenza, è un vero casino. Una schiera di personaggi, di morti misteriose, di piste sbagliate, di fatti insabbiati, di negligenza e quant'altro. In pratica tutto il repertorio di nefandezze raccapriccianti cui noi italiani siamo stati (e siamo ancora) capaci... spesso son cose che abbiamo inventato noi, e c'è pure chi ne va fiero. Ma vabbè.

Il film di Giordana quindi è un vero e proprio romanzo. Una storia "basata" su fatti reali e documenti ma della quale non vi è alcuna certezza, solo supposizioni che forse rispecchiano la realtà. Una pellicola corale, che avanza negli anni, suddivisa in capitoli, dove le pedine e i casi messi in gioco (l'"incidente" Pinelli, l'omicidio Calabresi, la bomba del 12 Dicembre 1969 ecc.) sono tantissimi. Una struttura anche questa pericolosa perché, narrativamente parlando, si rischia di creare confusione e perdita di attenzione. 

Riprendendo la prima frase di questo post non mi resta altro che concludere dicendo che Giordana, per questo film, è perfetto. Tutti i rischi di sbagliare vengono largamente superati grazie a una sceneggiatura (di Giordana, Petraglia e Rulli) intrigante e appassionante (e che fa pure parecchio incazzare); una messa in scena sobria, attenta ai particolari e ben ritmata; una schiera di attori (Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni, Michela Cescon e Giorgio Tirabassi) bravi e molto convincenti.

Un film molto bello che per ora (e credo ancora per molto) è solo un Romanzo... un romanzo crudele e commuovente.

29 marzo 2012

SubUrbia - Richard Linklater


SubUrbia fu un macigno. Arrivò all'improvviso in quel particolare momento della vita dove ci si sveglia dall'incoscienza infantile e ci si catapulta nel mondo vero.
Era bastata un'estate e un passaggio repentino e velocissimo, e senza intermezzi, da Topolino a Dylan DogAvevo realizzato, praticamente dall'oggi al domani, che il mondo faceva schifo e che le uniche persone (Jim Morrison e Kurt Cobainche avrebbero meritato di vivere erano già morte.

SubUrbia entrò nella mia vita in quel passaggio e io mi ritrovai senza via di scampo. 
Mi vedevo di lì a poco (facevo le medie ma già pensavo al post-Liceo) a bazzicare il parcheggio del drugstore tutta la notte come i protagonisti del film. Il dramma, poco dopo, si amplificò quando mi resi conto che di drugstore aperti tutta la notte non ce n'erano. Non c'era manco il drugstore. Dove vivevo io c'era l'alimentari o la Despar. Senza contare che mia madre mi avrebbe preso a calci se non fossi rientrato a un orario decente.
Caddi in depressione e decisi di raggomitolarmi nelle camice a quadri e nei jeans strappati con Kurt che urlava Rape me nelle orecchie. 
Come per i ragazzi di SubUrbia mi sentivo incastrato. Non lo ero, sia ben chiaro, ma la sensazione era quella. Agivo per empatia e capivo benissimo il loro stato d'animo e la loro frustrazione di vivere in un buco di culo del Texas. 
Cazzo, io non potevo manco esternare la mia insoddisfazione alla vita in un parcheggio per tutta la notte! Loro si potevano ritenere anche fortunati.

Con SubUrbia non attuai un'ossessione alla Clerks (i due film anche se su toni diversi, hanno tematiche molto simili) perché era un film per me intimista. Da momenti di solitudine.

Poi arrivò il momento di varcare il cancello del Liceo e il primo anno passò e arrivò una nuova estate. 
Quell'estate trovammo il nostro muro del cazzeggio vicino a un simil-drugstore (in realtà un Alimentari) aperto (quasi) tutta la notte... e non era per niente deprimente. Ok, forse un po' lo era ma almeno avevamo anche noi il nostro angolo.


28 marzo 2012

Soldi sporchi - Sam Raimi

Il Sam Raimi pre-Spiderman ha affrontato vari generi. Dall'horror con venature comiche e grottesche, al fantastico con venature horror, al western fino addirittura allo sportivo/romantico. Soldi sporchi (A Simple plan in originale) è un noir a tutto tondo.

La trama è la classica storia di un uomo comune che si ritrova in una situazione anomala e fuori dall'ordinario, delle difficili scelte morali che deve intraprendere, degli errori e delle azioni drastiche che deve (o vuole) compiere. RaimiScott B. Smith, autore del romanzo e della sceneggiatura, costruiscono il film con un forte senso del ritmo, con una certosina attenzione ai meccanismi del genere (la regia in questo senso è perfetta), e sono ben accorti nel non lasciare mai un buco di stallo nello sviluppo della vicenda e nel delineare i caratteri dei protagonisti. Più che del protagonista (interpretato da Bill Paxton) ho molto apprezzato il personaggio del fratello redneck di questi (un grande Billy Bob Thornton) e della moglie (Bridget Fonda). I due sono infatti altamente e stupidamente umani. Pieno di dubbi, raggirato, sincero e spietato il primo e moralmente ambigua e calcolatrice la seconda.

Un gran bel film, che più di una volta mi ha ricordato Fargo dei fratelli Coen... così, tanto per dire.

