31 maggio 2013

Photos - Barbara Morgan


Barbara Morgan
Martha Graham: "Letter to the world" (Calcio)
1940

Clint Eastwood Day - La Recluta


Got a light?

Clint Eastwood non ha bisogno di presentazioni, è uno dei colossi di Hollywood, un gigante di quelli intramontabili, un vero è proprio simbolo made in USA. Con 83 primavere sulle spalle, quasi 60 anni di carriera e un numero incalcolabile di capolavori, Clint è oggi una leggenda vivente.

Sigla


La Recluta è considerato uno dei film minori della lunga carriera dell'attore/regista e sebbene si va a collocare tra autentiche pietre miliari, ovvero Cacciatore bianco cuore nero e Gli Spietati, questa piccola buddy-action è una di quella che porto di più nel cuore. Non che non adori il resto della sua sterminata filmografia, cioè a chi non piace roba come Gran Torino o Il buono il brutto e il cattivo?,
ma La Recluta e Un mondo perfetto sono per me un qualcosa di più, trascendono qualsiasi giudizio obiettivo e si vanno a collocare tra i miei Mitici senza se e senza ma.


alt
Scritto dai due giovanissimi Boaz Yakin e Scott Spiegel, la pellicola ricalca un po' quel tipo di action tipico di fine anni '80 primi anni '90. Tante sparatorie, una miriade di inseguimenti, cafonate di ogni tipo e un senso dell'humor molto spiccio... volendo lo si potrebbe benissimo accostare a pellicole come Arma Letale o L'ultimo boyscout o Bad Boys.
La Recluta ha un'impostazione un po' anomala per il solitario Clint infatti, se  la memoria non mi inganna, trattasi della seconda e ultima buddy dopo la performance con Burt Reynolds in Per piacere... non salvarmi più la vita.
E quella prima esperienza non si può certamente dire andò un granché bene.

Ne La Recluta però tutto fila liscio nonostante la prevedibilità sia sempre repentina e il film non regali chissà quali sorprese, l'umorismo glaciale di Eastwood e l'alchimia creatasi con Sheen funzionano alla perfezione, come funziona molto bene Raul Julia (pace all'anima sua) nella parte del cattivo di classe.

Filmettino molto divertente, con poche menate e tanta action.

the rookie

Le celebrazioni continuano, provate a dare un'occhiata ai link qui sotto e perdetevi nei blog dei miei emeriti colleghi.

30 maggio 2013

Tutti pazzi per Rose - Régis Roinsard

Tutti pazzi per Rose (Populaire è il più consono e meno televisivo titolo francese) è una commedia romantica del regista Régis Roinsard, la cui trama ricalca a grandi linee quel My Fair Lady che Cukor impresse su pellicola nel 1964.

Ambientato in una Francia di fine anni cinquanta, dai colori pastello, dove i costumi stavano cominciando a cambiare e le donne a conquistarsi una certa indipendenza professionale, la vicenda racconta della goffa e simpatica Rose che, aiutata dal suo datore di lavoro, l'assicuratore Louis Échard, diventare una campionessa della macchina da scrivere.

Sebbene sia nel suo svolgimento abbastanza prevedibile, nonché altamente zuccheroso, il film di Roinsard non dispiace e si fa guardare con un discreto piacere, soprattutto per un lavoro molto ben curato di costumi, trucco e scenografie.Altro merito è da attribuire anche i due protagonisti: la giovane Rose interpretata da una Déborah François, che ci rimanda a quell'ideale di bellezza che fu di Audrey Hepburn, e un Romain Duris che si rifà negli atteggiamenti ai "mad men" newyorchesi.

Populaire è filmettino riuscito e simpatico che svolge appieno, e senza infamie e senza chissà quali lodi, lo scopo della sua venuta al mondo... ovvero intrattenere romanticamente per 111 minuti.

IMDb

29 maggio 2013

Police Story - Jackie Chan

Con Police Story si inaugura una specie di spin-off della rubrica, da voi tanto amata, de I MiticiTale sotto-rubrica porterà il nome di MiticOra [sul titolo ci sto ancora lavorando, anzi se mi date una mano sappiate che avrete mia eterna gratitudine] e verterà su quelle pellicole rimaste a me oscure fino a oggi, a causa di diabolici uomini che controllavano la distribuzione in Italia e arretratezza tecnologica.

Quando Jackie Chan arrivò a dirigere Police Story a Hong Kong era già una star affermata. Tutti conoscevano il suo valore e tutti sapevano di cosa fosse capace.
In Italia, purtroppo, fino a non molto tempo fa reperire le sue opere antecedenti al successo americano era un'impresa difficile se non proprio impossibile. Per questo motivo la mia conoscenza su Chan va da Rush Hour in poi, con l'unica eccezione di Terremoto nel Bronx.

Recuperare oggi, a quasi 30 anni dalla sua realizzazione, questo Police Story è un qualcosa di stupefacente perché mostra le abilità di Jackie Chan nel massimo del suo splendore e della sua forza. 
Fino ad oggi avevo visto solo sprazzi di sequenze su youtube, ma un film intero con così tanta action vera, al limite del sovrumano, senza CGI o roba simile, non mi era mai capitato. Almeno un paio di sequenze di questa pellicola sono ormai diventate leggenda e molti degli stunt che vediamo sono costati a Chan, e a qualcuno dei suoi collaboratori, parecchi problemucci fisici come fratture, ustioni, escoriazioni e quant'altro.

La trama del film è più che altro un pretesto la cui utilità è fare da collante alle scene d'azione e ai tanti momenti slapstick, piuttosto che avere una funzione drammaturgica. Ma nonostante ciò Police Story resta ad oggi un film molto importante poiché ha anticipato e fatto scuola a molto dell'action vistosi negli ultimi 30 anni.


