30 aprile 2012

I Visitatori - Jean-Marie Poiré


I Visitatori pur prendendo uno spunto di plot abbastanza facilone nonché usatissimo dal cinema, resta ad oggi uno dei migliori esempi del genere.

Ottimamente fatto mantiene a distanza di 20 anni una certa freschezza, essendo ancora oggi capace di divertire (io ogni qualvolta sento chiamare Jean-Cojon mi sganascio).
Buon senso del ritmo comico, interpreti azzeccati con l'austero e impavido Jean Reno e l'impacciato e zozzissimo Christian Clavier e soprattutto divertenti analisi sulle assurdità del nostro tempo.
Certo si tratta comunque di un filmettino leggero senza pretese ma compie egregiamente il suo lavoro. 

Adatto a chi piace lo humor francese, i paradossi temporali e i rutti a tavola.

29 aprile 2012

Quella sporca dozzina - Robert Aldrich

Capolavoro di stampo bellico-eroico del grande Aldrich.
La pellicola non ha certamente bisogno di presentazioni, quindi mi limiterò ad elogiarlo in modalità random.

Storia strepitosa, regia accurata, accattivante e bla bla bla...
I personaggi sono caratterizzati in modo incredibile così come la loro evoluzione da teste di cazzo a eroi senza contare comunque che sono interpretati da mitici come Lee Marvin, Cassavetes, Bronson, SutherlandWebber e Borgnine
Che altro dire? L'ultima parte, quella della missione, è pura bomba ad orologeria. Tutto funge alla perfezione con regia, sceneggiatura e montaggio che collimano alla perfezione. Butto giusto una curiosità che ho scoperto grazie all'extra del Dvd, e cioè che il castello della missione è stato interamente costruito ad hoc e poi fatto saltare in aria nell'ultimo giorno di riprese e ovviamente hanno avuto un'unica possibilità di ripresa per la scena dell'esplosione.

Concludo con la tipica frase che concedo in questi casi e cioè... ÈUNCAZZODICAPOLAVORO!!!

28 aprile 2012

Vacanze per un massacro - Fernando Di Leo


Vacanze per un massacro è una poverata che il sommo Di Leo girò in estrema economia... anche di trama!

Purtroppo la pellicola rasenta veramente la mediocrità, poggiandosi tutta su di un pretesto narrativo già abbastanza sfruttato. Difficilissimo salvare qualcosa, forse giusto il prefinale dove si riesce ad intravedere il Fernando tanto amato. Pur non mancando di sessualità e violenza queste non colpiscono ma, anzi, arrivano addirittura a tediare. Di fatti si indugia parecchio in scene al limite del morboso ma completamente inutili ai fini narrativi e il personaggio del cattivo, così come lo strano triangolo amoroso/scabroso, più che shoccare o creare scalpore lascia indifferenti.

Joe Dallesandro, forgiato dalla factory Wharoliana, risulta anche abbastanza credibile nella sua interpretazione e non tanto per le sue qualità recitative, quanto piuttosto per uno sguardo allucinato datogli, molto probabilmente, da sostanze che definirei "altre". Convincente invece la De Selle che, grazie anche ad una vogliosa generosità (concede svariati e prolungati full frontal), riesce nell'intento di sedurre e arrapare accattivare lo spettatore.

Con un minimo di volontà in più si sarebbe potuto fare di meglio.


Riciclata anche la colonna sonora che Bacalov scrisse per Milano Calibro 9.

27 aprile 2012

Lonesome Jim - Steve Buscemi


Dopo il carcerario Animal Factory qualche anno dopo Steve Buscemi diede vita a questo Lonesome Jim.

La pellicola è di tutt'altro stampo e questa volta la vicenda esplora la depressione cronica che ha colpito il Jim del titolo e del suo ritorno a casa. Un ritorno che ha con se il preciso intento di peggiorarla. La volontà esplicita di Buscemi è quella di mostrare l'apatia e il torpore della provincia americana, della cecità di chi guarda solo coi paraocchi (il padre di Jim), di chi ostenta sempre allegria e benessere nascondendo una profonda infelicità (la mamma), di chi vive senza vivere (il fratello), di chi se ne frega (lo zio) e infine di chi prova a dare un senso a tutto (l'infermiera). Toccherà quindi a Jim, una persona completamene a pezzi, che si cura solo di se stesso e senza un briciolo di tatto, l'arduo compito, assolutamente non voluto, di tirare un po' su la situazione. 
La scelta di una recitazione monocorde e stantia di Affleck, da molti appellata come una pecca del film, a me invece sembra una scelta voluta e assolutamente in sintonia con il personaggio e la storia che si cerca di raccontare. Infatti con questa "modalità" Affleck e Buscemi riescono a ridare allo spettatore quelle sensazioni di disagio e senso di sconfitta provate dal giovane. 

Così tra depressione cronica, scrittori suicidi, siparietti tragicomici, consigli sessuali e traffico di droga Buscemi racconta la tristezza della provincia. 
Abbastanza carino.

26 aprile 2012

L'armata delle tenebre - Sam Raimi



Good. Bad. I'm the guy with the gun.

Più che i suoi due, e aggiungerei strepitosi, predecessori della saga de La Casa di Raimi il mio Mitico è il terzo capitolo. Ebbene si, proprio L'armata delle tenebre.