27 marzo 2012

Bed Time - Jaume Balagueró

Dopo gli adrenalinici e claustrofobici [Rec] e [Rec]², Balagueró si butta nel thriller e tira fuori una storia si cattiva ma anche tanto umana.

Il protagonista della vicenda (il grande Luis Tosar) è infatti la dimostrazione di quali meschinità possa escogitare una persona, di quali infidi pensieri è capace la mente umana e tutto per motivi prettamente egoistici. Una sorta di esplorazione del male rappresentata da un individuo che non rispecchia per niente i canoni prestabiliti.

Tutta la pellicola è giocata sulla tensione, con molti colpi scena talvolta capaci di passare dal brivido a toni più grotteschi. Balagueró registicamente non fa niente di veramente particolare, però è bravo nel mantenere sempre alto il ritmo e nell'impastare questi colpi di scena senza farli cozzare tra loro.

Un ottimo thriller e badate che sotto sotto c'è molto di più!

26 marzo 2012

Hysteria - Tanya Wexler

Hysteria narra, romanzando parecchio, della nascita del vibratore.
Si tratta in fin dei conti di una commedia romantica e la cosa mi ha leggermente spiazzato  poiché ho appreso questo durante la visione. In realtà mi aspettavo un qualcosa di più scandalistico. Ma è andata bene lo stesso.

Tanya Wexler mette su una commedia adatta a tutti, con un bel ritmo, dialoghi frizzanti e con una messa in scena abbastanza classica e funzionale. Ottimi gli attori e in particolar modo Maggie Gyllenhaal, che sembra quasi riprendere la parte di Vero come la finzione - ma ci tengo a sottolineare il "quasi".
Anche se ripeto è una storia che si discosta molto dalla realtà dei fatti, resta interessante per il "fattore storico dell'isteria" (all'epoca considerata una vera e propria malattia) e della masturbazione, la quale non aveva alcuna accezione sessuale ma prettamente clinica e di conseguenza praticata per puro scopo medico.

In poche parole un film gradevole, divertente e intelligente. Mi ha ricordato per certi versi Lady Henderson presenta di Stephen Frears e Morti di salute di Alan Parker.

25 marzo 2012

Il giorno dopo la fine del mondo - Ray Milland

Nel 1962 anno in cui venne girato Panic in Year Zero! (titolo originale) si era in piena Guerra Fredda e la paura che questa si trasformasse in Guerra Atomica era costante.

Ovviamente la pellicola diretta dall'attore Ray Milland è un b-movie poverissimo, ma l'accuratezza della costruzione e il suo mantenersi il più verosimile possibile lo rende un film divertente e che si fa seguire, anche con un certo piacere. Certo c'è da tener presente che non ci sono effetti speciali (visti gli scarsi mezzi è pure una cosa buona) e che comunque è un film dei primi anni '60 e di conseguenza qualsiasi tipo di violenza non la si poteva ancora sbattere in faccia al pubblico. 
Mi è piaciuto invece il modo in cui viene rappresentato una possibile risposta dei sopravvissuti ad un attacco atomico, con questi che abbandonano tutti e in modo quasi istantaneo ogni forma di civiltà, distruggendo in un attimo secoli di duro lavoro, e lasciandosi andare a sopraffazione e violenza. C'è chi come i Milland - cioè i perfetti piccolo borghesi americani - che, pur facendo la loro parte di menefreghismo e indifferenza, in qualche modo cercano di mantenersi il più possibile umani nell'attesa del ritorno dell'ordine costituito. Trattasi di una visione ormai usata e abusata, ma il considerare che all'epoca i post-atomici non esistevano mi ha fatto intenerire.

Il giorno dopo la fine del mondo ad oggi resta un b-movie - non un cult - anche abbastanza ingenuo, ma che può divertire se non ci aspetta molto.

24 marzo 2012

Ombre e nebbia - Woody Allen

Ombre e nebbia è forse uno dei film meno conosciuti della produzione alleniana nonché uno dei più singolari.

Woody in questo film, ambientato in una sconosciuta e nebbiosa cittadina mittleuropea degli anni '20, rende omaggio al cinema espressionista tedesco e in particolar modo al capolavoro di Lang M - Il mostro di Düsseldorf. Ovviamente siccome trattasi di Allen tutto è in forma parodistica e più che della trama prettamente thriller (l'affannosa ricerca dello strangolatore) spesso si devia verso altre tematiche come la religione, l'intolleranza, la sessualità, l'arte, il caso e la massa, rappresentata come totalmente idiota. Su quest'ultimo punto (quello della massa) c'è forse in Allen la voglia di prendersi gioco della popolazione europea del periodo in cui è ambientato il film, rea di aver permesso e anche appoggiato - volontariamente o non, ma poco importa - la nascita dei totalitarismi.

