31 gennaio 2013

Warm Bodies - Jonathan Levine

"Ma che du' cojoni!" (cit.)

Non è passato poi tanto tempo da quanto decantavo Jonathan Levine per 50/50 che già mi tocca ridimensionare i toni.
E manco di poco!
Da dove comincio?

Cominciamo dalla cose positive così da fare prima. 
Warm Bodies è indubbiamente, e parlo da un punto di vista tecnico, ben fatto. Ottime riprese, ottima estetica da blockbuster e buoni affetti grafici.

Ora passiamo a quelle negative, ma sarò veloce... tranquilli. 
Per prima cosa tocca far presente che il trailer ha ingannato praticamente tutti. Perciò sappiate che ciò che sperate di vedere non lo avrete mai. Perché, cari amici, Warm Bodies altro non è che Twilight con gli zombi. Oddio, il solo definirli zombi mi sembra un tantinello esagerato... cioè sono pallidini e hanno le occhiaie marcate, ma da qui a essere Zombi ne passa. 
Ma tant'è!

Poi chissà, potrebbe anche essere un mio limite, ma vi giuro che è stata una faticaccia immane arrivare alla fine del film senza suicidarmi, con in più l'aggravante di veder toppare il film su qualsiasi suo aspetto narrativo (horror, sentimentale e comico) e veder distruggere l'immaginario degli zombi così, come se nulla fosse e senza cognizione di causa.

Hanno persino osato mostrare in scena il blu-ray di Zombi 2 di Fulci! Ma mi volete coglionare?

Per carità, se poi vi piacciono le storie d'amore melense e patinate dove NON SUCCEDE NIENTE di anche lontanamente interessante, correte a vederlo. Se invece volete un minimo di action zombesca, un minimo di sangue, un po' (non tanto) di horror o anche di commedia romantica evitatelo. 

Mio caro Jonathan sappi che stavolta hai tipo mega-toppato e perso non so quanti punti.

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30 gennaio 2013

Grabbers - Jon Wright

Grabbers è una simpatica horror comedy battente bandiera irlandese. L'astuto Jon Wright trova, infatti, l'escamotage giusto per rinvigorire il monster-movie (simil Tremors) e farci anche sghignazzare sopra.

Quale sarebbe l'escamotage? Far ubriacare a morte, ma con la speranza di vedere un domani, tutti gli abitanti dell'isoletta invasa dai mostri tentacolari. 
L'idea, per quanto stupida, risulta funzionale ed è inserita abbastanza bene all'interno della storia tanto da permettere a Wright di giocare parecchio con i cliché del genere.

Non siamo ovviamente dalle parti del capolavoro, Grabbers non è esente da difetti e ogni tanto questi fanno capolino. Spesso ci si dimentica troppo dei mostri per concentrarsi sulla farsa e nel finale, dove si dovrebbe arrivare alla resa dei conti e buttare tutto in caciara, c'è forse troppo poco caos.
Cosucce comunque che nell'insieme non infastidiscono più di tanto e la pellicola risulta è gradevole, divertente e molto appassionata.

Davvero non male.

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Un doveroso ringraziamento tocca farlo a Simone del blog Midian per la segnalazione.

29 gennaio 2013

RockDoc: Bigelf - Cheat The Gallows


Bugiardino Bigelf - Cheat The Gallows



1  - DENOMINAZIONE DEL FARMACO

Bigelf Cheat The Gallows (2008)

2  - CHE COS’È

È il quinto disco di una eclettica band californiana di ispirazione Dark Prog/Doom, condotta da un tetro e lisergico Willy Wonka con glitter, barba lunga e crocifisso al collo, che compone, canta e suona due tastiere contemporaneamente, contro un muro sonoro di riff sabbathiani e atmosfere crimsoniane.

3  - COMPOSIZIONE QUANTITATIVA E QUALITATIVA

10 tracce musicali.

Principio attivo: Progressive, Doom, Psichedelia, Shock Rock.

4 - INDICAZIONI TERAPEUTICHE

  • Proggofilia Nigricans
L’album è un valido supporto in questa rara patologia, che costringe chi ne è affetto a ricercare nell'ascolto di uno stesso brano variazioni musicali, cambi di atmosfere (preferenzialmente cupe) uso di hammond, mellotron e sitar.

  • Dipendenza da Black Sabbath-periodo Ozzy Osbourne
Come palliativo o sostitutivo nella cura del paziente dipendente da Black Sabbath che ricorra alla maratona di ascolto degli otto album registrati dal 1970 al 1978 più volte in una settimana.

  • Amnesia retrograda
Il disco è un ottimo strumento per la cura dei pazienti che abbiano subito perdita di memoria riguardo alla musica antecedente il 1977, a seguito di grave trauma indotto dall’ascolto del singolo "Ti Amo" di Umberto Tozzi. Consente al soggetto di riacquistare familiarità con gli stili musicali della prima metà dei ’70 e riappropriarsi gradualmente del concetto di "musica di qualità" troppo a lungo dimenticato.

  • Disturbo dell’identità di genere musicale
L’ascolto dell’album può essere usato come sussidio nella terapia del disturbo dell’identità di genere musicale, ovvero in tutti i soggetti che trovano incompatibile il glam rock di David Bowie con il doom dei black sabbath, i solos alla Gilmour con i riff alla Iommi.

  • Carenza multi gruppo
La somministrazione del disco in bolo consente di risolvere rapidamente e in un’unica soluzione i quadri di carenza multipla di Pink Floyd, Alice Cooper, Black Sabbath, King Crimson, Uriah Heep.

5 - MODO DI SOMMINISTRAZIONE 

Cd
Mp3
Vinile


6 - CONTROINDICAZIONI

  • Si sconsiglia l’assunzione del farmaco durante feste danzanti con amici, specie se questi siano affetti da mania del "ballo su musica divertente", resistente a terapia. In tal caso è preferibile che il paziente si allontani dalla postazione musicale, consentendo a terzi di selezionare qualsiasi canzone degli Ska-P.
  • È controindicato a tutti coloro che usano il termine "pianola" riferito indistintamente a Tastiera, Organo Hammond, Moog, Mellotron, Sintetizzatore et similia.

  • Si consiglia ai beatlesiani integralisti, specie se appartenenti alla setta dei Fabfouristi Psichedelici, di assumere il farmaco con le dovute precauzioni, affinché i riferimenti all’album "Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band" non vengano considerati blasfemi e dissacranti.