Il Frank piccino avrebbe amato alla follia Police Story se solo gli fosse stato permesso di ammirarlo.

IMDb

28 maggio 2013

Jack Reacher - Christopher McQuarrie

jack-reacher
Avevo delle attese ambivalenti circa questo Jack Reacher. Da una parte mi aspettavo la solita menata mistery/thriller inverosimile, dall'altra c'era una certa curiosità di veder tornare dietro la macchina da presa lo sceneggiatore Christopher McQuarrie, a tredici anni dal suo Mitico debutto che porta il nome di Le vie della violenza - nel prima e nel dopo ha partorito la sceneggiatura del cult I Soliti Sospetti e di roba un po' così come Operazione Valchiria e The Tourist.

La risposta a queste mie altalenanti attese è anch'essa altalenante perché, sebbene Jack Reacher non mi abbia stupito più di tanto, non lo si può nemmeno considerare un film brutto. Le menate dette poco sopra ci sono tutte, c'è Tom Cruise con la sua recitazione glamour (ormai standardizzata in modalità bad ass con giacchetta di pelle con collo alla coreana) così come c'è una verosimiglianza che ogni tanto si gira dall'altra parte. Da bravo mestierante McQuarrie riesce comunque a tirare su un prodotto ad hoc, senza troppe sbavature e con quella giusta dose di mistery che va ad intaccare la sempre classica e funzionale paranoia da complotto. Aggiungendo a quanto appena detto delle scene action girate bene e una perfetta estetica da thriller (che consiste nell'accentuare i colori freddi nelle scene notturne) abbiamo un più che passabile film di intrattenimento nonché la base per un franchising.

Discreto il cast di contorno formato da Richard Jenkins, Rosamund Pike e il glaciale Werner Herzog

IMDb 

27 maggio 2013

Parker - Taylor Hackford

parker
Come potete ben immaginare un film con Jason Statham non può essere brutto. Cioè, stiamo parlando del Re dell'action moderno quindi qualsiasi cosa egli decida di fare, a me, sta bene.
Quando c'è Statham di mezzo, tocca stacce!

Detto questo addentriamoci un po' di questa nuova fatica chiamata Parker.

Tratto da un romanzo di Donald E. Westlake, il personaggio interpretato da Jason è lo stesso già interpretato da Mel Gibson in Payback (lì però si chiamava Porter). Parker è ovviamente un uomo taciturno, più di fatti che di parole. Uno che fa sempre quel che dice di voler fare e si aspetta che gli altri si comportino allo stesso modo.
Insomma è un vero duro!

La pellicola diretta da Taylor Hackford (Ufficiale e gentiluomo, L'avvocato del diavolo e Ray) viaggia abbastanza bene, ha un apertura action lunga una ventina di minuti veramente ben fatta e ben si sviluppa nel ritmo. Statham ci mette il suo, mena le mani con dovizia (anche se non tanto), e la chimica creatasi con Jennifer Lopez funziona. Inoltre la location della Florida dà nella seconda parte una certa aria patinata che non guasta e tutto il gruppo di attori di supporto (Nick Nolte, Michael Chiklis, Wendell Pierce e Bobby Cannavale)  se la cava egregiamente.

Una pellicola di grana grossa, buono per scopi evasivi, che si lascia guardare senza troppe pretese. Certo, se poi ci si mettesse andare a cercare il pelo verrebbe giù il mondo tra incongruenze e buchi sparsi, ma se non ci si aspetta il capolavoro si passano due ore in totale scioltezza.

IMDb

26 maggio 2013

Cose Serial - House of Cards


House of Cards è una delle migliori serie nate nel 2013. Una serie cattivissima, con personaggi meschini, approfittatori, crudeli, avidi di soldi e di potere che abitano un mondo (molto reale) infame, dove quel che vale sono solo ricatti, falsità, soprusi e favori.


La serie ha una particolarità forse storica (almeno per quanto riguarda le serie tv). Essendo stata prodotta da Netflix, colosso americano del noleggio online, i 13 episodi della prima stagione sono usciti tutti contemporaneamente per soddisfare la tipica fame bulimica dei compulsivi seriali.
Poi vabbbé, nel cast ci stanno tipo Kevin Spacey, Robin Wright e Kate Mara e tra i registi David Fincher e Joel Schumacher... ma dico così, per dire!


IMDb

25 maggio 2013

La vittima designata - Maurizio Lucidi

la vittima designata
La vittima designata thriller italiano del primi anni '70 diretto dal Maurizio Lucidi, un bravo artigiano cinematografico dell'epoca forse più abile nel montaggio che nella regia. Quel che resta oggi è una pellicola interessante che, sebbene non proprio originale nella trama, se la cava abbastanza bene in suoi parecchi punti.

Ad elevare la pellicola, il cui ostacolo principale è un ritmo altalenante, allo status di interessante abbiamo: una bella location come Venezia; qualche riuscito movimento di macchina di Lucidi; una soundtrack firmata da Bacalov che definire ottima è riduttivo e infine le belle performance di Tomas Milian (in uno dei rari casi in cui usa la sua vera voce) e Pierre Clémenti. Con il primo preciso e misurato mentre il secondo, dall'aspetto molto ambiguo e decadente, eccessivo se non addirittura esagerato nella sua affettatezza.

La trama, seppur viene spacciata per originale, in realtà è molto simile (cioè è uguale) a quella de L'altro uomo di Hitchcock, il che rende la pellicola un remake apocrifo e io, non essendo titolari dei diritti, me ne frego altamente.