Non saprei dire quale sia il motivo che negli anni passati mi ha spinto sempre a prediligere questo piuttosto che gli altri due, ma resta il fatto che le visioni dedicate alla terza avventura di Ash sono di gran lunga superiori alla somma di quelle che ho dedicato agli altri due messi insieme. Le opzioni che mi sono dato a riguardo sono principalmente due. La prima è che l'uscita del film coincise con un determinato periodo della mia vita durante il quale mi aprivo alla settima arte e ne sono rimasto in qualche modo affezionato. La seconda ipotesi è che qui il grande Sam non si è proprio regolato, facendo così breccia nel mio cuore e dimostrandomi che qualsiasi cazzata ti possa passare per la mente la si può mettere su pellicola.

L'armata delle tenebre è qualcosa che io definirei un film adatto a tutti. 
E già cari miei!
Secondo me è infatti un film da famiglia e forse Raimi, che stupido non è, questo ben lo sa. Se vedete bene, all'interno della pellicola c'è tutto quello che potrebbe piacere a membri medi di una famiglia media. C'è la storia romantica per le mamme; sangue e lotta su sfondo medievale per i babbi; geyser di sangue, squartamenti con in più un esercito di scheletri per i giovini figlioli. Per tutti c'è poi il viaggio nel tempo, una tematica che, secondo me, non ha né sesso né età. 
Visto? Non siete daccordo? Come? Le giovini figliole? 
Be, le giovini figliole nella sera dedicata a L'armata delle tenebre possono benissimo uscire con le amiche o scrivere sul diario. Non è colpa mia né di Raimi se, con le loro assurde pretese di peluche e treccine, rovinano un equilibrio familiare costruito in modo così certosino.

Perciò famiglie riunitevi e godetevi quella grandissima figata che si chiama L'Armata delle tenebre... perché spacca ancora di brutto!

25 aprile 2012

The Rum Diary - Bruce Robinson

Seconda prova di Depp con un'opera tratta da Hunter S. Thompson.

Purtroppo a differenza di Paura e Delirio a Las Vegas il tiro questa volta è un po' sbilenco non riuscendo ad essere in alcun modo incisivo. Ottime sono, ovviamente, tutte le grottesche digressioni dei protagonisti da quella che dovrebbe essere una trama, la quale però si perde fin troppo risultando alla fine solamente tanto vacua. Il film praticamente si poggia sulle avventure alcoliche di Kemp (Depp) e socio. Avventure che il più delle volte restano fini a se stesse non esplorando tutto il resto come ad esempio gli sciacallaggi dell'uomo bianco o la storia d'amore, che restano ancorate nello sfondo.

Depp è comunque molto bravo e a suo agio nella parte (aveva anche un certo allenamento) e l'ho apprezzato parecchio nelle scene da ubriaco poiché non risulta mai marcato o esagerato, riuscendo solo a farci percepire la devastazione del suo personaggio... o forse non ha fatto altro che ubriacarsi realmente sul set per poi cercare in tutti i modi di contenersi. 
Avete presente un ubriaco che cerca di darsi un tono e far credere che lui "sta benissimo"? Depp nel film è così sempre!

Anche la scelta di Robinson alla regia non deve essere stata casuale. Pure lui infatti ha una carriera di alcolista alle spalle in seguito raccontata, sempre dallo stesso Robinson, nel tragicomico cult Shakespeare a Colazione (in The Rum Diary vi sono dei rimandi).

The Rum Diary è un film che dura troppo. Vi sono scene un po' divertenti e un po' drammatiche, dei bravi attori (tra i quali quella mega-fregna che porta il nome di Amber Heard) ed è ambientato nei primi sessanta a Porto Rico, però alla fine ti lascia un po' così. Quasi con la sensazione di aver buttato due ore.

24 aprile 2012

The Host - Joon-ho Bong

Io non sono un grande fan dei mostri giganti, non me ne volete ma proprio non ci trovo niente di che. Perciò non ho alcuna attrazione o sbrilluccichio negli occhi quando sento nominare Godzilla, King Kong o Gamera.
È un mio limite lo so, ma non ci posso fare niente. 
Però, a volte, le eccezioni capitano e The Host è per l'appunto un'eccezione. Fidatevi che ne sono rimasto stupito quanto voi... sempre ammettendo che siate stupiti! 
Ma non divaghiamo.

A questo punto avrete già capito che The Host mi è piaciuto e il perché provo a spiegarlo.
Partendo dal fatto che non può essere stato il mostro gigante, credo che il motivo principale sia da attribuire all'inusuale gruppo di protagonisti. In particolar modo al suo essere grottesco (ma non idiota-becero) fino all'inverosimile nonostante la drammaticità della situazione. Quindi caratterizzazioni di personaggi e loro interpretazioni sono, almeno per me, la grandezza di questo film. Tutto ciò, comunque, senza nulla togliere allo sviluppo della trama, che resta notevole per questo tipo di film, e alla spettacolarità delle scene d'azione nonché alla resa scenica del mostro. Ottima poi la regia di Joon-ho Bong, che dimostra che quando si ha stoffa si può affrontare qualsiasi genere mantenendo un'altissima qualità.

Gwoemul (è il titolo originale) è un film col mostro gigante per quelli a cui non piacciono i film col mostro gigante... almeno credo. Cioè, per me è stato così!


Kang-ho Song è semplicemente mitico.

23 aprile 2012

I nostri giorni felici: primi amori, primi vizi, primi baci - Olivier Nakache, Eric Toledano

Prima di sbancare i botteghini con Quasi amici i due registi Olivier Nakache e Eric Toledano avevano tirato su, ampliando un cortometraggio precedente, questa commedia "vacanziera".

