26 marzo 2014

Arma non convenzionale - Craig R. Baxley


Vengo in pace

arma non convenzionale
I bei film di una volta. I film dove ogni 5 minuti (e sto arrotondando per eccesso) qualcosa esplode, dove i cattivi sfoggiano capelli di un biondo ossigenato extreme (in genere hanno anche il mullet, ma in questo caso non è proprio definibile tale) e dove il futuro è rappresentato da improbabili armi che escono dagli arti (Robocop docet).

Arma non convenzionale è un film di una volta e sebbene sia targato 1990, come molti film di genere di quei primissimi anni '90, è in tutto e per tutto legato al decennio precedente del quale, tanto per rispondere a Raf, è restato soprattutto la tamarria. La pellicola, un mix di molta roba che tanto andava in voga all'epoca come Alien Nation, Terminator, Robocop, Hardware, Predator 2 e altri sci-fi/thriller di fine anni '80, ha al suo interno trovate geniali quanto involontariamente comiche, tutte per lo più appioppate all'alieno trafficante di droga in missione sulla terra per procacciarsi endorfine (risucchiate dal cervello di malcapitati umani che in cambio vengono imbottiti di eroina) da rivendere poi al pianeta da cui proviene. Tra queste genialate  oltre alla pratica di estrazione tengo doveroso citare l'arma di cui sopra - profeticamente molto simile a quel braccialetto con cui giocano i ragazzini che spara dischetti, tipo di iughiho o come si chiama - che spara rotanti CD taglia-giugulari dalla precisione chirurgica e il motto "Vengo in pace" che, può sembrare strano, fa sganasciare ogni volta. 

Unica pecca che si potrebbe riscontrare nel Mitico Arma non convenzionale è purtroppo Dolph Lundgren, che risulta poco sfruttato in tutte le sue potenzialità poiché surclassato dall'alieno invasor, interpretato dal teutonico armadio che porta il nome di Matthias Hues.

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25 marzo 2014

Cold Comes the Night - Tze Chun

cold comes the night
Cold Comes the Night è il primo film di Bryan Cranston dopo la conclusione di Breaking Bad e personalmente mi aspettavo che fosse proprio lui il protagonista di questo thriller "low-budget", ruolo che invece spetta ad una Alice Eve inedita.

Lo stile richiamato dal regista Chun sembra ricalcare un po' quello dei Coen versione Fargo e Blood Simple o il Raimi di Soldi Sporchi, insomma uno di quei thriller dove la gente non fa altro che scelte clamorosamente sbagliate. A differenza dei titoli sopracitati, questo Cold Comes the Night, oltre al titolo pretenzioso, rivela a grandi linee gli stessi problemi che ha Deadfall (film del 2012 diretto da Ruzowitzky), cioè la poca esplorazione dei caratteri dei personaggi, dei rapporti tra di essi e poca attenzione ai dettagli all'interno di un plot veramente esile. 

Domanda: che senso ha appioppare a Cranston un ridicolo accento slavo, se la sua slavità non viene in nessun altro modo giustificata e/o anche minimamente esplorata?

Almeno dura poco e non fa incazzare. Un thrillerino.

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24 marzo 2014

Boomstick Award 2014

Con estremo orgoglio e ritardo mi accorgo che nel week-end sono stato insignito, non di uno, ma di ben 2 Boomstick Award!

Ringrazio perciò i due coraggiosi, il vecchio cowboy James Ford e la sognatrice Arwen Lynch, che hanno avuto l'ardire di assegnare al sottoscritto il premio più bello della blogosfera.

Ma cosa sarà mai questo fantastico Boomstick Award?
Lascio la parola (ovvero copio e incollo) al suo creatore, Hell, di Book and Negative:


Perché un Boomstick? Perché, come ho sempre detto, il blog è il nostro Bastone di Tuono! Perché ci piace essere arroganti e spacconi come Ash e perché, in definitiva, le scuse melense e il buonismo di facciata ci hanno stancato.

Il Boomstick è un premio per soli vincenti, per di più orgogliosi di esserlo. Tutto qua.