7 - EFFETTI INDESIDERATI

  • Scatena gravi crisi convulsive all’ascolto della frase "Anche Michele Zarrillo negli anni ‘70 suonava progressive.. nei Semiramis!"

  • Potrebbe indurre il soggetto a tirare fuori dall’armadio jeans a zampa e giacche di velluto appartenute a genitori o parenti, o peggio costringerlo alla vana ricerca di suddetti abiti in mercatini vintage frequentati da hipsters.

28 gennaio 2013

Wild Bill - Dexter Fletcher

Mi aspettavo decisamente un altro tipo di film quando ho deciso di vedere Wild Bill.
Vi confesso che l'ho messo praticamente alla cieca, senza aver letto trama o visto il trailer e che basandomi sul solo poster sono arrivato alla conclusione che si trattasse di una roba tutta gang e crime
E invece?

Invece siamo molto, ma molto, vicini al cinema di Ken Loach piuttosto che a quello di Guy Ritchie, un film dove seppur le cosucce crime non mancano sono più che altro relegate nello sfondo.

Ambientato in una East London, tra il degrado e la piccola criminalità, Wild Bill si inquadra tra il classico film sociale e il dramma familiare, senza però mai addentrarsi nella pesantezza (o con termini più indelicati nel "martellamento di palle") ma restando sul filo quasi della commedia. 

Ottima la prova registica dell'attore Dexter Fletcher che riesce a dosare bene il tutto, così come è ottimo  il cast di sconosciuti (a parte Andy Serkis) che vediamo alternarsi sullo schermo. 

Film inaspettato, bello, speranzoso, con un pizzico di violenza e a tratti commuovente.

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27 gennaio 2013

Ascensore per il patibolo - Louis Malle

Eh!
Che volete che vi dica su Ascensore per il patibolo?
Che siamo di fronte a uno dei più grandi capolavori del Cinema? Che è stato un successo clamoroso sin dalla sua uscita? Che è un esempio perfetto di thrilling, suspense e passione? Oppure che viene considerato come uno dei film che ha anticipato la Nouvelle Vague? Potrei, ad esempio, far presente che ha una delle colonne sonore più belle mai fatte, firmata da Miles Davis (che improvvisò tutto durante la registrazione), e che fu il film che lanciò la carriera di Jeanne Moreau.
Sono tante le cose che potrei aggiungere su Ascensore per il patibolo ma alla fin fine, quello che veramente conta, è dire che trattasi di una pietra miliare della Storia del Cinema. Cioè proprio senza se e senza ma.

Vi basti sapere che la regia di Malle è un qualcosa di strepitoso, ogni singola inquadratura viene dosata, ritmata e intersecata con estrema pignoleria nel racconto. Il quale, a sua volta, si sviluppa in tre grandi e tragici spezzoni. Ogni sguardo, ogni dialogo, ogni singolo movimento dei personaggi diventa parte importante e necessaria del racconto. Guardando Ascensore per il patibolo si capisce veramente cosa voleva dire Josef von Sternberg con la frase "la stessa aria diviene parte del risultato finale"... giuro. Pure prendendo il film sotto altri aspetti, al di là quindi della mera estetica o tecnica filmica, si denota che non siamo di fronte ad un film solo noir ma bensì ad una pellicola politicamente molto forte, con pesanti richiami alla situazione storica che la Francia stava affrontando (e cioè guerra in Algeria, guerra in Indocina e politica interna instabile), dove ogni personaggio, rappresentante di vari ceti e ognuno col proprio passato e il proprio presente, viene maciullato dalla pesante e impietosa scure di Malle.

Ascensore per il patibolo è un film a cui sta stretto pure la parola Capolavoro.

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26 gennaio 2013

Top 5 #19 - Come ti chiamo lo Spaghetti Western 1


La Top 5 numero 19 parla dei titoli degli Spaghetti Western. Come si sviluppa questa speciale classifica? È molto semplice, sono stati presi in considerazione i titoli più Cazzuti mai utilizzati, ovvero quei titoli che solo a leggerli mi son detto "LO DEVO VEDERE". 
Quindi tenete ben presente che non è stato giudicato il valore del film ma solo ed esclusivamente il titolo. Pronti?

5 - Vado... l'ammazzo e torno di Enzo G. Castellari
Vado... l'ammazzo e torno

4 - Preparati la bara! di Ferdinando Baldi
Preparati la bara

3 - Vamos a matar compañeros di Sergio Corbucci
Vamos a matar compañeros

2 - Giù la testa di Sergio Leone
(in origine si sarebbe dovuto chiamare Giù la testa Coglione!, ma così non è stato e quindi finisce solo secondo)
Giù la testa

1 - Le colt cantarono la morte e fu... tempo di massacro di Lucio Fulci
tempo di massacro

25 gennaio 2013

Photos - Eugene Richards


Eugene Richards
Nonna, Brooklyn
1986, stampa alla gelatina d'argento

Django Unchained - Quentin Tarantino

Ho già detto nel post dei Bastardi dell'enorme difficoltà che trovo quando mi tocca parlare del cinema di Tarantino. Ci riprovo ma sappiate che andrà a finire come l'altra volta.

Tocca subito dire una cosa circa Django Unchained e lo faccio prima della mia trasformazione in cheerleader. Django Unchained NON è uno spaghetti western. C'è l'omaggio, l'ispirazione, la citazione e Franco Nero, ma non lo si può in alcun modo accostare al genere italico. 
Ok? Se proprio vogliamo si potrebbe dire che trattasi di uno spaghetti western filtrato dalla mente di Tarantino. E questo potrebbe dire tutto o niente, ma è così. 
Tocca starci.

Tolto questo piccolo sassolino passo all'esaltazione più spudorata.

Django Unchained è una FIGATA!
C'è sangue a ettolitri, scene iper-cool tanto divertenti quanto tragiche e grandi personaggi interpretati da grandi attori che dicono grandissime battute. Quentin, ma son cose che già si sanno, sprigiona in ogni fotogramma passione e inventiva. Non si limita per niente sia nel trattare un tema delicato come quello del razzismo, che nel prendere per il culo il Ku Klux Klan come nel mettere in piedi sparatorie splattissime. Incarna alla perfezione il sogno di ogni spettatore, amante o professionista del cinema (e non solo), ovvero fa come cazzo gli pare e lo fa pure bene. 