Tutta l'azione si svolge in una turbolenta notte di nebbia, i personaggi si muovono coralmente e sono tante le storie che vengono messe in scena, con un gioco ad incastri che talvolta spiazza. Woody sfoggia un cast d'eccezione e dai nomi altisonanti anche in parti veramente minuscole (Mia Farrow, John Cusack, Kathy Bates, Jodie Foster, Madonna, John Malkovich, Donald Pleasence, Lily Tomlin, John C. Reilly e William H. Macy). Ottimo anche il contributo tecnico alla pellicola che, grazie alle scenografie completamente ricostruite di Santo Loquasto e alla fotografia di Carlo Di Palma, fa sembrare Ombre e nebbia un film appartenente al periodo espressionistico.
Da vedere.

23 marzo 2012

Susanna - Howard Hawks

Susanna (Bringing Up Baby in originale) è l'esempio perfetto di quella che viene definita una screwball comedy. Ovvero una commedia imprevedibile, in voga tra gli anni trenta e quaranta, sottogenere della commedia classica e parente della commedia sofisticata, con elementi di slapstick (derivati dal muto) e duetti verbali spesso al limite della decenza sociale (per l'epoca ovviamente).

Susanna, ormai un classico riconosciuto (anche se fu un flop alla sua uscita), è forse una delle commedie più divertenti e bizzarre della storia del cinema. Gran parte del merito (senza sminuire l'eccellente scrittura e la regia ritmatissima Howard Hawks) va all'affiatatissima coppia di attori Cary Grant e Katharine Hepburn. È proprio grazie alla loro alchimia che le gag, un misto incredibile di intelligenza e follia, prendono vita e funzionano. 

Susanna è un grande classico da vedere che, a quasi 75 anni dalla sua realizzazione, non perde un briciolo della sua energia e della sua forza comica. 
Vi sfido a dire il contrario!

22 marzo 2012

Clerks - Kevin Smith


This job would be great if it wasn't for the fucking customers.

Il mio rapporto con Clerks è stato, in passato, un qualcosa molto simile all'ossessione.

Arrivò nelle mie mani per caso, in un periodo durante il quale registravo random i film che passavano di notte in televisione. Nel 1996 su Italia 1, verso le 4 di notte, trasmisero Clerks e il timer del videoregistratore partì piratamente immortalando quello che da lì a pochissimo sarebbe diventata una vera a propria religione.
Come potete immaginare fu amore a prima vista, una folgorazione  mistica e istantanea che mi portò a voler diventare esattamente come Randal e prendere per il culo tutti i clienti della mia videoteca.

Presi, da bravo missionario, l'oneroso compito di portare altri adepti al culto di Clerks
La tecnica era sempre la stessa. Prima cercavo di inserirlo in qualsiasi discorso con nonchalance, poi facevo una faccia stupita seguita da una frase del tipo "NON HAI MAI VISTO CLERKS?", poi sciorinavo qualche battuta e poi offrivo, al mal capitato di turno, il favore e l'onore di visionarlo insieme. Quasi tutti quelli che conoscevo all'epoca l'hanno visto (non tanto per la mia tecnica di persuasione ma perché so essere veramente rompipalle se mi ci metto)... quasi nessuno è divenuto un vero fedele.

Ora ho leggermente abbandonato la mia personale crociata ma, anche se le visioni del film sono di molto diminuite (comunque resta il film che ho più visto in vita mia), ancora oggi quando sento qualcuno dire che non conosce Clerks la mia mascella si allunga, gli occhi mi si spalancano e dalla mia bocca urlo "NON HAI MAI VISTO CLERKS?".

21 marzo 2012

Mr. Smith va a Washington - Frank Capra

Diretto nel 1939 da Frank Capra, Mr. Smith va a Washington è sicuramente uno dei film più importanti del regista Italo-Americano.

Pur risultando, come altri film di Capra, un tantinello schematico e didascalico, la pellicola colpì - e colpisce tutt'ora - per la sua critica verso la classe politica corrotta e opportunista. La visione che ci offre Capra, attraverso la memorabile interpretazione di James Stewart, è quella del singolo che alza la voce e, attraverso una dura lotta (che culmina nella famosa scena del discorso "infinito" al Senato), denuncia e mette a tacere chi detiene il potere, ristabilendo così la democrazia. 
Una specie di preambolo di quello che accadrà da li a poco con la lotta ai totalitarismi europei?

Comunque una pellicola/inno di democrazia e di onestà... che non farebbe male far passare più spesso in TV, con la remota speranza che almeno uno tra tutti quelli che ci rappresentano lo veda per sbaglio!

20 marzo 2012

Il Sospetto - Alfred Hitchcock

Il Sospetto è uno dei tanti capolavori del maestro Britannico.

Riprendendo in parte il discorso fatto appena un anno prima con Rebecca (i due film sono molto similari nella trama), Hitch costruisce un giallo poggiando quasi tutto lo svolgimento su quella sottile linea di dubbio che corre tra la paranoia e la realtà. 
Il sospetto appunto. 
Il sospetto che la persona che Lina (una meravigliosa Joan Fontaine) ha velocemente e frettolosamente accolto nella sua vita (l'inafferrabile e ambiguo Johnnie, interpretato da Cary Grant), sia ben altro da quello che immaginava. Tutta la pellicola si erge sull'ossessione della donna, un'ossessione che Hitch accentua fino ad esacerbarla e che mantiene sempre, e solo come lui è stato capace di fare, senza svelarne mai la verità così da tenerne vivo e teso lo svolgimento.

