22 gennaio 2014

Venerdì 13 - Sean S. Cunningham


You're doomed! You're all doomed!

E la leggenda ebbe inizio così, un venerdì 13 di inizio estate in un remoto camping nei pressi di un lago. 

venerdì 13
Quel primo capitolo di Venerdì 13, diretto da Sean Cunningham per tirar su qualche soldo dopo film poco lucrativi, è un filmettino horror in realtà senza alcun particolare importante (Jason è presente marginalmente ed è ancora ben lontano dall'icona di oggi). Tanto per essere chiari Venerdì 13 non ha lo stile di Halloween, né la brutalità de L'ultima casa a sinistra, né la perversione di Non aprite quella porta e deve pagare, inoltre, pesanti tributi sia ai film appena citati che a molti altri. In aggiunta è un film forse fin troppo moralista se si tiene in considerazione che 3 omicidi (e sei vittime) arrivano dopo scene di sesso o comunque peccaminose - a mo di "giustizia ben pensante". Insomma, a parte forse gli effetti gore di Savini, quel primo sequel - dal quale poi nasce Jason e quindi il mito - non fu poi così giustificato.
Ma.
Un qualcosa c'è.
Un qualcosa che va al di la dei meriti tecnici.
Un qualcosa di intrigante, che agisce sottopelle, che ti fa pensare.
Un qualcosa che sebbene ti faccia patire (sempre nei limiti di un film horror di oltre 30 anni fa) per le vittime, al tempo stesso ti fa entrare in empatia con l'assassino o, quantomeno, ti fa comprendere il suo agire a prescindere dalla sua psicosi e della sua follia omicida. 

Un serial killer che parte in realtà come vittima, che agisce con lo stesso sentimento che potrebbe muovere chiunque e che diventa particolarità conturbante per lo spettatore.

Poi arriverà Jason...

IMDb

21 gennaio 2014

Still Life - Uberto Pasolini

Pellicola intima, commovente, a suo modo leggera ma con un finale straziante. Questa potrebbe essere, a grandi linee, una descrizione di Still Life il bellissimo film diretto da Uberto Pasolini.

Un racconto placido con un protagonista che, sempre placidamente, porta avanti, sacrificando la sua stessa vita, una missione di e sulla dignità umana. Un racconto che è sì di infinita tristezza, come solo può risultare un film su un tema cupo e difficile come quello della morte, che però ha la capacità di dare un senso di leggerezza e di vitalità che, in qualche modo, mette una sorta di pace interiore e di speranza allo spettatore.

La principale nota di merito, da attribuire a Pasolini e al suo Still Life, è quella di non giocare mai sporco, di non essere mai ammiccante e di non usare mezzucci melensi per accaparrarsi il volere del pubblico. La pellicola, così come John May, parla col cuore, con sincerità e soprattutto con estrema umanità. Immenso Eddie Marsan nel ruolo di John May, un attore visto e rivisto tantissime volte in piccoli ruoli da caratterista, che regge tutto il film sulle sue solo apparenti gracili spalle.

IMDb

15 gennaio 2014

Reality - Matteo Garrone

reality
Quella di Reality può essere considerata come una triste favola moderna, sia per la storia che racconta che per la biografia del protagonista Aniello Arena.

Senza addentrarci nella questione biografica dell'attore, che potete trovare un po' ovunque, quello che mi preoccupa è provare a decifrare la pellicola diretta da Garrone. Molti non l'hanno definito un bel non capolavoro, non al pari di Gomorra, ma comunque un film più che dignitoso. Io che non ho apprezzato in modo così eclatante il film tratto da Saviano (non mi fraintendete, è un bel film anche importante da un punto di vista sociologico e cronistico), reputo questo non-capolavoro addirittura migliore del suo precedente.

Reality è una pellicola barocca, un film sugli eccessi, uno specchio nel quale si riflette l'aspetto più brutto della società odierna, fatta di Tv di bassa lega, di fortune effimere e prive di qualsiasi merito. Garrone nel raccontare questo mondo è senza pietà, e non solo perché ce lo mostra così com'è (sia narrativamente che tecnicamente, andando a stringere sempre di più lo sguardo della macchina da presaa mano mano che la storia avanza), ma perché getta addirittura il suo protagonista nell'abisso più profondo del fenomeno, facendogli raggiungere una vera e propria ossessione. 

A ben guardare i must del cinema italiano del 2013 (La Grande bellezza, È stato il figlio e appunto Reality) raccontano a grandi linee la stessa tragica storia di un'Italia ormai fittizia, fatta di eccessi inutili e dalle aspirazioni più becere. Certamente non è un bel vedere ma comunque una situazione con cui si deve al più presto fare i conti.