Django non sarà forse il capolavoro del buon Quentin, ne ha fatti così tanti che ormai per lui è sinonimo di buono, ma è un qualcosa che... che proprio levati!

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24 gennaio 2013

Deadheads - Brett e Drew T. Pierce

deadheads
Recentemente sul post Cockney vs Zombie avevo parlato dei cloni di Shaun of the dead e di come questo abbia fatto parecchi danni. Anche Deadheads, quindi, essendo una zombie-comedy non può che essere considerato tale.

Deadheads nonostante le molte similitudini con il capolavoro di Edgar Wright è in linea di massima una pellicola salvabile. Non che sia da incoronare come  il nuovo re della zombie comedy ma almeno è guardabile... quasi tutto.

In molti suoi punti infatti è veramente riuscito, ad esempio buona parte dell'inizio e tutte le sequenze con lo zombie Cheese mi hanno strappato sonore risate. Persino le immancabili classiche gag simil Shaun o Maial Zombie fungono abbastanza e si reggono essendo ben connesse al tutto. Però un film non si può certo reggere solo su queste cosucce così, quando si tratta di quagliare e di mostrare la vera pasta sorgono alcuni problemi. In tal senso è nel finale che vengono a galla problemi di vario tipo, con ripetizioni, nuovi personaggi messi un po' alla cazzo e una storia romantica appiccicata... no, manco appiccicata, è stata solo appoggiata.

Decisamente ottimi e grande punto a favore della pellicola risultano i due protagonisti, molto affiatati, complementari e che riescono a sorreggere per quasi 3/4 una pellicola piena di poche idee. Idee carine, simpatiche ma assolutamente insufficienti.

Quindi ricapitolando: 2 ottimi protagonisti, alcune gag originali riuscite, finale e storia romantica da dimenticare.

Non lo boccio ma passa, con scarsa sufficienza, per il rotto della cuffia.

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23 gennaio 2013

Little Odessa - James Gray


C'mere. How'd you know I was here? I won't do anything, just tell me.

Era la seconda metà degli anni '90 e, come ho già spiegato in altre occasioni, io andavo alla ricerca spassionata di film coi criminali. Storie dure, cazzute... insomma, avevo una rota micidiale (ma quanto è anni '90 il temine "micidiale"?) causata da Le Iene e Pulp Fiction.

Un bel dì al videonoleggio spuntò fuori questo film e vedendo in copertina il faccione incazzato di Tim Roth lo noleggiai al volo e tutto contento, con tanto di rigolino di bava che usciva dall'angolo della bocca, lo portai a casa. Mi aspettavo fosse una cosa iper-cool  e pieno di groove, si rivelò essere un qualcosa di diverso.

Quello che i miei giovani occhi videro era come una gemma grezza ma splendente. Un misto di amore e glacialità, un qualcosa che era sì coi criminali e gli omicidi ma era anche pieno di domande interiori, dramma familiare, difficili rapporti umani, scelte e confronti col passato.
Ne rimasi affascinato, tutto sembrava così vero da farmi quasi paura, così reale. Una cosa molto diversa dalle esagerazioni pulp viste nei film di Quentin e di quelli che lo scimmiottavano.

Fu così, quindi, che James Gray creò, a soli 25 anni, il suo primo Mitico e fu così che iniziò la nostra amicizia.

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22 gennaio 2013

Frankenweenie - Tim Burton

Frankenweenie
Per Frankenweenie, ultima fatica "riciclata" di Burton, tocca rifare a grandi linee lo stesso discorso fatto per Dark Shadows.

Ovvero che il film è caruccio, è fatto molto bene, è divertente, ci sono tantissimi rimandi a classici del terrore - dai nomi usati per i personaggi come Frankenstien, Van Helsing, Edgar o la tartaruga Shelley alle citazioni a film come La moglie di Frankenstein o Dracula il Vampiro - eccetera eccetera.
La confezione è accurata e l'immaginario di Burton, che allunga il suo corto Frankenweenie inserendolo all'interno del mondo dell'altro suo corto animato Vincent, è ovviamente rispettato.

Ma tutta l'operazione, come accadeva esattamente per Dark Shadows, ha come un sapore di stantio e di già visto. La stessa visione poi mi è risultata non proprio facile per via di una sorta di appesantimento nella parte centrale, ovvero proprio quella parte che si distacca nettamente dal corto originale e che mostra tutta l'acqua aggiunta al brodo.

Che dire quindi? Ancora nessuna idea forte, nessuna variazione e nessuna originalità. Unica novità assoluta da segnalare sono le assenze di Depp Helena Bonham Carter.

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21 gennaio 2013

Cogan - Killing Them Softly - Andrew Dominik

Cogan è il classico film che non sai bene come interpretarlo.
Dopo averlo visionato mi sono come trovato di fronte ad un bivio, con due pareri diametralmente opposti. Come se avessi visto due film differenti.

Perché dico questo? Perché c'è una parte di me che reputa la pellicola di Dominik un crime movie esemplare, girato da Dio, con un'estetica da paura, con almeno un paio di scene da antologia, degli attori azzeccati e bravissimi, una colonna sonora pazzesca. Un film che alla fine dei giochi riesce nell'impresa di essere elegante e brutale. Insomma un bel film.

Poi però c'è un'altra parte di me che, pur tenendo conto di queste cose, non reputa il film veramente riuscito e punta il dito sulla trama. Ma non tanto nel plot generale, che presumo sia quello derivato direttamente da Higgins, ma bensì su quelle parti aggiunte in fase di riscrittura. Ho come provato un certo fastidio ogniqualvolta le sotto-trame andavano a inserirsi nelle parti crime. Come ad esempio per tutta la manfrina della crisi economica, spalmata attraverso i tg per l'intera durata del film con tanto di discorso finale di Pitt, così come per una serie di dialoghi del cazzo (che so per certo che non derivano dalla matrice, pur non avendo letto il romanzo) che cercano di essere cool scimmiottando un po' Tarantino.

È come se Dominik, non contento appieno della storia, abbia voluto aggiungere roba e poi, colto da un improvviso stato mentale di "ma 'sti cazzi!", abbia aggiunto suddetta roba con lo sputo.

Ecco quindi cosa mi è successo con Cogan ed ecco il perché dei miei dubbi. 
Quindi, dove sarà la verità? Nel mezzo? Chissà!

