31 maggio 2012

Breakfast Club - John Hughes


Non ho nessuna vite, le viti cadono, purtroppo viviamo in un mondo imperfetto.

Grande cult degli anni '80 e miglior film di John Hughes.

Breakfast Club è Mitico un po' sui generis*, un po' come SubUrbia. I due film, nella mia mente, vengono immancabilmente collegati tra loro, e sebbene la visione di Breakfast Club sia stata antecedente a quella del film di Linklater la comprensione reale del film avvenne più o meno nello stesso periodo.

Le prime volte che l'ho visto per me era solo un film divertente, a tratti un po' drammatico, dove dei ragazzi facevano casino a scuola... le parti intimiste era come se si cancellassero automaticamente. Ma poi, ad un tratto durante un passaggio in tv, le porte della percezione si spalancarono e mi resi conto che la bellezza del film era dovuta proprio ai confronti interiori dei protagonisti.
Incredibile.
Io, così come tanti altri, ero esattamente come i ragazzi del film. E sebbene quel senso di incomprensione e insoddisfazione che si manifesta quando si è giovini sia un momento cruciale e, diciamolo pure, anche banale della crescita; un passaggio obbligato che tocca, chi più e chi meno, quasi tutti c'è da dire che può essere a tratti devastante e persino difficile da sopportare. 
Il Breakfast Club in questa visione non agì da deterrente, non ha dato risposte ma fu, più che altro, uno specchio dove guardarsi e scoprire che in fondo abbiamo tutti gli stessi pensieri e problemi. 
E attenzione perché non è cosa ovvia e poi all'epoca non c'era l'internet con tutti i blog ecc.

Confesso che vi è stato anche qualche recondito desiderio di avere anche nella scuola che frequentavo io la reclusione punitiva nella biblioteca e di esservi rinchiuso per avere un Breakfast Club tutto mio... ma questa usanza non era contemplata dal nostro sistema e ad oggi son contento che abbia attuato questa voglia, in fin dei conti di sabato già ci andavo regolarmente a scuola. 


*sui generis poiché fanno parte dei pochi film dell'epoca non tamarri.

30 maggio 2012

In Hell - Ringo Lam

Massimo rispetto!

Questo è quello che merita la terza collaborazione tra Jean-Claude e Ringo, perché In Hell è un signor film. 
Una pellicola cupa, crepuscolare e matura del nostro amato menator, dove invece di avere il solito Van Damme eroico e sbruffoncello visto in parecchi suoi film, abbiamo principalmente l'uomo. Un uomo che si ritrova oppresso dalle circostanze e che attua un percorso di discesa e ascesa dall'inferno. L'inferno in questione è sia tangibile, sotto le vesti della tipica prigione Russia abitata ceffi pompati e guardie corrotte, che metaforica, all'interno cioè di se stessi e della brutalità umana.

Un film di botte anomalo, un botte movie dove il nostro eroe nel suo percorso attua la non violenza come lotta estrema, un film di sberle in cui i combattimenti sono privi di quell'estetica e quella spettacolarità atletica caratteristica del genere (cioè niente calci volanti, spaccate random o tecnica della gru). I gladiatori si attaccano con colpi di brutalità, non con la tecnica marziale, fino ad attendere il volere del Re(=direttore della prigione). Tutto è senza fronzoli, solo cazzotti, morsi, polvere, sangue e sudore. 

Pur essendoci ridicole scene oniriche, flashback romantici che fanno accapponare la pelle o Jean-Claude con barba e taglio grunge, con In Hell non vi è possibilità di ironia.


All'Inferno non c'è niente da ridere!

29 maggio 2012

The Divide - Xavier Gens

Dopo il caruccio-ma-niente-di-che Frontieres e quella roba chiamata Hitman è finalmente arrivata la consacrazione di Gens.

The Divide, nonostante sia un film a tratti imperfetto, funziona e soprattutto disturba. La vicenda parte dal consolidato plot che prevede "un tot esiguo di persone costrette in un posto delimitato" ma, per quanto sia abbastanza facile intuire che ad un certo punto si sbroccherà di brutto, il risultato è qualcosa di ben congegnato nonché capace di stupire. In scena abbiamo la decadenza dell'umanità, l'imbarbarimento e la brutalità, tanto per capirci è un qualcosa di simile a quello visto in Blindness. Quel tipo di situazione che, se non scade nel ridicolo, fa veramente male e fa anche sorgere la difficile domanda "cosa farei io?".

La regia non è affatto male e Gens ben si destreggia nella claustrofobia del luogo d'azione regalando parecchi totali e dando continuo movimento (NON narcolettico) alla scena, chiudendo il tutto con un finale che tecnicamente è da standing ovation. Ottima anche la calibrazione data a ciascun dei nove personaggi e alla loro rispettiva discesa negli inferi, segno questo di una discreta attenzione ai vari caratteri e cambiamenti. Bravi gli attori con a capo la bellissima Lauren German e una Rosanna Arquette che si concede totalmente alla causa.