Una piccola rivalutazione se la merita, almeno per una questione filologica.

IMDb 

24 maggio 2013

Photos - Jeff Widener


Jeff Widener
Tank Man
1989, Pechino, Cina

La Grande Bellezza - Paolo Sorrentino

Sorrentino è il miglior regista italiano vivente.
Lo dicono in molti, l'ho detto pure quando uscì This must be the place, e lo ripeto oggi in occasione de La grande bellezza. Il ragazzo ci sa fare, ha tecnica e, cosa ancora più importante, ha un gusto visivo che lascia senza parole e ne La grande bellezza tecnica e gusto ci sono e sono anche preponderanti.

La base per la storia è quella tipica dei film del regista, ovvero quella di una vecchia gloria che, in un momento di crisi, inizia un percorso di ricerca.
Tutto il resto della pellicola credo debba rientrare nella schiera dell'interpretazione. 
Vi è forse un problema di coesione di sceneggiatura, cioè manca una vera e propria linearità utile a tenere appiccicate tra loro tutte le macro sequenze e la miriade di personaggi che si alternano sullo schermo. Ma dico forse, e lo ribadisco anche questo benedetto forse, perché non c'è da escludere una precisa volontà di Sorrentino di voler raccontare Jep Gamabardella per estratti o per incontri, insomma per frammenti.
Altra cosa che salta subito all'occhio è una critica che il regista campano fa a Roma, a una Roma mondana, una Roma esagerata, una Roma si sante e puttane, una Roma che è sempre la stessa Roma da 2000 anni a questa parte e che, proprio per questo, credo sia solo un pretesto per raccontare ben altro. Per raccontare forse l'effimero, per raccontare l'ipocrisia, per raccontare il dolore o forse per non raccontare proprio un cazzo, ma solo per dimostrarci che lui è stato capace di fare un bel film sul nulla... come avrebbe voluto fare Flaubert con un romanzo.

Uscendo dall'impasse delle interpretazioni aggiungo che l'impostazione narrativa è molto felliniana ma, siccome su questo aspetto si sta già speculando in ogni dove, io personalmente non ci vorrei manco entrare. Comunque sia, sappiate che i rimandi ci sono e sono anche inevitabili.
Anche sugli attori, per pigrizia, non mi pronuncio perché tanto anche le pietre, dirette da Sorrentino, acquistano uno spessore drammatico, perciò è davvero utile dirvi di quanto sia immenso Servillo?

Ne La grande bellezza c'è sicuramente bellezza, ma sul fatto che questa sia grande non ci metterei la mano sul fuoco... toh, al massimo su una cosa tiepida!

IMDb

23 maggio 2013

De Marathon - Diederick Koopal

de marathon
Questo De Marathon, film olandese diretto dal debuttante Diederick Koopal, è una commedia drammatica, su sfondo proletario, non molto dissimile da Full Monty.

La trama di per sé non è la cosa principale, tocca tutte le tappe previste: gruppo di disadattati; imprevisto; primo goffo tentativo di risalita; rispetto reciproco; tenacia e impegno; imprevista calamità dell'ultimo minuto; sconfitti nella vittoria; vittoria nella sconfitta. 
Tranquilli non vi ho spoilerato niente perché questa è la base di almeno una dozzina, se non di più, film.

Ma allora perché dovrebbe valer la pena vedere De Marathon?
Perché è quello che c'è dietro ad essere molto interessante e commuovente. Ovvero è come sono stati delineati i caratteri dei quattro stronzi protagonisti, di come tutto il background in cui si muovono sembri reale, del coraggio e della sincerità mostrata da Koopal nel dirigere. Non si cerca di elevare ad eroi gli stronzi di sopra, non si cerca di mostrare una rivalsa, la loro vita resterà esattamente come prima una volta finita la storia che ci viene narrata. Perché loro non lottano per migliorarla ma per tenerla esattamente così com'è.

De Marathon è in definitiva un bel film sebbene almeno in un paio di occasioni sembra vacillare in stupide (ma brevi) cadute, ma si riprende sempre lasciando buone impressioni.

IMDb

22 maggio 2013

Hansel & Gretel: Cacciatori di streghe - Tommy Wirkola

hansel-e-gretel-cacciatori-di-streghe
Poi ad un certo punto capita che quando ti stai per vedere un film, sul quale avevi riposto solo brutti pregiudizi, il suddetto film ti stupisce e tu ne esci in uno stato frammisto di stupore e delusione.
Stupore perché ovviamente non te l'aspettavi, delusione perché nella tua mente avevi già iniziato a partorire un elaborato e divertente massacro verbale.

Hansel & Gretel di Tommy Wirkola (che è la mente e la  mano dietro quel piccolo caso che fu Dead Snow) è sì la cazzata prevista dal pregiudizio, questo non lo si può negare, ma è una di quelle cazzate veramente divertenti che fanno passare in scioltezza la serata. Insomma trattasi di un film che non si prende per niente sul serio, pieno di battute goliardiche, con un Jeremy Renner che se la scoatta, la bella Arterton che sfoggia degli interessanti corpetti, le streghe goth e, dulcis in fundo, dovete sapere che splatticchia che è una meraviglia.

Il buon vecchio Tommy costruisce un pop corn movie a regola, che fa il suo sporco dovere, che non si perde in stronzate prolisse e inutili e che surclassa, in uno schiocco di dita, gli altri recenti fantasy simili come La Leggenda del cacciatore di Vampiri, Biancaneve e il cacciatore e Dark Shadows.

Caro Tim... !

