30 giugno 2013

Cose Serial - Copper


Copper è la prima serie interamente prodotta da BBC America. Conta di una stagione già andata in onda e di una seconda appena cominciata. Non so quanti fan abbia la serie, quei pochi che conosco e che hanno visto i primi episodi non ne furono tanto entusiasti, almeno non quanto me. 
Ambientato intorno al 1860 a New York, per la precisione a Five Points e per essere pignoli poco dopo le rivolte (le stesse che vediamo in Gangs of New York).

copper

Una serie molto sporca, senza fronzoli, a metà strada tra il già citato film di Scorsese e la serie Deadwood.

copper

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29 giugno 2013

Il Diavolo - Gian Luigi Polidoro

Il Diavolo è una discreta commedia che narra delle vicissitudini dell'italiano all'estero con un piglio più antropologico che comico/satirico.

La pellicola di Polidoro difatti ci mostra un Alberto Sordi più serioso che mattatore... e che, a voler essere sinceri, un po' mi ha spiazzato perché mi aspettavo maggiori risate. Il paese dove giunge l'italiano medio rappresentato nel film è quella Svezia immaginaria che tutt'ora scatena piccanti fantasie. Uno degli aspetti che più ho apprezzato del film è che questo smonta, in qualche modo, le dicerie e i miti sui facili costumi svedesi e anzi mette in luce come molti dei tabù narrati, che posso solo immaginare come inammissibili o quanto meno esotici 50 anni fa, siano oggi ancora oggetto di discussione se non addirittura di attualità.

Restando in tema di Svezia e i suoi costumi sebbene, come già detto, la parte comica sia latente (nonostante ci sia un Sordi che cerca in tutti i modi di "sfruttare" l'occasione senza mai riuscirci) il film di Polidoro è molto più onesto e meno retorico del falso documentario (che paradosso vuole risulti più simpatico) di Scattini, del 1968, Svezia, inferno e paradiso.

Da vedere non per motivi prettamente cinematografici, che comunque non sono male, ma per motivi più antropologici.

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28 giugno 2013

Photos - Helmut Newton


Helmut Newton
Autoritratto con la moglie e le modelle
1981, Vogue Studio, Parigi

Viva la libertà - Roberto Andò

viva la libertà
Pellicola molto attuale questa del regista Roberto Andò, specialmente se si considera che la sua uscita ha preceduto di poco le elezioni politiche.

Nonostante lo scambio di ruoli tra due gemelli sia un escamotage usatissimo, che prevede anche delle regolette ben precise, nell'economia di Viva la libertà riesce comunque a risultare funzionale. Sembra quasi che il messaggio di Andò sia quello di mostrare come anche un coltissimo pazzo possa riuscire a vincere le elezioni solo attraverso la giusta dialettica, toccando i giusti punti su cui fare pressione senza mai dire qualcosa di veramente concreto. E mentre un fratello incendia le folle, parla di catastrofi, di passione e balla il tango, l'altro, il politico vero, si rifugia in Francia alla ricerca di quell'amore perduto, di quella passione, abbandonata in giovinezza. 

Tra i due fratelli gemelli, interpretati da un Servillo come al solito bravo, che può rispolverare un po' dell'Andreotti de Il Divo e un po' di goliardia, si inserisce il segretario, interpretato da un misurato e molto professionale Mastandrea, che risulta il vero artefice della macchinazione nonché custode del segreto.

Una pellicola Viva la libertà di certo interesse, sia nel mostrare uno scambio di ruoli quantomeno inquietante (considerando per l'appunto i ruoli) sia per il suo essere quasi profetico.

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27 giugno 2013

Blood - Nick Murphy

blood
Thriller sulla moralità e sul senso di colpa.

Nick Murphy cambia registro dopo il bel debutto con la ghost story 1921 Il mistero di Rookford, addentrandosi nei rapporti tra due fratelli poliziotti colpevoli di essersi elevati a giudici e carnefici, sbagliando clamorosamente il verdetto.