Esemplare la scena del latte incandescente - forse sicuramente la più famosa del film e che vale da sola la visione - con la geniale idea di inserire una lampadina nel bicchiere così farlo risaltare e accrescere il sospetto, il dubbio e la paranoia nello spettatore. Scena, tra l'altro, ad oggi (e ormai per sempre) mai risolta. 

Peccato solamente per il finale impostogli e odiato da Alfred stesso, un finale che in effetti risulta essere ben distante dai canoni a cui ci ha abituati. 

Grandissimo film.

19 marzo 2012

Scandalo a Filadelfia - George Cukor

Basta un solo motivo per vedere Scandalo a Filadelfia e quel motivo è: Cary Grant e Katharine Hepburn (senza contare che c'è anche James Stewart).

Il film è un classico esempio di quel genere che viene chiamato Commedia del Risposarsi (la traduzione letterale di Comedy of Remarriage), genere che vanta tra le sue fila anche un altro classico, sempre con Grant e la Hepburn (e di soli due anni prima), dal titolo Susanna
La pellicola è tratta da una pièce teatrale di successo, ed è un susseguirsi di equivoci, battute al vetriolo e almeno un paio di scene memorabili (l'inizio con la manata in faccia e quella con la Hepburn ubriaca).

Insomma siamo di fronte ad un grande Classico del cinema americano,  una grande commedia (definita sofisticata), diretta da un grande che di nome fa Cukor e con degli attoroni ormai entrati nella leggenda.

Non credo sia necessario aggiungere altro.


CULT!

18 marzo 2012

La peggior settimana della mia vita - Alessandro Genovesi

La nuova commedia italiana è ormai un fenomeno più che assodato. Nel giro di pochi anni ha conquistato il mercato e ha creato un codice ben identificabile. 
Abbiamo infatti gli stessi attori, stessi registi, la crisi come tema portante (d'amore, economica ecc.) fino alle locandine tutte uguali. La volgarità è stata leggermente accantonata per adeguarsi ad un pubblico più "maturo" e stanco dei cinepanettoni ma che comunque vuole uno svago simile a quello offerto dalla tv.

La peggior settimana della mia vita come ci si poteva aspettare entra appieno nella "nuova commedia". Anche se Genovesi è al suo debutto, bisogna tenere presente che trattasi pur sempre dell'autore della pièce da cui è stato tratto Happy Family di Salvatores... quindi in qualche modo il cerchio si chiude.

La struttura del film è quanto di più televisivo mi sia capitato di vedere. È costruito quasi a sketch, tra il grottesco e il tristissimo (non nel senso drammatico ma nel senso che vorrebbe far ridere ma non ci riesce), della roba molto simile alle sitcom Camerà Caffè e Love Bugs (mi riferisco però alla sola comicità e non alla tecnica di ripresa che invece è classica).
L'operazione, almeno negli intenti, poteva essere anche interessante ma così non è, e abbiamo qualcosa di peggio della solita solfa. Le battute raramente fanno ridere, le situazioni sono vecchie e già viste in pellicole come Ti presento i miei (ma senza manco avvicinarsi)  e si arriva anche a toccare il fondo con la comicità delle bucce di banane. 
Tra gli attori l'unico, più o meno, a suo agio è Fabio De Luigi, che però interpreta sempre lo stesso personaggio da finto tonto. Alessandro Siani risulta sempre fuori luogo e costruito, mentre la Capotondi è imbolsita e quasi affannata.

Totalmente evitabile.

17 marzo 2012

Crimini e misfatti - Woody Allen

Nel 1989 Woody Allen firma la regia di Crimini e misfatti un film dalle varie sfaccettature, un esemplare mix di commedia e dramma con punte di vera e propria tragedia, in perfetto stile dostoevskijano.

Qui Allen, nella splendida cornice di una Manhattan dai colori autunnali e a tratti cupa, esplora l'ambiguità morale. Due sono le storie smesse in campo da Allen, due storie parallele che si incroceranno solo alla fine, nelle quali i due protagonisti si troveranno a dover affrontare delle scelte difficili. Immensa la figura della religione, che attraverso le sembianze di un rabbino che sta perdendo la vista, resta cieca e di nessun aiuto per i propri fedeli. 
Eppur si ride, sempre amaramente, ma si ride, nonostante tutto, nonostante l'umanità non sia poi trattata benissimo e nonostante le speranze per essa siano ben poche. Sembra quasi che Allen voglia dirci che in fin dei conti, non ci resta altro da fare.

Film annoverato giustamente tra i migliori del regista newyorchese e, forse, proprio da qui parte nella sua indagine dell'inquietudine che ha caratterizzato parte della sua recente produzione.

