04 maggio 2015

Fratelli Unici


Il prodotto medio italiano, un tempo sperato, ha ormai passato la sua fase di rodaggio ed è arrivato allo stallo. Come ogni cosa che riguarda il Bel Paese la commedia leggera, che ricordo essere assieme al "film Mibac" l'unica cosa apparentemente possibile del panorama nazionale (almeno stando ai numeri), tende ad essere un prodotto che si accomoda su facilonerie, convenzionalità e ovvietà. Così da diventare una fonte sicura di introito e da far felici tutti.

Fratelli Unici, diretto da Alessio Maria Federici (specialista della nuova commedia sentimentale italiana), rispecchia e afferma il pregiudizio che si ha verso il genere principe italiano. Trattasi di una commediola che vira al facile sentimento, con Bova e Argentero, stranamente assieme e forse unico vero interesse per la pellicola, e un piattume generale e sinceramente poco soddisfacente. Non assiste a nessun guizzo di sceneggiatura o di messa in scena, non vi è nulla da segnalare, i tempi ritmici sono banalmente precisi e assolutamente prevedibili e i se ciò non bastasse i personaggi principali sono talmente carichi da risultare artificiosi.

Gli altri
La critica non sembra aver appoggiato le scelte fatte da Federici tanto da definirlo "Un film da pilota automatico [...]" 1 o ancora peggio come un film che "[…] mette in evidenza tutte le potenzialità, ma anche i tanti limiti, della commedia leggera all'italiana" che dovrebbe "[…] sforzarsi ad imbastire sceneggiature un po' più fantasiose e meno banali […]" 2. E se la critica sembra compatta e unita, in rete invece vi sono varie scuole di pensiero:

Chi ha apprezzato

Chi ha notato dei limiti



Chi inveisce [e appoggio appieno] contro la CASTA dei grafici

Chi, andando l'aspetto filmico, nota un decadimento complessivo che stimola...


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1 - Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2014
2 - Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 ottobre 2014

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