Se la pellicola di Murphy può contare in un'ottima qualità filmica e in delle interpretazioni da standing ovation di Paul Bettany e Stephen Graham, un po' meno efficace risulta lo script firmato da Gallagher. Questo risulta latente sia di verve thrilling che di quella ambiguità che avrebbe giovato molto alla resa dei protagonisti. La mancanza di questi due elementi va a determinare in modo unilaterale il giudizio dello spettatore poiché il film, dando una sola direzione d'interpretazione di cosa sia giusto e sbagliato, incastra e rende la visione passiva inficiando inoltre, con una modalità anche piuttosto pesante, tutta la struttura drammatica che con l'avanzamento della storia diventa sempre più smorta e di scarso interesse.

Sebbene le performance dei due protagonisti meritino una visione, il resto potrebbe risultare alquanto noioso.

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26 giugno 2013

Ricomincio da tre - Massimo Troisi

ricomincio da tre

Sient'a me Robè, tu devi uscire da qua dentro... tu, tu te ne a fuì a'cca... va in miezz'a strada, tuocca 'e femmene, vai a rubbà… 

Io più che vedere Ricomincio da tre lo vivo, e non per via degli eventi in sé, nulla o quasi di quello che succede nel film mi è capitato, ma per la comunanza caratteriale che ho con il protagonista Gaetano
Il ritrovarmi solo a pensare alla pellicola di Troisi è una risoluzione quasi catartica in determinate situazioni che mi porta a sorridere di certi miei comportamenti... insomma mi aiuta a sdrammatizzare.

ricomincio da tre
Credo che molti ormai reputino il film una grande commedia e quanti ancora l'accusano di essere un sempliciotto film dialettale mi sa che non l'hanno veramente capito così come non hanno mai capito Troisi. Le estreme implicazioni che portano il povero Gaetano a complicarsi la vita per un nonnulla, tutto frutto di pippe mentali e timidezza, sono specchio di una drammaticità di fondo che solo la risoluzione (spesso tanto strampalata quanto sincera) ci porta a sorriderne.

La famosa scena sulla gelosia è l'esempio cardine della drammaticità esistenziale della pellicola, che fa riemergere il conflitto scaturitosi tra il retaggio culturale e la voglia di una modernità (più subita che voluta), in uno scontro allo specchio dove i due Troisi si lanciano una raffica di inconcludenti frasi lasciate a metà per poi risolvere tutto, tornando da lei che aspetta, con la domanda "come di chiama quello che ha inventato la penicillina?"... a dir poco geniale... ho paura che avrei fatto un qualcosa di simile pure io, ma geniale!

Vabbè chiudo che è meglio. 
Se non avete mai visto Ricomincio da tre FATELO. 
Se l'avete già visto RIVEDETELO. 
Se avete problemi con il napoletano non fa niente, tanto Troisi gesticola così tanto che alla fine si capisce lo stesso. 

Cià!


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25 giugno 2013

Il lungo addio - Robert Altman

il lungo addio
A detta di molti Il lungo addio è il capolavoro di Robert Altman... tanto per la cronaca, io mi vorrei inserire tra quei "molti" e nelle righe qui in basso provo anche a spiegarvi perché.

La rivisitazione del noir americano improntata da Altman con Il lungo addio è di quelle che vogliono stravolgere l'intero genere, un genere che ha avuto tanta fortuna negli anni '40/'50 e che ha ormai delle regole ben precise e consolidate. Per fare quanto detto, Altman decide di portare sullo schermo forse il personaggio principale, l'archetipo, ovvero il Philip Marlowe di Raymond Chandler.
Il grande regista rende Marlowe meno bogardiano, più cazzone nei modi, gli infonde sia ironia che umanità che fragilità e cambia il finale rispetto alla versione catacea. Non troviamo il classico ufficio, non abbiamo fumosi night, non c'è una vera femme fatale, in pratica qualsiasi cliché o topos viene annullato e talvolta persino deriso. 
La scelta di infarcire il tutto con personaggi un po' sopra le righe, che hanno uscite anche grottesche, contribuisce a questa svuotamento rivoluzionario. 

Stilisticamente Altman predilige mostrare spesso i personaggi attraverso ostacoli visivi che sfocano e distorcono l'immagine con l'intento di voler trasmettere, anche grazie ad una fotografia pallida e tenue, sia un senso di distacco verso Marlowe, a tratti persino emotivo, che la disillusione di quest'ultimo verso qualsiasi cosa.