IMDb

21 maggio 2013

MME DE LAPAGE: Ogni maledetto lunedì su due – Zerocalcare



Specifichiamo subito che di fumetti ne so ben poco, diciamo ecco che non ne sono proprio un'assidua lettrice. Però Ogni maledetto lunedì su due è il secondo volume di Zerocalcare che trova posto tra gli scaffali della mia libreria (due libri su tre è una buona media), e questo perché lo trovo godibilissimo e geniale, per vari motivi. Innanzitutto sono stata anch'io bambina negli ani '80 e adolescente nei '90, e le tavole di Zerocalcare sono, in questo senso, un delicato, colorato e nostalgico tuffo nel passato: nel mondo di Calcare ricompaiono come per magia (e perfettamente contestualizzati) Falcor il Fortunadrago, Ken il Guerriero, I Cavalieri dello Zodiaco, Natalie Imbruglia, le forbici-con-la-punta-arrotondata, Dawson di Dawson's Creek, Mila e Shiro... 
E se è così facile immedesimarsi nel Calcare bambino lo è altrettanto per quel che riguarda il presente: dalla passione maniacale per le serie tv alla tragedia del dare ripetizioni ad insopportabili ed ignavi adolescenti, dall'insofferenza verso i viaggi della speranza con Trenitalia all'ipocondriaca abitudine di ricorrere ad internet al minimo sintomo di malessere. 

Zerocalcare sa affrontare con un'irriverenza e un sarcasmo azzeccatissimi (mai troppo, mai troppo poco) delle tematiche e delle situazioni che sono comuni, quindi condivise. Tra tutte, quella che resta sullo sfondo in Ogni maledetto lunedì su due e che fa da collante tra tutte le storie raccolte nel volume: il profondo senso di disorientamento di una generazione cui era stato concesso di avere aspettative sfavillanti e si trova ora in mano un pugno di mosche, lo scarto tra quando ti si chiedeva "Cosa vuoi fare da grande", come se tutto ti sarebbe stato possibile, e l'attuale quotidiana fatica nel tentare di fare ed essere qualcosa. Come nelle migliori commedie, per Zerocalcare l'ironia e il sarcasmo risultano imprescindibili da un'intelligente lettura del quotidiano, da un'acuta sensibilità verso le piccole e grandi tragedie proprie ed altrui, da un'attitudine allo stesso tempo gentile e dissacrante (mi viene in mente Monicelli, e sì, so che sto scrivendo su un blog di cinema ma spero comunque di non essere flagellata per il paragone). 
Ogni tanto però capita che nell'oceano buio in cui siamo naufragati qualcuno trovi una zattera: e spero davvero Calcare che la tua tenga, lo spero per te, e per tutti quelli che aspettano le tue tavole ogni maledetto lunedì su due. 

"Capisci ora? Non è che io non sono un trentenne (eccomunquenonsonountrentenne). È che proprio i trentenni non esistono più, come gli gnomi, il dodo e gli Esquimesi. Adesso c'è la l'adolescenza, la post-adolescenza e la fossa comune". 

"A Genova, comunque, pigliai gli schiaffi dalla forestale. Prima nella storia era successo solo all'Orso Yoghi".

20 maggio 2013

Parto con mamma - Anne Fletcher

the guilt trip
Parto con mamma è una simpatica commedia on the road tra mamma e figlio.

Quasi tutto ambientato nell'angusta macchina che li scarrozza per gli Stati Uniti, la pellicola si sviluppa per la sua intera totalità nelle iterazioni tra i due attori protagonisti. Importanti quindi risultano i dialoghi e quelle blande, ma funzionali, caratterizzazioni che riescono a infondere ai propri personaggi. Un film quindi principalmente parlato che vede la sua forza, e anche il suo limite, nello scambio di battute di questa strana coppia, Seth Rogen e Barbra Streisand, i quali sembrano comunque molto presi dalla pellicola. Non è quindi forse un caso che siano entrambi accreditati come produttori e che molto probabilmente abbiamo messo bocca, e credo di parecchio, nella sceneggiatura... e qui, ma è una mia l'ipotesi, dovrebbe essere nato l'inghippo che ha portato il titolo (in originale The Guilt Trip) a non essere in linea con la trama.

Insomma questo Parto con mamma regge e diverte quanto basta, ha dei momenti davvero riusciti con Rogen che trattiene a stento le volgarità e la Streisand premurosamente irritante. La regia della Fletcher si tiene in linea con tutto il resto grazie al buon ritmo che riesce ad infondere alla pellicola, non che faccia chissà che di particolare ma quanto meno non mantiene vivo l'interesse. Quindi nessuna loda ma nessuna infamia, e va bene così.

Si poteva certamente fare di più, magari indagando un po' più a fondo sui personaggi, ma tutto sommato il suo dovere lo fa.

IMDb 

Pubblicato anche su Paper Street

19 maggio 2013

Cose Serial - Dead Set

cose serial

Dead Set è ad oggi, almeno per me, la serie zombie più riuscita.
E non me ne vogliano i fan di quell'altra, ma io personalmente l'ho abbandonata senza rimpianti all'inizio della seconda stagione.
Dead Set è una serie British, che conta una sola stagione di 5 Episodi, trasmessi da Channel 4 nel lontano 2008. Una serie per certi versi estrema tanto che, nell'arco delle lunghe puntate, è facile passare dalla comicità viscerale all'horror più duro.
Da vedere assolutamente!



L'idea di partenza è a dir poco Geniale!

dead set


IMDb 

18 maggio 2013

Corti Ep.4

corti

I due corti che ci accingiamo a visionare sono entrambi molto famosi. Il primo a livello internazionale essendosi aggiudicato l'Oscar come miglior corto live action, l'altro invece è famoso in Italia dove ha vinto tanti riconoscimenti ed è diventato virale su youtube.

curfewsotto casa

Curfew

Bellissimo e commuovente cortometraggio di quasi 20 minuti. Oscar meritatissimo, attori bravissimi (la bimba è eccezionale) e storia piccola ma comunque importante.