Una pellicola senza speranza e da vedere.

28 maggio 2012

John Carter - Andrew Stanton

Debutto in grande stile per il regista di WALL-E e Alla ricerca di Nemo che, con John Carteresplora quello strano territorio tra il fantasy e lo sci-fi.

Nel vedere la pellicola tratta da Edgar Rice Burroughs, già creatore letterario di Tarzan, i rimandi a Star Wars e a Il Pianeta delle scimmie sono doverosi nonché immediati. Talvolta tanto immediati da far storcere anche un po' il naso (anche se il dubbio che i romanzi su John Carter sia stati di ispirazione a Lucas e Boulle resta).
Comunque sia la pellicola di Stanton, pur essendo puro intrattenimento e nulla più, non l'ho trovata particolarmente riuscita da un punto di vista empatico o se vogliamo epico. John Carter e la sua straordinaria avventura sono un po' fiacchi e alla lunga, nelle sue due ore e passa, stanca. 

Belle le ambientazioni marziane (cioè lo Utah), le corpose le scene d'azione e bravo pure Taylor Kitsch, però nel tirare le somme abbiamo a che fare con uno di quei film dove alla fine non te ne frega assolutamente niente.

27 maggio 2012

Ossessione - Luchino Visconti

Ossessione segnò il debutto registico del grande Visconti e fu trampolino per altri personaggi come Giuseppe De Santis e Antonio Pietrangeli

Visconti con Ossessione spezzò in qualche modo tutto il cinema italiano precedente, e di stampo fascista, creando il neorealismo. Il film non ebbe vita facile a causa di scene sovversive e trasgressive, per gli elementi carnali e corporei nonché per la rappresentazione ambientale e misera della provincia italiana. Non vi sono nel film elementi diretti che attaccano il regime, tant'è che questo non viene menzionato così come non viene menzionata la guerra. L'intento politico del film e l'attacco diretto venne attuato attraverso altri elementi, con i quali Visconti affondò per bene il coltello con l'intento ben preciso non solo di scandalizzare il perbenismo e il buoncostume delle autorità e della chiesa ma di mostrare scene (adulterio e omosessualità in primis) palesemente non accettata dal regime.

In parole povere siamo di fronte ad uno dei capolavori indiscussi del cinema italiano, quella che si potrebbe facilmente definire una pietra miliare. Definizione che darei solo per via della sua audacia ma anche se visto solo da un punto di vista prettamente tecnico e cinematografico, con le sue false soggettive e soprattutto per le incredibili costruzioni delle inquadrature.

26 maggio 2012

La Top 5 #3 - Famolo Strano!

La Top di oggi è sulle scene d'amore! "Oh, Yeahhh" urlerà qualcuno ma attenzione perché è il weirdness a prediligere.
Ecco a voi

FAMOLO STRANO
la Top 5 delle scene di sesso più incredibili, più demenziali e raccapriccianti del cinema!


5 - Hot Shots
Iniziamo soft con la colazione amorosa nella focosissima scena tra Topper e Ramada. Grande scena!


4 - Una Pallottola Spuntata
Il sesso protetto, anzi protettissimo tra Leslie Nielsen e Priscilla Presley... un must del WTF!



3 - La sposa di Chucky
Sale sul podio il sesso celato, ma comunque raccapricciante, tra La Bambola Assassina Chucky e consorte.



2 - Demolition Man
Al secondo posto c'è il Mindfucking di Demolition Man. Scena esemplare che ci dona uno Stallone eccitato. Imperdibile!



1 - Team America
Vince il sesso tra pupazzi di Team America. La scena parte romanticissima per poi esplorare la totale perversione. Scena esagerata, al limite del malato ma molto divertente.
Sconsiglio la visione ai più sensibili!


25 maggio 2012

Molto forte, incredibilmente vicino - Stephen Daldry

Stavolta sono preparato, ho letto e amato il romanzo. È una cosa che mi capita molto di rado, ma questa volta è successo. Perciò come prima cosa vi dico che, nonostante alcuni cambiamenti e che il romanzo resta inarrivabile ecc. ecc. (metteteci tutte le cose che si dicono in questi casi), la pellicola coglie del segno. 
Quella di Molto forte incredibilmente vicino è una signora trasposizione, com'è che si dice? Ne mantiene lo spirito. 

Devo anche dire che mi è difficile parlarne. Col libro ho letteralmente sofferto, col film molto meno ma potrei azzardare l'ipotesi che la mia visione sia stata corrotta dalla lettura precedente. Non saprei proprio.
Il ragazzino (Thomas Horn) resta la vera sorpresa, incredibilmente bravo e incredibilmente una spanna sopra i genitori cinematografici Tom Hanks e Sandra Bullock. Tra gli adulti il vincitore è Max Von Sidow che, pur costretto al silenzio, si dimostra un grande conoscitore dell'arte attoriale. 
Tecnicamente la pellicola non eccelle (ma neanche dispiace), la regia di Daldry (quello di Billy Elliot e dello strepitoso The Reader) è lineare e servile alla sceneggiature, fortissima e sicura della storia che deve raccontare.