Ricordo che quando la vidi fu per puro caso, infatti l'avevo snobbata a causa dell'idiota titolo Primi amori, primi vizi, primi baci e, come capita spesso e volentieri in questi casi, rimasi spiazzato. La pellicola è difatti una graziosa (termine un po' da nonna) commedia. Una di quelle commedia che talvolta tocca anche il drammatico per poi subito dopo lanciarsi in gag esilaranti. È il classico film dove un gruppo di persone evolve il proprio carattere nel corso della storia e, nonostante sia ambientata in un periodo chiuso e limitato nel tempo, ne esce cambiato. Capito?

Ottimi gli attori adulti e a dir poco eccezionale quelli minorenni. Tutti comunque, sia grandi che piccini, sembrano avere quell'affiatamento e quella complicità che difficilmente si riesce ad evincere dalla semplice visione di un film, segno questo che devono essersi veramente divertiti durante e le riprese e, chissà, magari sono cambiati anche loro.

Assolutamente consigliato nonostante l'orrido titolo, poi misteriosamente mutato in Summer Camp nell'uscita in dvd. Uscita che però mantiene il sottotitolo Primi amori, primi vizi, primi baci... e che dire, si vede che ne vanno fieri!

22 aprile 2012

Fuga in Francia - Mario Soldati


Fuga in Francia è una pellicola forse caduta troppo nel dimenticatoio e che meriterebbe una maggiore riscoperta.
Come dice Robydick nel suo post sul film, la visione deve essere tassativa.

Ambientato in un'Italia allo sbando, il film si poggia su tre temi protanti: la memoria, l'emigrazione e il futuro. 
La memoria di quello che è stato traspare dalla pellicola -addirittura vi è una scena dove il Tunisino dice all'ex gerarca che potrebbe anche salvarsi perché in Italia la gente dimentica in frettaL'emigrazione, tema che Germi stesso (qui in veste di attore nella parte di emigrante) riprenderà poco dopo nel suo Il cammino della speranza, è anch'essa un tematica che, al tempo delle riprese, si cercava di "cancellare" perché ritenuta scomoda. Ed infine c'è il futuro, nelle vesti di bambino a rappresentanza di quello che sarà, Ovvero il legame che congiunge il passato fascista (è il figlio dell'ex gerarca) con il nuovo (l'operaio forse ex partigiano) e la presa di coscienza, nonché la scelta. Colpisce poi del film di Soldati, oltre all'incredibile rappresentazione dell'ex gerarca (un grandissimo Folco Lulli) che passa in continuazione da bonaccione a carogna, anche una certa modernità nella messa in scena, che mi ha fatto pensare al noir che tanto andava oltreoceano.

La pellicola non ebbe vita facile e, probabilmente, lo stesso Soldati non vorrebbe la maggiore attenzione che io auspico dato l'accanimento con il quale descrive la lavorazione e le restrizioni a cui è stato costretto.
Ma la visione se la merita tutta, credetemi. 

20 aprile 2012

Love Actually - Richard Curtis


Love Actually è una commedia romantica britannica corale e natalizia.

Il prodotto è costruito ad hoc per piacere alle masse e in special modo al pubblico femminile, con inserti semi-beceri (specialmente nel personaggio Bill Nighy) o dai piaceri nascosti (la segretaria che stuzzica il capo) per accontentare anche i maschietti un po' ritrosi al troppo zucchero del romanticismo.
La costruzione attuata è ovviamente ben riuscita e difatti risulta difficile alla fine non trovare il film almeno carino.
Gli episodi che compongono il film hanno diversa efficacia, difatti qualcuno funziona ovviamente di più e qualcuno di meno, e addirittura un paio sembrano anche messi un po' a casaccio. Però in fin dei conti è l'insieme quel che conta e, grazie alla verve di molte battute così come alla stazza del cast, il film si può definire funzionale. 
Una pellicola quindi di facile visione e adatto per una serata romantica, da vedere con la consapevolezza che colui che vi è dietro (Richard Curtis) è un esperto del genere.
Carino... almeno.


Animal Factory - Steve Buscemi


Dalla penna del legendario Eddie Bunker nasce Animal Factory.
Ambientato interamente nell'ambiente carcerario si può subito intuire che questo avrà  una rappresentazione più che fedele del micro cosmo che mette in mette in scena. Eddie ha passato parecchio tempo dietro le sbarre e sa ben raccontare quello che ha fatto e visto. 

Ma la pellicola non è un documentario e narra principalmente degli uomini che abitano la prigione (con quest'ultima che comunque diventa un vero e proprio personaggio), ed è proprio la secca caratterizzazione dei reclusi che più interessa nella visione. Il loro modo di agire, tra trucchetti ed escamotage, la loro apparente omertà, le loro vendette silenziose e i loro codici di comportamento sono infatti il film. 
Tutto qui. Potrebbe essere la solita solfa, ma vi assicuro che basta e avanza.

Il cast è più che credibile con il sempre bravo Willem Dafoe, Edward Furlong, Danny Trejo (che inesieme allo stesso Bunker deve aver aiutato i colleghi ad "ambientarsi"), Mark Boone Junior e un irriconoscibile (e poco macho) Mickey Rourke.