Come si assegna il Boomstick? Non si assegna per meriti. I meriti non c’entrano, in queste storie. (cit.).

Si assegna per pretesti. O scuse, se preferite. In ciò essendo identico a tutti quei desolanti premi ufficiali che s’illudono di valere qualcosa.

Il Boomstick Award possiede, quindi, il valore che voi attribuite a esso. Nulla di più, nulla di meno.

Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole: 

1 - i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore 
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione 
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto 

A cui aggiungo una quarta regola, ché l’anno scorso me le hanno fatte girare:

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite

Detto questo passo ad assegnare i miei 7 premi

Midian - Credo di averlo già detto in precedenza: secondo me siamo la stessa persona.
Montecristo - Mi piace molto il suo stile minimal, la sua competenza e il nome che porta... ah, è un grande!
SOLARIS - Volete un motivo? Vi consiglio di andare a leggere il suo appassionante post su Rush... poi mi dite se non vale la pena seguirlo.
CinemaOut - Il loro lavoro è un qualcosa di veramente utile per la società. Ok, forse non per la società in generale, ma per i fanatici del cinema lo è sicuramente.
1428 Elm Street - È un fan di Rob Zombie (se leggete Il Cinema Spiccio sapete allora che valenza ha questa semplice affermazione).
Combinazione Casuale - Il buon Frank è un caposaldo delle mie quotidiane letture di feed. Lui scrive e io debbo leggerlo.
Death Row - Copio incollo un estratto del manifesto del blog: "in una nostra ipotetica Top 100 dei migliori film di tutti i tempi trovereste Kickboxer – Il Nuovo Guerriero o Commando pericolosamente vicini alla vetta"... capito ora?

Lascio nuovamente la parola a Hell:

costoro possono a loro volta assegnare il premio ad altri 7 blogger, ma non arrogarsi la paternità del banner e del premio, quella è mia, quindi gradirei essere citato nell’articolo

l’assegnazione del premio deve rispettare le 4 semplici regole sopra esposte.

Qualora una di esse venga disattesa, il Boomstick Award sarà annullato d’ufficio, su questo blog, e in sostituzione, verrà assegnato il:


che, al contrario, porta grande sfiga e disonore sul malcapitato. 

Anche stavolta è tutto. Non mi resta che augurarvi buon proseguimento. Al prossimo anno!

Homefront - Gary Fleder

homefront
Mettiamo che a Stallone gli avanzi una vecchia sceneggiatura, adattamento di un romanzo di Chuck Logan (non so chi sia ma presumo uno scrittore), e che essendo un po' troppo in avanti d'età per ritagliarsi il ruolo di protagonista decida di "donarla" all'amico di cazzotti Jason Statham. Mettiamo che a dirigere venga assoldato Gary Fleder, un buon mestierante con alle spalle un filmone dal titolo Cosa fare a Denver quando sei morto, una serie di film così così dai quali l'unico a spiccare è La Giuria e tanta tv. Mettiamo che come villain sia James Franco, attore, regista, scrittore capace di passare dai film impegnati a quelli cazzari senza lasciarsi sfuggire la soap General Hospital

Mettiamo insieme tutte queste cose e il risultato è questo Homefront.

Fleder non è un regista di cinema action tant'è che, sebbene dal trailer ci venga promesso un duello di sberle tra Statham e Franco, il film in realtà è ben altro. Qualche scena più concitata è ovviamente presente, come ad esempio l'intro o il classico finale, ma nel mezzo quel che abbiamo è uno studio sui personaggi e soprattutto sul rapporto codardo=bullo. Prendendo ad esempio il personaggio interpretato da Franco, questi ok che è uno stronzo violento, ma non è mai un vero e proprio cattivo. La sua colpa più grande è infatti quella di essere un redneck idiota e pieno di invidia che perde il controllo delle sue cazzate. 

