30 aprile 2013

Io e te - Bernardo Bertolucci

io e te
Dopo quasi dieci anni da The Dreamers, Bertolucci torna con questa nuova pellicola tratta da un romanzo di Niccolò Ammaniti.

Io e te si rivela essere un dramma intimista e disorientante, una storia che si prende il suo tempo e che si evolve principalmente all'interno dei due giovani protagonisti, andando a formare un rapporto che di principio "non è qualcosa". I due infatti non sono amici, non sono amanti, non sono neanche completamente fratelli.
Lorenzo è un ragazzino triste e chiuso nel suo mondo, a lui non piacciono gli altri e si basta da solo. Olivia. invece. è un'anima disperata, una figlia dimenticata, che combatte contro il demone dell'eroina. La loro convivenza forzata forzerà le loro barriere e li legherà in un qualcosa di forte e inedito, lontano da vincoli parentali.

Bertolucci dall'alto della sua grandezza scende nello scantinato dove i due giovani si isolano. Uno scantinato forse simbolo di un tunnel da attraversare, come di un percorso nell'oscurità, per poter tornare a vivere ripuliti, e con la consapevolezza di avere qualcuno, in superficie. Vi sono punti in contatto, come di un'evoluzione, tra Ultimo Tango a Parigi, The Dreamers e Io e te. Tutte e tre sono storie di reclusione volontaria, tutti i personaggi sfuggono a un qualcosa e tutti cercano di trovare la loro dimensione. 

Non è un film perfetto questo Io e te, non è paragonabile alle grandi pellicole cui Bertolucci ci ha abituati, ma è un film vero.

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29 aprile 2013

Killer in viaggio - Ben Wheatley

Sightseers
Si comincia a delineare la carriera di Ben Wheatley, che aveva tanto stupito (nel bene e nel male) da queste parti con il suo secondo lungometraggio Kill List

Questa volta Wheatley ci mette in campo una black-comedy niente male con una storia piuttosto lineare e non un minestrone criptato. Tutto comunque sempre molto weirdly, in specie di critica a quel turismo fatto di insulsi campeggi e improbabili esseri che abbrutiscono il paesaggio naturale e si accalcano verso inutili attrazioni aberranti.

La figura di Tina, una 34enne che scappa dall'apprensione di una madre troppo oppressiva, è quella più spaventosamente divertente. Un personaggio con una morale "particolare" che invece di ripudiare il comportamento del compagno (per capire meglio vi tocca vedere il film), decide di accoglierlo trasformandosi in una vera propria, nonché ingenua, forza del male.

Sightseer, ovvero Turisti, è una pellicola che cambia un po' le regole del genere (che ricordo essere la black-comedy) poiché si discosta dagli stilemi classici e inoltre - ma vado a memoria - non credo abbia simili con cui confrontarlo. In aggiunta avviso che non è assolutamente da vedere come un film da "sganasciarsi dalle risate", quanto piuttosto come un film straniante che prima ti fa ridere e poi ti fa vergognare di averlo fatto.

Da vedere!

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28 aprile 2013

Corti Ep.2


A un anno e mezzo (mese più, mese meno) di distanza dal primo episodio, rispolvero quella che nelle intenzioni sarebbe dovuto essere un appuntamento semi fisso...

La formuletta è semplice: poche parole, pochi minuti ma tanta qualità e idee.
I corti proposti in questa seconda puntata sono due ed entrambi spagnoli: Mamá di Andres Muschietti del 2008 e Fist of Jesus di Adrián Cardona e David Muñoz del 2012.


Mamá

Cortometraggio di poco più di due minuti, inspiegato, terrificante e, soprattutto, ben realizzato. Da questo corto è stato tratto il film, sempre dello stesso Muschietti, La Madre.


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Fist of Jesus

Questo secondo invece è un capolavoro del trash-splatter, goliardico, blasfemo e semplicemente esilarante. Molto povero a livello di budget ma, e ve l'assicuro, pieno di tanta passione e brandelli di genialità.


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Cose Serial - Romanzo Criminale


La serie Tv italiana il cui successo è stato così clamoroso che, durante quei due brevi anni (dal 2008 al 2010) di trasmissione, non passavi serata senza parlarne. Attori perfetti, una trama carica di avvenimenti - con la storia del bel paese a fare da sfondo - e battute entrate nel linguaggio comune.