16 marzo 2012

Un anno da leoni - David Frankel

Un anno da leoni è l'esempio della cosa da non fare quando si ha a disposizione tre comici di spessore come Steve Martin, Jack Black e Owen Wilson, e cioè annullarli completamente non facendoli fare quello che sanno fare meglio... cioè far ridere. 
In The Big Year non si ride mai, al massimo si hanno dei piccoli spasmi facciali che potrebbero assomigliare a dei ghigni, ma ghigni non sono. 
La scelta di Frankel è sicuramente coraggiosa quanto suicida, così come è coraggioso far girare tutto il film attorno al Birdwatching (osservare gli uccelli, nel senso di volatili). E il punto non è tanto nell'hobby dei tre protagonisti, che poteva essere anche molto interessante da un punto di vista comico, quanto nel renderlo dannatamente troppo serio. L'ho capito che il voyeurismo volatile è una metafora per la ricerca di se stessi, di valori o per il personaggio di Bostick è invece un'ossessione/dannazione. Ma in tutta sincerità mi aspettavo più gag e più verve, invece che paesaggi (comunque molto belli) e massime sulla vita.
Se avete intenzione di vederlo è inutile sperare in qualcosa "da sganasciarsi", solo così potrebbe forse risultarvi un bel film. Ho detto forse.


Per i fan delle serie Community e The Big Bang Theory vi sono due particine per Jeff Winger alias Joel McHale, e Sheldon Cooper alias Jim Parsons.

15 marzo 2012

Tartarughe ninja alla riscossa - Steve Barron


Quattro Tartarughe sempre pronte sempre all'erta come i ninja...ninja
Quattro Tartarughe tutte identiche d'aspetto tutte ninja... ninja
Per la pizza vanno pazze sai e ne mangian sempre più che mai

Le mitiche Tartarughe Ninja hanno educato (tutti noi dell'epoca sappiamo chi sono Donatello, Raffaello ecc. solo grazie a Splinter) e intrattenuto schiere di ragazzini affamati di arti marziali in quei primi anni 90'. L'arrivo del Film, che avallavano la teoria che le Tartarughe Ninja esistessero davvero (se esistevano sullo schermo significava automaticamente che esistevano anche nella realtà, come Robocop), fu una delle cose che più ho atteso in vita mia, roba da X sul calendario. Fu affidato, come al solito, a mio padre (che in queste occasioni subiva anche la beffa della rinuncia al riposino pomeridiano) l'ingrato compito di portare al cinema bimbi eccitatissimi, sia per il film che per un alto tasso di glucosio nel sangue, mentre mia madre e mia zia ne approfittavano per deliziarsi nell'altro cinema con  un film più "da grandi".
Ricordo con precisione che la sala era piena da scoppiare, anche se le teste che spuntavano dalle spalliere dei sedili erano relativamente pochissime.
Ogni tanto qualcuno gridava kawabonga o pizza ninja e solo ora, dopo 20 anni, mi viene da pensare ai mal di testa che quei poveri genitori hanno dovuto sopportare in quella geldra infernale di marmocchi assatanati e iperattivi.

Ah, il film è ancora una figata... o forse no. Ma chissenefrega!

UOU UOU Il gruppo dei ninja 
UOU UOU coraggio ci dà 
UOU UOU Il gruppo dei ninja 
UOU UOU giustizia faràaaaaa... Ninjaaaaaa



In seguito il mio preferito divenne Tartarughe Ninja II, ma è un'altra storia.

14 marzo 2012

Paris Express - Hervé Renoh

Commediuola Francese che ricalca molto il Bessoniano Taxxi.

A grandi linee il film si lascia guardare e, anche se siamo sempre nel "niente di che", ogni tanto qualche sorriso te lo strappa. La pellicola di Renoh batte quindi un ferro già caldo, si perde spesso nella confusionaria trama, nella ripetizione di alcune gag che condiziona parecchio l'azione e una comicità fin troppo francese quindi non proprio esportabile. 
La sensazione di déjà vu è sempre in agguato. 

La regia non ha nessun merito particolare, ma almeno si limita ad essere funzionale alla storia senza strafare.
Bravo però il protagonista Michaël Youn (mi ha ricordato fisicamente Andy Serkis) che solo con quella faccia risulta perfetto per il ruolo.

13 marzo 2012

The Grey - Joe Carnahan

Dopo l'action cazzeggio di Smockin' Aces e A-Team (non ne parlo in modo dispregiativo, sia ben chiaro) Carnahn, con The Grey, torna ad essere serio, anzi serissimo, per non dire tetro, come già ci aveva stupito col suo bellissimo e brutale Narc.

Lo scontro messo in scena è quello ormai millenario dell'uomo contro la natura, con l'animale meno adatto a vivere nel selvaggio (per l'appunto l'uomo, ancora di più se civilizzato) alle prese con freddo, scarsità di cibo e famelici e vendicativi lupi. The Grey è un film teso, dall'inizio alla fine. Caranahan lascia veramente pochi spiragli per tirare un sospiro di sollievo, mostrando spesso l'inesorabile con glaciale freddezza. Tutto il film è appoggiato sulle possenti e sapienti spalle di Liam Neeson che, come avrete notato, ben si presta nelle parti dell'uomo vissuto e turbato. 
Un buon film di intrattenimento, con un sapiente uso dell'ambientazione ostica ma bellissima dell'Alaska, un'ottima calibrazione del ritmo e in linea di massima credibile. 
Tra Alive (che viene verbalmente citato), Cliffhanger e pure un pizzico di Frozen!