Buono anche il lavoro di Buscemi dietro la macchina da presa, il quale non fa nulla di particolare restando sobrio, formale e a tratti asetticco quanto basta. Tutto funzionale e in linea col film. Se vi fa specie leggere il suo nome nel ruolo di regista pensate che comunque ha avuto l'occasione di lavorare e osservare parecchi grandi... quindi qualcosa, per forza di cose, deve averla appresa.

19 aprile 2012

Ghost Dog: il codice del samurai - Jim Jarmusch


 -"If a warrior's head were to be suddenly cut off, he should still be able to perform one more action with certainty." What the fuck does that mean? -
- It's poetry. The poetry of war. -

Ghost Dog è un mitico relativamente nuovo.
Entra di diritto nella categoria per l'importanza che ha avuto sulla mia persona.

Vidi Ghost Dog che ero già  abbastanza grande, frequentavo le superiori, ed ero nel pieno periodo di crescita autoriale. Un periodo dove Godard e Truffaut la facevano da padrone, un'era oscura dove confesso di aver denigrato quei film di serie b che tanto amo e che guardavo di nascosto senza dirlo a nessuno perché me ne vergognavo. Un'epoca in cui, con il mio atteggiamento da snob, esternavo pubblicamente la mia sapienza sciorinando cazzate pseudo intellettuali mentre a casa vigeva la regola del rutto libero lontano da orecchie indiscrete. 
Ora sono profondamente pentito e rammaricato, ma che ci posso fare? È andata così e ringrazio Dio (per Dio intendo Internet) che mi ha fatto capire di non essere solo a questo mondo e che là fuori, da qualche parte, si celano fan di Van Damme e Bombolo.

Ghost Dog fu importante perché mi fece ricongiungere leggermente alle origini. Fu, in pratica, un ottimo film di passaggio essendo in parte un gangster movie con sparatorie ecc. e in parte un film d'autore. Ma i meriti del film non si fermano qui. Perché Ghost Dog, grazie ai suoi inserti tratti dall'Hagakure e a tutta la menata sui samurai, mi fece avvicinare a Kurosawa (E anche a Le Samouraï di Melville. Qualcuno, non ricordo chi, mi disse che i due film c'entravano qualcosa e mi fidai) nonché al cinema nipponico che trattava, appunto, di samurai. Me li fece vedere, questa volta, con un altro occhio, diciamo un occhio più profondo che sorvolò le semplici katane che tagliano arti a metà  in un tripudio di sangue... ogni riferimento a Lupo Solitario e il suo cucciolo è casualmente voluto.

Per queste semplici cose Ghost Dog entra di diritto ne I Mitici e poi è pure un gran bel film!

18 aprile 2012

Bar Sport - Massimo Martelli

Avevo ben poche pretese da Bar Sport.
Premettendo di non conoscere affatto l'opera di Benni, mi ero basato su 3 semplici fattori che vi elenco brevemente:
1 - È una commedia italiana
2 - È ambientato in un bar romagnolo e dopo Gli amici del bar Margherita avevo deciso di aver dato
3 - È una commedia italiana

Ma la vita, si sa, è imprevedibile e così preso da spirito di sacrificio, da tenacia e voglia di immolazione ho deciso di accingermi nella visione.
E proprio perché la vita è imprevedibile ne sono uscito bene. 
Ebbene si, il film Bar Sport è un bel film. Non lo sto certamente acclamando come una rinascita o l'alba di un nuovo giorno ma mi ha divertito nonostante la struttura dei film sia più che altro un insieme di situazioni tenute tra loro dalla voce narrante (che fa molto libro) e dall'unica ambientazione, e dico questo perché nel tranello vi era caduto anche Avati con il filmettino sopracitato. 
Le caratterizzazioni dei vari personaggi che abitano il bar sport, anche se sono molto macchiettistiche, così come le interpretazioni date dalla folta schiera di attori sono il perno principale della pellicola e, cosa principale, funzionano nel dare al film quasi un tono fiabesco. Un aiuto in questo senso sono anche gli inserti animati di storie leggendarie e improbabili, che ogni tanto fanno capolino nella vicenda.
Una bella sorpresa che mi ha sorpreso (visto che gioco di parole?) non poco.


17 aprile 2012

À bout portant - Fred Cavayé

À bout portant (che letteralmente sta per "Di punto in bianco") è la classica storia dell'uomo comune che si ritrova così, di punto in bianco appunto, ad uscire dall'ordinario per finire nello straordinario... e spesso sono faccende criminali, di spionaggio o di cosucce losche. 

In questo caso il nostro uomo (Gilles Lellouche) ha come compito quello di recuperare la mogliettina rapita. Il tema è simile al precedente film, sempre di Cavayé, che porta il nome di Puor Elle del quale però ho visto solo il remake USA, un film un po' così, che si chiama The next three days.
Credo quello di salvare la propria amata sia un tema caro al nostro Cavayé.

In À bout portant esattamente come accadeva in The next three days (ricordo che l'originale francese non l'ho visto ma sono quasi certo che succedano le stesse cose) ogni tanto si prende la rotta dell'incredibile, ma la cosa sinceramente non mi ha infastidito molto soprattutto perché il film è talmente veloce e serrato che non ti lascia il tempo di riflettere. La parte action è notevole, con parecchi inseguimenti, sparatorie e così via, e soprattutto è veramente ben girata. Bravi gli attori, i quali si devono essere concentrati più sullo sforzo fisico che sulle espressioni ma per una pellicola del genere non ci stiamo certo a formalizzare.
Quindi un filmettino anche questo di intrattenimento, totalmente di genere, che potrebbe disturbare chi cerca spessore ma piacere a chi invece cerca pura evasione. 
La scelta la lascio a voi.

