27 maggio 2014

Io ho paura - Damiano Damiani

io ho paura
Io ho paura pur facendo parte del cinema poliziesco italiano degli anni '70 (conosciuto anche come poliziottesco) da esso se ne distacca, poiché in realtà è un ibrido tra il genere dei commissari di ferro e il cinema politico di Rosi e Petri

Senza esagerare oserei dire che con molta probabilità la pellicola di Damiani è quella che meglio testimonia il clima di tensione, di intrighi e di paura degli anni di piombo, tanto da essere, per certi versi, addirittura profetico di molti fatti che accadranno in seguito.

Ancora più interessante è inoltre la figura del questurino interpretato da Volonté, specialmente se si considera il parallelismo e il cambiamento con il commissario ebbro di potere interpretato, 7 anni prima, dal grande attore nel capolavoro Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. In Io ho paura il brigadiere Graziano è ormai una persona stanca e disillusa, egli esprime più volte la sua paura e prova in tutti i modi a salvare, dissuadendolo dal portare avanti le indagini, il magistrato che deve proteggere così da proteggere se stesso. Graziano è un poliziotto molto lontano dai vari Merli e Merenda, sbirri archetipi del genere popolare che prendevano di petto crimini e criminali fregandosene delle regole e della propria incolumità, e la sua è una lontananza che si manifesta non solo nei modi di agire ma anche nel modo di apparire, ovvero ben distante dall'impeccabilità della mise sfoggiata a petto in fuori dai sopracitati.
 
Io ho paura è un gioco a incastri, un incubo destinato a ripetersi dove il povero e spaventato brigadiere si inserisce beffardamente e senza possibilità alcuna, lasciando a noi un senso di sconfitta e rassegnazione.

Un grande film da vedere e rivalutare.
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19 maggio 2014

Filth - Jon S. Baird

Filth
Filth, trasposizione del romanzo (Il Lercio) di Irvine Welsh, è una pellicola dalla doppia anima. 

Se da un lato attrae per il suo black humor e la scorrettezza del suo protagonista (l'incarnazione di Bruce "Robbo" Robertson ad opera di James McAvoy è perfetta e l'attore risulta incredibilmente credibile nella parte di sbirro razzista, omofobo, sessista, misogino, cocainomane, alcolizzato, truffatore, pedofilo... insomma una vera e propria merda umana) dall'altro respinge e diventa confusionario quando entra in scena, in maniera sempre più massiccia, la componente psicotica che rende la fluidità del racconto molto frammentario e il più delle volte fa perdere il filo della vicenda. 

E se nel romanzo questa sua ambivalenza regge molto bene (spesso Welsh divaga come ad esempio accade il verme solitario che affligge Bruce, il quale si lancia in veri e propri monologhi) e il lettore accetta volentieri il tutto poiché sa che alla fine, il tempo a disposizione per avere tutti i tasselli al proprio posto c'è e nulla viene lasciato al caso, nella riduzione filmica questo tempo è molto risicato, tanto che nel finale tocca accelerare lasciando nel non detto il perché e  il percome Robbo arrivi allo sfacelo e all'auto-annullamento esistenziale. 

A mo di conclusione, il libro è meglio ma McAvoy merita di essere visto.
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16 maggio 2014

Las brujas de Zugarramurdi - Álex de la Iglesia

las brujas de zugarramurdi
Las brujas de Zugarramurdi (tradotto Le streghe di Zugarramurdi) è l'ultima follia cinematografica dello spagnolo Álex de la Iglesia.

In questa nuova fatica, presentata fuori concorso al Festival di Roma 2013, c'è tutta l'imprevedibilità del cinema di de la Iglesia, ovvero un cinema capace di passare senza preavviso alcuno dall'action, al grottesco, all'horror, alla commedia fino al demenziale. Niente è scontato e tutto può accadere, tanto che ritrovarsi un Cristo  - con tanto di croce - imbracciare un fucile e rapinare un ComprOro è naturale routine, come è routine veder apparire un essere gigante che inghiotte senza alcun problema esseri umani. Cosa abbastanza tipica del cineasta, presente anche in questo caso, è una sorta di perdita di controllo nella parte finale della storia, dove le carte e gli avvenimenti messi in campo sembrano essere davvero troppi e perfino troppo bizzarri da risultare talvolta strabordani.

De la Iglesia sicuramente si diverte e ci diverte - in fondo è uno dei pochi in Europa capace di tanto assieme a Edgar Wright - e riesce a mantenerei ritmi sempre molto serrati. Se poi mettiamo in conto una qualità tecnica di altissimo livello che non sfigura accanto alle più dispendiose produzioni d'oltreoceano allora credo che una visione se la meriti.

Vi lascio con un appunto per i viandanti: se non vi piace il cinema di de la Iglesia vi consiglio di evitare. De la Iglesia o lo si ama o lo si odia.

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14 maggio 2014

Top 20 - Anni '70

Top 20 anni '70

Tante sono le gioie lasciateci dagli anni '70 in campo cinematografico e non solo. Come già successo in passato sceglierne solamente 20, due per ogni anno, è stata un'impresa e sempre come in passato, a malincuore, ho dovuto lasciare fuori parecchie pellicole meritevoli.