IMDb

13 gennaio 2014

Top 20 - Anni 30'

Quello che segue è un nuovo esperimento, un'evoluzione di quanto provato con I Film di una vita.
Questa volta proverò a decretare la Top 20 per ogni decennio a partire dagli anni '30 (andare più indietro mi risulta un pelo troppo complicato) fino agli anni '00, scegliendo due soli film per ogni anno. Ovviamente la mia scelta non ha alcun fondamento scientifico e l'elenco che vedete qui sotto non rappresenta una graduatoria ma solo quelli che, per me, sono i migliori 20 film girati nel decennio preso in esame. Scrivendo questo prologo/spiegazione mi sto rendendo conto che probabilmente tutto ciò non ha alcuna utilità, ma ormai è fatta... va, un nuovo crudele giochino!

1930

All'ovest niente di nuovo (Lewis Milestone)
All'ovest niente di nuovo

L'angelo Azzurro (Josef von Sternberg)
L'angelo Azzurro

1931

Luci della città (Charles Chaplin)

M - Il mostro di Düsseldorf (Fritz Lang)

1932

Scarface - Lo sfregiato (Howard Hawks)

Freaks (Tod Browning)

1933

La guerra lampo dei fratelli Marx (Leo McCarey)

L'uomo invisibile (James Whale)

1934

Accadde una notte (Frank Capra)

L'uomo ombra (W.S. Van Dyke)

1935

La moglie di Frankenstein (James Whale)

Il club dei 39 (Alfred Hitchcock)

1936

Tempi moderni (Charles Chaplin)

Furia (Fritz Lang)

1937

La Grande illusione (Jean Renoir)

Capitani coraggiosi (Victor Fleming)

1938

Susanna (Howard Hawks)

Gli angeli con la faccia sporca (Michael Curtiz)

1939


Via col vento (Victor Fleming, George Cukor)

Non vi dimenticate di dirmi quali sono i vostri preferiti tra quelli elencati, quali secondo voi sono rimasti ingiustamente fuori o, perché no, quale sia la vostra di Top 20 degli anni '30. 
Ci si vede prossimamente... negli anni '40!

12 gennaio 2014

Cose Serial - The Village


The Village, drammone ambientato tra il 1914 e il 1920, segue le tragiche vicende degli abitanti di una comunità di poche anime (per lo più povere) che si barcamena tra le maglie della sopravvivenza causata da vite di stenti ed eventi storici. 
the village

La qualità usuale della BBC da una solida garanzia di qualità alla serie la quale, nelle prossime stagioni, dovrebbe continuare ad avanzare nella sua missione di mostrare l'impatto causato dalla storia sui comuni sudditi di sua maestà.

the village

IMDb

11 gennaio 2014

Terumae romae (Thermae Romae) - Hideki Takeuchi

thermae romae
Terumae romae (ovvero Terme Romane) è un film giapponese tratto da un manga e ambientato tra l'antica Roma e il Giappone moderno. 

La pellicola, un mix di fantasy e commedia, racconta dell'improvviso successo dell'ingegnere di terme romano, Lucius Modestus, che grazie a incontrollabili viaggi nel tempo riesce a portare innovazioni tecnologiche nel suo tempo. 

Terumae romae non è da considerarsi certamente un capolavoro, è un film molto modesto (come il suo protagonista) che comunque ha il pregio di riuscirsi a far guardare volentieri e persino con discreto divertimento. 

Nel suo insieme, più a livello di sensazioni che altro, mi ha ricordato molto i film per ragazzi degli anni '80, quella roba come Tommy Tricker e il francobollo magico... per dire.

IMDb

10 gennaio 2014

Photos - Gordon Parks

Gordon Parks

Gordon Parks
Raiding Detectives 
1957, Chicago

Prima del tramonto - Richard Linklater

prima del tramonto
Fare un sequel è sempre un'operazione rischiosa, specialmente se il film in questione ha la sua schiera di ammiratori e soprattutto se sono passati parecchi anni. Credo che gli elementi che decretano un sequel riuscito o meno, almeno su di un livello generico, sia il mantenimento di uno spirito inalterato che non tradisca quello dell'originale e al tempo stesso una freschezza che soddisfi l'affamato fan. Far collimare le due cose è veramente difficile e vi sono centinaia, se non migliaia, di esempi nella storia del cinema.