"Appunta' metta a verbale: FABRIZIO SOLERI s'è rotto li cojoni!"

Romanzo_Criminale

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27 aprile 2013

Troppo Amici - Olivier Nakache, Eric Toledano

Recuperato sulla scia del grande successo di Quasi Amici, sempre della coppia Nakeche-Toledano, questo Troppo Amici è in realtà precedente di ben 2 anni ed è successivo al delizioso Summer Camp.

I tre film (Summer Camp, Troppo Amici e Quasi Amici), sebbene raccontino storie diverse e sebbene in due casi su tre portino un titolo italiano orribile, hanno come filo conduttore proprio l'amicizia. Sembra infatti che il duo registico prediliga raccontare la nascita, gli scontri e la solidità di amicizie nate tra individui nettamente diversi tra loro, con i personaggi inseriti in contesti di forzata convivenza e perciò costretti a conoscere e infine (forse), dopo un iniziale rigetto, ad apprezzare il prossimo. 

In Troppo Amici il contesto di forzata convivenza è la classica famiglia. Un contesto spesso ostico nonché luogo ideale per la generazione di scontri ma che, se preso per il verso giusto e visto sotto un occhio diverso da quello dell'imposizione, può rivelarsi piacevole e soprattutto umanamente utile. Parlando di famiglia poi non ci si risparmia anche nell'indagine tra i vari rapporti che compongono il nucleo, ovvero quello tra i coniugi, tra i cognati e soprattutto quello genitoriale. 

In un perfetto mix di comicità e drammaticità. esente di retorica e cliché, la pellicola di Nakeche e Toledano si evolve in maniera piacevole e intelligente, regalando tante riuscite gag oltre a interessanti spunti di riflessione. Il punto cardine di questa riuscita è certamente da individuare nella costruzione dei personaggi, tanto variegati quanto ben delineati, i quali riescono a rappresentare più o meno tutti i "tipi" di carattere in una peculiarità indispensabile che porta il pubblico ad una facile identificazione e, di conseguenza, ad una maggiore attenzione alla storia e quindi al film. 

Grazie al recupero tardivo di Troppi Amici si fa più chiara la strada scelta dai due autori. E se questi devono essere i risultati non posso che augurarmi una continuazione.

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Pubblicato anche su Paper Street

26 aprile 2013

Photos - Federico Patellani


Federico Patellani
La pianura del Lazio
1945

Sondaggio - Mangia i Disney!


Il mondo creato da Walt Disney è così pieno di fantasia, di magia, di buoni sentimenti e di animali. E credo che se questi fossero cucinati a dovere, dovrebbero avere anche un saporino niente male. 

Nel menù che vi propongo abbiamo di tutto, dal classico brodo di gallina, al gamberetto fritto, al coniglio al forno. Abbiamo inoltre cosce di rana, bistecche di cervo o facocero, prosciutto di tacchino, granchio bollito, oca brasata e persino un esotico drago à la julienne.


Chi sarà il più saporito? (il sondaggio termina il 04/05/2013)


Guendalina Blabla e Adelina Blabla (Oche) - Gli Aristogatti0%
Jacques (Gambero) - Nemo0%
Mushu (Drago) - Mulan0%
Madre Bambi (Cervo) - Bambi0%
Lady Cocca (Gallina) - Robin Hood0%
Pumbaa (Facocero) - Il re leone 0%
Naveen (Rana) - La principessa e il ranocchio0%
Taburino (Coniglio) - Bambi0%
Sindaco Rino Tacchino - Chicken Little0%
Sebastian (Granchio) - La Sirenetta0%

25 aprile 2013

A Bittersweet Life - Jee-woon Kim

A Bittersweet Life, il cui titolo coreano in realtà dovrebbe è il più felliniano Dolce Vita, è un bellissimo noir sud-coreano del regista di I Saw the Devil e Il Buono il Matto e il Cattivo, Jee-woon Kim.

Come già anticipato, il film è veramente molto bello nonché elegante, poetico, stiloso e con una fotografia contrastante (freddo-caldo) che toglie il fiato. La trama non è molto originale, siamo difatti di fronte a un film di vendetta abbastanza scontato, ma tutto ciò non è da vedere affatto come una pecca perché da quel che si può percepire sembra che tutto ciò sia voluto. L'idea del film è appunto quella di omaggiare e giocare con il genere noir, in particolare con il polar francese e ancora più in particolare con Melville. I rimandi all'autore de I senza nome sono molteplici, dal tipo di storia alla messa in scena fino alla caratterizzazione del protagonista (il bravissimo Lee Byung-hun che, tra l'altro, mi ha ricordato fisicamente un po' l'Alain Delon di Melville) e degli altri personaggi, tutti molto stereotipati e affettati nei loro rispettivi ruoli.
Molto spazio viene dato anche all'ambiente urbano, sempre inquadrato in modalità notturna (o comunque uggiosa) e che diventa personaggio a se stante.