Homefront, in definitiva, è un film (semi)action di stampo classico con alcuni rimandi a Walter Hill. Non saprei dire se questo sia un bene o un male, quel che posso dire è che ho apprezzato.
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18 marzo 2014

Dallas Buyers Club - Jean-Marc Vallée

dallas buyers club
Diciamolo così, subito e senza girarci attorno. I meriti principali della riuscita di Dallas Buyers Club risiedono quasi in toto nelle straordinarie interpretazioni donate da Matthew McConaughey e Jared Leto. Molti direbbero che hanno vinto l'Oscar perché è risaputo che in quel di Hollywood basta "imbruttirsi" per accaparrarsi la statuetta, cosa tra l'altro abbastanza veritiera ma non in questo caso specifico.

Tutto ciò lo dico senza nulla togliere all'eccellente lavoro svolto da Vallée (anche lui parecchi meriti come ad esempio quello di non impietosire lo spettatore calcando la mano sulla malattia) o alla comunque interessante storia reale che ci viene raccontata. Lo dico perché magari qualcuno potrebbe pensare che abbia apprezzato solo gli attori protagonisti e non il resto... sappiate che non è così.

Ma torniamo ai due sopracitati. Quello che mi ha principalmente colpito e che per una volta sfata le dicerie sull'Academy, è stata la totale immersione dei due attori nonché il loro essersi trasformati completamente nei personaggi. Un'operazione attuata non solo nel senso fisico del termine, ma diventando realmente Ron Woodroof e Rayon. Le interpretazioni di McConaughey e Leto le definirei viscerali tanto da divenire talvolta davvero insostenibili per noi spettatori, riescono con semplici gesti o modulazioni vocali a trasmettere tutto il peso della malattia, tutta la sofferenza e persino la lotta anche quando magari in scena non vi è nulla di tragico.

Senza queste mastodontiche interpretazioni la pellicola diretta da Vallée sarebbe probabilmente rimasta un buon film su "una storia che meritava di essere raccontata" ma non di più... uno di quei tanti film sul mister nessuno americano che dall'ordinario diventa eroe.

McConaughey e Leto elevano Dallas Buyers Club.
A noi non resta che apprezzare e ringraziare.

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14 marzo 2014

...Ancora Più Spiccio - S01E01

  

Il cacciatore di giganti


il cacciatore di gigantiCreato, credo, sull'onda del revival (ancora breve) "rivisitazione di vecchie favole" - vedasi Biancaneve e il cacciatore - questo Il cacciatore di giganti è un filmettino d'avventura senza infamie e senza lodi. Storia veloce, buonismo, romanticismo, eroismo ed effetti speciali.







Red 2


red 2Sequel di Red (tanto per dire una banalità) questo secondo capitolo non si discosta di molto dal suo predecessore. Cast corposo, azione a go go calibrato con parti comiche a cui seguono altre scene di azione a go go. Insomma un sequel fedele alla linea che non tradisce le aspettative... forse un po' meno "crepuscolare" del film del 2010, ma solo perché il tema della vecchiaia è stato dato per scontato.



13 marzo 2014

Top 20 - Anni '50

 Oramai questa storia delle Top '20 credo sia abbastanza chiara (in caso contrario buttate un occhio a quella sugli anni '30) perciò sorvolo sui perché e i percome. Come per le volte precedenti è stato difficile e bla bla bla ditemi la vostra bla bla bla...

1950

Viale del tramonto (Billy Wilder)

Rashomon (Akira Kurosawa)

1951

Delitto per delitto (Alfred Hitchcock)

Un tram che si chiama desiderio (Elia Kazan)

1952

Umberto D. (Vittorio De Sica)

Bellissima (Luchino Visconti)

1953

Stalag 17 (Billy Wilder)

I Vitelloni (Federico Fellini)

1954

La finestra sul cortile (Alfred Hitchcock)

I sette samurai (Akira Kurosawa)

1955

Gioventù bruciata (Nicholas Ray)

I Diabolici (Henri-Georges Clouzot)

1956

Rapina a mano armata (Stanley Kubrick)

L'invasione degli ultracorpi (Don Siegel)

1957

La parola ai giurati (Sidney Lumet)

Orizzonti di gloria (Stanley Kubrick)

1958

L'infernale Quinlan (Orson Welles)

I soliti ignoti (Mario Monicelli)

1959

I quattrocento colpi (François Truffaut)

Intrigo internazionale (Alfred Hitchcock) 