Per Frank il film è promosso. 

24 maggio 2012

Target - scuola omicidi - Arthur Penn


Vi è stato un periodo della mia vita durante il quale cominciai ad osservare, con occhio clinico, i miei genitori per cercare di capire se fossero degli agenti della CIA (i Servizi Segreti nostrani avevano poco appeal!) sotto copertura.
Vi state domandando il perché? Semplice, avevo visto Target... e forse pure un po' Frantic
I ricordi non sono proprio nitidi. 

Comunque sia, era diventata una vera e prorpio fissazione.
Insidiavo i miei con domande sulla Germania dell'Est, sul disinnescare bombe e altre cose da spie che ora non ricordo e delle quali non sapevo (e non so) un bel niente. Il mio metodo era quello di andare alla cieca cercando una falla nelle loro risposte. Devo ammettere che sono stati bravi e hanno sempre mantenuto bene la loro "copertura". Loro rispondevano come potevano e col senno di poi credo di averli illusi facendogli credere di avere in casa un piccolo genio che si interessava precocemente di storia, politica o chimica. 

Col tempo ho perso interesse e pazienza restando però inconsciamente convinto che alla prima crisi si sarebbero trasformati in perfetti agenti segreti e mi avrebbero insegnato tutto quello che c'è da sapere sul fare i pedinamenti, sul blocco Sovietico (che già all'epoca era bello che andato) e persino il Russo.
Ora come ora qualche dubbio di aver preso una cantonata inizia a palesarsi, ma cerco di tenere duro e aspetto questo benedetto "risveglio". 

Mi ero trovato pure il nome in codice... mi sarei dovuto chiamare Rambo
Vedete come tutto torna?


23 maggio 2012

Sixteen candles - John Hughes

Un compleanno da ricordare (questo il sottotitolo italiano) segnò il debutto alla regia di John Hughes e l'esplosione del teen-movie romantico.

Come per Bella in rosa anche in questo caso non siamo certamente di fronte ad un capolavoro della cinematografia, la trama è parecchio lineare e tratta delle classiche problematiche adolescenziali. I punti a favore se li becca per la leggerezza, per il non annoiare, per la tenera Molly Ringwald e per il simpatico geek Anthony Michael Hall. Ovviamente per apprezzarlo è necessario il fattore nostalgia o avere un'età non superiore ai 12/13 anni.

Può tornare utile se avete voglia di vedere John e Joan Cusack giovanissimi.

22 maggio 2012

Quella casa nel bosco - Drew Goddard

E fu così che un genere finì! 

Quella casa nel bosco mette il punto all'horror. È il suo canto del cigno, il suo funerale, il suo estremo saluto. Niente potrà mai essere così, non vi saranno sequel e nemmeno cloni perché Quella casa nel bosco non è un semplice film horror, è l'horror, è tutti gli horror. 
Non parlo di brividi, paura o tensione, parlo del genere in sé.
Quella casa nel bosco, infatti, è la summa di tutto quello che è stato fatto, il bignami, la sua destrutturazione totale, il suo smembramento e la sua autopsia. I cliché, le banalità, i meccanismi, gli stereotipi vengono usati tutti, senza ritegno alcuno e come se non ci fosse un domani... cosa che difatti non ci sarà!
Poiché è questo che il cliente si aspetta, è questo il codice prestabilito, è questo il rituale. 

Un po' dispiace sapere che, dopo il film di Goddard e Whedon, tutto l'horror che verrà sarà quello di sempre, della roba già vista o la solita solfa. Noi appassionati gongoleremo alle splattate, ai buu o agli scricchiolii di un'antica casa abbandonata, ma sempre consapevoli che ciò che stiamo vedendo altro non è che un eco.

L'unica cosa che può sollevare l'animo è sapere che l'omicidio dell'horror, uno dei generi più amati, è stato perpetuato da mani amiche, le mani di due amanti. 
Ma fatemelo dire... è un signor omicidio.

21 maggio 2012

Una spia non basta - McG

Ho trovato Una spia non basta un film un po' indeciso.

McG sembra non sapere bene che strada far prendere alla pellicola e una sceneggiatura a tratti discontinua, con quel mix di commedia romantica e action non perfettamente riuscito, deve aver influito non poco. Qualche bella gag c'è, su questo non vi è alcun dubbio, ma i cali di ritmo si sentono pesantemente e lasciano alla fine abbastanza perplessi per un film di puro intrattenimento come questo. 
Da un punto di vista prettamente registico il lavoro svolto da McG mi è sembrato fin troppo patinato e poco incisivo specialmente nelle risicate parti d'azione, così come l'alchimia tra i tre protagonisti non mi è sembrata proprio riuscita, fattore questo che si fa notare molto nei tempi comici e nel romanticismo della pellicola.