12 marzo 2012

X-Men: L' inizio - Matthew Vaughn

Interessante questo prequel della saga iniziata da Singer, che dopo i primi due ottimi capitoli (per l'appunto diretti dal regista de I Soliti Sospetti) si era un po' persa nel confusionario terzo episodio e nell'orribile spin off Wolverine.

Come si intuisce dal titolo si torna alle origini, raccontando la genesi degli X-Men. Come per i film diretti da Singer anche in questo caso mi è molto piaciuta l'attenzione data alla caratterizzazione dei personaggi e, in particolar modo, a quella data ai due protagonisti Xavier e Magneto (interpretati ottimamente da McAvoy e Fassbender). Ho notato quindi un certo interesse da parte di Vaughn di non creare un semplice prodotto tutto effetti speciali, ma la voglia di dare alla pellicola un minimo di spessore, insomma qualcosa che non sia prettamente ludico da usufruire a cervello spento.

Ho urlato di gioia col cammeo di Hugh Jackman che fredda l'entusiasmo di Xavier e Magneto con un lapidario "Go Fuck Yourself!"


11 marzo 2012

Renegade, un osso troppo duro - Enzo Barboni

Me lo ricordavo molto più divertente Renegade, invece è un pelo troppo serioso rispetto ai classici in coppia con Bud Spencer o in solitario, come per Poliziotto Superpiù.

Non si ride, c'è pochezza d'azione, tutto sembra molto Walker Texas Ranger, ci sono i bikers bonaccioni e tanti cliché southern buttati un po' a casaccio... primo fra tutti Simple Man dei Lynyrd Skynyrd, piazzato in quasi tutte le scene e un po' alla come capita.
La pellicola è anche tristemente nota perché vi prese parte Ross Hill, figlio adottivo di Terence, che lasciò questo mondo giovanissimo pochi anni dopo il film.

Renegade si inserisce nel filone di film per ragazzi anni '80, senza infamie, senza lodi e senza annoverarsi tra gli imprescindibili della coppia Bud Spencer e Terence Hill (anche i film dove sono separati, e per ragioni che non vi sto a spiegare, io li considero della coppia).

10 marzo 2012

Hugo Cabret - Martin Scorsese

Scorsese dopo aver indagato la fabbrica dei sogni attraverso due appassionanti documentari (Viaggio nel cinema Americano e Il mio viaggio in Italia) questa volta la omaggia. 
Hugo Cabret è una fiaba che racconta gli albori del cinema e in particolare la figura di quel genio, e precursore degli effetti speciali, di George Méliès.

Scorsese, nonostante una parte del film sia basata su eventi reali (Méliès veramente finì a vendere giocattoli alla stazione e veramente venne riscoperto da un giornalista), costruisce quasi in toto un mondo fantastico, fuori dalla realtà, un vero e proprio microcosmo patinato - vi sono inserti anche steampunk - dove far vivere l'avventura e la scoperta del piccolo Hugo. La macchina da presa di muove sinuosa, attraverso piani sequenza e soggettive vertiginose (e sembra quasi che Martin voglia dirci che se ci fossero state le possibilità, anche Méliès avrebbe usato tutti quegli stratagemmi per stupire il pubblico). Ma, benché mi sia impossibile affermare che il film sia brutto o non riuscito, devo ammettere che l'ho trovato poco appassionante e un po' troppo pedante e stantio nella prima parte, nella quale si indugia fin troppo sul patetismo. Più interessante invece la seconda parte che, con l'avvento del tema cinematografico, ha dato una svegliata alla mia attenzione. 

In fin dei conti quindi un film per ragazzi, carino, dai buoni sentimenti e tecnicamente impeccabile. 
Mi rammarico di non averlo potuto vedere da piccolo!

09 marzo 2012

L'arrivo di Wang - Manetti Bros.

L'arrivo di Wang è il ritorno dei Manetti Bros. al cinema a ben 6 anni di distanza da Piano 17
Con L'arrivo di Wang i Manetti, oltre a continuare nella loro opera di militanza cinematografica indipendente e appassionata al genere, esplorano anche il CGI (in parole povere gli effetti speciali fatti al computer, ormai abusatissimi all'estero ma quasi del tutto assenti nel panorama italiano).
L'arrivo di Wang quindi segna un tassello importante nel cinema nostrano che, nonostante l'estremo e consueto ritardo, finalmente arriva ad usufruire di una tecnica ormai entrata nel quotidiano del cinema di mezzo mondo.

L'esperimento (ovvero il film) si può dire riuscito. 
Un'idea semplice ed economica, attori principali bravi (Ennio Fantastichini e Francesca Cuttica), una buona dose di tensione, un CGI di buona fattura e che non scade nel ridicolo (ci tengo a ricordare che una prestazione del genere è praticamente un miracolo qui in Italia) con in più tanta voglia di creare e di dimostrare che un altro cinema qui da noi è possibile. La pellicola dei Manetti però non si limita solamente all'esperimento o ad una concezione prettamente ludica - che comunque resta importante - ma vuole anche indagare su una tematica come quella del pregiudizio e delle sue innumerevoli sfaccettature, donando all'operazione uno spessore. Ovviamente i difetti derivati da un budget risicato non mancano, ma vi assicuro che non inficiano molto il piacere della visione.
Quindi un plauso ai Manetti è doveroso, sia per il coraggio che per la tenacia di portare avanti una ben precisa idea di cinema, anche se questa è controcorrente e controproducente (almeno su livello economico).