Elliott Gould con la perenne sigaretta tra le labbra, manco a dirlo, è straordinario e la sua interpretazione del detective è pari a quelle di Bogart e Mitchum.

Un Capolavoro!


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24 giugno 2013

Nebraska - Alexander Payne

Molto carino Nebraska di Alexander Payne, un film che raccoglie un po' tutte le tematiche affrontate nei film passati dal regista.

Si torna al viaggio on the road già affrontato con Sideways e A proposito di Schmidt, da quest'ultimo riprende anche l'accettazione della vecchiaia, mentre dal precedente Paradiso amaro c'è il rapporto genitori figli. Insomma Payne si rifugia in cose che già sa di poter gestire e affrontare. Nebraska nella sua struttura è un perfetto film in stile Sundance, con la sua vena drammatica spesso volentieri frenata da gag che portano più di una risata allo spettatore, risate sempre amare e sempre nello stile tragicomico che distingue i lavori precedenti. Quanto appena detto, con l'aggiunta degli immancabile presenza di personaggi eccentrici e del bianco e nero, tende a dare, ancora volta, quest'aurea da filmettino indipendente a una pellicola costata qualcosa come 13 milioni di dollari.

Che il filma sia molto carino, divertente ed emozionante è indubbio, l'ho già detto all'inizio del post e lo ribadisco ora. Aggiungo che il cast è, come sempre nei film di Payne, azzeccato oltre che assolutamente eccellente - Bruce Dern è strepitoso - ma questo suo accentuato aspetto finto vintage/hipster sinceramente un po' mi fa storcere il naso e mi fa pensare ad una formuletta... insomma, alla lunga il rischio di ripetitività!

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ps - La locandina NON è quella ufficiale del film. La suddetta ancora non esiste e quindi mi sono arrangiato.

[Update 18/09/2013] Inserita locandina ufficiale. Quella fittizia da me creata resta comunque visibile qui sotto.

23 giugno 2013

Cose Serial - The Americans


Davvero molto bella e ben fatta la prima stagione di The Americans.
Ottimo plot, personaggi ben caratterizzati, situazioni molto ambigue, fantastica ambientazione e una buona dose di tensione sparsa qua e là.

the americans

Insomma ci stanno le spie!


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22 giugno 2013

Top5 #25 - Come ti chiamo lo spaghetti thriller


Spin-off, ispirato dal recente Tulpa, della Top 5 numero 19 dove si parlava dei titoli più cool degli Spaghetti Western.
Le regole sono identiche alla classifica originale anche se, nel caso del Giallo o dello Spaghetti Thriller, la scelta è stata molto più complicata perché quasi tutti i titoli dell'interno filone hanno quel qualcosa che stuzzica la curiosità.
Ma basta blaterare, ecco

COME TI CHIAMO LO SPAGHETTI THRILLER

5
La notte che Evelyn uscì dalla tomba regia Emilio P. Miraglia

4
Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave regia Sergio Martino in ex aequo con La corta notte delle bambole di vetro regia Aldo Lado


3
Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? regia Giuliano Carnimeo

2
I corpi presentano tracce di violenza carnale regia Sergio Martino

1
Non si sevizia un paperino regia Lucio Fulci


Fulci non si batte... MAI!

21 giugno 2013

Photos - Burt Glinn


Burt Glinn
Scuola moscovita
1963

Holy Motors - Leos Carax

Devo ammettere che trovo, ora che ne scrivo, molto difficile confrontarmi con Holy Motors

Trattasi di una pellicola per me molto affascinante, visivamente bella, piena di messaggi ma allo stesso criptica, una pellicola pericolosamente vicina all'opera d'arte e lontana anni luce dal mainstream patinato. Sebbene sia stato completamente rapito dalla visione, ammaliato dalle immagini così come dalla intangibile storia che mi veniva raccontata, non mi sento di gridare al miracolo o al capolavoro. Trovo Holy Motors, per certi versi, una pellicola sfuggente, pieno di incredibili genialate ma al tempo stesso vuoto e autocelebrativo. Una pellicola che non riesco bene a capire se sia seria nei suoi intenti oppure se Carax abbia deciso di coglionarci tutti. 