Una pellicola non brutta ma evitabile.

20 maggio 2012

A ciascuno il suo - Elio Petri

Omertà.
Con questa singola parola si potrebbe descrivere l'intera trama e lo spaccato di quella Sicilia degli anni '60 in preda al boom economico (si fa per dire)  e a politici, prelati e speculatori. 

Petri con il suo film sociale, intinto di colore giallo, ci mostra la storia di un uomo semplice, un uomo al di fuori delle abitudini del paese dove vive perché a questo preferisce i libri, un uomo che ha il coraggio di affrontare a viso aperto, forse ingenuamente, quella Cosa innominabile e di buttare in faccia alla gente il marciume della società. Un marciume alimentato dai loro stessi silenzi e dal loro far finta di niente... ma chissà, forse "era solo un cretino!"

A ciascuno il suo è un film potente e importante, schietto, deciso e volutamente provocatorio. Impressionante il lavoro di sceneggiatura apportato da Pirro, Curtelin e lo stesso Petri, i quali ben ripropongono le atmosfere intricate e contorte dell'omonimo libro di Sciascia. Immenso poi la prova di Gian Maria Volontè con l'incredibile sfaccettatura data al personaggio di apparire represso, noioso, debole e al tempo stesso pieno di coraggio, testardo e passionale.

Bello.



19 maggio 2012

La Top 5 #2 - Top(5)less

Per la seconda classifica ho deciso di affrontare una tematica scabrosa, cioè LE TETTE!!! 
La scelta vi assicuro è stata difficilissima. Fosse stato per me avrei fatto una top 1000, ma dovendo scegliere ho optato per quei decoltè totali che più sono rimasti nella mia memoria di spettatore. 
È con estremo piacere che vi presento la top della settimana

TOP(5)LESS

(Perdonate la censura ma, onde evitare qualche problema e per lasciare comunque quel senso di mistero, ho preferito mettere tante belle e inutili monete da 1 cent.)

Già si era parlato nei commenti al film di questa scena. Il motivo della presenza della Holmes è dato dal fatto che fino ad allora era sempre stata vista come la timida e casta Joey Potter di Dawson's Creek. Mi lasciò alquanto stupito in questo radicale passaggio più osé.

4 - Lycia Naff in Atto di Forza
Scena cult e che tutti ricordano. In classifica per una semplice questione di quantità. Brava Lycia!

3 - Edwige Fenech in Giovannona coscialunga, disonorata con onore
La Fenech non poteva certamente mancare in una classifica come questa. Il mio vuole essere un omaggio a colei che è stata una sicurezza in fatto di tette e lo faccio con uno dei film simbolo della sua carriera. Grazie Edwige!

2 - Phoebe Cates in Fuori di testa
Phoebe con questa sensualissima scena, ormai entrata nel mito, ha fatto innamorare almeno 2 generazioni di giovanotti. Quanti di voi desiderato essere colui al quale lei apre il suo "cuore"?

1 - Eva Green in The Dreamers
È la Venere di Milo vivente! Che si può volere di più?

18 maggio 2012

Il pescatore di sogni - Lasse Hallström

Il pescatore di sogni è un simpatico film sognante sulla forza della fede intesa come aver fiducia e speranza piuttosto che in termini prettamente religiosi.

Lo svedese Lasse Hallström, già regista di pellicole come Chocolate (non quello con Jeeja ma l'altro, quello d'amore) e Buon compleanno Mr. Grape, confeziona un una buona commedia romantica, con dialoghi che spesso strappano sinceri sorrisi e personaggi simpatici e ben interpretati. Tra questi mi hanno colpito in particolare la figura, tra il mistico e il folle, dello sceicco impersonato da Amr Waked e quello della portavoce, stronza ma divertente, di Kristin Scott Thomas. Ma non temete, anche i due protagonisti, Ewan McGregor e Emily Blunt, se la cavano splendidamente nelle parti del noioso (e very british) esperto ittico al servizio di sua maestà il primo e in quello della spigliata e dedita segretaria la seconda.
La sceneggiatura, tratta dal romanzo di Paul Torday, porta la firma di Simon Beaufoy che dà alla storia un buon ritmo e amalgama il tutto con una buona dose di humor leggero.

Il pescatore di sogni, quindi, è stata una bella sorpresa (le mie aspettative sfioravano lo 0) che consiglio a chi vuole passare una serata distensiva e godersi le bellezze naturali dello Yemen che in realtà è il Marocco.

(Uomini state tranquilli, la percentuale di smielosità è molto trattenuta)

17 maggio 2012

1997: Fuga da New York - John Carpenter



I don't give a fuck about your war... or your president!

È Snake (Iena per gli italiani) Plissken che parla, e in questa semplice frase esplica tutto il suo essere.