IMDb

Sotto Casa

Esilarante squarcio della piaga romana (ma non solo) dei parcheggi. È uno dei cortometraggi italiani più belli che abbia mai visto ed effettivamente dà un senso di speranza a questa vita a volte troppo ingiusta.



IMDb

La Top 5 #24 - Eroi da galera


Al cinema spesso gli eroi per raggiungere i loro scopi devono bypassare le leggi. Talvolta queste sono effettivamente ignobili e l'eroe della storia, giustamente e con cognizione di causa, le infrange. Altre volte invece, come nel caso dei cinque signori qui sotto, le leggi sono giuste ma loro se ne fregano e per questo dovrebbero meritarsi una bella vacanza nei centri di detenzione.

EROI DA GALERA


Giurato n°8 (La parola ai giurati)
Ebbene sì. Il buon giurato numero 8, interpretato da Henry Fonda, semplicemente non può decidere di fare le proprie investigazioni personali (la questione del coltello) presupponendo che ci sia un errore giudiziario. Senza contare che si crede anche, e a prescindere, migliore di tutti gli altri suoi colleghi. Non è un reato così grave ma è comunque un reato, e in quanto tale almeno una settimanella dietro le sbarre se le sarebbe dovute fare.


Doc Emmett Brown (Ritorno al futuro)
Non si discute che Doc sia un genio, che sia simpatico e che sia totalmente fuori di testa. Però il caro nostro amico è anche una personcina senza tanti scrupoli. Egli prima decide di mettersi d'accordo con dei terroristi per creare una bomba atomica (e non lo puoi fare) e poi gli ruba il plutonio (il cui possesso è altamente pericoloso, oltre che illegale) per alimentare la DeLorean. In più manda nel futuro il suo compare pur sapendo benissimo che, nel caso i due Marty si fossero incontrati, si sarebbe potuto creare un paradosso che avrebbe decretato la fine dell'universo mettendo in pericolo la vita di miliardi di persone presenti, passate e future.
30 anni per ogni capo d'accusa, senza condizionale.


Tony Stark (Iron Man)
Presupposto 1: Che Tony Stark sia Iron Man lo sanno tutti perché, per fare lo splendido, lo rivela lui stesso in Tv.
Presupposto 2: Se non sbaglio credo che ci sia una qualche legge che impedisce ai comuni cittadini la pratica del vigilante nonché il possesso e l'uso di massicce armi letali non registrate.
Detto ciò, se la sua identità fosse rimasta celata il problema non me lo sarei posto ma, dal momento che le autorità sanno chi è Iron Man, io mi chiedo: "Perché Tony Stark è ancora a piede libero?"
Direi che meriterebbe una quindicina di anni, da scontare per le buone azioni.


James Bond
Non sono un esperto e non saprei specificare nel dettaglio quali siano le effettive libertà date ad un agente dalla "Licenza di uccidere", però dubito che queste sia sinonimo di "fai un po' come cazzo ti pare" e dubito che, sempre tra queste libertà, rientrino anche atti come il distruggere un cantiere, gettare un paio di innocenti operai giù da un palazzo, far scoppiare una bomba e assaltare (massacrando chiunque ti si pari davanti) un'ambasciata nel Madagascar. 
Tanto per la cronaca gli esempi si riferiscono al solo inizio di Casino Royale.
Per lui una ventina di anni in un carcere militare, più revoca della licenza.


Bryan Mills (Io vi troverò)
Questa è semplice semplice. Bryan Mills, pur di riprendersi la stupida figlioletta, infrange qualunque legge scritta o anche solo pensata dall'uomo.
Il signor Mills meriterebbe qualcosa come 25 anni di carcere per ogni innocente ammazzato, più non si sa bene quanto per i molteplici danni a beni mobili e immobili. Tutto ovviamente senza condizionale e con interdizione dal suolo francese.

17 maggio 2013

Photos - John Baldessarri


John Baldessarri
Lanciare quattro palle in aria per formare un quadrato (Il migliore di 36 lanci)
1974

También la lluvia - Icíar Bollaín

También la lluvia
También la lluvia (Anche la pioggia traducendo il titolo in italiano) è un potente ed emozionante dramma sociale a metà tra Herzog e Loach.

Ambientato durante la protesta dell'acqua, avvenuta nel 2000 a Cochabamba in Bolivia, la vicenda racconta di una produzione cinematografica che, intenta a girare un film su Colombo proprio in quei luoghi, si ritrova coinvolta nella vicenda.
La provocatoria sceneggiatura di Paul Laverty (Il vento che accarezza l'erba, La parte degli angeli) è costruita in modo tale che si vengono ad instaurare tre piani narrativi: il primo è quello meta-cinematografico dello sfruttamento degli indigeni da parte di Colombo; il secondo è quello della privatizzazione dell'acqua in Bolivia; e il terzo è lo sfruttamento delle comparse usate nel film, che vengono pagate 2$ al giorno.
Questi tre piani, immancabilmente, si vengono ad intersecare tra loro e vanno a cambiare la visione dei personaggi che si muovono nelle tre storie: il cinico produttore (interpretato da un grande Luis Tosar) che cambia radicalmente il suo atteggiamento; il giovane regista (il bravo Gael García Bernal), concentratissimo sulle sole sorti del film, che sembra non voler vedere quello che gli accade intorno ne tanto meno cogliere che anche lui fa lo stesso gioco del Governo; la comparsa (un impressionante Juan Carlos Aduviri) che si ritrova ad interpretare lo stesso ruolo, nella finzione e nella vita reale, di leader dei rivoltosi; e in aggiunta gli attori del film su Colombro che lottano tra loro facendo rivivere assurdamente le stesse posizioni dei personaggi da loro interpretati.