Vorrei anche cogliere l'occasione per ringraziare l'ufficio stampa del film Reggi&Spizzichino, anche loro anomali nel panorama italiano per l'inconsueta attenzione che danno ai blogger indipendenti.

08 marzo 2012

True Lies - James Cameron



Non molto tempo fa sul blog ilgiornodeglizombie si parlava di True Lies. Il relativo post mi aveva portato, nei suoi commenti, a esternare la voglia di rispolverare la mia vecchia VHS del film e vedermelo. 


Mettere in atto questa mia voglia però significava farmi 456 km di viaggio, spolverare la VHS e cercare di ridare vita al videoregistratore. Il giorno seguente mentre mi scervellavo per venire a capo di questo mio dilemma, ecco che la provvidenza, sotto forma di bancarella distante soli 5 minuti a piedi da casa mia e al costo di 3€,  mi offriva il DVD di True Lies.
Dio, il destino, Tom Savini o chi per lui, aveva risposto alle mie preghiere.

True Lies me lo ricordavo ancora alla perfezione. 
È divertente, intrattiene alla grande e ti fa venire voglia di prendere James Cameron per le orecchie e intimargli di tornare a fare i film che piacciono a me.
Tutto il film è votato all'intrattenimento puro, un cinema giocoso e che non stanca. Ogni singolo dettaglio è curato alla perfezione, mentre le imperfezioni sono quel qualcosa in più che danno alla pellicola lo status di cult. Sì, perché per me True Lies è un cult. È inutile che continui a dirvi quanto sia divertente e sexy il balletto di Jamie Lee Curtis o di quanto sia weird vedere Schwarzenegger ballare il tango. 
Vi dico solo, sempre se non l'avete già fatto, di: 1) recuperare True Lies, 2) sorvolare il fatto che questo mio invito potrebbe essere visto come istigazione a delinquere, e 3) godervi lo spettacolo.
E che Spettacolo!


la gif l'ho ignobilmente rubata dal blog di Lucia
(perdonami il furto, ma è troppo bella)

07 marzo 2012

Finalmente Maggiorenni - Ben Palmer

Tratto da una sit-com britannica, The Inbetweeners (che con l'aggiunta di Movie forma anche il titolo originale del film) è il classico film sull'iniziazione sessuale. 

A differenza di predecessori quali American Pie et similia, c'è da tener presente la matrice anglosassone ed Europea del prodotto. Tale matrice fa in modo che il film non sembri una semplice fiera di porcate e volgarità tirate fuori con lo stampino. 
Pensate, che abbiamo anche una storia e delle situazioni abbastanza credibili!

Le figure di merda che i quattro sfigati protagonisti si tirano addosso non sono molto dissimili da quelle dei loro cugini americani, questo è vero, ma i caratteri datigli e la naturalezza che hanno nel buttarcisi a capofitto lo rendono molto più genuino e empaticamente divertente.
Il film risente un po' del passaggio dalla tv al cinema, si denotano abbassamenti di ritmo e di allungamento del brodo in certi passaggi, ma ci troviamo comunque sopra la media.
Cazzata godibile, anche per chi non ha seguito mai le avventure del fastidioso nerd Will, del sempre innamorato Simon, dell'idiota Neil e del maniaco sessuale Jay.

06 marzo 2012

The Hunter - Daniel Nettheim

Lo scontro di un uomo contro la natura, contro la società della quale è ospite, contro le multinazionali e contro se stesso. 

Willem Dafoe interpreta il cacciatore solitario (un killer assoldato per eliminare l'ultima tigre della Tasmania vivente), dal passato oscuro e dal carattere freddo. Un uomo metodico che non lascia tracce. Contro di lui praticamente tutti, tranne la famiglia che lo ospita e che ne scioglierà lentamente il cuore diventando surrogato del padre sparito da tempo (e al quale era stata affidata la sua stessa missione).
Questo è The Hunter

The Hunter purtroppo l'ho trovato un film incompleto e diviso in due parti. Molto bella, suggestiva e intrigante la parte herzohiana, quella che vede l'uomo da solo nella natura selvaggia alla ricerca del Tilacino (che forse manco esiste più). Molto meno interessante, invece, la parte domestica e cittadina che, oltre ad essere poco intensa nei rapporti tra i personaggi, risulta anche poco credibile.
Quindi un lavoro riuscito a metà quello di Nettheim, che deve sicuramente ringraziare il sempre bravo Willem Dafoe (molto a suo agio in parti ambigue come queste), l'onesto Sam Neil (che viene poco sfruttato), Frances O'Connor (mia vecchia fiamma post-adolescenziale dopo Amore e altre catastrofi) e le magnifiche bellezze naturalistiche della Tasmania.

Secondo me non supera la sufficienza!

