26 marzo 2013

Mme De Lapage: La Strada - Cormac McCarthy


La strada è uno di quei libri che si leggono tutto d'un fiato, e che una volta finiti ti lasciano la vaga sensazione di aver appena vissuto qualcosa di cupo e difficile. 

In un'atmosfera cinerea post-apocalittica un uomo e suo figlio viaggiano a piedi attraverso gli Stati Uniti, verso Sud, con un malandato carrello della spesa come bagaglio e una pistola quasi scarica. Non sappiamo esattamente cosa sia successo prima: Cormac McCarthy, con uno stile scarno e diretto, ci catapulta in uno scenario desolato, arso, senza vita: gli alberi e la terra bruciati, le città vuote, incendiate e saccheggiate, l'aria densa e gelida, carica di polveri e cenere che quasi impediscono la vista del sole. I pochi sopravvissuti si trascinano in una feroce quanto insensata e disumana lotta per la sopravvivenza. 

In questo paesaggio devastato e sterile solo la strada sembra essere rimasta al suo posto. Ma non è più la strada del sogno americano: non c'è più posto per le avventure oniriche di Dean Moriarty e Sal Paradise, non è più l'infinita distesa asfaltata di Easy Rider, né la "strada madre" di Steinbeck che in Furore conduceva famiglie intere verso la California, nuova terra promessa. Quella di McCarthy è una strada morta, feroce e fredda che accompagna verso il nulla, perché il mondo non è più un posto per esseri umani. Il bambino e suo padre la percorrono con ostinata disperazione, in fuga dal freddo, dalla fame e dai propri simili, in attesa di un paesaggio più radioso, di un clima più mite che sembrano non arrivare mai. 

La commovente delicatezza del loro rapporto fa da contraltare alla schiacciante durezza del mondo circostante: è nella costruzione di questo snervante contrasto che sta la forza narrativa di McCarthy

 "Si alzò e uscì sulla strada. Un nastro nero dal buio verso il buio. Poi un rombo sommesso in lontananza. Non un tuono. Lo si avvertiva sotto i piedi. Un suono senza pari e quindi impossibile da descrivere. Qualcosa di imponderabile che si muoveva là fuori nel buio. La terra stessa che si contraeva per il freddo. Non si ripeté. In che stagione erano? Quanti anni aveva il bambino?"

9 commenti:

  1. Dovrò decidermi a leggerlo, prima o poi.

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    1. di McCarthy ho letto soltanto "non è un paese per vecchi". E mi è piaciuto, quindi sono fiduciosa.

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  2. Interessante questo riferimento alla "strada"come elemento ricorrente di tanti romanzi americani...non dimentichiamo "on the road"!
    Talmente ricorrente da diventare quasi un'ossessione. Sembra quasi che la "strada" rappresenti il bisogno di orientarsi in una società, come quella americana, cosi' controversa da diventare ostile, dove l'unica ancora di salvezza è rappresentata dai rapporti umani...

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    1. Grazie Dolce Farniente, bella osservazione, hai una formazione da psicologo/a o antropologo/a per caso?

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  3. Questo libro è un pugno nello stomaco, anzi no è un pugno nello stomaco, calci nei denti e mazzate sulle ginocchia.
    Nudo, crudo e a volte un po' crudele. Essenziale, asciutto, senza fronzoli eppure a suo modo poetico.

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  4. McCarthy è uno dei più grandi narratori americani viventi, e anche se continuo a considerare il suo vertice Meridiano di sangue, con La strada ha confermato la forza del suo linguaggio.
    Mitico.

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  5. Bellissimo romanzo, l'ho letto tutto d'un fiato. Se non lo hai già visto, ti consiglio anche il film.

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