16 aprile 2012

Borotalco - Carlo Verdone

Borotalco è una pietra miliare del cinema di Verdone.
La voglia di rivederlo dopo tanti anni è stata ovviamente rilanciata dalla scomparsa di Lucio Dalla... che nel film ha una certa importanza.

Conoscendolo già e ricordandone anche parecchio partivo con una certa sicurezza, sapevo cioè che non ne sarei rimasto deluso per niente. E così è stato! 
Verdone qui tocca alcune punte ormai irraggiungibili, punte che sempre meno avrebbe raggiunto negli anni a seguire (ovviamente con mio sommo rammarico).
Di scene cultissime ce ne sono parecchie ma voglio citarne solo una, quella che secondo me è la migliore di tutte, e cioè la scena dove Manuel Fantoni (aka Sergio Benvenuti) con fare da duro smitizza i divi di Hollywood... geniale.

Ogni volta che rivedo un Verdone d'antant, oltre al mitico Albertone nazionale, mi viene alla mente un altro personaggio. Non dico certamente che sia copiato, anzi è probabile che Verdone lo ricordi in alcune situazioni solo perchè sua fonte di ispirazione - quindi in un modo inconscio - ma il personaggio che mi viene in mente è Woody Allen. Non saprei se sia io ad aver preso un abbaglio ma in alcune situazioni - soprattutto nella goffaggine - me lo ricorda tantissimo. La cosa è molto limitata, quasi sottile e si limita ai film del primo periodo, quelli dei magici anni '80, ma la cosa resta. 
Chissà però, toccherà  chiedere a Carlo stesso.
Comunque Borotalco ad oggi resta un grande film, ispirato e con comprimari d'alto livello come la Giorgi, Infanti, il "boro" Brega e un inedito De Sica con ciuffo ossigenato e accento napoletano.

14 aprile 2012

Infernal Affairs - Wai-keung Lau, Alan Mak

Infernal Affairs quando toccò per la prima volta le mie cornee mi lasciò di stucco. Da tempo infatti avevo leggermente abbandonato il cinema asiatico che, a parte qualche film clamoroso, mi aveva regalato poche emozioni - ma la colpa in realtà è da attribuire solo alla poca attenzione che davo alle varie uscite.

Comunque sia Infernal Affairs risvegliò in me la voglia di occhi a mandorla. Lo acclamai come il grande ritorno cinese al cinema poliziesco, era dai tempi dell'esploit di Honk Kong che non vedevo una pellicola di tale spessore targata oriente. E questa volta non era "solo" pura estetica della violenza, era la costruzione della trama ad avermi impressionato. La sceneggiatura di Infernal Affairs, per me, è una perfetta macchina dagli ingranaggi quasi magici, di fronte alla quale persino i più arditi miscredenti del cinema asiatico si sono dovuti piegare (questa mia ultima affermazione è basata su di un test da me effettuato, lo giuro).

Ma anche il resto della pellicola non è certamente da buttare. La regia del duo  Lau  e  Mak , pur appoggiandosi sull'infallibile già citato copione, è ben calibrata tra i momenti di stallo e quelli di pura tensione. L'interpretazione date da Andy Lau e Tony Leung ai due personaggi protagonisti, facce della stessa medaglia che viaggiano in un limbo di moralità  e immoralità, è straordinaria e potente.
In parole povere, cari miei, Infernal Affairs è grande cinema.

Poi Scorsese ne ha fatto un remake. Indubbiamente caruccio, con ottimi attori e girato magistralmente ma che toppa proprio quando va ad intaccare lo script originale... eehh già!

Skin Deep - Blake Edwards

Grandiosa commedia anni '80 del maestro Blake Edwards.


Negli anni '80 Edwards aveva decisamente cambiato il tiro delle sue commedie e dopo (ma in realtà parecchio dopo) il semi-autobiografico SOB si diverte ad esplorare la depressione, la mancanza di ispirazione, l'alcolismo e la patologica voglia sessuale di uno scrittore premio pullizzer. La vena comica scelta da Edwards a tratti è anche abbastanza forte pur non mancando parti grottesche... e ricordiamo che Blake è pur sempre il padre dell'ispettore Clouseau. 
Ma così tanto per dire, mica per fare il saputello! 
Nella parte del protagonista abbiamo il sempre sottovalutato John Ritteril quale si concede come non mai, tanto da far intuire una quasi totale immedesimazione al personaggio (non conosco la storia personale di Ritterma non mi stupirei scoprire assonanze con tra lui e Zack Hutton).

Film comunque molto divertente anche se le risate sono amare poiché comunque si ride di un disagio. Ma le trovate, l'insensata voglia di Hutton - ma non credo sia l'unico a questo mondo - di continuare a vivere con sua moglie e trombarsi contemporaneamente qualsiasi donna gli capiti a tiro, così come la sua incredibile capacità di fare figure di merda e mandare tutto a puttane è irresistibile.
Recuperate senza timore, non ve ne pentirete.

La citazione a Star Wars è qualcosa di comicamente sublime! 