Tutto ciò, e mi riferisco a tutti questi rimandi, non stanno ad indicare una vuotezza oppure una scopiazzatura, perché Jee-woon Kim agisce dovizia e soprattutto con molta personalità, riuscendo a dare alla pellicola una sua unica e ben distinta autorevolezza. 

A Bittersweet Life è un film da vedere e da assaporare con gli occhi... il finale è magnifico!

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24 aprile 2013

L'implacabile - Paul Michael Glaser

mitici

Killian! I'll be back!

Schwarzy + Stephen King + botte + futuro dispotico + tutine + esplosioni + Hulk fight + Starsky + botte = MITICO

implacabile
Che L'implacabile facesse breccia nei cuori di quanti, come me, lo videro clandestinamente in Tv, in quel fatato periodo conosciuto ai più come primi anni '90, era cosa ovvia e persino banale. Genitori, se mettete vostro figlio di fronte a un eroe senza macchia che mena come se non ci fosse un domani - cosa, tra l'altro, nel film molto incerta -, poi non vi lamentate se lui, almeno fino al prossimo film, lo prenderà a modello.

L'implacabile (The Running Man in originale) oggi paga un pochetto gli anni che si porta sulle spalle, la regia di Starsky è alquanto démodé e gli effetti speciali sono anche loro un pelo spartani. Ordunque, per poterlo apprezzare appieno, nella sua tamarra magnificenza, tocca vederlo con gli occhi stupefatti del bimbo meravigliato da cotanta futuristica tecnologia. Se invece lo vedete per la prima volta ora, a ben venti-e-passa anni di distanza, non storcete il naso. Io vi ho avvertito!

Che altro mai si potrebbe aggiungere a un film come L'implacabile? Che la storia non è proprio originalissima? Vero, prima ci sono stati La decima vittima e Le prix du danger, ma in fondo che importa?

Per concludere, se permettete, vorrei solo aggiungere una cosuccia:

"Hunger Games... tiè, pijate 'sti spicci!"

implacabile


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23 aprile 2013

MME DE LAPAGE: L'inverno di Frankie Machine - Don Winslow


State leggendo? Ok, un attimo: prima di proseguire cercate i Surfaris su YouTube e mettete un pezzo qualunque. 

Fatto? Bene, ora siamo perfettamente in sintonia con il clima de L'inverno di Frankie Machine. Perché si racconta di mafia, certo, di omicidi, prostituzione e gioco d'azzardo, ma nulla a che vedere con gli scenari abituali da Il Padrino o Quei bravi Ragazzi: siamo sulla West Coast, a San Diego, dove anche i mafiosi hanno fatto surf e indossato camicie a fiori. Frank Machianno non fa eccezione, anche se in pochissimi sanno che questo instancabile e tranquillo sessantenne nasconde un fulgido curriculum da malavitoso. Per tutti Frank è il venditore di esche da pesca dell'Ocean Beach Pier che arrotonda le entrate rifornendo i ristoranti della zona e amministrando condomini. Ama l'opera e la buona cucina, e di tanto in tanto fa ancora surf durante l' “Ora dei Gentiluomini”, quando i surfisti più giovani hanno altro da fare e la spiaggia è quasi deserta. Questo finché il passato non torna prepotentemente a bussare: Frank cade in una trappola, e nel giro di poche ore ripiomba nel vortice di violenza che faticosamente si era lasciato alle spalle. Braccato e in fuga, ripercorre a ritroso la propria vita nel tentativo di capire chi lo voglia morto e perché, rivelando così a poco a poco i contorni di quella figura leggendaria che è stata Frankie Machine: l'uomo dalla mano d'oro, la macchina infallibile capace di uccidere in pochi secondi, uno dei ragazzi più rispettati e temuti della malavita di San Diego. 