Kurt Russel e John Carpenter creano forse il loro personaggio più iconico (e i due insieme hanno dato vita a Jack Burton e R.J. MacReady), quello più cazzuto, quello più anarchico, quello più... quello più cool. Oh Yeahh!!!
Fuga da New York entrò sin dalla sua prima visione nell'olimpo dei cult.
E il suo posto d'onore è più che meritato.

Il viaggio negli inferi di Snake, in una sorta di discesa dantesca, non è il solito viaggio di formazione che tante volte abbiamo visto a Hollywood. L'eroe stavolta non ritorna cambiato, non ritorna con un nuovo modo di vedere la vita, perché lui (ma sono solo supposizioni) all'inferno non solo c'era già stato ma lo porta dentro di se. Quando riesce, dopo mille peripezie e tanti morti, a tornare alla civiltà, si ritrova di nuovo al punto di partenza. Il suo è un viaggio senza fine, un cavaliere errante che per sopravvivere è costretto a combattere. Perché è l'unica cosa che sa fare, perché è ben al di là di una qualsiasi salvezza e perché è uguale ai suoi nemici.

Questo è Snake Plissken
Non è un eroe ma solo un gran figlio di puttana. 
E per  questo io l'adoro!



When I get back, I'm going to kill you.

16 maggio 2012

La parola ai giurati - Sidney Lumet

Il debutto al cinema di Lumet non poteva che essere con un capolavoro.

Per La parola ai giurati mi verrebbe solo da urlare "VEDETELO!!!", anche se già l'avete visto. Ma tenterò comunque di dire un paio di parole per convincere i più scettici.

Che si tratta di un capolavoro l'ho già detto ma ci tengo a ripeterlo. 
Tutta la pellicola è ambientata dentro una stanza, con 12 uomini (arrabbiati) diversi tra loro che discutono attorno ad un tavolo. E qui qualcuno potrebbe dire (per poi essere punito fisicamente) "Che palle!".  Ma vado avanti.

La forza del film è proprio dietro questo meccanismo claustrofobico. Lumet gira in modo magistrale usando ogni singolo angolo della stanza, ogni possibile inquadratura e tra primissimi piani, totali e carrellate ci tiene letteralmente incollati allo schermo. Stringendo e soffocandoci man mano che la discussione sale... è qualcosa di davvero incredibile. I 12 uomini si confrontano per decidere delle sorti di un ragazzo ma più che su questo punto (comunque cruciale poiché rischia la pena capitale), i suddetti devono mettere sul banco loro stessi e tutto ciò che portano dentro, tra pregiudizi e convinzioni. 
Ottimi ovviamente gli attori, indispensabili per un film principalmente narrato, ma ottima è soprattutto la sceneggiatura. Questa è capace di incredibili risvolti nonché di un'interessante riflessione sul sistema giuridico americano: "Innocente fino a prova contraria" e "Colpevole senza nessun ragionevole dubbio".

Vabbè VEDETELO.

15 maggio 2012

1921 Il Mistero di Rookford - Nick Murphy

Dal regno di sua maesta la regina Elisabetta II ecco approdare su queste umili paginedopo The Woman in Blackun'altra ghost story !

Questa volta i rimandi delle pellicola vanno subito a The Others, con il quale The Awakening (questo è il più bel titolo originale) ha più di qualche similitudine.
L'esordiente Murphy dirige e sceneggia (con Stephen Volk) un film dall'impianto molto classicheggiante e bel allineato al genere. La messa in scena non è affatto male, le ambientazioni e i costumi sono ottime così come ottimi sono anche gli interpreti capeggiati da un'intensa e bella Rebecca Hall
Sembrerebbe un film perfetto, ma così non è.
Nonostante apprezzi molto film dal sapore classico e dal gusto antico, qui si paga lo scotto con una sceneggiatura, in alcuni punti, un po' troppo forzata che non permette agli spettatori di lasciarsi andare. Meccanismo questo controproducente quando gli intenti sono quelli di spaventare.

Tutto sommato però 1921 è un film che resta ampiamente nella sufficenza.

14 maggio 2012

Mission: Impossible - Protocollo Fantasma - Brad Bird

Davvero un gradito ritorno questo quarto capitolo del franchise Mission: Impossible.

A parte il primo grande film diretto da De Palma, non ero certo entusiasta dei due sequel e, soprattutto, dopo il dimenticato (e se l'ho rimosso ci sarà pure un motivo!) terzo episodio diretto da J.J. Abrams credevo che Hollywood avrebbe messo il punto. 

E invece mi ritrovo qui a parlare stupito e contento perché Protocollo Fantasma funziona veramente bene.
Ottima trama, ottimi interpreti, finalmente un pizzico di sana ironia resa grazie alla presenza del mitico Simon Pegg e quella strizzatina d'occhio a James Bond che non guasta.
Brad Bird, nonostante sia per la prima volta si ritrova ad aver a che fare con attori umani, gira discretamente, miscelando sapientemente azione, thriller e umorismo e confezionando un prodotto di intrattenimento dal buon ritmo e dall'alto profilo.