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20 gennaio 2013

Il promontorio della paura - J. Lee Thompson

Il-promontorio-della-paura
Classico del thriller americano diretto da J. Lee Thompson e rifatto nel 1991 da Martin Scorsese.

La pellicola di Thompson ad oggi risulta ancora un film molto valido e robusto e, sebbene la trama risulti un tantinello scarna e banale, se la cava alla grande grazie a una soundtrack mastodontica dagli echi hitchcockiani firmata da Bernard Herrmann (lo stesso di Quarto Potere e Psyco) e alle prove attoriali di Gregory Peck e Robert Mitchum. Proprio quest'ultimo in particolar modo ci regala uno cattivi più belli del cinema - che poi un altro cattivo leggendario è sempre Mitchum in La morte corre sul fiume...

Mettendo a paragone la versione del 1962 con quella di Scorsese, quest'ultima risulta un pelo più incisiva e, se vogliamo, completa poiché poteva permettersi di raccontare appieno la malvagità Max Cady senza troppi problemi di censura. Nel paragonare invece le performance tra i protagonisti, nello scontro diretto tra Peck e Nolte, vince senza storie Peck per stile e carisma, mentre è praticamente impossibile decretare un vincitore tra De Niro e Mitchum. Furente il primo e apparentemente placido e glaciale il secondo.

Il promontorio della paura quindi si conferma un ottimo thriller, nonostante l'età e il figlioccio del 1991.

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19 gennaio 2013

Scuola per canaglie - Todd Phillips

scuola per canaglie
Già ho parlato in passato di Todd Phillips, ma se vi siete persi quei post sappiate che il succo generale era che a me i lavori di Todd, anche se non perfetti, piacciono.
Io a Todd ci voglio proprio bene.

Scuola per canaglie rientra tra i film di Todd definibili "non perfetti". Sarà che mi aveva abituato molto bene ma anche qui, come poi è successo per Parto col folle, ci sono un po' di cali di comicità e di trovate. Non mi fraintendete, le gag ci sono e in parecchi casi sono anche molto divertenti, ma talvolta sono un tantinello ripetitive.
Anche la scelta dei due protagonisti (Billy Bob Thornton e Jon Heder) non mi ha veramente soddisfatto poiché vederli in quei ruoli mi ha dato un senso di déjà vu, il primo per il ruolo da stronzo simil Babbo Bastardo/Bad news bears e l'altro per Napoleon Dynamite

Ripeto, io a Todd ci voglio comunque un gran bene, il film mi ha divertito e ho passato la serata piacevolmente, ma è comunque molto lontano dai livelli di Road Trip o Una notte da leoni o di Old School.

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18 gennaio 2013

Photos - I. Russell Sorgi


I. Russell Sorgi
Suicidio
1942, stampa alla gelatina d'argento

Amsterdamned - Dick Maas

Amsterdamned, diretto da Dick Maas - campione d'incassi in patria e del quale forse qualcuno ricorderà l'horror L'Ascensore - è un thriller olandese di fine anni '80.

Giunto nelle mie mani per puro caso, in una mia inusuale visita in biblioteca, si è rivelato abbastanza interessante anche se invecchiato maluccio. Nello stile ricalca molto il modo di fare thriller dell'epoca, si notano parecchie assonanze con l'Argento e il Soavi del periodo (tanto per rimanere in Europa) e leggeri rimandi a film acquatici come Lo Squalo, Piranha e persino Il Mostro della laguna nera.

Dicevo che è interessante e i motivi di tale interesse sono principalmente due, ovvero, un'Amsterdam lugubre, sporca e minacciosa (se ve lo state chiedendo non appaiono né Coffee Shop né il quartiere a luci rosse) e una scena d'inseguimento molto spettacolare, su motoscafo, tra i canali della città.
La trama è, di per sé, molto classica, con il tipico assassino misterioso che uccide random e la polizia che indaga. Purtroppo ogni tanto ci si perde in divagazioni e sotto-trame inutili, ma la regia di Maas si regge comunque bene o almeno quel tanto da portare a casa il risultato.

In definitiva abbiamo: un thriller vintage, un'Amsterdam inedita e... e basta. 
Cioè è un b-movie, che pretendete?

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Succede anche questo!

17 gennaio 2013

John Dies at the End - Don Coscarelli

Don Coscarelli non è mai stato un tipo molto prolifico. È uno che si è sempre preso il tempo necessario per fare le cose a modo suo. Quindi non c'è poi tanto da stupirsi se tra questo John Dies at the End e il precedente Bubba Ho-tep siano passati 10 anni.

Che poi Don fino a Bubba non è che mi avesse proprio fatto impazzire. Cioè conoscevo i primi due Fantasmi, ma non sono certamente sti grandi capolavori irrinunciabili. Nel senso che sono carucci, simpatici e li ricordo con piacere, ma basta così. Poi però arrivò Bubba, tratto da un libretto di quel gigante di Joe Lansdale, e in un batter d'occhio Don divenne mio amico - gli amici di Joe sono automaticamente anche amici miei. E così, passando per il Masters of Horror, si è giunti a John Dies at the End con le aspettative a mille.

Il suddetto film è un cazzo di casino, che se pure dovessi anche solo provare a raccontarvi la trama amplificherei il casino e non riuscirei a rendere comprensibile un bel niente. Perciò quello che vi basta sapere è che dentro ci stanno splattate, mondi paralleli, hot-dog telepatici, insetti giganti, altre splattate, un cane che guida, la Soy Sauce e mille altre cose. In più è veramente divertente, totalmente fuori di testa, anarchico, imprevedibile e potrebbe creare assuefazione.

Don, se ti ci son voluti 10 anni per creare un film così, pieno di tutte le cazzate che mi possono piacere, libero e senza compromessi, allora ti dico: "prendine pure altri 10 o 20 di anni per fare il prossimo".

16 gennaio 2013

Dredd - La legge sono io - Danny Cannon



Io non ho infranto la legge! Io sono la legge!

Avendolo citato nel post del Dredd nuovo, quello che sembra tanto The Raid Redemption, mi è venuta voglia di rispolverare questo classico (ovviamente in termini puramente autobiografici) della seconda metà degli anni '90. Per chi non l'avesse ancora capito sto parlando il film in questione è il primo Dredd, cioè quello con Sylvester... quello che ho scritto nel titolo del post.

