27 settembre 2014

Di blogging, critica online e crucci

Nell'ultima settimana si sono susseguiti in rete parecchi post, con relativi commenti, circa lo scrivere online, l'utilità di questa operazione, le aspirazioni, le motivazioni, la ricezione e quant'altro. Tutti interventi molto interessanti e illuminanti che si vanno a inserire perfettamente in una mia riflessione - che va avanti da un po' - circa il blogging e lo scrivere di cinema online e che negli ultimi mesi ha portato a un rallentamento di questa mia attività. 

Le motivazioni che spingono una persona ad aprire un blog e a iniziare a gettare i propri scritti in rete possono essere molteplici: dalla semplice condivisione di pensieri e opinioni circa una passione fino ad aspirazioni professionali. A essere sinceri poco mi importa come poco mi importa andare a scoprire il perché un dato blogger decide di chiudere, in fondo anche qui le motivazioni possono essere molteplici e tutte condivisibili. Io non ho mai pensato negli ultimi mesi di chiudere definitivamente questo posto, ne ho rallentato di molto l'attività, ma chiudere mai. Non mi interessa più scoprire quante visite ricevo o quante persone commentano, non mi interessa se un dato post viene condiviso come non mi interessa scrivere su un qualcosa che tira perché ciò che al momento mi preme scoprire è quanto sia effettivamente utile fare critica (parola un po' grossa, ma tant'è) cinematografica online. Mi spiego meglio. Quello che ho notato è che tutti o quasi i blogger di cinema, amatoriali e non, sono in aperto astio verso la critica ufficiale, storica e cartacea. Questo va avanti da sempre, non è una cosa nuova e nel 2009 si arrivò a una discussione accesissima tra le due fazioni - esempi qui e qui - che ovviamente non portò a nessun cambiamento. 
I digitali da una parte e i cartacei dall'altra, entrambi fermi e immobili sui propri punti.

Ma torniamo al mio cruccio. 
Che utilità c'è nella critica cinematografica online? Che apporto nuovo è stato dato finora da questa attività? Secondo me, al momento, nessuno. Per carità, online ho letto e leggo cose bellissime e stimolanti, scritte benissimo e davvero appassionanti, ma ne ho lette altrettanto aberranti. Di nuovo, di veramente nuovo, c'è però poco almeno all'interno di un discorso e di un contributo reale alla critica. Perché questo? Una risposta me la sono data, e miei cari "colleghi" forse non vi piacerà. La conclusione a cui sono giunto è che i più conservatori, i più snob e i meno inclini al cambiamento siamo proprio noi. Noi non siamo altro che una traslazione di quanto la critica cartacea ha fatto da sempre nella sua storia e nella sua moria sta ancora facendo. Siamo una semplice trasposizione mediale, non sfruttiamo il mezzo datoci e non ne usiamo al massimo le sue potenzialità. 

La critica online, alta o bassa che sia, si esprime in svariati modi. Io ho individuate questi:
- Grandi portali: un mix tra il dizionario (con all'interno i dizionari cartacei) e la rivista Ciak.
- I blog di piattaforme o i magazine generalisti: anch'essi di derivazione ciakkista, tra recensioni, news e gossip.
- I magazine di critica: di derivazione accademica e improntati su un aspetto saggistico.
- I blog amatoriali: i più interessanti, slegati dalle uscite in sala, talvolta inerenti ad un solo genere e scritti con passione ma spesso non con competenza... un dato quest'ultimo non necessario.
- I video e audio blogger: che sono in genere una versione in video e in audio dei blogger amatoriali.

Tutte queste modalità da me elencate e che a grandi linee rappresentano quello che c'è in rete, nonostante la loro singola peculiarità, sono roba vecchia. I blog amatoriali ad esempio [è la modalità che conosco meglio perché ne faccio ovviamente parte] sono sì unici nella singolarità, ognuno scrive nel proprio stile e come meglio credo, ma se presi in generale sotto un punto di vista di impostazione sono [siamo] tutti uguali e interscambiabili. Lo stesso vale per tutte le altre categorie elencate sopra, dentro le quali talvolta entra in gioco anche il fattore commerciale che ne abbassa di gran lunga la qualità e la passionalità.

E quindi? In che modo cambiare? C'è effettivamente un modo nuovo, un modo realmente 2.0? Io sono mesi che ci penso e ancora non sono arrivato a nessuna conclusione. A dirla tutta non so se effettivamente esiste un qualcosa di diverso o se mai esisterà. L'unica cosa fattibile al momento per me, come solo atteggiamento mentale, è quella di staccarmi dall'astio (o quel che è) verso la critica ufficiale e/o cartacea. Attaccarla è inutile, credere di essere un'avanguardia è ancora più inutile e cercare di contrastarla è stupido. Gli ultimi anni hanno dimostrato che loro ci sono, ci saranno ed è giusto così. Se proprio devo dirla tutta, proporrei un avvicinamento. Che ci crediate o no, del buono lo si trova anche lì.

Vi rilancio tutto ciò perché in fondo voglio una mano e voglio leggere cosa ne pensate a riguardo, perché se una cosa è davvero cambiata dal 2009 a oggi, ed è diversa dalla critica classica, è che almeno noi blogger di cinema siamo uniti [ultimamente molto di più] e non agguerriti l'un l'altro.

Non mi odiate,
Frank

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