Il ritmo si fa via via sempre più incalzante, e l'alternanza tra l'uso del presente e del passato contribuisce a rendere l'azione molto veloce e l'intera narrazione estremamente realistica, con toni quasi da sceneggiatura: L'Inverno di Frankie Machine sarebbe in effetti ottimo per un film. E probabilmente non è un caso, visto che Don Winslow, tra i mille mestieri svolti (da notare, proprio come Frank) può annoverare quello di regista teatrale, nonché di investigatore privato. 

 “Forse qui nella West Coast è diverso, pensa. Non ci è mai piaciuta quella roba ‘siciliana’ pesante. O forse qui fa troppo caldo per tutti quei cappelli e impermeabili.” 

 “Frank punta la pistola all’altezza del cuore e preme il grilletto. Poi si siede e trattiene il respiro, sorpreso e infastidito dai sobbalzi del suo cuore. Respira a fondo per abbassare il ritmo cardiaco. Gli ci vuole un minuto. Non sei più giovane, si dice. E ci è mancato poco che non potessi più invecchiare. Non è da te essere così stupido e imprudente.”

22 aprile 2013

Jack Nicholson Day - Chinatown

jack nicholson day

A me piace tanto Jack Nicholson, cioè a chi non piace? È uno dei grandissimi di Hollywood, uno che ha partecipato a tanti di quei capolavori che manco lui si ricorda più quanti sono. Uno così immenso che la sua celebrazione oltre ad essere più che giusta era anche doverosa. Ma... eh il ma c'è sempre, io per questo mese avrei preferito tanto Steven Seagal e per questo motivo sono un po' triste e non proprio esaltato. Cioè Nicholson è pure un attore mastodontico ma Seagal è uno che spezza ossa in tutti i suoi film. Dai, non c'è gara!

Comunque sia il popolo ha scelto il grande attore invece dell'armadio e tocca rimettersi placidamente alla decisione. E ci tengo a ribadire che non è una brutta scelta, anzi con la scusa ho colto l'occasione per rivedere un filmone come Chinatown, ma la non presenza di Seagal... insomma... capito no?

"Aahh Cosimo... fai partire il promo!"



chinatown
Dicevamo Chianatown e Jack Nicholson.
Diretto da Roman Polanski (scusate se è poco), Chinatown è uno dei più bei noir partoriti da Hollywood negli anni '70 - un altro che mi viene da citare, un po' a getto e un po' perché affine, è Il lungo addio di Altman... ma così, per dire! - e quando dico "uno dei più bei" intendo un film da brividi. In parole povere siamo di fronte ad un opera di grande Cinema.
Jack Nicholson in suddetto film è... no... Nicholson è il film. Non si potrebbe immaginare Chinatown senza Jack nella parte di Gittes
Avete presente i brividi di poco fa? Ecco, lui ne è la causa principale.

Chinatown è un film talmente bello che mette in difficoltà chi ci deve scrivere qualcosa a riguardo perché dopo aver detto quanto è stratosferico e aver insultato quanti ancora non l'hanno visto, uno non sa più che altro aggiungere poiché non gli resta altro che la solita e inutile roba trita e ritrita. Ma lo stesso capita quando si ha di fronte un attore come quello odierno. Che si può dire? Tutto è troppo banale, persino troppo facile. Non è come dover parlare di uno tipo, chessò... toh! uno come Steven Seagal. O sbaglio?

Comunque è andata così e spero per l'anno prossimo. 
Tantissimi auguri Jack, grazie per tutto e non me ne volere, non è colpa tua.

chinatown

Come di consueto le celebrazioni continuano e vi consiglio di andare a scoprire, cliccando i link qui sotto, cosa si dice negli altri fantasmagorici blog:


Ecco, ancora come di consueto, le FAQ copia/incollate/copia/incollate e modificate per quella sarebbe dovuta essere la giornata dedicata a Steven... scusatemi ma non ho avuto tempo.
Scusa ancora Jack, sei un grande!

Cos'è il Steven Seagal Day? 
Il Steven Seagal è una festività che si spera diverrà un giorno riconosciuta tanto da avere anche lei il rosso sul calendario. 

Perché proprio il 10 aprile? 
Perché è il compleanno di Steven Seagal

Perché proprio Steven Seagal e non un altro? 
Perché no? Cioè, chi altri se non Steven Seagal merita una festività tutta in suo onore? Orsù! 