Dredd entrò nella mia vita un po' così, quasi per caso, quasi per noia. Più come film con Stallone che per altri motivi come potrebbe essere la trasposizione di un fumetto, l'ambientazione futuristica o quant'altro. Non era manco un film che attendessi più di tanto e non mi ha mai letteralmente esaltato, è diventato un Mitico per inerzia. Nel senso che l'ho visto tante volte che mi è entrato dentro senza che me accorgessi.
Non so se riesco a farmi capire.

Non sto dicendo che non mi piace, anzi lo trovo molto divertente, ma al tempo stesso non è lontanamente paragonabile a quasi tutti i film presenti in questa rubrica. È l'equivalente di un parente, tipo un cugino... di quelli che gli vuoi bene per il legame di sangue ma non è detto che se fosse stato un estraneo sareste diventati amici. Dredd è come quel cugino che quando c'è il pranzo di famiglia fate comunella, ridete, scherzate ma poi ciccia ci vediamo l'anno prossimo.

Dredd del 1995 con Stallone ti voglio tanto bene, ma resti un film del cazzo.

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Labbro Extreme

15 gennaio 2013

RockDoc: Rival Sons - Head Down

È con estremo piacere che mi accingo a presentare Rock'n'Roll Doctor e i suoi ragguardevoli consigli bisettimanali. In realtà però l'esimio Professore non è proprio un novello o uno scelto a caso, poiché è già apparso su queste pagine, seppure indirettamente, nelle vesti di co-ideatore e avventuriero delle legendarie serate "pizza, birra e van damme" et similia.
Ma bando alle ciance e leggiamo subito quanto ha da dire perché... un po' di Rock al giorno toglie il medico di torno.
(e questa me la potevo anche risparmiare)

rocknroll doctor

Bugiardino Rival Sons - Head Down

rival sons pills

1 - DENOMINAZIONE DEL FARMACO

Rival Sons - Head Down (2012)

2 - CHE COS’È

È un disco di Rock And Roll, composto e suonato da un quartetto californiano dal look vintage e dal suono ancora più vintage. Questo terzo album va oltre il sound zeppeliniano consolidato nei due lavori precedenti della band, spaziando dalla Psichedelia al Folk, dal Soul all’Hard Blues. Il rock proposto, non è certamente avanguardistico ma è suonato in maniera fresca e autentica con esecuzioni strumentali di alti livelli e un approccio ora diretto, ora in grado di toccare alti vertici di lirismo.

3 - COMPOSIZIONE QUANTITATIVA E QUALITATIVA

13 tracce musicali

Principio attivo: Blues, Rock, Rhythm & Blues, Motown Soul, Psichedelia, Folk.

4 - INDICAZIONI TERAPEUTICHE

  • Dipendenza da rock anni ‘60-’70
Haed Down è particolarmente indicato nei casi di dipendenza ossessiva da Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Who, Free ecc. Il disco può essere utilizzato per interrompere l’ascolto coatto e reiterato di gruppi del passato, al quale il paziente ricorre per porre rimedio al disinteresse per gran parte della musica degli ultimi 20 anni.
  • Intolleranza al fashion-vintage rock’n’roll
L’ascolto del disco può essere utilizzato per superare le crisi indotte dall’ascolto di Are You Gonna Be My Girl? dei Jet mixata in combo con Lust For Life in discoteche piene di giovani alla moda, specie se associate a deliri e sproloqui del paziente su MTV e i gruppettini di merda con stivaletti e amplificatori Orange che hanno scimmiottato uno dei migliori periodi della storia della musica.
  • Carenza di Soul e Rhythm & Blues
Può essere utilizzato come supplemento in caso di rigorosa dieta musicale a base di Hard Rock o Metal.
  • Intossicazione accidentale da Drum’n’bass, Dancehall
  • Diarrea da MTV, RTL, Radio DJ
  • Anedonia Musicale
Molto utile nel trattamento del disinteresse verso gran parte della musica contemporanea, associato a isolamento e ideazione suicida, provocato anche dall’ascolto di pseudo radio rock che instillano la convinzione che il rock sia finito con Stairway to Heaven e Smoke on the Water.
  • Aprassia da Dance, Reggae, Techno e Pizzica Salentina
Efficace nella riabilitazione motoria a seguito di incapacità di ballare i sopraccitati generi musicali subiti dal paziente nelle situazioni di svago settimanale in discoteche e centri sociali.

5 - MODO DI SOMMINISTRAZIONE

Cd
Mp3
Vinile

6 - CONTROINDICAZIONI

  • Fruitori superficiali di musica e coloro che pronunciano la frase: "a me piace tutta la musica perciò ascolto quello che passa la radio".
  • Puristi dell’Hard Rock classico incapaci di andare oltre la discografia di Led Zeppelin, Deep Purple e Jimi Hendrix.
  • Musicisti con ossessioni di perfezione dell’esecuzione strumentale e pulizia del suono e affetti da tapping compulsivo.
  • Tunzettari, reggaettari, punk, metallari estremi, elettronici puristi.
  • Modernisti a tutti i costi che cercano la “novità”, il sound nuovo e originale. 
  • Musicisti con approccio Grunge per necessità, che denigrano la musica suonata bene per loro incapacità personali.

14 gennaio 2013

Watchmen - Zack Snyder

Watchmen
Who watch the Watchmen?

L'uscita del fumetto (anche se ora si chiamano graphic novel per me restano sempre fumetti) segnò, verso la fine degli anni '80, un punto di non ritorno. Questo, assieme al Batman di Frank Miller uscito nello stesso periodo, strappò quell'aurea quasi divina del supereroe. Gli uomini mascherati toglievano la loro maschera e si mostravano per quel che erano in realtà, cioè uomini come tutti. Pieni di paure, di difetti, talvolta fragili e tormentati.
Ovvero Uomini.

La trasposizione fatta da Snyder poteva in qualche modo risultare pericolosa per due semplici motivi. Il primo era il confronto con una pietra miliare del fumetto, mentre il secondo era il dover accontentare una platea abbastanza vasta ma soprattutto esigente e non necessariamente conoscitrice dell'opera originale. La scelta finale operata da Snyder è stata, almeno secondo il mio piccolo punto di vista, quella più azzeccata. Non gli ha letteralmente fregato un beneamato cazzo di accontentare chicchessia.