La regia di Icíar Bollaín è molto precisa e, nonostante la presenza di immagini emotivamente forti, con alcune al limite del documentario, non si getta mai nel facile patetismo. Regalando una visione molto oggettiva, specialmente nei contrasti interni dei cinematografari e nella loro presa di coscienza. A questo scopo risultano molto suggestive anche i parallelismi visivi tra gli indigeni di Colombo e i contadini boliviani... come a dire che nell'arco di 500 anni non è poi cambiato molto.

Purtroppo También la lluvia è un film beatamente ignorato da chi di dovere, ed è un vero peccato perché è un film che merita. Ringrazio perciò il piccolo cinema Kino di Roma, che ha avuto la brillante idea di inserirlo nella loro programmazione.

IMDb 

16 maggio 2013

La madre - Andrés Muschietti

Tratto da un cortometraggio di poco più di due minuti, La madre è un discreto horror nonostante in alcuni suoi punti risente di imperfezioni e grossolanità.

Interessanti sono le atmosfere che si creano e l'uso di molte ambientazioni, molto riuscito è anche il prologo iniziale così come altre sequenze, davvero niente male, sparse nella pellicola, tra le quali ci ritroviamo anche quella del corto. Insomma siamo di fronte ad un film ben fatto, che ha un suo perché e ha i suoi momenti ma che lascia spesso perplessi per via di alcune scelte e forzature.

La trama, difatti, oltre ad essere un pelo derivata - ha un qualcosa di The woman in black -, non avanza spedita e ogni tanto si inceppa in stronzate che fanno scattare un sorrisino cadendo nelle tipiche cosucce da horror che immancabilmente uno è portato a chiedersi "ma perché... ?". Alcuni punti poi sono anche confusi o comunque solo arronzati e appiccicati con lo sputo, tra questi il più eclatante è la storia di Mama stessa.

Bravi sia Jassica Chastain che Nikolaj Coster-Waldau, li ho trovato molto funzionali, mentre sono ottime le due ragazzine.

In definitiva La madre, pur non essendo perfetto, si rivela un buon prodotto e ci fa ben sperare su Muschietti.

IMDb 

15 maggio 2013

Alba Rossa - John Milius


One thing's for sure now... No one can ever go home again. Never. 

Ho già citato, credo un paio di volte, Alba Rossa nel corso di questa rubrichetta. Il suddetto film fu una pietra miliare della mia adolescenza e aiutò la mia formazione da perfetto bimbetto americano.

Mi insegnò a guardare con sospetto i comunisti anche se, quando il film entrò nella mia vita, il muro di Berlino era già bello che caduto e la guerra fredda finita da circa un annetto (a scuola però le cartine non furono mai aggiornate e quindi, per me, L'URSS è esistita almeno fino al 1997). 

alba rossaAlba Rossa fu utile alla mia formazione di piccolo combat perché insegna, pure meglio di un video tutorial, le tecniche di guerriglia tra i monti (io però dovetti traslare un po' tutto perché all'epoca vivevo in collina, ma il succo c'era) ma contribuì, insieme a molti altri film già apparsi da queste parti, alla creazione di aspettative. All'epoca facevo le elementari e spendevo quasi tutto il mio tempo scolastico a guardare fuori dalla finestra per avvistare gli assalitori, così che qualora fossero arrivati sarei stato io quello a scattare in piedi per primo e, forte della mia preparazione, sarei diventato subito il leader dei ribelli. Che i nostri nemici fossero narcotrafficanti colombiani o militari russi e cubani mi fregava veramente poco, l'importante per me era che qualcuno assalisse la scuola e permettesse a me di portare in salvo, dopo mille peripezie, i miei compagni. 
Come già sapete (o comunque potete immaginare) nessuno venne mai e passai le elementari e parte delle medie (anche lì le cartine mostravano ancora la minacciosa URSS) in attesa fino a quando, lentamente, i miei sogni di gloria svanirono.

La pellicola di Milius vista oggi, con tutta la consapevolezza della crescita e la conoscenza della storia, risulta ovviamente ridicola nonché sfacciatamente propagandistica. Però mantiene ancora un certo fascino e confesso che ha risvegliato in me delle emozioni messe a tacere anni fa. 

Perciò, a discapito di tutto, Alba Rossa resta un Mitico perché è un film cazzutissimo e so per certo che quanti l'hanno visto e amato all'epoca continuano ad amarlo tutt'ora.

alba rossa
WOLVERINES!!!

IMDb 

14 maggio 2013

To Rome with Love - Woody Allen

to rome with love
Woody Allen non si smentisce e segue pedissequamente la mia personale teoria del "film buono e uno meno buono" enunciata tempo fa. Perciò, facendo due conti, come sarà mai questo di To Rome with Love se prima c'è stato Midnight in Paris?

In realtà il problema principale del film di Allen non è stata tanto la classica visione alla pizza spaghetti e mandolino che il cinema americano ha dell'Italia, quanto una grigiosità di fondo di ognuna delle quattro storie rappresentate, il cui unico scopo sembra essere quello di far sbadigliare il più possibile lo spettatore. Di questi quattro episodi, infatti, solo due raggiungono lo status di "appena passabile" e, mi dispiace dirlo, quei due che si salvano sono quelli con meno italiani al suo interno.