05 marzo 2012

Quasi amici - Olivier Nakache, Eric Toledano

Tratto da una storia vera, Quasi Amici funziona per la sua qualità di essere universale e parlare al grande pubblico. Il film è la storia di due uomini (anche abbastanza stereotipate) opposti ma entrambi prigionieri della vita e che proprio grazie ai loro problemi riescono ad unirsi e instaurare un rapporto incredibile, genuino e sincero. 

È facile quindi intuire il perché questo film abbia battuto qualsiasi record di incassi in Francia. Nakache e Toledano (registi del simpatico Summer Camp) costruiscono un film che difficilmente lascia indifferenti gli spettatori, merito di questo va anche alla sdrammatizzazione, attuata attraverso la figura bonaria e al confine del politicamente scorretto di Driss (Omar Sy), che alleggerisce di non poco i temi trattati.

Un dramedy che canta l'inno alla vita.

04 marzo 2012

Poliziotto superpiù - Sergio Corbucci

Quando nel cast di un film figurano Bud Spencer e Terence Hill (o  anche solo uno dei due) già sappiamo cosa ci aspetta. I film dei nostri eroi, dal super cult Trinità in poi, hanno avuto un escalation di weird difficilmente riscontrabile in altre filmografie. E gli anni '80 si possono considerare l'apice di questa discutibile condotta.
C'è da dire però che i due sono sempre rimasti fedeli alla linea, non hanno mai ingannato, non hanno mai preteso niente e sfido chiunque a dirmi che da piccolo non gongolava quando alla tv davano un film con il mitico duo. 
(Lo Chiamavano Trinità resta comunque un discorso a se stante perché è un film epocale)

Poliziotto Superpiù vede nel cast la presenza del solo Terence Hill, in questa occasione in coppia con Ernest Borgnine. Il film è rimasto come me lo ricordavo, una cazzata poverissima, girata alla buona, con una sceneggiatura ridicola (per non dire priva di senso) ma al tempo stesso adorabile. 
Sulla regia di Corbucci non mi pronuncio e dichiaro il silenzio stampa.

A migliaia sono i momenti "talmente brutti da essere cult" o se vogliamo solo weird, così come cult il main theme dei fratelli La Bionda "Super Snooper".

"Sooopah Sooopah!!!"

03 marzo 2012

The Woman in Black - James Watkins

Tornano sul Cinema Spiccio sia James Watkins (avevamo tanto apprezzato il suo Eden Lake) che la Hammer (quest'ultima ci aveva allietato con il remake Let me in e orripilato e deluso con Wake Wood).
Le due forze insieme, con l'aiuto della matrice letteraria ad opera di Susan Hill, portano a casa un vero lavorone. Un horror dal sapore antico, ben confezionato, con tutti gli elementi ben calibrati e usati alla perfezione, che almeno in un paio di occasioni fa scattare qualche sussulto.

Watkins gioca bene le sue carte buttandosi nel classico e nel gotico e richiamando, nella messa in scena, proprio i vecchi film che hanno reso celebre la Hammer. Riutilizza ancora quegli escamotage che risultano ad oggi, nonostante gli ormai abusati effetti chirurgici/gore degli ultimi anni, funzionanti e funzionali. Il paesino sperduto, il popolo ritroso, morti misteriose e una vecchia storia che è meglio non rivangare. Poi case lugubri, un po' di nebbia, il vento, strane ombre, un attore bravo e credibile (Daniel Radcliffe mi ha proprio stupito), alcuni rumori sospetti et voilà, il gioco è fatto. 
Classico, semplice, efficace ma al tempo stesso moderno.

Un'operazione quindi riuscita che appaga le alte aspettative (sia in Watkins che nella Hammer) che mi ero posto.

02 marzo 2012

50/50 - Jonathan Levine

Bellissimo!

50/50 è il risultato di un'alchimia quasi divina data dalla combinazione di attori, azzeccati e bravi, e una sceneggiatura che definire perfetta è forse poco.

Partiamo dalla sceneggiatura.
L'autore Will Reiser ha veramente passato le pene dell'inferno, ma a parte questa nozione che potrebbe pure non essere così importante, c'è da dire che è riuscito nell'incredibile impresa di scrivere la storia di un ragazzo a cui viene diagnosticato il cancro in modo spontaneo e naturale (il classico caso di semplice ed efficace). Dico spontaneo perché la pellicola è esente da qualsiasi ricatto e/o mezzuccio spesso usato per portare il pubblico a commuoversi, ma anzi (e qua c'è l'altra grande impresa di Reiser) riesce addirittura ad essere divertente... ma non quel divertente cinico o imbarazzante, parlo del divertente sincero... non so se mi spiego.

Gli attori (Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen, Brice Dallas Howard, Anna Kendrick e la veterana Anjelica Huston) fanno veramente schifo da quanto sono immensi e perfetti per la pellicola. Avranno avuto anche l'ausilio di una sceneggiatura bella, con i dialoghi brillanti e bla bla, ma credetemi quando vi dico che ci si commuove - roba da occhi lucidi- perché si arriva a vedere Adam come un amico personale. 

Per non parlare poi dell'attacco suoi titoli con Yellow Ledbetter dei Pearl Jam...

Io un film così, su un tema "difficile" come può essere quello del cancro, non l'ho mai visto. 
Fossi in voi non me lo lascerei scappare!