13 maggio 2012

In me non c’è che futuro - Michele Fasano

Questo documentario è stato come un'illuminazione. Un esempio importante, nonché la storia e i sogni di un grande uomo che ha saputo vedere avanti di decenni. 
Quell'uomo era Adriano Olivetti.

Il ritratto che ne esce fuori dal documento filmato da Fasano è qualcosa di incredibile. Non conoscevo affatto il personaggio di Olivetti ma nel sentire, anche attraverso testimonianze dirette di chi ha vissuto il suo operato, il suo pensiero e le sue azioni sono rimasto sconcertato che alla Olivetti di Ivrea esisteva già nell'immediato dopoguerra una realtà ad oggi inimmaginabile. 
Adriano era un uomo eclettico, un uomo che andava oltre l'azienda che portava avanti, occupandosi anche di politica, del sociale, di urbanistica, di editoria, di architettura e soprattutto di cultura. 
Basti pensare che quando visitavano la Olivetti gli stessi sindacalisti restavano basiti. Un posto dove gli operai spendevano una delle due ore previste di pausa per leggere un libro nella biblioteca dell'azienda, un posto dove l'operaio poteva decidere finire le scuole o addirittura laurearsi tutto a spesa dell'azienda, un posto dove hanno lavorato poeti e romanzieri come Sinisgalli e Terzani
E mi sono limitato con giusto un paio di esempi!

Questa (e molto altro) era la Olivetti pensata e messa su da Adriano, una fabbrica a misura d'uomo.

12 maggio 2012

La Top 5 #1 - Stupido è bello

Da oggi e così per ogni settimana, almeno finché non mollo (e il rischio è alto), vi delizierò con una bella classifica. 
Originale vero?
Ho deciso di partire con la top 5 delle scene idiote che però hanno il merito di farmi ridere.
Ecco a voi la Top 5 Numero 1... 

STUPIDO È BELLO!
(mi aspetto naturalmente le vostre)

5 - Lo Spaccacuori
Il film non è proprio il massimo ma vi sono delle scene veramente esilaranti. Quella dell'epica corsa per salire sul treno ha un suo perché. Non è ad un livello di stupidità eccellente, ma ha quel pizzico di genio che basta per farla entrare in classifica. 

4 - Anchorman
La scena in questione è qualcosa di mai visto prima. Un cast d'attori di prim'ordine con vette al limite dello splatter. Regola numero per la battaglia degli Anchorman è: "Non toccare faccia e capelli!"

3 - Zoolander
In Zoolander c'è l'imbarazzo della scelta per le scene più stupide. Ma quella alla pompa di benzina le batte veramente tutte. La domanda è: ma i modelli sono veramente cretini? 

2 - Scary movie 3
Più che l'intera scena di strabiliante è un solo semplice gesto, cioè la Pala Caricata! Mezzo secondo che vale l'intera visione del film... o almeno del trailer. 

1 - Aereo più pazzo del mondo
Un classico del cinema demenziale, la scena della donna presa a schiaffi è qualcosa di memorabile e intramontabile. Scena e idea semplicemente fantastica, oltre che stupida. 



La vignetta Yay (a parte colore e scritta) è dell'irriverente e scorretto fumettista islandese Hugleikur Dagsson

11 maggio 2012

Piccole bugie tra amici - Guillaume Canet

Il giovane attore e regista Guillaume Canet crea con Piccole bugie tra amici quello che da molti è considerato Il Grande Freddo francese... e in effetti qualche punto in comune tra i due film c'è.

Il dramma messo su da Canet, coadiuvato da quella che forse è la crème de la crème degli attori d'oltralpe, è un dramma corale. La tendenziosità della pellicola a commuovere lo spettatore, facendolo quasi sentire come parte del gruppo, è cosa palesemente voluta nonché riuscita e bisogna darne atto. 
Merito di questa riuscita è da dare alla buona sceneggiatura che ci permette, grazie ad un eccellente equilibrio, di farci conoscere al meglio i caratteri dei singoli personaggi, compreso quello fugace di Dujardin. Altro merito poi è sicuramente da attribuire al cast (François Cluzet, Marion Cotillard, Gilles Lellouche e Benoît Magimel), visivamente affiatato e capace di procurare empatia. Buona anche la regia di Canet che conferma la buona tecnica dimostrata in Non lo dire a nessuno e una discreta eleganza.

Per concludere dico solo che ho apprezzato. Mi sono divertito, commosso e sono entrato in empatia con i miei nuovi amici.

10 maggio 2012

Arma letale - Richard Donner


Sono troppo vecchio per queste stronzate!

Non poteva di certo mancare tra I Mitici anche Arma Letale. Un film che ha fatto epoca e dettato le regole del buddy cop.