Linklater con Prima del tramonto vince la sfida e ci riesce anche con il minimo sforzo. Il famoso spirito resta inalterato perché nel bene o nel male ci ripropone una dinamica identica all'originale, con Jesse e Celine che camminano per le strade di Parigi e poco tempo a disposizione. La freschezza è donata dai caratteri, ormai non più quelli di ventenni spensierati ma bensì di due trentenni cinici che hanno sperimentato le delusioni della vita. Come collante dei due elementi abbiamo una coerenza di fondo e una coppia di attori che vive la propria parte invece di recitarla. 

Jesse e Celine camminano e parlano, noi che li seguiamo curiosi e assieme a loro ben presto ci rendiamo conto che non è poi così importante scoprire chi dei due, 9 anni prima, non si è presentato all'appuntamento. Semplice e coerente, come solo un buon sequel può essere.

IMDb

09 gennaio 2014

Berberian Sound Studio - Peter Strickland

barberian sound studio
Berberian Sound Studio è horror anomalo, interessante ma col finale un pelo inconcludente.

Ambientato in uno studio di post produzione audio italiano degli anni '70, questo particolare horror prova a giocare con il connubio creatosi nel rapporto tra l'introverso genio dell'audio britannico e lo studio italiano popolato da personaggi che vanno dall'inquietante regista, al manipolatore produttore, alle maltrattate attrici, fino ai muti aiutanti. Tutti rinchiusi per dare suono ad giallo italiano sanguinolento ed estremo. La parte che subito colpisce della pellicola sono i contrasti tra le varie personalità, tra le due culture (quella italiana e quella inglese) e soprattutto dall'uso impressionante dell'audio (con la finzione che diventa realtà) che diventa elemento principale di disturbo. Le ottime interpretazioni degli attori - in particolare quelle di Toby Jones e Cosimo Fusco - aiutano non poco e reggono questi contrasti sempre vivi e imprevedibili... almeno fino alla parte finale. In quest'ultima difatti, quando i nodi arrivano al pettine, e quando si prova ad osare di più andando ad intersecare la finzione cinematografica con la realtà, Berberian Sound Studio entra in confusione totale tanto che sembra volersi elevare troppo al di la delle proprie potenzialità. Un vero peccato.

Comunque sia, tutto sommato, secondo me una visione se la merita poiché sono di particolare interesse sia l'ambiente meta-cinematografico in cui è ambientato che lo straordinario utilizzo dei suoni, dei rumori e delle loro manipolazioni.

IMDb

07 gennaio 2014

Cha cha cha - Marco Risi

cha cha cha
Marco Risi è un regista il cui lavoro mi ha sempre incuriosito. Dagli stravolgenti (per la mia età all'epoca) Soldati - 365 giorni all'alba e Mery per sempre, fino al divertente Tre mogli, al weird L'ultimo capodanno e all'intenso Fortapàsc. Questo Cha cha cha, definito dal regista stesso un film di genere, è un thriller dalle tinte noir, con tanto di investigatore privato, la bionda, lo sbirro corrotto, strani omicidi, loschi affari e cattivi potenti.

Partendo da questo presupposto, e cioè dell'essere un film di genere, il film di Risi ha tutte le carte in regola. Gli attori se la cavano discretamente, specialmente Luca Argentero, il quale sorprende e regala persino una bella scena di lotta in nudo integrale che ricorda quella (insuperabile) vista in La promessa dell'assassinio. La storia è forse un pelo macchinosa e persino banalotta, ma non sto qui a sindacare (trattasi di film di genere) e direi che nei suoi intrighi simil giallo estivo ci può stare benissimo. La città (elemento a mio avviso fondamentale per un thriller di questo tipo), Roma, regala scorci interessanti e pure lei si presta bene specialmente nel contrasto tra i bei palazzi e i mostri architettonici. 
Fin qui sembrerebbe tutto perfetto, ma purtroppo non è così. Purtroppo c'è un qualcosa che proprio non riesco a mandare giù e che fa crollare tutto il castello di carta. Sembra infatti che tutti questi elementi non siano legati o amalgamati tra loro, non sembra esserci inoltre una vera impronta visiva che fa apparire il tutto (sempre visivamente parlando) a pari di una puntata di Distretto di polizia
Io non saprei contro chi puntare il dito perché credo che il problema non sia né di tizio né di caio, ma del semplice fatto che il cinema di genere in Italia non si fa da così tanto tempo (questo vale per quello destinato alle sale, perché in televisione è abbastanza vivo) che le nostre maestranze, un tempo veri maestri, non sanno più farlo se non alla maniera televisiva.

Spero (poco, ma ci spero) che questo Cha cha cha sia il La di un qualcosa e non una piccola isolata eccezione.

IMDb