Ma solo i blog che parlano di cinema possono fare le celebrazioni? 
Si, perché siamo snob ed elitari e odiamo tutti. Però se proprio si vuole partecipare ricordatevi che avete tempo fino a mezzanotte, che sarebbe carino segnalarlo in qualche modo e che non vi dice niente nessuno. 

Ciao, sono un blogger di cinema e non ne sapevo niente perché non ho lasciato la mia email ben visibile sul mio blog. Posso partecipare? 
DEVI partecipare, ma ricorda sempre che il giorno finisce a mezzanotte e soprattutto di segnalare l'eventuale post nei commenti qui sotto o su quelli di un altro blogger che partecipa. 

Ma dimmi la verità, c'è un qualche scopo commerciale o non avete proprio niente di meglio da fare? 
Non abbiamo proprio niente di meglio da fare.

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21 aprile 2013

Cose Serial - Compulsive Love


Compulsive Love è una web series, visibile su YouTube, di 8 Episodi della durata di circa 5 minuti ciascuno. È una serie molto divertente, molto incentrata sull'amore e, soprattutto, è qualitativamente molto ben fatta.


L'unica pecca è che è visibile solo in inglese e senza sottotitoli... ma se un po' lo masticate sappiate che è abbastanza comprensibile.


20 aprile 2013

La leggenda del cacciatore di vampiri - Timur Bekmambetov

La leggenda del cacciatore di vampiri (ovvero Abraham Lincoln: Vampire Hunter) è la seconda fatica americana del regista kazako Timur Bekmambetov dopo la trasposizione, caruccia ma niente di che, della graphic novel Wanted

A me, in tutta onestà, anche l'altro precedente, il film che l'ha portato al successo, I Guardiani del giorno non mi aveva entusiasmato più di tanto, tant'è che l'unico ricordo vivo di quella visione è la "noia". Oggi, dopo questi piccoli preamboli arriviamo a La leggenda del cacciatore di vampiri.
Il suddetto film si avvale della produzione di Tim Burton ed è tratto, e sceneggiato, dal nuovo pupillo di quest'ultimo Seth Grahame-Smith (del quale ammetto di aver letto Orgoglio e pregiudizio e zombie e di essermi anche parecchio divertito). 

Prima cosa da fare, quando si decide di affrontare la pellicola in questione, è accantonare qualsiasi pretesa poiché siamo di fronte ad un pop-corn movie, pieno di action, effetti speciali e freeze frame a iosa per accentuare il 3D (se come me lo vedete in 2D, l'effetto speciale prende un nuovo nome: FASTIDIO).
A me i pop-corn movie in genere piacciono, ci sono tanti esempi in questo blog che possono confermare quanto dico, e l'aspetto che più mi piace dei pop-corn movie è l'ironia di cui sono farciti, la cui mancanza, guarda caso, è la pecca principale de La leggenda del cacciatore di vampiri. Se poi a questa mancanza di ironia si aggiungono un protagonista senza verve e del quale ci frega poco e una continua ridondanza (ho capito che è rivolto ad un pubblico di ragazzini, ma c'è pur sempre un limite), la frittata è fatta e il film viene una schifezza.

Caro Abraham Lincoln che picchi i vampiri, 
mi dovevi intrattenere e invece mi ha solo sfrangiato i C*****NI!

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Pubblicata anche su Paper Street

19 aprile 2013

Photos - Dennis Stock


Dennis Stock
James Dean, New York
1955

Il mistero del cadavere scomparso - Carl Reiner


All dames are alike: they reach down your throat so they can grab your heart, pull it out and they throw it on the floor, and they step on 'em with their high heels, they spit on it, shove it in the oven and they cook the shit out of it. Then they slice it into little pieces, slam it on a hunk of toast, and they serve it to you. And they expect you to say, "Thanks, honey, it's delicious."

Il mistero del cadavere scomparso è forse il film con il cast più stratosferico della storia del cinema, anche più de Il giorno più lungo. Certo il 99% degli attori non hanno mai saputo e/o forse voluto partecipare al film, ma ci sono e di conseguenza elencarli non può che giovare al prestigio del blog.

Steve Martin, Alan Ladd, Barbara Stanwyck, Burt Lancaster, Ava Gardner, Joan Crawford, Ray Milland, Humphrey Bogart, Cary Grant, Ingrid Bergman, Lana Turner, Bette Davis, Veronica Lake, Edward Arnold, James Cagney, Vincent Price, Charles Laughton, Kirk Douglas e Fred MacMurray. Incredibile, vero?