Durante quel leggiadro e imberbe periodo Mel ancora non aveva dato di capoccia, impersonava solamente sullo schermo quel personaggio che il mio babbo ribattezzò amorevolmente U Pacc' (Il Pazzo), nome che da Arma Letale in poi sostituì in toto quello dell'attore.

Fu così che, con questa pellicola, quel buon antisemita di Gibson divenne uno dei grandi eroi dell'action. Non solo per via delle sue peripezie o delle sue uscite sfarzose, ma perché era apparentemente normale e non iper-pompato come altri suoi famosi colleghi. Ci diceva, in pratica, che anche uno smilzo di altezza media, psicologicamente instabile e con una verve comica spigliata, poteva spaccare culi e sparare col mitra nel traffico congestionato di Los Angeles. Mel era come noi, un po' matterello forse, ma essenzialmente come noi... o meglio come  saremmo stati.

Con Arma Letale, per concludere, cominciai a sviluppare anche un odio per i biondi ma questa è una storia che forse esplicherò in futuro.



09 maggio 2012

Bella in rosa - Howard Deutch

Scritto da John Hughes, colui che ha forse rappresentato al meglio i ragazzi degli anni '80 al cinema, Bella in rosa è ad oggi un cult generazionale.

Una Cenerentola in versione teen-glitter, una commedia romantica che, nonostante abbia in sé qualche difetto di banalità, resta comunque un prodotto sopra la media. La protagonista Molly Ringwald, all'epoca vera regina dei teen-movie dopo Sixteen Candles e il cult Breakfast Club, così come il principe azzurro Andrew McCarthy, anche lui all'epoca al top e ovviamente dentro il Brat Pack

Un film che oggi vive più di nostalgia che altro ma che in fin dei conti resta comunque godibile... sempre a patto che non si voglia distruggere deliberatamente l'incanto fiabesco.

Ottimo comunque per sbirciare mode, tendenze e spalline degli eighties!

08 maggio 2012

Evil: Il ribelle - Mikael Håfström

Film svedese del 2003 che portò il suo regista ad Hollywood, un luogo nefasto dove i registi europei trovano spesso la via più breve per lo sfacelo professionale.
Ma parliamo di Evil.

Evil narra principalmente di violenza. Håfström sembra voler attuare proprio uno studio su la violenza, tanto che la scelta del "ribelle" Erik (uno che sa bene come menare le mani) di non reagire alle angherie ed ai soprusi degli alunni più grandi, spinge lo spettatore a bramarla. Si attua un meccanismo strano e particolare dove il pubblico stesso, così come il nostro protagonista, si carica di odio e attende con lui il momento giusto per attaccare. Questo è il motivo per cui Evil merita di essere visto, perché è un film che sotto un'apparenza forse un po' banalotta e semplicista ci fa avere voglia di sangue e cazzotti, che non sono gratuiti ma pienamente meritati da chi li dovrebbe ricevere. E nonostante essi debbono volare, e nonostante la nostra pretesa di testimoni desiderosi di giustizia, questo infido meccanismo finisce per infastidire lo stesso e lasciarti con un senso di sporco, di cattivo o se vogliamo di immorale.

La rabbia a volte è una brutta bestia... chiedetelo a Erik!

07 maggio 2012

Sherlock Holmes: Gioco di ombre - Guy Ritchie

Sequel fracassone dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie.

La rilettura di Ritchie del primo capitolo aveva certo fatto storcere il naso ai puristi del detective, ma aveva comunque raggiunto l'obiettivo di ridare vitalità ad uno dei personaggi più utilizzati dalla storia del cinema. L'originalità del racconto e della rappresentazione di Holmes, l'ottimo cast, la vivacità della messa in scena e una fortissima dose di action decretarono il successo e la riuscita dell'impresa. In questo secondo episodio pur rincarando le dosi di avventura, di intrigo e di spettacolarità con in più un'eccellente ricostruzione semi-steampunk del 1891 resta quella sensazione di stantio e ripetitività che spesso e volentieri posseggono i sequel. 

La mancanza della sorpresa da parte dello spettatore del nuovo Sherlock è stato sicuramente cruciale a decretare questa sensazione, infatti chi ha visto il film molto probabilmente ha già visionato quello del 2009 e quindi conosce bene il restyling, ma al tempo stesso questa conoscenza ha permesso di concentrarsi sull'affinità tra Holmes e Watson non dovendo curarsi troppo della "presentazione" dei rispettivi caratteri e sulla costruzione dell'intrigo.
Discreta anche la regia di Ritchie che pur mantenendo lo stile già visto in precedenza, sempre nel primo capitolo, lo affina parecchio dando più ritmo e spettacolarità nelle parti d'azione pura. 

Un "more of the same" che non annoia!

06 maggio 2012

Dalle Ardenne all'inferno - Alberto De Martino

Dalle Ardenne all'inferno è un altro war-movie con protagonisti gloriosi e involontari bastardi.

