19 maggio 2014

Filth - Jon S. Baird

Filth
Filth, trasposizione del romanzo (Il Lercio) di Irvine Welsh, è una pellicola dalla doppia anima. 

Se da un lato attrae per il suo black humor e la scorrettezza del suo protagonista (l'incarnazione di Bruce "Robbo" Robertson ad opera di James McAvoy è perfetta e l'attore risulta incredibilmente credibile nella parte di sbirro razzista, omofobo, sessista, misogino, cocainomane, alcolizzato, truffatore, pedofilo... insomma una vera e propria merda umana) dall'altro respinge e diventa confusionario quando entra in scena, in maniera sempre più massiccia, la componente psicotica che rende la fluidità del racconto molto frammentario e il più delle volte fa perdere il filo della vicenda. 

E se nel romanzo questa sua ambivalenza regge molto bene (spesso Welsh divaga come ad esempio accade il verme solitario che affligge Bruce, il quale si lancia in veri e propri monologhi) e il lettore accetta volentieri il tutto poiché sa che alla fine, il tempo a disposizione per avere tutti i tasselli al proprio posto c'è e nulla viene lasciato al caso, nella riduzione filmica questo tempo è molto risicato, tanto che nel finale tocca accelerare lasciando nel non detto il perché e  il percome Robbo arrivi allo sfacelo e all'auto-annullamento esistenziale. 

A mo di conclusione, il libro è meglio ma McAvoy merita di essere visto.
IMDb

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