1970

M.A.S.H. (Robert Altman)
M.A.S.H.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri)
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

1971

Arancia meccanica (Stanley Kubrick)
Arancia meccanica

Cane di paglia (Sam Peckinpah)
Cane di paglia

1972

Milano Calibro 9 (Fernando Di Leo)
Milano Calibro 9

Provaci ancora, Sam (Herbert Ross)
Provaci ancora, Sam

1973

Serpico (Sidney Lumet)
Serpico

Effetto notte (François Truffaut)
Effetto notte

1974

Il Padrino parte II (Francis Ford Coppola)
Il Padrino parte II

Frankenstein Junior (Mel Brooks)
Frankenstein Junior

1975

Profondo rosso (Dario Argento)
Profondo rosso

I tre giorni del Condor (Sydney Pollack)
I tre giorni del Condor

1976

Rocky

Taxi Driver (Martin Scorsese)
Taxi Driver

1977

I Duellanti (Ridley Scott)
I Duellanti

Io & Annie (Woody Allen)
Io & Annie

1978

Halloween (John Carpenter)
Halloween

Animal House (John Landis)
Animal House

1979

I guerrieri della notte (Walter Hill)
I guerrieri della notte

Brian di Nazareth (Terry Jones)
Brian di Nazareth

Come sempre rinnovo il mio invito a dire la vostra.

12 maggio 2014

The Sacrament - Ti West

The Sacrament
Dov'è finito Ti West
Con The Sacrament, la tanto attesa nuova fatica del giovane regista americano che tanto aveva fatto parlare di sé (nel bene e nel male) con The Innkeepers, il buon Ti West sembra aver abbandonato quel cinema old school da me incensato e quel suo modo di fregarsene di regole e trend del momento, sfornando un film che rientra nel sottogenere più inflazionato dell'horror, ovvero il mockumentary.

E se da un lato sono contento di aver potuto finalmente vedere un mockumentary decente - cosa che non accadeva da tanto tempo - e un film su comunità/setta religiosa - che tanto mi piacciono - dall'altro sono deluso perché non vi ho trovato tutto ciò che tanto avevo apprezzato in quei fantastici 3/4 di The House of the Devil e soprattutto in The Innkeepers. Non vi sono infatti le carrellate e la costruzione certosina delle inquadrature, non vi sono evoluzioni dei personaggi (dei tre protagonisti difatti poco ci frega) come non vi nemmeno un'atmosfera degna di questo nome che West, lo sappiamo, è tanto bravo a mettere su con i soli movimenti di macchina. 

Insomma West, forse con la complicità di Eli Roth che produce, si concede al ciò che tira in questo momento. Sarà commercialmente parlando una scelta giusta ma resta il fatto che Ti West in questo film quasi non c'è.

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09 maggio 2014

Delivery Man - Ken Scott

delivery man
Delivery Man, remake in lingua inglese del film canadese Starbuck - 533 figli e... non saperlo! sempre diretto da Ken Scott, è la tipica commedia americana cucita addosso a un attore, che in questo caso specifico altri non è che Vince Vaughn.

Come talvolta (ultimamente spesso) accade nelle commedie cucite addosso al simpatico Vince, il film non è niente di veramente eccezionale, ovvero è una commediola tendente all'inutile che strappicchia risate e prova banalmente a commuovere spingendosi verso le tranquille calde braccia del patetismo.

Delivery Man è una pellicola che si piazza, senza rimpianto alcuno, nella schiera del "vedetelo pure se si va" e/o "non affannatevi più di tanto a cercarlo".

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07 maggio 2014

Un boss in salotto - Luca Miniero

un boss in salotto
Nel vedere questa ennesima commediola italiana, Un boss in salotto, spontaneamente mi è sorta una domanda.
Perché Luca Miniero, regista dai natali napoletani, co-autore di un film incentrato sul dialetto napoletano (Incantesimo napoletano), abbia deciso di far spacciare Rocco Papaleo per napoletano, quando questi non solo non parla la lingua partenopea ma non si sforza manco di provare a fare la cadenza?

Un vero e proprio mistero, considerando che proprio Papaleo, con le sue uscite e le sue battutine sono probabilmente la cosa migliore dell'intera pellicola. Perché diciamolo, la storiella ha il tempo che trova, alcune gag (di cui una, davvero imbarazzante, riciclata da Fantozzi) fanno più accapponare la pelle che ridere mentre tutto il resto, ovvero lo svolgimento dell'esile trama, richiede uno sforzo immane di sospensione dell'incredulità da parte del pubblico che a confronto credere che il proprio animaletto domestico effettivamente capisca quanto gli si dica è cosa semplice. 

Un boss in salotto è un qualcosa di davvero difficile da salvare. Un film bonario, costruito su stereotipetti ultra riciclati, con una chiusura appiccicata con lo sputo e un Argentero sconcertante.
Io ve l'ho detto...

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