Non conoscendo le opere precedenti del regista, mi viene da prendere come metro di giudizio, almeno mettendone a paragone gli aspetti nonsense, il Dupleux di Rubber. Quest'ultimo, a differenza del connazionale, lancia in modo palese il suo messaggio anarchico e di attacco al sistema così come un messaggio di totale assenza di ragione logica. Carax invece non lo fa, o almeno non lo fa direttamente, pur affascinandomi e disturbandomi in maniera quasi viscerale. 

Insomma Holy Motors è un film di indubbio interesse e di indubbia bellezza, una pellicola che non resta indifferente e che merita più di una visione per essere appresa e amata/odiata.
Il futuro ci darà maggiori risposte.

ps - Denis Lavant È I-N-C-R-E-D-I-B-I-L-E!!!

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20 giugno 2013

Stoker - Chan-wook Park

stoker
Sebbene il titolo rimandi immediatamente a Dracula e al suo autore, la storia di Stoker è molto vicina al classico hichcockiano L'ombra del dubbio.

Il primo film in lingua inglese di Park non è un remake né una copia dell'illustre predecessore, almeno non in senso lato, quanto piuttosto una versione più morbosa e trasgressiva. Si percepisce il freno ricevuto da Park dalla macchina hollywoodiana, sempre attenta a non esagerare, e non si può fare a meno di chiedersi cosa sarebbe potuto essere Stoker se Park l'avesse girato nella natia Korea.

Purtroppo questo elegante e malsano film neo-gotico non riesce, in pratica, a splendere completamente nonostante abbia molte potenzialità. La messa in scena è magistrale, la geometria delle inquadrature è perfetta e l'armonia creata da scenografie, colori, movimenti di macchina e personaggi valgono da sole la visione. L'unica vera pecca che gli si può attribuire sta proprio nel suo essere poco coraggioso, nel non aver osato abbastanza e nel non aver portato fino in fondo tutta quella morosità che si sente essere nell'aria e che in qualche breve occasione, con un paio di scene (girate forse mentre la produzione era distratta), viene fuori ma subito rientra.

Stoker è un film visivamente molto bello ma che, proprio a causa del suo essere bloccato, risulta niente di più che un trasgressivo esercizio di stile.

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19 giugno 2013

Guerriero americano - Sam Firstenberg


"The Black Star Ninja has betrayed the code." "Then... he must die."

E una sera d'estate dei primi anni '90 arrivò nel salotto di casa il ninja americano Michael Dudikoff.

guerriero americano
Nessuno in realtà lo stava aspettando, lui arrivò e basta, e con il suo fare da duro imberbe cominciò a farsi notare. All'inizio debbo ammettere di essere stato un po' scettico verso Dudikoff, avevo già tanti eroi e non sapevo proprio che farmene di uno nuovo... e poi non era neanche tutta questa potenza marziale. Ma comunque, un po' per noia e un po' perché quando ci sono di mezzo le pizze in faccia non si può dire di no, ogniqualvolta Michael tornava a farci visita nelle vesti di Guerriero Americano (ne ha fatti 3 su 5) un'occhiata la si dava sempre. Tanto che ora, nel nuovo millennio, mi ritrovo  a ricordare le statiche evoluzioni di Michael con infantile piacere.

Come avrete capito Guerriero Americano non è un granché come film, Dudikoff non era un campione e difatti si nota una certa meccanicità nei movimenti, la trama è un surplus di assurdità appiccicate alla buona - ci sono ninja cinesi nelle filippine... e non sto scherzando - e dalla qualità tecnica del film si denota essere un sottoprodotto che la Cannon ha fatto più per aficionados che altro.

Ma che volete che vi dica? Guerriero Americano mi ha divertito in passato e oggi mi diverte ancora di più.

guerriero americano
Tiè!
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17 giugno 2013

Crimen - Mario Camerini

crimen
Crimen è un gioiellino della commedia italiana diretta da uno dei massimi esponenti del nostro cinema popolare. 