Tutti gli episodi non hanno alcuna verve comica, nessuno spunto veramente originale e nessuno di quegli elementi che hanno trasformato uno smilzo e occhialuto in Woody Allen. Si percepisce come una svogliatezza di fondo, come una mancanza di ispirazione... io, nella mia megalomania, dico che in realtà non voleva deludermi confutandomi la teoria.

L'episodio con Benigni è privo di credibilità, con l'attore (io preferisco usare "personaggio") toscano che si arranca sfoggiando tutto il suo repertorio di smorfie. Quello con Jesse Eisenberg e Ellen Page è passabile ma resta comunque fuffo. Quello con Penelope Cruz, Alessandro Tiberi e Antonio Alabanese vince la coppa del peggiore tra recitazione sospirata (alla Un posto al sole) e ridicolaggine generale. Quello con Woody è forse, e ribadisco forse, il più carino con l'idea del cantante sotto la doccia che almeno fa sorridere.

To Rome with Love conferma la regola, il mio ego ne è contento, e mi porta ad aspettare impaziente il prossimo. 

IMDb 

13 maggio 2013

Not Fade Away - David Chase

not fade away
Not Fade Away segna il debutto sul grande schermo di uno che si può facilmente considerare come un mito della Tv americana, ovvero quel David Chase che nel 1999 creò la serie cult I Soprano.

La storia è ambientata in una piccola cittadina nel New Jersey negli anni '60 nella quale, il nostro giovane protagonista, decide di intraprendere la carriera di musicista professionista prima come batterista e poi come cantante della band di cui fa parte. La vicenda dovrebbe seguire a grandi linee quella realmente vissuta dallo stesso Chase, che ha effettivamente portato avanti per un paio d'anni il sogno di diventare batterista professionista prima di, come il personaggio del suo film, gettarsi nel mondo in celluloide.

Quel che ci troviamo di fronte è un classico racconto di formazione. Non mancano gli scontri con la famiglia e in particolare con un padre (il bravo James Gandolfini) che non riesce a comprendere le scelte del figlio,  ci sono i classici rapporti d'amore e d'odio con gli amici/membri della band nonché alla felice-tormentata-felice storia d'amore. L'america messa in scena da Chase è un america che sta cambiando i suoi costumi, un'america fragile e sperduta dopo l'assassinio del suo presidente, un'america che sta mandando i suoi ragazzi a morire dall'altra parte del mondo... insomma è la stessa america di provincia raccontata da Bruce Springsteen, pure lui del New Jersey.

Not Fade Away risulta un discreto film, forse non all'altezza della fama di Chase, ma comunque è godibile e con una colonna sonora pazzesca. Se non avesse avuto un finale un po' inconcludente, avrebbe di sicuro guadagnato più punti.

IMDb 

Pubblicato anche su Paper Street

12 maggio 2013

Katharine Hepburn Day - La costola di Adamo

Katharine Hepburn

È stata Katharine Hepburn l'attrice più grande di tutti i tempi?
Una definizione abbastanza difficile e audace, però ci sono fatti che avvalorano questa tesi... almeno in campo cinematografico. Di certo sappiamo che la Hepburn è una delle attrici con il più alto tasso di capolavori, nonché film indimenticabili, che della storia del cinema. Ha cavalcato, nella sua lunghissima sessantennale carriera, praticamente tutte le varie fasi attraversate da Hollywood riuscendo anche verso la fine a imporsi, accaparrandosi il quarto Oscar... record, tra l'altro, non ancora battuto da nessun altro attore.

Insomma le carte ci sono tutte e il giudizio definitivo non resta che soggettivo.
Per quanto mi riguarda, Katharine Hepburn è la più grande attrice di tutti i tempi oltre ad essere il simbolo di una visione della donna che risulta, ancora oggi, molto all'avanguardia. Una donna forte, indipendente, ironica, audace e straordinariamente bella.

la costola di adamo
La costola di Adamo rientra in un momento forse di stallo della sua avventura di celluloide. Il successo e la consacrazione l'aveva ormai raggiunto da una decina di anni e perciò, in questa fase, è probabile che si limitasse a calcarlo con commedie, sempre professionalmente impeccabili e molto divertenti, un pelo ripetitive. Questo è difatti La costola di Adamo, un film molto simpatico, con attori in forma, dialoghi sprezzanti e la classica lotta tra uomo e donna, ma comunque copia dei sui precedenti successi. 
Non un film simbolo sia per l'attrice o il suo compagno (professionale e non) Spencer Tracy o il loro regista George Cukor, ma un mattone, per tutti, comunque importante.

Poi comunque la Hepburn una visione se la merita sempre e comunque.

la costola di adamo

Alla commemorazione della grande attrice partecipano anche altri colleghi blogger.


Director's cult
In Central Perk
Montecristo
Pensieri Cannibali
Scrivenny
WhiterRussian

Siamo un po' meno rispetto alle altre volte ma presto scoprirete il perché. 
Continuate il giro e innamoratevi anche voi di Katharine Hepburn, la più grande attrice di tutti i tempi.


IMDb 

Per avere maggiori notizie e sapere cosa siano queste celebrazioni potete dare un'occhio qui, quo, qua o Nic

11 maggio 2013

Il maestro di Vigevano - Elio Petri

Commedia amarissima quella messa in campo da Elio Petri in questo film del 1963.

Attraverso le sfortunate vicende del maestro Mondello, una sorta di Fantozzi ante litteram interpretato da un magnifico Alberto Sordi, Petri prova (e riesce) a raccontare una storia di brutale abbrutimento della provincia italiana nel boom economico. Il maestro del titolo è schiacciato su tutti i fronti, in primis da se stesso e dalla sua visione "dello stare al mondo" poco incline alla realtà, in secondo luogo da una moglie insoddisfatta sia dalla situazione familiare che da quella economica e, per concludere, da una condisione lavorativa poco remunerativa e totalmente servile.