12 marzo 2014

La fine del mondo - Edgar Wright

E così si concluse la trilogia dei tre colori di Wright, la Trilogia del cornetto ovvero la The Three Flavours Cornetto Trilogy

Tutto cominciò con quel capolavoro che porta il nome di Shaun of the dead, in seguito arrivò il secondo capitolo, anch'esso un capolavoro, Hot Fuzz e infine ecco il terzo ed ultimo capolavoro La fine del mondo. Gli appassionati di Wright, quindi della trilogia, sapranno benissimo che il cornetto non è l'unico elemento che ritorna nei tre film e difatti ne La fine del mondo vediamo palesarsi gli stessi attori dei precedenti così come molte gag (la staccionata, bevute al pub, i gemelli). L'irriverenza comica di Wright e soci questa volta va a toccare la fantascienza giocando parecchio con gli archetipi del genere e in particolare con quelli che riguardano film di invasioni aliene e fine del mondo - es: sermone distopico, sostituzione/evoluzione del genere umano con relativa rinascita/miglioramento, sudditanza all'alieno, estremo sacrificio, ricostruzione della civiltà, il fascino del lato oscuro...
Esattamente come avevano fatto con l'horror e il poliziesco, a modo loro, li hanno usati tutti.

L'unica cosa che forse risulta minore è la verve comica, non che non ci sia, ma è viene molto attutita dal senso generico di fine dei giochi e dal "questo è quanto, ci siamo divertiti ma tocca andare avanti". E proprio Pegg con il suo personaggio incarna questa crescita e maturazione, affrontando definitivamente il suo passato (ovvero il pub crawl mai finito) decidendo di crescere definitivamente. 

La fine del mondo è forse il canto del cigno di Wright e i suoi... però che gran bel canto!

10 marzo 2014

Before Midnight - Richard Linklater

before midnight
Una storia, quella di Jesse e Céline, che va avanti da vent'anni.

A noi semplici spettatori è stato concesso di vedere, scrutare e accompagnare la coppia per pochi piccoli istanti, prima in quel di Vienna, poi in quel pomeriggio Parigino e ora in Grecia. Un viaggio umano, attraverso l'Europa, nel quale vediamo palesarsi  l'amore in tutte (o quasi) le sue forme. Quello passionale, inaspettato, travolgente e pieno di promesse dei ventenni, quello più maturo, razionale e ponderato dei trentenni ed infine quello un po' stantio, di routine e compromessi dei quarantenni.

Linklater porta avanti coerentemente il discorso iniziato vent'anni fa, non gioca sporco con i sentimenti e ci mostra un giorno della vacanza in Grecia così come potrebbe andare a chiunque. Una pellicola che, come le precedenti, mette un po' di disagio a chi guarda poiché si ha sempre la sensazione di star spiando qualcuno ma, allo stesso tempo, ha in sé un potere quasi fascinatorio dovuto, molto probabilmente, alla forte componente comunicativa di Jesse e Céline.

Volendo dare una morale a Before Midnight, ammettendo che ce ne sia una, è che l'amore è un casino, la vita non aiuta e le soddisfazioni non sempre sono presenti. L'unica speranza è quindi il romanticismo, una roccia su cui aggrapparsi e sulla quale appoggiarsi per respirare un po'.

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07 marzo 2014

The Longest Nite - Patrick Yau

the longest nite
Un intreccio complessissimo e due personaggi, diversi ma allo stesso tempo identici, che si danno battaglia nella notte di Macao.

Questo in poche parole è The Longest Nite, uno dei noir più belli del cinema di Hong Kong, diretto da Patrick Yau e prodotto dalla Milky Way di Johnnie To e Wai Ka-Fai. Un film violento, pessimista fino al midollo, pieno di ritmo, di colpi di scena e con un stile accurato e ben marcato - su quest'ultimo aspetto si sospetta una pesante mano di To. Due attori incredibili (Tony Leung e Ching Wan Lau) interpreti di due personaggi odiosi che più volte scambiano e ribaltano la propria personalità, consapevoli di essere manovrati in un gioco al massacro. E infine Macao, un vero e proprio girone dell'inferno, una città del peccato piena di avidi e ambigui mafiosi, campo minato perfetto nel quale è possibile mettere in scena un climax, davvero geniale, che altro non è che un rip-off tra Woo e La signora di Shangai.