13 aprile 2012

La kryptonite nella borsa - Ivan Cotroneo

Dopo le svariate e abitudinarie delusioni ricevute dall'italica cinematografia negli ultimi tempi, da A.C.A.B. fino a La peggior settimana della mia vita, avevo gettato la spugna e devo ammettere di aver affrontato il film con una certa cattiveria interiore, aspettandomi il peggio e pronto a massacrare a colpi di brutte parole il film. Ero pronto ad attuare la legge dell'occhio per occhio: tu misero film italiano mi consideri un imbecille e io ti rimando indietro tutto appellandoti con parole quali "merdata" et simila.

Non è andata fortunatamente così, perché il debutto alla regia di Cotroneo mi ha spiazzato positivamente (un po' devo ammettere che mi dispiace perché avevo pronto un bel prontuario).
Il buon Ivan, guidato forse da quel cinema alla Sundance e dalla vecchia tragicommedia italiana mette su un film corale, ispirato e a tratti anche al limite del surreale. L'andazzo semi-comico della pellicola, che ci regala parecchie gag spassose, aiuta a mantenere il film sul piano della leggerezza e a non appesantire troppo la realtà degli eventi narrati. Anche l'aver conferito un certo aspetto "fantastico", nonché una convenzionalità degli anni '70 (abbastanza finta e stereotipata e per questo altamente riconoscibile all'immaginario) hanno aiutato di non poco su questo aspetto. Ottimi poi sia la fotografia firmata da Bigazzi, molto curata e giocata su chiaroscuri e penombre, che il comparto attoriale composto da Valeria Golino, Luca Zingaretti, Libero De Rienzo, Cristina Capotondi e il giovanissimo Luigi Catani.

Per concludere quindi abbiamo un film divertente e riuscito e un massacro sventato... per ora.

12 aprile 2012

Robocop - Paul Verhoeven


Vivo o Morto, tu verrai con me!

Robocop entrò nella mia vita sotto forma di pubblicità, come una promessa. L'apparecchio televisivo mi diceva che presto quei pochi frame sarebbero stati molti di più ma già  quei pochi secondi mi avevano elettrizzato. Devo ammettere che comunque ero un po' invidioso, a Detroit avevano uno sbirro cazzuto e corazzato mentre a noi toccava il brigadiere Rossi (nome di fantasia) e, senza nulla togliere all'arma, non si può proprio paragonare. Robocop batte Carabinieri 10 a 0... non c'è partita.

E insomma trasmisero il film e, come al solito (in questa rubrica ormai è cosa ovvia), me ne andai sotto. Ma, se ci pensate, fu inevitabile. Quale bambino di circa 6 anni non andrebbe sotto a Robocop? È praticamente impossibile. Robocop è un super poliziotto, per metà  uomo e per metà  macchina, che nel corso del film tra sparatorie, esplosioni e violenze di ogni tipo, riscopre il suo lato umano che riaffiora e quindi l'amore.
Rivedendolo ora, a distanza di anni, tanti anni, dall'ultima volta e con una certa "maturazione" si notano anche altri aspetti nel film. Come la martorizzazione della carne e una certa assonanza tra Robocop e Cristo (non me lo sto inventando certamente io è Verhoeven a dirlo, e guardando bene ha pure ragione).

Ma poi vogliamo parlare del titolo? ROBOCOP. Un titolo perfetto, una parola che dice tutto.

Ovviamente sono passati parecchi anni dalla realizzazione e molti degli effetti speciali risultano ormai teneri, ma va bene lo stesso... perché tanto l'edizione dvd in commercio riporta il film così come doveva essere, senza i tagli imposti dalla tv, equilibrando lo scompenso temporale. Quindi abbiamo effetti d'epoca ma abbondanza di sangue e violenza.

Questo è Robocop, quello che io chiamo un cult!


crudele!!!

11 aprile 2012

Tre uomini e una pecora - Stephan Elliott

A Few Best Men (questo il titolo originale) cavalca l'onda dei matrimoni demenziali. Contiene dentro di sé molti di quegli elementi che hanno fatto guadagnare una barca di soldi a film come Una notte da leoni, Le amiche della sposa, 2 Single a nozze nonché rimandi a Funeral Party e a molta commedia romantica americana. 

Il mix bisogna ammettere che risulta anche riuscito anche se certo non mancano i deja-vu, però la tipica verve dataci dalla matrice britannica lo rende comunque gradevole e divertente conferendogli quel tocchetto di originalità nello humor. Non siamo di fronte ad un capolavoro, ma per una serata di puro relax durante la quale si vuole assistere a situazioni assurde e catastrofiche, black-out alcolici, a fattanza a base di cocaina, al bellissimo panorama australiano, a una perlustrazione anale di una pecora o a un po' di romanticismo va benissimo. 
Nel cast vi compare anche una Olivia Newton-John molto esuberante. Che altro si può volere?


Il titolo italiano Tre uomini e una pecora, nonostante sia orribile, poteva anche starci ma a quanto pare nessuno si è accorto che gli "uomini" sono in realtà quattro (guardate la locandina originale qua sotto). Ottimo lavoro ragazzi, avrete ottime chance nella rush finale per il premio Titolisti Italiani 2012.


10 aprile 2012

The Gift - Sam Raimi

Un piccolo preambolo.