Partendo da una base crime, ma forse è più consono il termine giallo, vede tre coppie di sprovveduti italiani a Montecarlo, fare di tutto per non essere invischiati con la giustizia. I loro molteplici sotterfugi, le menzogne, le contraddizioni li portano però a scavarsi un'involontaria quanto esilarante fossa. La parte giallistica è volutamente molto blanda e semplice, proprio per permettere ai mattatori presenti in scena di dare il loro meglio in questo gioco di gag. Gli attori messi in campo da Camerini sono la crème della crème della commedia italiana: Alberto Sordi, nella parte del giocatore incallito, aristocratico all'esterno ma burino all'interno, la cui ricca moglie (Dorian Gray) ha interdetto dalla loro attività; la coppia Nino Manfredi e Franca Valeri (che nega tutto e sempre, anche la sua nazionalità), giunta a Montecarlo per restituire un bassotto ad una ricca signora; l'altra coppia formata da Vittorio Gassman e Silvana Mangano, sicuri di sbancare il casinò grazie a un sistema (non tanto) infallibile.

I tre episodi si intersecano in maniera magistrale, il ritmo è sempre elevato, le battute sono costanti e micidiali e il finale è da antologia.

Crimen ha avuto anche due remake, uno sempre diretto da Camerini e un altro americano.
Consigliato vivamente sia a chi non ha mai avuto il piacere della visione che a chi già l'ha visto. Una rispolverata non fa certo male, anzi mette di buon umore.

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Tulpa - Federico Zampaglione

tulpaTulpa non è un film per tutti. 
Non perché sia estremo o abbia scene raccapriccianti, ma perché è mirato ad un pubblico ben specifico... ovvero al fan del Giallo.

Probabilmente questa scelta militante porterà alla pellicola una lunga serie di critiche, ma se lo si prende per il verso giusto (e chi conosce il genere lo farà)  ci si accorgerà che Tulpa è un grande omaggio, nonché un film che sprigiona passione da ogni dove.

Strutturato su una storia semplice, l'attenzione di Zampaglione è tutta sulla messa in scena, sul gioco di colori e,soprattutto, su quei particolari che hanno determinato il genere e che ora sono gli elementi essenziali che lo contraddistinguono. C'è il classico assassino con i guanti neri, c'è l'eroina indifesa ma cazzuta, ci sono macabri omicidi, ci sono effetti speciali molto carichi, c'è quel pizzico di erotismo, ci sono sprazzi esoterici e c'è persino un uso bizzarro del doppiaggio (presumo voluto) che sembra voler rimarcare, ancora di più, l'essenza del film. Insomma, se non fosse stato per i cellulari, le macchine o per quella "pulizia" dell'immagine data dal digitale, Tulpa lo si potrebbe facilmente appellare come un giallo italiano degli anni '80.

Forse l'unica cosa non tanto chiara dell'operazione è l'ironia. Non si percepisce bene se Zampaglione abbia improntato la pellicola in modo serioso oppure no. Lui ha detto che c'è stato un approccio cazzarone (sto parafrasando) ma, sinceramente, su questo aspetto un feedback non l'ho avuto... comunque sia, non avendo motivi per dubitare prendo per buono quanto mi è stato detto.

Da ammiratore del Giallo italiano, reputo Tulpa essere un film sincero, onesto e anche coraggioso.

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16 giugno 2013

Zombie Massacre - Luca Boni, Marco Ristori

Sebbene Eaters, il primo film della coppia Boni Ristori, non è un capolavoro né è e sarà mai una pellicola che entrerà negli annali, ha dalla sua quel non so che di goliardico che sopperisce alle tipiche mancanze presenti in una  poverata. È il classico film dove uno si dice: "Se ci fossero stati più soldi, ora avremmo un piccolo cult!".

Oggi quei soldi sono arrivati, non tantissimi ma sono arrivati, e quella frase, detta un po' a cuor leggero, viene spazzata nel giro di 3 minuti. Toh, 5 minuti!
Insomma l'aumento di soldi non ha portato alcun beneficio... anzi.

Boni e Ristori con questo Zombie Massacre non solo fanno un passo indietro rispetto al loro debutto, ma vanno anche al di là della linea di partenza. La Noia, con la enne maiuscola, quella mortale che non lascia scampo, è tutto ciò che rimarrà di Zombie Massacre. Nulla è salvabile. L'ironia di fondo, il giocare con gli stereotipi e persino il gore sono illustri assenti nonché l'unico motivo che avrebbe giustificato l'esistenza di questo film.