Watchmen quindi resta in linea di massima quello che era, ovvero un hard-boiled, profondamente nichilista e figlio degli anni '80. Potrebbe anche essere visto come un'opera nostalgica e non al passo coi tempi, ma poco importa perché tanto la potenza della storia è ancora attuale e calzante.

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P.S. - La colonna sonora spacchetta!

13 gennaio 2013

Estate Violenta - Valerio Zurlini

estate violenta
Per prima cosa è importante inquadrare le vicende di Estate Violenta all'interno della Storia. Siamo nell'estate del 1943, a Rimini. Le truppe alleate sono sbarcate in Sicilia e si iniziano a percepire i primi sintomi della disfatta fascista, fino alle dimissioni di Mussolini del 25 Luglio e le conseguenti rappresaglie perpetuate dai soldati a scapito della popolazione.

È all'interno di questo scenario che la pellicola di Zurlini si inserisce, mostrandoci la spensieratezza, fuori luogo, dei giovani alto-borghesi che si godono tranquillamente le vacanze.
La guerra c'è e il pericolo pure, ma tutto viene filtrato e fatto apparire come lontano. Esemplare è la scena dove gli stessi personaggi cambiando la frequenza della radio per mantenere inalterata la finta realtà che si sono costruiti. Una realtà che è destinata a crollare con la precipitazione degli eventi e con la Storia fa il suo implacabile corso travolgendo tutto e cambiando tutto.

I due personaggi principali sono l'emblema di questa vicenda. Carlo cresciuto all'interno della borghesia, figlio di un gerarca fascista, è completamente svuotate e indifferente agli obblighi civili e morali. La più matura Roberta, che già è stata toccata dalla guerra, è una donna in cerca di libertà che cerca di scrollarsi quell'austerità (sempre borghese) che gli è stata cucita addosso, anche a costo di abbandonare la figlioletta.

Zurlini gira molto bene, anche se si denota una certa teatralità nella disposizione dei personaggi, i quali talvolta tradiscono movimenti molto affettati e innaturali. Resta però ben lontano da ogni giudizio etico e morale, anche se è comunque impietoso nel mostrare i suoi personaggi nella loro superficialità e menefreghismo. Ottimi gli attori Jean-Luis Trintignant nella parte del giovane Carlo, Eleonora Rossi Drago in quella di Roberta, ed Enrico Maria Salerno nella parte del fascistissimo padre di Carlo.

Drammone molto interessante nonché affresco inedito del periodo. 

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12 gennaio 2013

The Scapegoat - Charles Sturridge

the scapegoatThe Scapegoat (letteralmente Il capro espiatorio) è un adattamento televisivo dell'omonimo romanzo di Daphne Du Maurier trasmesso dalla rete britannica ITV (quelli di Downton Abbey).

La storia parla di due uomini non relazionati tra loro che per caso si incontrano, notano di essere praticamente identici e si scambiano i rispettivi ruoli, cioè uno lo scambia volontariamente mentre l'altro subisce. Insomma un incipit non certamente originale - Il prigioniero di Zenda, Il principe e il povero, La maschera di ferro ecc. - ma comunque sempre intrigante anche se bisogna ammettere, almeno in questo caso specifico, che si necessita una forte sospensione della realtà per bersi la storia che due sconosciuti fisicamente identici possano avere la stessa voce, la stessa camminata, le stesse movenze, le stesse espressioni e quant'altro.

Come al solito non conosco la matrice letteraria quindi non so dirvi se il lavoro della Du Maurier sia stato rispettato o meno, ma posso dirvi che come prodotto filmico, considerando soprattutto la sua destinazione televisiva, è di altissimo livello. La ricostruzione storica, siamo nel 1952, è certosina, bella l'ambientazione campagnola con la tenuta lasciata andare al suo splendido declino e ottima la scelta di fotografare il tutto con luci soffuse e rossi accesi... ve l'avevo detto che il livello è alto. Convincente è anche il cast dove spicca in particolar modo Matthew Rhys nella duplice veste dei sosia.

Insomma un bel dramma British, ma non dimenticate che per goderne appieno si necessita di lasciare da parte la plausibilità per quasi due ore.

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11 gennaio 2013

Photos - Elliot Erwitt


Elliot Erwitt
New York City
1974, stampa alla gelatina d'argento

Finalmente domenica! - François Truffaut

Finalmente domenica
Finalmente domenica! è il testamento di uno dei più grandi autori della cinema che in questa sua ultima fatica prova ad omaggiare il noir americano degli anni '50.

Non mancano le citazioni e, oltre il necessario bianco e nero, si notano rimandi a Hitchcock, il quale viene palesemente imitato nelle angolazioni della macchina da presa - dall'alto come in Psyco e anche dal basso come in Delitto per delitto. Anche a livello di plot si notato altre similitudini. La trama generica, dell'uomo innocente ingiustamente accusato di omicidio, è stata molto usata dal regista inglese ma è pur vero che resta un clichè del genere, mentre è particolare il meccanismo di investigazione dei due protagonisti che fa pensare subito a quello de La finestra sul cortile, ovvero lui bloccato che spia all'esterno e lei che indaga.

Ma Truffaut non è certo un imitatore o un artigiano, quindi la sua personalità prende facilmente il sopravvento e nei dettagli si notano certe atipicità al noir. Ad esempio vi è l'assenza della "femme fatale" o l'aver relegato le bionde (in Hitchcock sempre, o quasi, sono le eroine della storia) al ruolo di prostitute ma, soprattutto, il regista francese decide di smorzare spesso i toni fiondandosi nella commedia nera e nel romanticismo. Quasi a voler dire che il suo è un esperimento giocoso e nient'altro.

Inutile dirvi che è da recuperare... è pur sempre Truffaut.

10 gennaio 2013

Dredd - Pete Travis

Dredd è il reboot dell'omonimo personaggio dei fumetti. Devo ammettere che il suddetto personaggio, e il rispettivo fumetto, non li ho mai indagati a fondo quindi non saprei dire quanta fedeltà sia stata mantenuta. L'unica cosa che so per certo è che la prima versione cinematografica del 1995, Dredd - La legge sono io, è uno dei miei guilty pleasure

Un amico, che invece è fan dell'opera di Wagner, rispondendo alla mia domanda circa la comparazione tra fumetto, Dredd del 1995 e Dredd nuovo ha lapidariamente affermato che "almeno in questo [cioè nel Dredd recente] non si leva quel cazzo di casco!". Mi sono limitato ad annuire.