Non so perché ma leggendo il cast di attori di The Gift mi viene da pensare che sia un ensemble "bizzarro". Sinceramente non me lo so spiegare, sono tutti bravi e perfetti per le loro parti, nessuno cozza con l'altro ecc. ma sulla carta mi fa strano leggerli tutti nello stesso film. Ora ve li elenco e ditemi cosa ne pensate. Pronti? Via.
Cate Blanchett, Keanu Reeves, Giovanni Ribisi, Katie Holmes, Greg Kinner e Hilary Swank
Che mi dite? Secondo me c'è un'anomalia da qualche parte... e molto probabilmente è in me!
Ah, poi tra gli autori della sceneggiatura figura anche Billy Bob Thornton. Ma vabbè!
Fine preambolo

La pellicola di Raimi è un crime-movie dalle tinte paranormali. Il film non è malaccio e sia ben chiaro che è stato apprezzato (forse più ora che all'epoca), ma ci sono comunque dei momenti non proprio convincenti, come se non fosse completo e con alcuni momenti di stallo. La regia di Raimi è sempre molto accurata e attenta, ma è come se ci fosse poca passione e poca voglia (o forse già stava pensando a Spiderman!). Ottime comunque le performance degli attori, in particolare quelle di Cate Blanchett e di Reeves nella parte dello stronzo redneck violento.

Il Southern-Freack-Show messo in piedi da Raimi è quindi forse definibile come uno dei film minori del regista del Michigan. Una pellicola che non definirei brutta (anzi) ma comunque non troppo suadente. 


E comunque secondo me il cast è strano!

05 aprile 2012

Tartarughe ninja II: il segreto di Ooze - Michael Pressman


Ninja, Ninja, RAP! Ninja, Ninja, RAP! GO GO GO GO!

Nella chiusura del post Tartarughe Ninja alla riscossa vi avevo promesso un'altra storia.
Eccola qui. Siete contenti?

Nell'anno domini MCMXCI (più o meno) il fenomeno delle quattro tartarughe ancora non si era attenuato. Noi ancora ci si esaltava da matti con la serie animata e il primo capitolo non aveva fatto altro che portare i nostri entusiasmi fino alle stelle - con "noi" sono quasi certo di riferirmi a TUTTI i ragazzini del periodo. 
Eravamo, quindi, ancora belli galvanizzati che SBAM esce il secondo film! Prima ci fu incredulità, poi un passa parola generale tra i grandi che dicevano cose del tipo "Ancora?" o "Di nuovo?" o "Stavolta ti ci porta tua madre!" (quest'ultimo era mio padre ma, come da copione, toccò di nuovo a lui), e piccini che si urlavano a vicenda frasi sconnesse tipo "UOU UOU Il gruppo dei ninja", "Kawabonga" o "Pizza ninja" tutte un po' caso. Lo stato di eccitazione quasi febbrile salì fino alle stelle, ma proprio quando sembrava che sarebbe esploso e avrebbe devastato tutto,  questo si spense. Tutti i bambini si azzittirono all'istante e si misero a sedere composti e con le mascelle penzoloni. Il film era cominciato.

Sin dalla prima scena, con l'entrata di prepotenza delle tartarughe che fanno man bassa di tutti i cattivi, avevo decretato il film come IL PIÙ BELLO DI TUTTI I TEMPI. Il primo era eccezionale ma il secondo era di più, molto di più.
E ancora oggi non so cosa fosse questo "di più". Potrei tentare affermando che forse fu per via del livello marziale nettamente superiore - sia per qualità che per quantità- , o forse per Rahzar e Tokka, o forse per il personaggio di Keno che ci fece credere che chiunque sarebbe potuto diventare amicissimo dei quattro ninja verdi. Ma non vi sono certezze.

Ovviamente il Frank di oggi non pensa che sia il film PIÙ BELLO DI TUTTI I TEMPI, ma rispetta il Frank di 20 anni fa e lo comprende. Effettivamente Tartarughe Ninja II: il segreto di Ooze è ancora una figata pazzesca... e senza alcun forse questa volta. 
È così e basta, è un postulato... è semplicemente di più!

Go Ninja, Go Ninja, GO: Go Ninja, Go Ninja, GO! Go Ninja, Go Ninja, GO: Go Ninja, Go Ninja, GO! GO GO GO GO!



04 aprile 2012

Act of Valor - Mike McCoy, Scott Waugh

Il fattore più curioso di Act of Valor è che i suoi protagonisti sono dei veri Navy Seals, cioè le forze speciali d'élite della marina americana. Sono, in poche parole, spacca culi di professione.

Una cosa del genere ovviamente mi manda in brodo di giuggiole, non tanto perché sia poi tutto questo fan dei Seals, ma perché ciò significa che le scene d'azione devono essere, per forza di cose, realistiche e dannatamente fighe. E difatti, sotto questo aspetto, Act of Valor è una vera goduria. Mitragliate infinite, mega esplosioni, micidiali movimenti tattici e una regia che sembra Call of Duty con scene di sparatorie in prima persona. La pattuglia dei Seals, che ricordo essere autentica, ci regala tutto il pacchetto.

Però, e qua casca l'asino, questi benedetti e cazzutissimi marinai li devi far pur parlare, c'è anche bisogno di una storiella per tenere insieme tutte le sparatorie. Purtroppo tutto ciò, se si vuole fare un film, è necessario e indispensabile. E allora come avranno risolto il problema? Semplicissimo: 
1) si rende tutto il contorno pateticamente retorico, propagandistico, eroico e semi-epico (non a caso a scrivere abbiamo lo sceneggiatore di 300);
2) fai dire ai Seals parole random tipo Famiglia, Patria, Onore, Terrorismo che gli riesce benissimo (assolutamente nessuna parolaccia deve entrare nel giro random);
3) ci metti come cattivo un narco-trafficante spietatissimo che si allea con un Ceceno che vuole far saltare per aria uno stormo di Filippini sul suolo Statunitense.
Una volta prese tutte queste accortezze sì ha un bel film coi Navy Seals veri che nel frattempo possono fare in scena tutto il casino che vogliono e sono pure giustificati. Strepitoso.