I personaggi non rasentano il ridicolo, sono letteralmente patetici e giuro di aver provato vergogna per loro. Tanto per fare un esempio: c'è una pseudo ninja con l'agilità di un fabbro ubriaco e zoppo, che fa tutta l'introspettiva per tre quarti di film e quando, alla fine, apre bocca spara fuori delle stronzate che se continuava a stare zitta faceva una "figura meglio".

Ma io mi chiedo: ma che davero davero?


15 giugno 2013

Cose Serial - Game of Thrones


Una presentazione a Game of Thrones credo sia inutile. 
Dubito che ci sia ancora qualcuno che non l'abbia vista. Inoltre credo che al momento sia addirittura illegale non seguirla. Nel caso mi stia sbagliando sono certo che almeno una proposta di legge a riguardo sia stata fatta... 

game of thrones

Voglio comunque dare un consiglio spassionato a quanti hanno appena cominciato o che sono in procinto di amare la serie. Il consiglio è di NON affezionarsi a nessun personaggio. Dico davvero!

game of thrones

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14 giugno 2013

Photos - Pietro Masturzo


Pietro Masturzo
2009, Theran, Iran

End of Watch - David Ayer

Lo stile documentario o di "auto-ripresa" dopo aver spadroneggiato nell'horror, comincia piano piano ad espandersi anche in altri generi. Ad esempio l'abbiamo visto fare capolino nella commedia Project X e lo ritroviamo al servizio del poliziesco/azione in questo End of Watch (che poi in Tv c'è stato già The Shield, ma è un altro discorso).

Il problema che ho riscontrato riguardo questo stile - ma in realtà di un vero e proprio problema non si tratta - è che sebbene molte delle riprese cui assistiamo siano giustificate dalle videocamere presenti in scena, ogni tanto la presenza esterna si percepisce e porta ad annullare quella convenzione "magica" instaurata tra il film e lo spettatore. Ribadisco che non sto parlando di un vero e proprio difetto, alla fine basta poco a farsi l'occhio e a godersi la storia, ma comunque, per quanto mi riguarda, un effetto straniante l'ho provato e non sono mai riuscito ad entrare in piena empatia coi personaggi. A parte questo piccolo (non)problema mi sento di appellare End of Watch come uno dei polizieschi/action migliori del 2012. Giocato su di un'impronta molto reale e verosimile, amplificatadalla già citata tecnica di ripresa che strizza anche l'occhio ai videogame sparatutto, quello che magari non riesce a inviare in termini di emozioni li recupera ampiamente in termini di durezza delle situazioni. 
Insomma il film spacca perché cazzuto!

Ayer non è certo un novello quando si parla di sbirri, di South Central (zona di Los Angeles nota per la sua criminalità) e di action. Nella sua filmografia appaiono film come Training day, Harsh Times, Fast & Furious e S.W.A.T.... e insomma, direi che come biglietto da visita non è niente male. Se alla pellicola aggiungiamo anche una coppia di attori come Jake Gyllenhaal e Michael Peña, entrambi sciolti e in piena forma, coadiuvati nei ruoli femminili dalle brave Natalie Martinez e Anna Kendrick, che sono sì marginali ma comunque di un certo peso, ecco che End of Watch risulta essere un'opera da scoprire e apprezzare.

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13 giugno 2013

Corto ep6.


Il concetto di base dietro 5-Second Films è quello di fare corti della durata letterale di 5 secondi, tutti intrisi di humor molto spiccio e nonsense.
Ma bando alle ciance e buona visione!







Vita di Pi - Ang Lee

vita di pi
Tra sopravvivenza e spiritualità, la storia narrata in Vita di Pi è un viaggio allegorico ipnotico che, pur non giocando molto con l'emotività dello spettatore (poiché sappiamo sin da subito che Pi sopravvive), riesce a funzionare e ad appassionare.