Petri ci fa ridere quasi col magone poiché la tragedia è sempre dietro l'angolo, anche nei momenti più distensivi, e la forza della scure che ci viene scagliata contro è rafforzata dalla normalità (quella di uno qualunque) e dall'attualità della storia.
Formalmente la pellicola è di ottima fattura, Petri non a caso è un vero Autore, e le prove attoriali di Sordi e della Bloom aiutano non poco. Unica cosuccia un po' così, che spezza anche la fluidità, è forse la scena del sogno, ma per il resto siamo di fronte ad un grande classico del nostro cinema.


IMDb 



Piccola nota:
Consiglio vivamente una visitina a Vigevano, una cittadina molto bella abitata da persone molto accoglienti e gentili. Colgo l'occasione per salutare il Sig. Armando, che dopo averlo chiamato così per due giorni, si scoprì chiamarsi Giuseppe.
Ciao Arma'!

10 maggio 2013

Photos - David Hockney


David Hockney
Robert Littman Floating in My Pool
Oct. 1982, Collage fotografico

The incredible Burt Wonderstone - Don Scardino

The incredible Burt Wonderstone, film diretto dall'esordiente (ma veterano della Tv) Don Scardino è una commedia dai risultati alterni. 

L'incoerenza della narrazione è il problema principale della pellicola, che si muove in un bivio autolesionistico di demenzialità pura e film di riscatto. Tutta la prima parte segue, anche con un moderato successo, la linea dell'idiozia (in stile Zoolander o film con Will Ferrell, tanto per capirci) e qualcosa di carino e simpatico riesce a venir fuori anche grazie ad un gruppo di attori, in particolare Steve Carrell e Jim Carrey, che ben si prestano a questo tipo di commedia. Nella seconda parte però i toni calano repentinamente, entrano in scena i toni drammatici, si smette di ridere e, come se non bastasse, arriva anche la prevedibilità. Se poi, a questa seconda parte, sommiamo due sotto-trame di scarso interesse e dalla costruzione blanda (la storia del vecchio mago e una storia d'amore) le cose non possono che peggiorare.

Il cast però è di quello da grandi occasioni, in questo caso mancate. Oltre ai già citati Steve Carell e Jim Carrey abbiamo, difatti, Steve Buscemi, Olivia Wilde, James Gandolfini e Alan Arkin. Purtroppo neanche cotanto talento attoriale riesce ad elevare dall'oblio una pellicola incoerente e della quale al massimo si possono segnalare un paio di gag veramente riuscite. 

Un vero peccato, i maghi erano un'ottima chance. 

IMDb

Pubblicato anche su Paper Street

09 maggio 2013

The Last Stand - Jee-woon Kim

The Last Stand, ragazzi miei, è una vera figata. Inutile girarci intorno, tanto sempre a questa conclusione sarei arrivato. 

A questo punto avete due opzioni:
1) fidarvi ciecamente e smettere di leggere
2) continuare la lettura - prometto che sarà breve - e scoprire perché The Last Stand è una figata.



Se state leggendo questa riga vuol dire che non vi fidate, che siete sospettosi, dubbiosi e molto probabilmente vi siete appena detti una cosa del tipo "Voglio proprio vedere le cazzate che scrive ora!".
Se la mettete così vi accontento subito.

the last stand
Perché The Last Stand è una FIGATA:
Il perché è in realtà molto semplice, sbrigativo ed esclude fattori (anche ovvi) come quello che la regia di Jee-woon Kim sia superba, che la fotografia sia bella ecc.
Al momento ci frega poco. 

The Last Stand è una figata perché è Action

Grazie tante direte voi, ma se pazientate mi spiego meglio.
Con quel "è Action" intendo dire che al suo interno contiene proprio tutto ciò che è ed è stato l'action, ovvero dagli inizi, quando ancora non si chiamava così, passando per i fatidici anni '80, quando si è elevato a genere a sé stante, e così via fino ad oggi che va di moda il revival.
Ma vado per esempi così la faccio più semplice.
Parto dalla trama che ha il sapore del western, uno dei genere preambolo dell'action, tanto che ricorda a grandi linee Un dollaro d'onore di Hawks. Del western c'è anche la  fatidica frontiera fino a passare anche per un po' di spaghetti western (la scena della mitragliatrice), da qui il passo al western-metropolitano e l'arrivo al poliziesco è un attimo. Non ci dimentichiamo inoltre che il regista è coreano e si porta dietro la lezione asiatica di Hong Kong (dagli anni '80 ad oggi), lezione riscontrabile nell'estetica delle sparatorie nella cittadina fino alla scena nel campo di mais che mi ha richiamato un recente To. Ma ci sono anche le macchine, elemento fondamentale del genere, le quali evocano gli anni '70 nella fuga di Noriega (Strada a doppia corsia, Vanishing point, Gone in 60 seconds) fino ai moderni Fast & Furious. Poi ci sono ovviamente gli Stati Uniti con i suoi tipici cliché del genere, che vanno dall'eroismo all'ironia, dall'onore allo stesso Arnold Schawarzenegger. Non mancano poi la spalla comica, lo scontro finale a cazzotti, lo sbirro corrotto e l'indispensabile (parafrasando) "O noi o loro!". Non manca assolutamente niente, c'è tutto e quel tutto funziona che è una meraviglia. 

Per questi motivi (più ripeto l'altissima qualità stessa del film) The Last Stand è Action... ed è una vera figata.

IMDb