Per farla breve pensate a Call of Duty, con la trama che è uguale alle parti noiose da leggere del videogame... e che quindi si può tranquillamente saltare per andare diretti all'action.

03 aprile 2012

Ghost Rider: Spirito di vendetta - Mark Neveldine, Brian Taylor

Che Ghost Rider sia un film maledetto ormai è certo. A nulla è servita la tenacia e la creatività action del duo registico Neveldine e Taylor... che ringrazierò sempre per avermi regalato Crank
"Grazie ragazzi, fate tutte le porcate che volete. Io vi voglio bene lo stesso!"

Che poi, diciamo la verità, dal punto di vista prettamente action il film non è per niente male ed è comunque mille spanne sopra il precedente tentativo di portare su pellicola il demoniaco motociclista. Persino la ridicolaggine di Cage, che sempre con il primo capitolo aveva toccato il fondo del più profondo dei barili e una volta lì l'aveva anche raschiato ben bene, è di molto attenuata e parte di essa (della ridicolaggine intendo) è dovuta ormai alle sue scelte recenti più che alla prova in sé. Come ho detto poche righe fa, la parte action è decente, con begli effetti, ottime trovate e una mattanza di tutto rispetto. Neveldine e Taylor si confermano comunque ottimi registi del genere. Il problema sta in tutto il resto: da una storia molto abbozzata e confusionaria a dei colpi di scena clamorosamente idioti, fino a dei personaggi di contorno insulsi, banali e veramente noiosi.

Quindi una grande delusione. Mi aspettavo grandi cose dal ritorno di Ghost Rider e la scelta di affidare la regia a Neveldine e Taylor non aveva che ampliato le mie speranze. 
Un buuu più che meritato.

02 aprile 2012

Le avventure di Tintin: Il segreto dell'Unicorno - Steven Spielberg

Devo ammettere di essere stato un po' titubante nell'avvicinarmi a TinTin. Sia perché Steven  avevo già accusato quella solfa di War Horse e sia per aver visto le bruttezze precedenti in motion capture di Zemeckis

Poi però è mi si è accesa la lampadina e mi son detto: "anche Cesar de L'Alba del pianeta delle scimmie è in motion capture... ed è stato sviluppato dalla Weta che sono gli stessi di TinTin... c'è comunque Spielberg dietro la macchina da presa ed è stato scritto da Edgar Wright e Joe Cornish. E poi è TinTin!". Ovviamente me le son dette ad alta voce sull'autobus, con la signora sedutami accanto che si è stringeva la borsa a sé.  

Perciò, senza indugi e perplessità, dico subito che Le avventure di Tintin: Il segreto dell'Unicorno mi è piaciuto. È avventura, è detective, è divertimento, è mistero e poi di nuovo avventura. La motion capture è impressionante e, cosa importantissima, non disturbante come in altri film realizzati con la stessa tecnica. E soprattutto mi sembra sia stata la scelta ottimale per mantenere quel legame con il fumetto originale che forse si sarebbe perso con il live action.

Spielberg questa volta non sbaglia il colpo e ritorna più o meno ai fasti di Indiana Jones (solo i primi tre, non il quarto che fa schifo). Ottimi poi i contributi britannici dei due sceneggiatori Wright e Cornish subentrati dopo l'uscita di Moffat (sceneggiatore di Doctor Who). Ottime anche le scelte attoriali con: Jamie Bell, che ha dato impulsi e voce a TinTin;  Andy Serkis, il re incontrastato del motion capture; la coppia Simon Pegg e Nick Frost e il gentleman cattivo Daniel Craig, il cui personaggio ha un aspetto somigliante a Spielberg.

Meglio di War Horse e assolutamente divertente e appassionante.
Ma a una domanda non riesco a trovare risposta: È un film d'animazione oppure no?

01 aprile 2012

Il Negoziatore - F. Gary Gray

Ottimo crime-action di fine anni '90 con Samuel L. Jackson e Kevin Spacey!
Il film è solidissimo, ha un plot ben costruito e ingarbugliato (ma non troppo) e, soprattutto, è anche abbastanza credibile. 
Ho detto "abbastanza" perché speso cede la mano a favore dello spettacolo. 
Ma ci sta, fidatevi che ci sta.


Due grandi attori sui quali gli sceneggiatori, James DeMonaco e Kevin Fox, plasmano i personaggi e dai quali tirano fuori magnifici duelli verbali, in un riuscito mix di serio e faceto. F. Gary Gray gioca benissimo tutte le sue carte mettendo dentro un eccellente ritmo (dal curriculum sappiamo che ne è capace) e costruendo un thrilling molto efficace. Come dicevo, è una pellicola solida che ha in se un'intrigante cambio di prospettive, dato dalla trasformazione nel negoziatore in sequestratore. 
Fidatevi che funziona bene.


Eccellente il cast di caratteristi che incorniciano bene i due già ottimi protagonisti: David Morse, Paul Giamatti (ormai elevatosi a protagonista), John Spencer, Ron Rifkin e J.T. Walsh.

Film di sbirri che consiglio per "serata action ma non troppo".
Fidatevi!