La costruzione di Dead men don't wear plaid (questo il fantastico titolo originale) è a dir poco geniale. Edificato con la pratica del riciclaggio, quindi a impatto zero, la pellicola mette su un'improbabile storia noir che da la possibilità a Steve Martin di gigioneggiare con vecchie glorie di Hollywood. Tra femme fatale di ogni sorta, storie d'amore e di passioni, l'aiuto indispensabile di Marlowe che però non ne vuole sapere di indossare una cravatta, drink continuamente drogati e colpi di pistola che feriscono il nostro eroe sempre nello stesso identico punto, la pellicola diretta da Reiner è un vero e proprio spasso nonché una gioia per i cinefili i quali, oltre alla ilarità generale, si divertono a identificare i vari classici film adoperati.

C'è ben poco da aggiungere... un film geniale!



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18 aprile 2013

Nella casa - François Ozon

nella casa
Nella casa è il secondo centro consecutivo per Ozon dopo una carriera un po' altalenante. Anzi con questa nuova fatica il buon François probabilmente raggiunge e supera, almeno per quanto mi riguarda, i fasti visti in Swimming Pool e 8 donne e un mistero.

Nella casa potrebbe essere identificata come una dark comedy letterale-voyeristica dalle tinte noir/thriller con un tocco di Woody Allen. Ok, mi rendo conto che sembra eccessivo ma vi sono davvero elementi che fanno parti di tutte queste categorie... nel caso di Allen vi sono parecchie citazioni ai suoi film.

Tratto da un'opera del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga la vicenda, che parte in maniera abbastanza lineare e su dei toni leggeri, si evolve sempre più verso il meta racconto portandosi in uno stato di ambiguità narrativa dove realtà e finzione si confondono. La sceneggiatura, ad opera dello stesso Ozon, è probabilmente il primo elemento da elogiare poiché, oltre ad essere precisa e puntuale, ha un che di veramente intelligente riuscendo a mantenere sempre viva l'attenzione dello spettatore e a dare un giusto equilibrio alle varie situazioni emotive presenti nel racconto. Tanto per rendere le cose più chiare si passa facilmente da uno stato di comicità a uno di tensione o inquietudine e viceversa.

Ma siccome una sceneggiatura per quanto importante e ben fatta non fa un film, tocca anche citare la regia che risulta essere molto elegante, quasi old school, con parecchi movimenti di macchina morbidi e inquadrature bilanciate e precise. Pure gli attori sono in vera forma con i due protagonisti,  il veterano Luchini e il giovane Ernst Umhauer, che fanno una vera e propria gara di bravura. Se poi si aggiunge una schiera di comprimari, Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Ménochet e Bastien Ughetto, da applauso anche su questo aspetto non possono che esserci lodi.

Nella casa è un film riuscito, molto bello e che consiglio caldamente... perché ne vale la pena.

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17 aprile 2013

Sinister - Scott Derrickson

sinister
L'apprezzamento di Sinister è commisurato a quanto lo spettatore sia avvezzo al genere. Cioè più film horror si è visto, meno lo si apprezzerà... e viceversa. 

Questo perché la pellicola di Derrickson, che comunque ritengo sia stata ben costruita e migliore di tante porcherie, è pregna di alcuni (forse troppi) elementi standard accaparrati all'interno del cinema della paura. Lo spettatore smaliziato ricollegherà subito a Sinister film come Amityville Horror, Shining oppure bimbi malefici come Damien, Samara o Gage. Si renderà persino conto che il protagonista, interpretato da Hawke, è un David Hemmings wannabe così come storcerà il naso nel vedere che i personaggi, per far andare avanti la trama, fanno cose stupide e che molti (quasi tutti) sobbalzi sono dovuti ad un uso spropositato del buuu effect.

A parte questi fattori, che potremmo riassumere con un più veloce "poca originalità", vi sono all'interno di Sinister elementi comunque interessanti che giustificano la visione e che lo rendono per l'appunto un discreto horror. Il primo di questi elementi sono le parti di found footage i quali, oltre a non infastidire, sono parecchio intriganti, molto cattivi e ben inseriti. Altri elementi sono: l'ottimo incastro delle varie parti (casa infestata, bimbi, indagine ecc.), un buon ritmo complessivo, bravi attori e l'elemento esoterico che, a me, garba sempre.

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