Quindi, tenendo a mente che preferirò sempre e comunque il Dredd Stalloniano (per motivi pressoché ignoti), questo nuovo Dredd se preso come dovrebbe e con la giusta dose di cazzeggio, ci potrebbe pure stare. La figura del Giudice mi è garbata, nel suo essere molto affettata, da vero duro e in stile eighties. Anche la companion è passabile nonostante, a conti fatti, il suo personaggio ruba troppo la scena a colui che dà il titolo al film. Sul piano di violenza e action, così come su quello scenografico, non mi posso lamentare anche se la situazione in simil The Raid/Fuga da New York sa tanto di déjà-vu. Però la pellicola viaggia veloce che il fastidio viene evitato. 
Quello che invece ho faticato a digerire sono stati i continui rallenty che, seppur più o meno giustificati, alla lunga fracassano gli zebedei.

Questo nuovo Dredd un 6 se lo becca, ma si denota una poca applicazione.

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09 gennaio 2013

Lo chiamavano Trinità... - Enzo Barboni


Ehi tu, elegantone!

Lo chiamavano Trinità... credo sia stato un "Mitico universale" sin da principio. Fece il botto eclatante quando uscì, generò svariati cloni (dopo cominciarono a fare quasi esclusivamente western-comici) e ben due sequel.

Per quanto mi riguarda non ricordo assolutamente il mio primo approccio al film e la mia teoria è che il film di Barboni ci sia sempre stato.  Per qualcuno ad esserci sempre stato è Dio, per me è Trinità.
Voi direte che che si tratta solo di un film, che ce ne sono molti di cult (e questa rubrica lo conferma) pari se non addirittura migliori di Lo chiamavano Trinità, e io non posso che darvi ragione. Ma c'è un dato di fatto incontestabile, e cioè che quando la pellicola con Bud e Terence viene mandata in onda fa sempre e comunque milioni di spettatori. E la cosa va avanti da almeno 30 anni. 
Nessun altro film, per quanto cult o Mitico, ha questo potere e non c'è trasmissione concorrente che sia mai riuscita a contrastare il fenomeno. 
Come ve lo spiegate?
Come è stato possibile anche solo riuscire a creare un film di tale portata? 
Sono certo che tutti voi avete ben presente il film. Giusto? Ora pensateci un attimo e ditemi se non ho ragione quando dico che una qualche forza divina debba aver contribuito a tutta l'operazione. Cioè parliamoci chiaro, qua siamo di fronte alla creazione di un'unica scena cult, lunga ben 106 minuti, e con in più uno dei leitmotiv più fighi di sempre e l'unica spiegazione possibile e razionale, secondo me, resta lo zampino di Dio.
Non ve ne possono essere altre.

Per concludere, se Lo chiamavano Trinità diventasse una religione io sarei ben lieto di osservarla... e senza pormi alcun dubbio!

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08 gennaio 2013

Troll Hunter - André Øvredal

Il recente abuso di mockumentary perpetuato negli ultimi anni mi ha portato ad evitare come la peste, e con discreti risultati, pellicole che si presentavano sotto questa forma. Talvolta però mi capita, per un motivo o per un altro, di andare contro le mie stesse convinzioni e, con non pochi dubbi, di cimentarmici.

I motivi che mi hanno portato a vedere Troll Hunter sono facilmente elencabili in: Troll a.k.a Mostri Giganti; pareri positivi letti un po' ovunque; un'insensata mia fascinazione verso la Norvegia; gli horror basati su leggende popolari e la generica e campanilistica matrice europea.

Lo "sforzo", se così si può chiamare, da me fatto si può dire essere andato a buon fine poiché Troll Hunter, cari miei Spiccetti, è davvero un prodotto sopraffino, fatto con estrema intelligenza e pieno di quei dettagli che rendono una pellicola (in particolar modo se di genere fantastico) gustosa.

La scelta dello scavare nel folklore è la prima cosa degna di nota che tengo a menzionare del film tanto che, a differenza di Cloverfield (beast-movie simile), la forte radice antropologica della figura del troll rende il tutto più affascinante e, incredibilmente, più credibile. Se poi si sommano degli scenari naturalistici pazzeschi, degli interpreti ottimi (Otto Jespersen su tutti) e delle scene azzeccate, il risultato, pari o dispari che sia, è comunque giusto. 

Non un capolavoro, questo è chiaro, ma un ottimo esempio di come sfruttare nel migliore dei modi l'escamotage del mockumentary.

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07 gennaio 2013

Nicolas Cage Day - Face/Off


Come prima cosa Buon Nicolas Cage Day a tutti!

Oggi è una grande giornata, siamo tutti riuniti per parlare di un solo uomo, un grandissimo, un'immenso, un... un... vabbé di lui, l'unico e insuperabile NICOLAS CAGE.
Ora non sto a spiegarvi tutto perché devo cominciare a parlare di Face/Off ecc., ma per ogni domanda potete andare a leggere le FAQ che si trovano in fondo al post.

In realtà come film volevo scegliere Con Air, ma mi sono fatto precedere e perciò ho ripiegato su Face/Off. Non che mi sia andata male, sono entrambi per me Mitici, ma un po' ci sono rimasto male avendo messo su tutto sto baraccone appositamente per parlare di Con Air

Ma è andata così, perciò basta piangere sul latte versato e concentriamoci su Face/Off.

Face/Off è diretto da un John Woo in estrema forma. Il bravo regista cinese inserisce quasi tutte le sue fissazioni, sia per la gioia dei fan (che si ritrovano un pot-pourri molto gradito) che dei neofiti (i quali invece hanno un bel bignami di tutto quello che era stato fatto sino ad allora). Per farla breve ci sono un sacco di sparatorie, le colombe, due tizi simili-ma-nemici che si danno la caccia, i motoscafi, la chiesa, il mexican stand-off e in più, come ciliegina sulla torta, ci sta Nicolas Cage.
Cioè, NICOLAS CAGE... mica uno qualunque.
Ok, si divide la scena con un altro attore famoso, ma è la sua giornata quindi quell'altro manco lo nominiamo.