Diviso in tre atti, durante il primo conosciamo il personaggio di Pi, della sua ricerca del divino e della sua famiglia. Nel secondo abbiamo il naufragio, il clou della vicenda dove assistiamo alla convivenza di Pi con la tigre, mentre nel terzo abbiamo la visione narrativa. La riuscita di questi tre atti è leggermente discontinua, Lee dà il suo meglio specialmente nella parte centrale con le bellissime scene del naufragio e il calvario di Pi. In particolare è quest'ultimo aspetto che, così come accadeva  in 127 Ore di Boyle (film per certi versi simile), risulta essere la parte più interessante della pellicola sia sul livello tecnico che su quello del racconto.
Un po' debole invece è il finale che risulta tale specialmente perché viene ribaltato il modus operandi, andando a prediligere le chiacchiere alla immagini. 
Come dicevo prima, manca la suspense del destino di Pi, è lo stesso Pi che racconta la storia e questo è un bene poiché ci fa concentrare su altri aspetti invece che sulle sue sorti. Molto intelligente, nonché altro punto di forza della pellicola, è la scelta di usare attori sconosciuti o poco noti, fattore che permette allo spettatore di identificare appieno i personaggi senza interferenze di un background filmico.

Impressionante è poi il lavoro svolto da Lee con gli effetti speciali - il CGI di Richard Parker (che per fortuna si è evitato di antropomorfizzare) è spettacoloso - che vengono sfruttati appieno ai fini narrativi e non sono solo un semplice strumento di vuoto spettacolo.

Film quindi molto bello, intelligente e tecnicamente impeccabile... dispiace giusto un po' per il finale, il cui esito però non inficia di molto il valore della pellicola.

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12 giugno 2013

Viaggio senza ritorno - Kiefer Sutherland


Jesus Christ. You guys wanna be bad guys but you don't want to kill anybody. 

Già in altre occasione, proprio in questa rubrica, vi ho raccontato della mia incredibile fame di pulp/crime/gangster/cool movie che mi colse durante la seconda metà degli anni '90. Era una fame inappagabile, vorace, bulimica e all'apparenza senza fine a cui sia aggiungeva una crisi d'astinenza ogniqualvolta una pellicola di questo tipo arrivava alle parole "The End".

Viaggio senza ritorno
Tra i tanti film belli e meno belli che mi sfamarono ci fu anche questo Viaggio senza ritorno. Comparve all'improvviso, tra il 1998 e il 1999, tra le novità del videonoleggio e ovviamente io, senza pensarci più di tanto, me lo portai a casa. Divenne, già dopo quella prima visione, un Mitico e, nonostante non l'abbia divinizzato, lo porto assieme a molti suoi simili tra i bei ricordi.

La pellicola di Sutherland, che nel film si cuce il ruolo più figo, è in realtà un prodotto modesto. È molto in linea con il cinema del decennio a cui appartiene (se provate a dare un'occhiata ai soli titoli di testa, capirete cosa intendo) ed è recitato da un buon gruppo di attori cui spicca insieme al regista anche il bravo Vincent Gallo.

Viaggio senza ritorno non sarà mai e poi mai uno dei primi della lista  dei "crime/pulp movie degli anni '90" ma sarà comunque presente, in fondo, nella categoria "se vi avanza tempo e/o volete avere un quadro completo del genere".

Truth or Consequences

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11 giugno 2013

The Details - Jacob Aaron Estes

the details
Filmetto non proprio riuscito questo The Details che, paradossalmente, si perde proprio nei dettagli, o meglio nella loro ricerca.

Negli intenti di Estes, che ricordo essere l'autore del bel Mean Creek, vi era  molto probabilmente una satira alla borghesia americana della suburbia, con spruzzatine di dramma e noir. Purtroppo il prodotto finale risulta essere troppo serioso per soddisfare la parte satirica, troppo lezioso per quella drammatica e troppo poco noir per la parte noir, andandosi così a collocare nel limbo del nulla.
La trama sembra un collage di pezzi di film differenti. Abbiamo una Laura Linney che caricando troppo il suo personaggio, quello della vicina schizzata,  va a cozzare troppo con la pochezza offertaci da Maguire ed Elizabeth Banks, i quali risulta praticamente assenti. Il primo per evidenti carenze attoriali, mentre l'altra per svogliatezza e pochezza caratteriale del suo personaggio. Altro elemento totalmente a parte è tutta la vicenda, prima melensa e poi tragica, che gira intorno al personaggio di Haysbert, così come sono sprecate e prive di reale spiegazione quelle che coinvolgono Kerry Washington e Ray Liotta.

The Details avanza quindi nell'incoerenza, perdendosi tra spezzoni che non riescono in alcun modo ad essere collegati tra loro e con un protagonista che proprio non ce la fa. Vuoi per lo stesso Maguire, vuoi per problemi di sceneggiatura, vuoi per entrambe le cose.