Come accade anche ne I Guerrieri e in Three Kings anche questa volta lo scopo degli "sporchi eroi" (Dirty Heroes è il titolo internazionale) è una rapina a danno dei nazisti. 
Il prodotto messo su da De Martino (mio idolo personale) è un rifacimento in chiave guerresca dei film alla James Bond con parecchie cose trite e ritrite e anche poca action. La pellicola purtroppo non può assolutamente competere con i suoi simili, essendo battuta in campo italico anche dagli Ingloriosi Bastardi di Castellari... almeno per spettacolarità.

Se ci si concentrava più sull'exploitation e meno nel cercare di creare intrighi avremmo potuto avere un cult.
Comunque interessante il cast con John Ireland, Frederick Stafford, Daniela Bianchi e Adolfo Celi. Quest'ultimo l'ho trovato visivamente un po' fuori luogo.

05 maggio 2012

I Guerrieri - Brian G. Hutton


I Guerrieri rientra in quel sottogenere di film di guerra dove un branco di bastardi si traforma in eroi. Più che ai bastardi tarantiniani mi sto riferendo a quelli di Aldrich, di Castellari fino a quelli capitanati da Clonney in Three Kings.
E proprio con quest'ultimo I Guerrieri ha molte affinità... anche se l'affermazione dovrebbe essere al contrario!

Gli improbabili e involontari eroi del film difatti agiscono per puro scopo personale, senza alcuna voglia di gloria e soprattutto con senza che nessuno venga a sapere della loro rischiosa missione. La pellicola si muove sempre nell'ambito della commedia, non dimenticando comunque qualche frecciatina all'apparato militare e diventanto serio quando il gioco della guerra mostra la sua vera natura. 

Con il capo-bastardo Eastwood, l'hippie-carrista-antelitteram Donald Sutherland, Terry Savalas, Don Rickles e Harry Dean Stanton, I Guerrieri meriterebbe almeno una visione perché è simpatico, abbastanza trucido e comunque ben fatto.

04 maggio 2012

L'ultima vergine americana - Boaz Davidson


Il film porcellone della Cannon!

Abbiamo già affrontato in varie occasioni il discorso Cannon, leggendaria casa di produzione che nei suoi anni di attività ha sfornato ogni sorta di film tra i quali autentici cult.

L'ultima vergine americana non rientra tra i cult della Cannon, ma è comunque la testimonianza della suddetta ad un genere che nei primi anni '80 prese piede dopo gli straordinari successi di Animal House, Porky's e American Graffiti. La pellicola in realtà è il remake di un film israeliano, tale Eskimo Limon diretto sempre da Davidson (che è anche un produttore di film di botte), ed è una specie di mix-up degli ultimi due film citati. Parte abbastanza bene con le imprese, più o meno goliardiche e divertenti, dei tre amici in cerca di sesso ma poi prende nel parte finale un registro abbastanza serio che lascia un po' sorpresi e che combatte con estrema fatica per trovare il suo perché all'interno di una pellicola che, nonostante tutto, stava mantenendo le sue promesse demenziali. 

L'ultima vergine americana è quindi uno dei tanti figli bastardi del film di Clark dove, tolte le immancabili tette e una visione antropologica della moda anni '80, resta ben poco.

02 maggio 2012

Io la conoscevo bene - Antonio Pietrangeli


Io la conoscevo bene è uno dei grandi capolavori, un po' dimenticati, del cinema italiano.
Pietrangeli con questa sua pellicola indaga amaramente quelli che furono gli effetti del boom economico dell'Italia del dopoguerra. 

Adriana (una Sandrelli mai così brava e convincente) rappresenta tutte quelle fanciulle che dalla provincia si diressero verso la metropoli in cerca di un qualcosa che le valorizzasse e che le facesse uscire dalla noia... e che le avrebbe pure dato i suoi cinque minuti di celebrità.
Ma Adriana, così come molte sue "colleghe", finisce in un mondo di squali, di approfittatori, di amanti ingrati (per non dire pezzi di merda) che si divertono ad usarla per poi fregarsene. Lei però sembra non curarsene, tutto le scivola addosso vivendo nel suo mondo di ingenuità e provincialismo. Un mondo costruito ad hoc e che, come tutto, è destinato a deperire colpo dopo colpo. 

Impietoso è Pietrangeli nel mettere in scena sia Adriana che i suoi carnefici (una carrellata incredibile di attori che comprende Tognazzi, Salerno, Manfredi, Nero, Franco Fabrizi e Adorf). L'ex-aiuto di Visconti predilige un racconto frammentario, fatto di sketch e piccoli episodi talvolta anche comici, dove tocca allo spettatore mettere insieme tutti i pezzi e notare i leggeri cambiamenti nella protagonista. 

Una pellicola che mostra una generazione uccisa dai vacui sogni di gloria, una pellicola incredibilmente attuale.