Il nostro Nic in questa occasione mostra tutta la sua versatilità perché si scambia letteralmente il ruolo con quell'altro attore famoso, interpretando prima il terrorista spietato e psicopatico e poi il buono e diligente agente del'FBI.

Cioè da questo
a questo

... è davvero unico.

Sul piano capelli questa volta non c'è molto da segnalare, come potete notare ha una pettinatura abbastanza sobria, l'unica cosa che potrei dire è che lo stuntman di Nic sulla scena del motoscafo ha i capelli più lunghi. Ma sto andando fuori tema e ci frega poco.
Della pellicola debbo dire che preferisco di più il Nicolas psicopatico rispetto a quello buono, questo perché è in quel ruolo che Nic dà il suo meglio (già si vede qualcosina nelle gif qui sopra), tutto bello acchittato in perfetto tamarro style, con le pistole d'oro e che tocca i culi delle ragazze. Poi è ovvio che essendo Nic un grandissimo, quando si scambia di certo non sfigura... insomma era così, per dire. 

Per concludere avrei un piccolo pensiero che indirizzo direttamente verso il Nostro. 
Caro Nicolas, spero che continuerai a fare film per sempre, che continuerai ad accettare qualsiasi cosa ti venga proposto anche quando avrai finito di dare i soldi al fisco ma, soprattutto, spero che non ti sbattano dietro le sbarre se no quanto appena detto non si avvererà mai. 
Continua così, continua a sbalordirci con tue pettinature, con le tue performance e stai tranquillo che noi ti seguiremo sempre e comunque e che ti vorremo sempre tanto bene anche quando farai schifo o parteciperai a delle porcate.

In Cage we trust!

Con tanta stima
Frank

Subito qui sotto, prima delle FAQ, trovate i link per continuare con le celebrazioni. 
Ci sono tante cose belle, tanti bei blog di cinema, tanti altri film e, soprattutto, c'è tanto Nicolas Cage.

e CriticissimaMente con il suo contributo generico

Come promesso ecco le FAQ che vi toglieranno qualsiasi dubbio e/o curiosità.

Cos'è il Nicolas Cage Day?
Il Nicolas Cage Day è una festività che si spera diverrà un giorno riconosciuta tanto da avere anche lei il rosso sul calendario.

Perché proprio il 7 di Gennaio?
Perché è il compleanno di Nicolas Cage.

Perché proprio Nicolas Cage e non un altro?
Perché no? Cioè, chi altri se non Nicolas Cage merita una festività tutta in suo onore? Orsù!

Ma solo i blog che parlano di cinema possono fare le celebrazioni?
Si, perché siamo snob ed elitari e odiamo tutti. Però se proprio si vuole partecipare ricordatevi che avete tempo fino a mezzanotte, che sarebbe carino segnalarlo in qualche modo e che non vi dice niente nessuno.

Ciao, sono un blogger di cinema e non ne sapevo niente perché non ho lasciato la mia email ben visibile sul mio blog. Posso partecipare? 
DEVI partecipare, ma ricorda sempre che il giorno finisce a mezzanotte e soprattutto di segnalare l'eventuale post nei commenti qui sotto o su quelli di un altro blogger che partecipa.

Ma dimmi la verità, c'è un qualche scopo commerciale o non avete proprio niente di meglio da fare?
Non abbiamo proprio niente di meglio da fare.

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06 gennaio 2013

Fantastic Mr. Fox - Wes Anderson

Per una volta tanto i bambini potrebbero anche annoiarsi di fronte ad un film d'animazione.

Il regista texano ci propone l'adattamento di una fiaba per bambini firmata dall'autore de La Fabbrica di cioccolato, Roald Dahl, utilizzando la tecnica dello stop motion. Ma, riprendendo quella frasetta iniziale inserita all'inizio del post, potrebbe non piacere agli originali destinatari perché il film è in tutto e per tutto un film di Wes Anderson. Dietro la maschera di film d'animazione si evince infatti il tipico stile da commedia sofisticata a cui l'autore ormai ci ha abituato con pellicole come Rushmore, I Tenenbaum, Il treno per il Darjeeling e Moonrise Kingdom.

La tecnica del passo a uno in questa occasione è semplicemente fantastica, la resa è sublime, nonché proposta in una variante molto realistica. Questa, sommata a dei dialoghi dallo humor ricercato (anche questo tipico di Anderson), fa ricevere alla pellicola la denominazione di "film d'animazione anomalo".

Un bene se apprezzate il buon Wes o un male in caso contrario. 

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05 gennaio 2013

La Top 5 #18 - Speranze 2013


 Benvenuti, ancora una volta, nel 2013! 
È stata un'annata abbastanza ricca, tanta bella roba è uscita così come tante porcate. Ma per fortuna molte di queste sono state schivate e quindi nel suo complesso il 2012 è andato bene. 
Ora però tocca rimboccarsi le maniche e preparaci a quello che ci aspetta il futuro. Ovviamente non mancheranno delusioni, sorprese e invettive contro questo o quell'altro (con "questo" e "quell'altro" mi riferisco esclusivamente ai distributori italiani e alle loro geniali mosse di mercato). 
Oramai però ci abbiamo fatto il callo, perciò sappiamo bene come combattere, esaltarci e prenderci le nostre rivincite.

Ecco quindi la Top 5 dei film sui quali sto riversando maggiormente le mie speranze.

5 - Il grande e potente Oz di Sam Raimi

4 - Gangster Squad di Ruben Fleischer

3 - Pacific Rim di Guillermo del Toro

2 - Only God Forgives di Nicolas Winding Refn

1 - Django Unchained di Quentin Tarantino

Questa è la Top 5 dei film che più attendo ma è inutile dire che la lista è molto lunga nonché bella ricca con film come The Master e La Migliore Offerta (entrambi già in sala e di prossima visione), gli action A Good Day to Die Hard e The Last Stand con Schwarzy, lo zombie movie World War Z e lo zombie-romantico Warm Bodies. Poi sarà da vedere il muscolare e tamarrissimo Suda e cresci e il ritorno di Ron Burgundy con la sua allegra combriccola. Senza dimenticarci di Educazione siberiana, dei kolossal in costume Les Misérables e Il Grande Gatsby così come saranno sicuramente da vedere anche Mud, il nuovo di Jeff Nichols, e Zero Dark Thirty della Bigelow.

Insomma sarà un 2013 parecchio interessante, tutto alla faccia dei Maya.