"Maguire, per me, non ce la fa!"

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10 giugno 2013

Qualche nuvola - Saverio Di Biagio

qualche nuvola
Commediola molto carina e, soprattutto, ben lontana da quella mainstream  generalmente proposta dal cinema nostrano.

Il film di debutto di Saverio Di Biagio racconta la storia di giovani vite della periferia romana, quelle vite che nessuno vuole raccontare e nessuno vuol sentire. Una storia semplice e delineata in modo leggero (in fondo è pur sempre una commedia) che potrebbe ricordare quella di tanti, abitata da personaggi sì stereotipati ma comunque reali e verosimili.
In una sola parola, Normali!

Qualche nuvola non è un film trascendentale, non sto gridando al miracolo o alla rinascita della grande commedia all'italiana. Assolutamente no, i difetti ci sono e al buon Di Biagio gli potrei anche dire... chessò, che avrei preferito una mano leggermente più pesante sull'aspetto sociale.
Ma non lo dirò. Qualche nuvola va benissimo così com'è e, sempre così com'è, funziona.

Forse non si riderà di pancia come a qualcuno potrebbe capitare vedendo recenti commedie made in Italy più rinomate, ma almeno si riderà sinceramente.

Merita di essere scoperto.

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09 giugno 2013

Johnny Depp Day - Minuti Contati


E così, anche l'ex ragazzaccio di Hollywood raggiunge il mezzo secolo di vita.

Sono molto legato alla carriera di Johnny Depp. La sua fama crebbe nel corso degli anni '90 e molti dei film da lui girati in quel decennio hanno segnato irrimediabilmente la mia crescente voglia di cinema. Insomma io devo molti grazie a Johnny per i film fatti.
Negli anni 2000 insieme abbiamo raggiunto una certa maturazione, prendendo entrambi una serie di compromessi in ambito cinematografico.
Lui si è avvicinato ad un cinema più commerciale accettando film di maggior risalto economico - ad esempio con il sentimentale Chocolat, la disneyana serie dei Pirati dei Caraibi, Neverland o il loop di Tim Burton. Io, da parte mia, ho abbandonato un po' la spocchiosità autoriale assunta verso la fine degli anni '90, tanto che il rapporto di film cazzoni o goliardici è cresciuto in maniera esponenziale... o almeno è tornato a quello delle mie origini.

Ora però, arrivato a questo punto non so più quale fosse il succo del discorso... vabbè parliamo di Minuti contati.

Minuti contati segna un film se vogliamo anomalo per la carriera dell'attore. Lui all'epoca prendeva parte solo a progetti interessanti e il punto di suo interesse per questo film fu la sola presenza di Christopher Walken. La pellicola, pur non essendo un capolavoro né uno dei migliori film di Depp, non così male come viene spesso dipinto. A me è sempre piaciuto, ha un discreto ritmo, ha rimandi un po' hitchcockiani e ha la peculiarità di essere in tempo reale... sta cosa del tempo a me ha sempre affascinato.

Insomma è un buon thriller, semplice e funzionale, nonostante a metà ci sia una sorta di gap.

Come avrete già intuito dal banner in cima al post, questo post fa parte di una celebrazione collettiva. Perciò non fate e i timidi e pigiate forte forte sui link qui sotto.

50/50 Thriller
Bette Davis Eyes
Bollalmanacco di cinema
Combinazione casuale
Criticissimamente
Director's cult
Era meglio il libro
In central perk
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri Cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny
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08 giugno 2013

Cose Serial - Justified

cose serial

Giunta alla quarta stagione, Justified è al momento la serie che si potrebbe aggiudicare il premio per i migliori dialoghi e non a caso è tratta da Elmore Leonard... il romanziere dei dialoghi.
La visione è altamente consigliata, la struttura della storia è un continuo divenire e la si potrebbe definire a domino. Perciò, non vi fate ingannare dalla staticità dei primi 4 o 5 episodi della prima stagione, sappiate che sono solo di presentazione. Vi assicuro che una volta superati ce ne saranno delle belle.

justified

Nel cast abbiamo un superlativo Timothy Olyphant, il sempre grande Walton Goggins, Jeremy Davies e lo stato del Kentucky!

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