The Longest Nite non sarà un film perfetto, talvolta la complessità della trama sembra essere un pelo articolata e artificiosa, ma è sicuramente un film avvincente che non sfigura accanto a classici del genere. 

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05 marzo 2014

Sole a catinelle - Gennaro Nunziante

sole a catinelle
Se avete letto i post sui film della coppia Zalone-Nunziante, ovvero Cado dalle nubi e Che bella giornata, avrete sicuramente intuito che il loro cinema a me piace.

Quanto visto fin'ora, compreso questo Sole a catinelle, non mi fa certo gridare alla rinascita della commedia italiana né mi fa decretare i due pugliesi come gli eredi di quel nostro orgoglio passato. Purtroppo da parecchi anni a questa parte ciò che in Italia siamo riusciti a partorire sul fronte della commedia sono stati prodotti che vanno dal becero più totale fino al massimo di mediocre, si viaggia sulle strade del volemose bene e su quelle di oggetti conficcati nel culo, si percorrono vie facili e più volte battute e non c'è quasi nessuno che provi a osare o che abbia le palle di prendersi qualche rischio. Abbiamo commedie standard, fatte con lo stampino e ad hoc per il prime time televisivo, sulle quali il giudizio più lusinghiero che può essere espresso è "tutto sommato è carino" oppure "ha dei buoni momenti". Sole a catinelle non è e non sarà mai un film spartiacque, così come non lo sono stati gli altri due, ma almeno dalla sua ha un'intelligenza di fondo o, se vogliamo, una falsa stupidità che aiuta a non prendersi troppo sul serio e a parlare di tematiche forti. Certo, anche Zalone e Nunziante percorrono una strada già battuta e utilizzano anche loro formulette (comunque la loro), su questo punto non vi sono dubbi, ma almeno hanno il coraggio di parlare e mostrare tra una battuta stupida e l'altra le contraddizioni passate e attuali di questo paese. 

Andando a vedere nello specifico, Sole a catinelle è forse il meno riuscito della coppia. Sarà per l'uso della già citata formuletta che alla lunga comincia un po' a stancare, per l'incredibile successo di Che bella giornata, oppure per la poca verve o ancora per una presa di posizione un po' più blanda. Sinceramente non saprei. Di fatto un certo calo si nota eppure ma, nonostante tutto, il film funziona e quel che posso asserire con facilità è che Sole a catinelle è migliore di tanta (tutta?) recente commedia.

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03 marzo 2014

La zona morta - David Cronenberg




La zona morta del titolo è quella parte del cervello, un buco nero, dove confluisce passato, presente e futuro. 

La figura di Johnny Smith (un grande Christopher Walken) è probabilmente la parte più interessante della pellicola diretta da Cronenberg - qui al suo primo film "hollywoodiano" e al primo scritto da altri - poiché, al di là del provare a rispondere alla domanda "cosa faresti se sapessi che Tizio nel prossimo futuro commetterà un crimine orrendo?", egli rappresenta quasi un'entità divina. Smith diventa (non nasce) un deus ex machina, un uomo che grazie alla sua facoltà chiaroveggente può decidere di cambiare il corso della storia, un uomo che non vive questa sua nuova vita (ha una vera e propria rinascita/resurrezione) come una gioia ma bensì come un fardello. Per come il regista canadese ce lo mostra sembra quasi di avere di fronte una figura comparabile a quella di un santo/messia se a quanto già detto vi aggiungiamo la sua castità e moralità come il suo calvario e definitivo martirio.

Leggendo in rete (debbo ammettere la mia ignoranza) pare inoltre che La zona morta sia uno dei film più fedeli tratti da King e che il famoso scrittori abbia apprezzato, non poco, la trasposizione.

Sicuramente La zona morta non è il miglior Cronenberg di sempre così come non è il film nel quale ammirare l'estro del regista, eppure è una signora pellicola che porta bene i suoi 30 anni.
Da vedere.

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